Riso salsiccia e ‘nduja

Mi piace l’idea che mentre Noè stava là a costruire la sua arca, la gente andasse a chiedere. Che sta succedendo, che fai, dove devi andare?

#doctor who from Doctor Who Gifs

No, giuro, sei sul blog giusto, è che ogni tanto mi intrippo con le cagate religiose.

E questa nave – perché di una nave si trattava, pure se arca fa più biblico – era ALTISSIMA. Non so bene dove arrivasse o se si potesse misurare addirittura in chilometri, ma alta era per forza. Dovrà avere avuto non so quanti piani e portare un sacco di bestie enormi. Perché ok, balene e squali non dovevano essere imbarcati (e di questo dovremo parlare, anzi, tra qualche riga lo facciamo) ma gli elefanti sì. Gli ippopotami, i coccodrilli, gli orsi e probabilmente pure animali che non esistono più ma che dovevano avere dimensioni GIUNONICHE. Ci voleva una nave a più piani, anche per non farli mangiare tra di loro (al primo piano i vegetariani, al secondo i carnivori, facciamo un piano solo per le scimmie? Mi sa che meglio).
Non so bene neppure come Noè sia riuscito a radunare tutti gli animali di tutto il mondo. I leoni asiatici e quelli africani, per esempio. Lui di certo non ha avuto il tempo di andare a reclutare. Forse Dio ha lasciato un messaggio in giro a tutte le bestie del globo? Se sì, con quale criterio ha scelto QUELL’ELEFANTE e non quell’altro? Perché se è vero che gli uomini avevano peccato gli elefanti che colpe potevano avere?

#haidagiffare from Hai da spicciare?

Eh, dillo a Dio.

Sulle balene e gli altri pesci, avrei poi delle domande. I pesci e mammiferi acquatici sarebbero sopravvissuti comunque, arca o non arca. Noè avrebbe ereditato un mondo nuovo sbilanciato, con acque popolose e terre devastate? E ancora: cosa avrebbero mangiato le bestie terrestri, una volta sopravvissute? Il leone non poteva cibarsi della gazzella, altrimenti le avrebbe sterminate. Dovevano aspettare per forza che si creassero delle generazioni con cui banchettare: e nel frattempo?
E ancora.
Mentre Noè costruiva la sua bella nave e gli uomini andavano a domandare, la risposta del diluvio (e della morte) giungeva chiara. Costruisco la barca perché Dio è incazzato, manderà giù tanta acqua, ma tanta acqua, che moriremo tutti. Scrive De Luca nel suo Penultime notizie circa Ieshu/Gesù: “La carpenteria navale di Noè è salvezza premeditata. Il tempo di una sua manodopera è differimento della pena, frattempo per tutti di rivoltarsi a guanto“.

La mia domanda è: a che serviva tutto questo carpentare, domandare ed attendere? C’era possibilità che Dio cambiasse idea? Gli uomini che abitavano lontano, che non sapevano che Noè fosse alla presa con questa opera mastodontica, non sapevano manco del diluvio. Sono morti tutti i peccatori? O Dio ha scelto un posto qualsiasi per punire e salvare, tipo simbolo per le generazioni a venire?
Dio non sa tutto, a quanto pare.
Quando Abramo porta Isacco alla montagna e sta per massacrarlo perché Dio così vuole, quello ferma tutto all’ultimo secondo e dice una roba che suona tipo “Stop perché adesso ho conosciuto“.

De Luca (sì, ti sto parlandoti di un libro, mi hai beccato) si fa le stesse mie domande: ADESSO ha conosciuto? Non lo sapeva prima? Dove arriva e dove si arresta la conoscenza di Iod/Dio davanti alla sua creatura?

#galaxy quest from Couldn't have them deify us

Sì, è la prima reazione che ho avuto pure io.

Ecco il libero arbitrio dunque? Per fare in modo che noi possiamo scegliere, Lui non deve sapere. Se sa, ci limita la scelta. Quindi ci mette alla prova, non sapendo cosa potrebbe accadere.
Allora quanti sbagli di Giudizio (universale, come suo solito) può compiere, Dio? Il nostro libero arbitrio si paga con un errore divino? Che a Dio girano i coglioni mica poco e anche abbastanza spesso, un errore Divino si paga con quasi l’estinzione.
Forse è per questo che ora non si fa più vedere in modo chiaro? Forse ha capito che questa roba del libero arbitrio è più grande di lui e gli è sfuggita di mano?

