Crema di zucca e patate

Mentre l’internet tutto sta lì a discutere sulla vera natura di una vellutata noi pensiamo a riempirci la pancia.
Raccogli un po’ di patate, un po’ di zucca, una cipolla e vai, che si mangia spendendo tipo due euro.

Go, go, go!

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L’orso ha detto Eh, ma quella non è una vellutata ed Hulk non ci ha visto più.

Per preparare una crema di zucca e patate, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di patate, peso preso dopo la pulizia;
  • 600 grammi di zucca, peso preso dopo la pulizia;
  • mezza cipolla rossa;
  • 10 grammi d’olio da mettere su ogni piatto, a crudo;
  • rosmarino secco;
  • acqua.

Metti una pentola d’acqua a bollire.
Pela le patate, lavale bene, tagliale a tocchetti piccoli.
Pulisci la zucca e fai lo stesso pure con lei.

In pentola metti quindi zucca, patate e una mezza cipolla tagliata a pezzi.

Metti dentro tre mestolate di brodo. No, l’acqua NON DEVE RICOPRIRE le verdure perché mangeresti solo liquido. Tre mestolate, che saranno poi un paio di dita, poi chiudi col coperchio, metti una fiamma bassa ed attendi circa 20 minuti.
Ogni tanto apri, guarda se c’è ancora acqua e se è poca, ne metti altra. L’importante è che la verdura non si attacchi al fondo.

Poi triti tutto. Puoi fare una crema liscia, oppure lasciare un po’ di pezzi come faccio io (mi piace usare i denti, finché ce li ho).

Aggiusta di sale, metti un po’ di rosmarino secco, prepara le porzioni e su ogni piatto metti 10 grammi d’olio buono, che ci sta da Pazuzu.
Non c’è bisogno di pane: questa roba ti riempirà un botto (il potere delle patate).
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Pasta con i fagiolini

Per me il vero problema non è tanto che esistano i maiali che se ne approfittano e che usano violenza. Il vero problema è l’esistenza delle pecore.

Pure oggi libri.

I maiali non potrebbero fare niente se non ci fosse una base di individui che non solo è ignorante (l’ignoranza è il meno, se è consapevole e non arrogante), ma che è anche senza alcune memoria. A quegli individui i maiali raccontano tutto ed il contrario di tutto, sapendo che tanto i loro neuroni cancelleranno le informazioni da un secondo all’altro e sapendo -questo è il particolare più importante – che l’unica cosa che saranno in grado di fare è ripetere frasi senza comprenderle, in una vita di eterni slogan e parole vuote. 
A qualcuno, ogni tanto, sembrerà forse di ricordare qualcosa. Ma è un miraggio. Il maiale di turno lo abbaglierà con coca cola, luci colorate, promesse sul futuro e deturpazioni dei ricordi comuni.Il linguaggio viene modificato, spesso cambiando il senso alle parole o cancellando le definizioni dai vocabolari. Tanto la massa senza memoria non si accorgerà della differenza verbale e quando il cambiamento avverrà nella realtà, non lo percepiranno. Ripeteranno solo frasi diverse – senza capire manco quelle – e la società si abbrutirà gradualmente. A volte questo “gradualmente” ha delle serie accelerazioni ed arrivano le dittature, che poi vengono rovesciate per accoglierne altre, spesso più subdole perché meno dirette, avendo imparato dagli errori dei loro predecessori.

#filmedit from I’m here for the cult stuff
Ti ricorda qualcosa?

Ho letto per la quarta volta nella mia vita La Fattoria degli Animali, ma questa volta la rabbia mi ha preso al punto da impiegare quasi una settimana per leggere 100 pagine scarse. Pagine scritte grandi, con un linguaggio quasi bambinesco e con concetti così semplici e semplificati che le altre volte questo romanzo mi è parso un po’ sciocco, quasi superfluo.Oggi non la penso così. C’è bisogno di questi concetti semplificati, c’è bisogno di spiegare il mondo circostante con parole comprensibili a tutti.

Sui social non è più lecito discutere di determinati argomenti e a dirla tutta non mi sento libera di farlo neppure qui. Poiché il nuovo regime non ti impedisce certo di parlare. Parla, parla pure A tuo rischio e pericolo. È notizia ufficiale di pochi giorni fa che su Instagram e su Facebook (e così è da un bel pezzo su YouTube e lasciamo perdere TikTok) certi temi non possono essere tollerati, se non trattati allineandosi alla visione di maggioranza (che è quella pressata dall’alto).

#filmedit from I’m here for the cult stuff
Il futuro è già qui, il futuro è già qui.


E quindi amen, faccio a meno, che i miei pensieri rimangano miei. Sì, sono vile. Ma non si sa mai.

Come direbbero le pecore: 4 gambe buono, 2 gambe cattivo. O forse era 4 gambe buono, 2 gambe meglio?

Go, go, go!

#filmedit from I’m here for the cult stuff
Mi raccomando.

Per preparare una calamarata con i fagiolini, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di calamarata o di altra pasta corta;
  • 20 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • 350 grammi di fagiolini (comprane un po’ di più, che da scartare c’è sempre, con 500 sei a posto);
  • sale, peperoncino;
  • opzionale: un uovo al tegamino da mettere sui piatti (ci sta da Pazuzu).

Per preparare una pasta coi fagiolini, per due persone, hai bisogno di:

Ricette semplici, che ormai trovare qualcosa da aggiungere sul blog è diventato difficilissimo.
Lava i fagiolini e leva le capocchie.

In una pentola di cui possiedi il coperchio metti i fagiolini ed un bicchiere d’acqua.

Ci vorranno circa 20 minuti.

Tagliali poi a pezzetti molto piccoli, altrimenti non si legherebbero alla pasta.

In una padella piuttosto capiente metti 20 grammi d’olio e ed uno spicchio d’aglio schiacciato con lo spremi-aglio.

Aggiungi poi i fagiolini, il sale e fai andare per circa 5 minuti.

Scola la pasta un paio di minuti prima del tempo indicato sulla confezione e concludi la cottura lì dentro, fiamma medio alta, fai assorbire il fondo di cottura.
Sui piatti aggiungi il peperoncino e niente, davanti a te dovresti avere una roba del genere:

E per chi volesse le uova? Come si preparano le uova? Come sempre: padellino antiaderente, fiamma molto bassa. Metti 5 grammi d’olio a padellino (anche se ne cuocessi 2 alla volta la quantità d’olio è la stessa. 5 grammi riescono a cuocere fino a 4 uova), fai scaldare bene e poi caccia dentro l’uovo.

Sempre fiamma bassa, metti il sale sul tuorlo e quando l’albume è bello bianco, è pronto.

Se hai bisogno di info più precise, il post sulle uova è sempre qui.
Ce lo schiaffi sopra e puoi mangiare.

Ciao e buon appetito!

Panino con ceci e salsa all’aglio.

Un libro dell’orrore, ecco cos’è per me Stoner.

Già prenderlo in mano adesso, dopo la lettura – soppesandolo e sfogliandolo e leggiucchiando i miei appunti qui e là – basta a provocarmi i brividi. Perché in meno di 300 pagine è racchiusa l’intera vita di un essere umano e se sei onesto con te stesso ti rendi conto che in quelle pagine potrebbe racchiudersi pure la tua, di vita. Vederla lì, FINITA, mi provoca angoscia.
Stoner è un uomo senza particolari spinte emotive, passioni e forza di volontà. La sua esistenza, dal di fuori e pure dal di dentro, è dimenticabile (inutile? Anche lui se lo domanda e si domanda pure se non sia ingiusto e crudele pensare del proprio essere in quei termini) di una persona qualunque. Williams utilizza una cronaca quasi impersonale per raccontarci questa storia, la storia di uno che nasce, poi cresce, prende una strada, delle decisioni, a cui avvengono lutti, che vive nel mondo che a sua volta cambia, si evolve (e a volte si autodistrugge). Poi basta, questo susseguirsi di eventi poi non si sussegue più, il tempo a nostra disposizione finisce e ci si domanda se si poteva agire diversamente. E se avrebbe avuto senso, agire diversamente. 
Il fastidio provato di riga in riga è stato una spinta di autoanalisi che non mi ha fatto dormire per diverse notti, perché io ci vivo con in mente l’inutilità (generica, impersonale) dell’essere. Oggi siamo qui, domani no, quello che dovremmo fare è stare bene e spesso non ne siamo in grado.
Stoner ha una vita miserabile non per odi e sfighe mastodontiche, per energie negative distruttive che lo travolgono senza che possa reagire. Lui è miserabile perché tutto scorre senza che lui cerchi di afferrarlo e perché rimane vittima, senza quasi reagire, di una serie di azioni micragnose e miserrime perpetrate da altre persone con cicli vitali altrettanto dimenticabili. 

#a nightmare on elm street 2 from [sad chainsaw noises]
… ed ogni tanto mi piace mostrarlo, sì.

Quando poi accade la malattia (e non è uno spoiler, giuro, sappiamo che morirà dalla prima riga) la muta accettazione della morte – quasi come non lo riguardasse – è stata forse ancora più spaventosa. Quel senso di nuovo inizio in rapporti ormai finiti (forse mai iniziati) mi ha avvilito ancora di più. Così come mi ha atterrito il finale, che si presta senz’altro a più interpretazioni, ma che per me è stato l’epilogo meno catartico che potesse scrivere.
Consigliato a chi non ha paura di deprimersi.

Ed ora un panino.
Go, go, go!

#vaporwave from Warakami
Evviva i panini!

Per preparare un panino con ceci e salsa all’aglio hai bisogno di:

  • un panino morbidoso (croccante i ceci non li tieni all’interno, poi fai come vuoi);
  • 10 grammi di olio:
  • 30 grammi di salsa all’aglio (non la faccio io, io compro una salsa rumena);
  • 100 grammi di ceci secchi.

Partiamo dai ceci: come ormai dovresti sapere li devi mettere in ammollo il giorno prima. In una ciotola, coperti da abbondante acqua (si gonfieranno, quindi quando dico ABBONDANTE significa ABBONDANTE) e con una manciata di sale grosso.

Il giorno dopo li sciacqui bene, li metti in una pentola coperti d’acqua insieme a due foglie di alloro (così non si scoreggia). Niente sale. Accendi la fiamma, porti a bollore, poi fai sobbollire piano piano finché sono pronti.
Ci vorrà un po’, ma non so dirti quanto: i miei impiegano un’ora, ma dipende da come li vuoi cotti e dalla marca che hai acquistato.

Il più è fatto.

Taglia a metà il panino e su un lato versa l’olio.

Adagia poi i ceci, che devi aver precedentemente salato.

Infine vai di salsa all’aglio.

Chiudi e mangia, te lo sei meritato.
E guarda che bellezza:

Ciao e buon appetito!