Comunque non trovo giusto questo comportamento un po’ sadico verso Abramo. Uno che risponde Eccomi (o Hinnèni, in ebraico) quando viene chiamato. Sempre De Luca, commenta così: “Eccomi pronto, senza sapere a cosa, eccomi e basta“.

Che è una devozione stupenda e risponde così sia a Dio che a suo figlio. A me viene da pensare che Abramo fosse un uomo di cuore, un uomo pieno, un uomo come non ce ne sono mica tanti, in giro.

#the simpsons from Movies and Chill

E di solito vengono accolti così.

Vogliamo parlare di Isacco, che si fa immolare, molto più docile di una pecora?

Mi piace l’idea che ci siano più concetti espressi nel non detto che nel detto. Il silenzio comunica anche troppo e noi ci parliamo sopra, così lo zittiamo, lo nascondiamo. Mi piace l’idea che Isacco venga legato ma che non ci dicano mai che viene slegato. Isacco rimane legato per sempre, in maniera metaforica. A cosa?

Domanda a cui non ho ancora risposto. Ci devo riflettere.
Non c’è vergogna in quel farsi legare ed attendere la morte? Io, a posteriori, la vivrei così. Una fiducia cieca che porta alla morte insensata. Non è una roba che dopo, se ci ripensi, ti massacra?
Ma io sono negativa. De Luca ne dà una sua spiegazione tutta poetica, quasi simboleggiante il rapporto padre-figlio.
Io sento solo il peso della vergogna.

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Ti ho rotto il cazzo, eh?

Così come sento il peso della rabbia quando penso a Gesù salvato dallo sterminio di Erode. Un angelo scende sulla Terra ed avvisa solo Giuseppe. Che tutti gli altri bimbi muoiano, tutti, che si faccia una strage. Gesù vive SAPENDO del sacrificio compiuto da tutte quelle famiglie, si sentirà immagino una merda per tutta la vita. Il peso del sangue, nel suo caso. Quanto deve essersi sentito in colpa? Perché Dio  non ha salvato qualche altro bambino qui e là? Era proprio necessario tutto quel dolore?
Almeno quando Abramo viene a conoscenza dell’imminente distruzione di Sodoma e Gomorra, le domande può farle. Che succede se ci sono 50 innocenti? 45? 40? 30? 20? 10? Sembra un po’ il domandare del bambino in macchina SIAMO ARRIVATI? SIAMO ARRIVATI? SIAMO ARRIVATI? e Dio risponde sempre, eh.

#Monty Python from help me obi juan whoever the fuck you are

Attenzione alle domande che fate, che poi Dio risponde!

Ma a Gesù no. Gesù si becca il sangue di tutti i bambini colpevoli solo di essere nati con lui (circa, perché ricordo che lo sterminio comprendeva tutti i bambini che avessero dagli 0 ai 2 anni) e se lo deve smazzare.
Se lo smazza, in fin dei conti, nel migliore delle maniere: dando amore a tutti.
Però che pesantezza.

Se ti piacciono questo genere di riflessioni (ed io non credo in Dio, né in Gesù, né in Obi-wan Knobi) direi che questo Penultime notizie circa Ieshu/Gesù fa per te. Un centinaio di pagine, tanti concetti, molta poesia, ottimo libro.

Ed ora andiamo a farci un riso con salsiccia e ‘nduja.

Go, go, go!

#transformers from Running with Helicopters

In cucina!

Questa è una ricetta che già c’era sul blog, ma poi l’ho tolta. Era in versione risotto, mi suonava di una pesantezza totale, non la facevo mai.
Però salsiccia e ‘nduja spaccano e quindi torna, in versione riso lessato.
Sì, non una ricetta da agosto, me ne rendo conto. Me ne rendo conto e risponderei pure con un enorme ‘STICAZZI.

#Petunia Pig from Cartoon Classics

Tanto noi siamo ciccioni sempre, mica andiamo in vacanza.

Per preparare un riso con salsiccia e ‘nduja, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi. Io ho usato il carnaroli;
  • 250 grammi di salsiccia;
  • 70 grammi di ‘nduja. Come sempre, la quantità dipende dal tuo palato;
  • una cipolla;
  • 10 grammi d’olio.

Prepara l’acqua del riso.
Taglia la cipolla.

In padella versa 10 grammi d’olio e fai soffriggere la cipolla. Fiamma medio bassa, partiamo in tranquillità che non c’è molto da fare.

Mentre attendiamo la cipolla (ed ogni tanto girala) togliamo il budello alla salsiccia e tagliamola a pezzetti.

La cipolla è ammorbidita?
Bene, puoi unire la ‘nduja. Abbassa la fiamma al minimo, falla sciogliere piano piano.

Quando è del tutto sciolta puoi aggiungere la salsiccia.

Ci vorranno almeno 15 minuti: tu stacci dietro. Mescolala, non usare una fiamma bassissima che non c’è bisogno, ma manco un lanciafiamme.
Puoi anche lessare il riso, nel frattempo e  tirarlo fuori giusto due minuti prima del tempo indicato sulla confezione (se indica 14-18, tiralo fuori a 13 e sei a posto). 

Assaggia la salsiccia per sapere se è pronta, perché la ‘nduja coprirà tutti i colori e solo guardandola di sicuro non lo capirai.

Aggiungi il riso e fallo saltare per gli ultimi 2 minuti, mescolando sempre.

Consiglio: se non dovessi calcolare bene i tempi e cuocessi il riso troppo presto, niente paura! Disponilo su un piatto grande grande, ben disteso e lascialo lì. Non si ammapperà, si raffredderà soltanto. E a dirla tutta il riso saltato non caldo viene ancora più buono.

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Tortino di verdure al forno

Sudatissima, guardare un video live di Gabbani in cui gronda sudore.
L’Inception dell’adrenalina mattutina sull’isola dei Kaiju.

Chi coglie coglie, chi non coglie va bene uguale.

Mi sveglio ed il mio cervello viene bombardato da imput che non sa come organizzare. I corridoi, le stanze vuote, i ponti che danno sul vuoto e tutte le città ridotte in macerie di Blame! si mescolano ai versetti di Isaia; il discorso della Montagna riecheggia lì, dalle profondità di quei templi dell’umanità che più non è e che Tsutomu Nihei ha cercato di (non) rappresentare.
Nei suoi disegni vi è più oscurità che chiarezza. Mostri umani, umani mostri. Tratto sporco. Storia minimale. La felicità o la letizia assomigliano sempre più ad un sorriso di un gatto che non c’è.

Incamero e condivido, non importa a chi, né se ascolta. Butto, getto, c’è troppo per conservare in silenzio.
Che io parli o meno da sola, l’eco mi circonda.
Il mio interlocutore preferito è muto.
Ironico. Do il peggio e il meglio di me – senza più manco attendere replica – ad un giudice annoiato che si stanca persino di giudicare, che ha fatica di palesare persino un vaffanculo.

Sulla vetta del mio Sagarmatha scruto i confini della mia idiozia. Non li vedo. Se ci sono, sono lontanissimi. Non ho gli strumenti per sapere se prima o poi mi emanciperò da questo mio essere.
Come Vonnegut penso che il mio me sia sunto di squilibri chimici.

Almeno loro si drogavano, io manco questo.

Alle dieci del mattino ormai l’adrenalina pompa e può mutare in creatività come in odio profondo. La metà del pomeriggio è il declino dell’esistenza, la sera è scandita da depressa malinconia e stanchezza.
Poi si ricomincia. Alle cinque. Con l’alba che non grida, ma mi sveglia dandomi in pasto a tutto questo mondo giunonico.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. No, non è mia. Quando mai. No, non è Jim Morrison.

Un indizio.

La creatività scalcia e spinge. Io, derivativa che son io, derivativa che non sono altro. Così come tutti quelli che si arrabattano a produrre e si affrettano ad autoproclamarsi Creatori di Contenuti. Contenuti che escono da altri e fluiscono in noi: siamo solo narratori di un mixtape composto da un tutto già visto che tramite la nostra voce diviene altro.
Cito in maniera esplicita Einstein, anche se è solo il 400esimo riferimento culturale di questo post: il segreto della creatività è nascondere le proprie fonti.

#doctor who from seven deadly sins

Sì, 400, giuro.

Mentre scrivo mi scassano i coglioni.
Mentre riposo mi scassano i coglioni.
Io non devo esistere, se non in funzione di.
O almeno questa è la pretesa altrui.
Eppure non è così, col cazzo che è così. Esisto e sento premura di lanciare in giro le cose belle che raccatto. Un peccato custodirle come un tesssssoro morboso.
Una canzone a te, un verso a te, una poesia a te.
Ed al silente quasi tutto. Forse manco raccoglie, ma è proprio questo silenzio che non mi fa stancare. Se parlasse risulterebbe piccolo quanto me? Più piccolo, forse? O in balia di altro che boh, come tutti?

#dwedit from may we meet again.

Non farci caso

Meglio non sapere.
Ma tieni, tieni, fai tuo questo, se non oggi, prima o poi, forse, boh, bah.

Mi immagino quelli che scrivono, girano video, parlano. Accumulano stupore, lo generano in altri. Piccole scorciatoie antropomorfe di cultura, biniamini involontari di stralci dell’animo umano.
A me non basta, eppure sono nient’altro che questo.
Mi chiedo se la pesantezza di essere così finiti (così limitati) schiacci anche gli altri. Quando riversano sulla loro piattaforma preferita il loro urlo domandato al multiverso (carico ergo sono?), la percepiscono questa sensazione di inutilità?
L’amore per le cose che però non escono DAVVERO da se stessi?

#sonic the hedgehog from is it really that time again?

No, eh?

Ma poi penso che sono io.
Che il primo uomo che disegnò un animale sulla grotta era già derivativo. Dipingeva quello che vedeva. Raccontava il sé intorno a sé.

A volte penso che allora è meglio piantar patate. Scavare, sporcarsi le mani, annusare l’erba e il proprio sporco nato dal lavoro.

Che ci riempiamo mente e cuore di saggi, libri, cultura solo per dare risposta alla domanda solita, quella del Ma perché sono Io? Perché Sono? Sono, poi?
Nessun libro ci aiuta. Impariamo ad argomentare, a dialogare con il proprio spirito, tuttavia non sappiamo riconoscere la domanda dalla risposta.

#ghibliedit from away we go

Ci gira anche un po’ la testa.

Dopo tanto accumulare nozioni alcuni – io, se non altro – tornano alle radici.
Al coltivare patate.
Le domande sono le stesse per tutti, sia che citi Platone sia che invece sia preoccupato per la pioggia, che è troppa o troppo poca.
Solo che ogni tanto – in anni di beatitudine – la pioggia è dell’esatta quantità che serve.
E allora Che uva! Che pomodori! Che patate, Signori!

Per noi che ci cibiamo di intelletto, invece, non c’è redenzione.

#dwedit from Daily TV and Film Gifs

E abbiamo questo sguardo qui, di sovente.

Però c’è un tortino di verdure che ora facciamo al forno.
Go, go, go! 

No, non è una frittata, almeno non per i miei standard: poche uova, molta panna, si fa pure al forno.
Ma è più buona.
Solo, va lasciata raffreddare, quindi preparati per tempo. 

Useremo una teglia con diametro da 24 cm.

Per preparare un tortino di verdure, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di verdure miste. Io ho usato zucchina, melanzana e peperoni;
  • 200 grammi di patate lesse (più o meno, lessane un po’ di più, non fare il braccino corto);
  • 4 uova (200 grammi);
  • 30 grammi d’olio
  • 120 grammi di panna fresca da cucina. E che sia fresca, non quell’altra monnezza;
  • prezzemolo;
  • basilico;
  • 50 grammi di pecorino romano + altri 20 (da usare in due momenti diversi);
  • una cipolla;
  • uno spicchio d’aglio;
  • sale e pepe.

Inizia lessando le patate. Devi metterle in acqua fredda salata, attendere il bollore e poi la madonna. Ci vorrà un po’: saranno pronte quando riuscirai a trapassarle da parte a parte con una forchetta.
Mentre attendi le patate, facciamo altro.

Taglia la verdura a tocchetti.
Taglia a rondelle la cipolla.

Versa in padella 30 grammi d’olio e fai soffriggere la cipolla ed uno spicchio d’aglio intero, ma scamiciato.

Quando sarà già un po’ colorata, versa le verdure.

Aggiungi il sale e poi chiudi col coperchio. Dobbiamo stufarle (fiamma bassa) e ci vorranno minimo 20 minuti. Ogni tanto apri, guarda un po’ che succede. Se dovessero attaccarsi al fondo (ma non dovrebbero) puoi anche versare una cucchiaiata di acqua.

Nel frattempo le patate sono pronte?
Pelale e tagliale a pezzetti, se riesci a rondelle spesse un centimetro o due. Se si spappolano non ha poi tutta questa importanza.

Inizia ad accendere il forno: 190 gradi, modalità statica.

Prepariamo anche il composto di uova.
In una ciotola 4 uova, 120 grammi di panna fresca, pepe. Sbatti tutto brevemente, giusto di amalgamare gli ingredienti.

Aggiungi 50 grammi di pecorino romano ed il prezzemolo. Mescola di nuovo.

Intanto le verdure dovrebbero essere pronte. Togli l’aglio e lasciale raffreddare un po’, sennò fai rapprendere l’uovo.

Aggiungi del basilico spezzettato con le mani e poi versa tutto nel composto. Mescola ancora.

Bagna la carta da forno e strizzala: riuscirai ad inserirla molto più facilmente nella teglia.
Versa ora metà del composto e distribuiscilo sul fondo della teglia.

Ricopri con le patate che hai preparato.
Aggiungi il sale sulle patate, nel caso non fossero molto saporite.

Riversa ora il resto del composto e distribuscilo bene col cucchiaio. Spolverizza con pecorino.

Ora si va in forno: 190 gradi per circa 30 minuti.
Deve essere un po’ colorato sopra e i tempi di cottura non sono precisi: intono ai 25 minuti controlla. Ecco la mia:

Fai raffreddare, che calda non sa di niente.

Dopo un’eterna attesa ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Carbonara di acciughe.

Ce l’ho fatta, mamma: sono di nicchia.

Infilo Michele Apicella che discute di Lina Wertmuller in un tutorial di cucina.

Gif sbiadita ma chi sa, sa. Chi non sa, affari suoi.

Ci caccio dentro Bergman e le sue ansie del tempo che passa, in svedese e sottotitolato in inglese.
Ho anche iniziato una nuova serie di video con audio e video non sincronizzati e del tutto incomprensibili. Roba che manco Ghezzi.
Non credo andrò molto lontano, ma intanto ci vado, eh, ciao.

So che finirò così.

Questo mio essere di nicchia mica si limita ai miei riferimenti pop. No, qui a casa, nella mia stanza, TUTTO è misconosciuto.
Non so chi sia famoso, dalle tue parti.
So che da me uno dei video più guardati degli ultimi 2 mesi è quello di Barbaroffa che mangia la pizza pasta. Che se dici Montemagno qui, nella mia stanza, è come se stessi parlando di Adam Smith e lasciamo stare dell’esaltazione che ho per le lavagne di Umberto Miletto. Potrei parlare per ore delle lavagne di Umberto Miletto.
Ma tu magari non sai manco chi cazz’è, Umberto Miletto.

Sta dicendo ARRAGAZZI BUONGIORNO.

Così pochi giorni fa YouTube ha sfondato la quarta parete e mi sono ritrovata Roberto Mercadini davanti. Gli ho stretto la mano. Non ho saputo cosa dire ed è stato così STRANO guardarlo negli occhi mentre lui ricambiava lo sguardo. STRANO come se davanti avessi avuto Bruce Springsteen anzi – ti dirò – MOLTO PIÙ strano. Perché non è che io mi emozioni poi così facilmente.
Ed ora cerco di argomentare questo STRANO.

#gif from MaloPoMalu

Se digiti su Google Roberto Mercadini e cerchi GIF, trovi solo il mio blog e un sacco di gif mie che nulla c’entrano. Internet maledetto.

A me pesa il culo. Mi sono sempre detta Ma cosa vuoi che me ne freghi a me di incontrare (… metti qui il nome di chi vuoi, persino di Gabbani o di Guccini, se ti va). Io, se proprio devo uscire dalla mia stanza, voglio che sia per il Comandante Shepard. Voglio dire, lui almeno ha salvato la galassia, ci sta che io voglia ringraziarlo. Una foto con Mordin o con Duncan (pace all’anima sua) proprio sì, avrebbe un senso.
Se proprio proprio proprio devo uscire di casa, minimo minimo MINIMO davanti a me deve esserci un Time Lord con un Tardis funzionante. Se proprio devo andare in città, che sia almeno Bartertown. ALMENO.

E ci si va vestiti a tema, anche.

Questa roba del dividere l’uomo dalle opere è così radicata in me che il desiderio di scambiare 2 parole con chi scrive, dirige o interpreta è sempre stato nullo.
Canto AlbaChiara da sempre, ma di bere una birra con Vasco, a me, fottesega.

Allora cosa mi ha fatto cambiare idea?
Beh, intanto partiamo dal contesto: sto andando a vedere un monologo teatrale. Un monologo teatrale di una persona che seguo da un paio di anni, ormai. La curiosità di passare dall’osservare una faccia espressiva al vedere un intero corpo in movimento. Il teatro – non che voglia far finta di essere esperta, sia chiaro – è espressione fisica.

Assenza e presenza di gesti possono cambiare del tutto sensazioni, contesto, lettura razionale o irrazionale del testo.

#bbelcher from I'm laughing through my tears

Ci provo fortissimo a parlare male, giuro. Non sia mai che mi si scambi per intellettuale.

Quindi Mercadini andava osservato. Desideravo fortissimo questa esperienza.

Com’era lo spettacolo? Migliore di quanto m’aspettassi. (e già mi aspettavo tanto). Anche sapere che chi mi ha accompagnato si è divertito ed emozionato, mi ha caricato ancora di più. Mercadini era il MIO Carmelo Bene, non il suo. Io provo sempre imbarazzo quando faccio ascoltare-vedere qualcosa che amo ad un altro e l’altro risponde con zero entusiasmo. Con un MEH e via, verso altri lidi. Mi sento quasi infantile io, sbagliata o superficiale nei miei gusti. Mercadini invece passa l’esame esterno, sono già contenta.

La risposta è NO. Di solito viene cassato un po’ tutto.

Tuttavia non è solo questo.
Io, pure quando non me ne accorgo, le frasi di Mercadini le ripeto spesso, ogni giorno. Ormai fan parte di un linguaggio in codice che sottintende tutto un discorso che altrimenti sarebbe lunghissimo.
Quante volte al giorno dico Ma il broccolo romano lo hai mangiato, ma lo hai capito?? Non c’è bisogno di aggiungere altro, perché bon, è significante di suo.
Ormai definisco tutto una Gioconda e quando non sono convinta di qualcosa dico Sai Wesa con la felpa da Wesa e la faccia da Wesa che si interroga? Hai presente?

Ma hai presente anche i cuscini gufo di Wesa?

Mercadini è il personaggio (non posso parlar di persona, mica lo conosco) che sarebbe bello essere. Esaltarsi ed usare parole enormi per descrivere anche solo una mela. Tutto è meraviglia, tutto è una domanda, tutto è tutto.

Insomma, un po’ il suo linguaggio è diventato il mio linguaggio e non è che mi sia successo tanto spesso. Mi è successo con Bifo (e infatti, l’ho già scritto in passato, io sono una brutta copia della sua mente) e mi è successo – se non altro per le idee di formazione – con Silvano Agosti.
Esempi finiti. Esempi di una vita intera. TRE.

#marveledit from shine on me.

Sì, ma non è mai stato una mia guida. Al massimo, se proprio, Capitan America.

Poi c’è altro. C’è quella vicinanza estranea, quell’amicizia a senso unico che ho coltivato durante tutte le visioni dei suoi video. Forse è la stessa sensazione che aveva mia madre quando guardava Marco Columbro alla tv, non lo so, so che io la tv non l’ho mai guardata. So che pure quando l’ho guardata, quella gente per me non era gente, non esisteva, era troppo estranea, troppo lontana, troppo ancora ad una realtà che non mi riguardava.
Invece tu stai lì, ti guardi il tuo video di uno YouTuber che ti sei scelto e cercato e che, per come sono fatta io, ho dovuto imparare ad ascoltare e ad apprezzare. Non è che è amore a prima vista, perché io c’ho questa roba qui del dover sempre essere critica, di dover sempre rompere i coglioni. Ho la resistenza iniziale, SEMPRE. Reagisco sempre un po’ come… Sai Wesa con la felpa da Wesa e la faccia da Wesa che si interroga? Hai presente? Ecco. Così.

#steverogersedit from confident wreck.

Spesso reagisco così, come se fossi un vecchio del millennio scorso.

Quindi.
La mattina sudo in palestra e guardo Mercadini.
La sera sono triste e guardo Mercadini.
Il pomeriggio sto bene e guardo Mercadini.
A furia di guardare Mercadini negli occhi, ti pare di conoscerlo, ‘sto Mercadini.
A furia di andare in macchina con Luna, tu il Luna lo conosci.
Infatti l’ho salutato, il Luna. Lui non ha idea del perché, ma io l’ho salutato perché mi faceva strano non farlo.

È come quando vai al bar e incontri quello là che non conosci, ma lo sai chi è. Non sai come si chiama, ma sai dove abita, sai che c’ha la macchina di quel colore là e che ogni giorno va al supermercato e si compra (boh) un pacchetto di biscotti. Per evitare l’imbarazzo lo saluti, che tanto pure lui sa chi sei tu, tu sei quella là che non si mette mai i pantaloni lunghi, quella là che gira in bici.

#dorohedoro from 乁། ˵ ◕ – ◕ ˵ །ㄏ

Quella là che fa finta di essere un kaiju.

Se ci si saluta una volta, ci si saluta per sempre. Non ci si conoscerà mai, eh, però almeno ciao (a volte qualcuno ti offre pure un caffè senza berlo con te, che è sempre una cosa carina).
Luna ha salutato, la prossima volta che lo incontro gli lascio il caffè pagato al bar.

Quanto divago.
Tutto per spiegare quella stretta di mano col Mercadini e quell’imbarazzo nel rivolgergli la parola. Senza riuscirci.

#filmedit from they ain't takin' over

Gli ho detto che che era il mio delfino ma non credo abbia capito perché indossavo la mascherina.

Tutto per tentare di ricreare quell’intimità che si è creata con uno sconosciuto, nella mia testa.

Non è per le solite menate del divismo o del Maestro la stimo molto o della reverenza… no. È stato proprio come incontrare il Comandante Shepard.
Uguale, tipo.

Dai, balbuzie intellettuali ed afasia a parte, è stato un bel Mercadinare ed è l’unica cosa che conta.

#jaws from Animus Vox

Ma infatti! 

Tornando a casa, comunque, mi sono chiesta Sì, ok, ma che dire?
Io, che penso che il silenzio sia l’unica comunicazione possibile (nonostante parli e scrivi di continuo, ma è la contraddizione che ci rende umani), non avevo molto da aggiungere. La mia presenza, il mio stringere un libro da firmare (perché di libri bisognerà parlare, perché il Merca di libri ne ha scritti due, diversissimi e interessanti in maniera diversa), anche l’emozione stessa. Tutto questo ha parlato meglio della mia bocca storta. Senza difetti di pronuncia, senza parolacce lanciate nell’imbarazzo, senza. Una comunicazione composta da sottrazioni e sensazioni, piena e vuota insieme.
Ma io son strana.
Io, al suon della mia voce, mi annoio.

Lo so che non puoi capirmi ma vedi cara, è difficile spiegare se non hai capito già.

 

Ed ora carbonara di acciughe, perché sono andata a Roma ed ora trasformo in carbonara qualsiasi cosa, anche e soprattutto per fare incazzare i puristi del linguaggio culinario.

Go, go, go!

Tumblr: Image

In cucina belli carichi.

Per preparare una carbonara di acciughe, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • un vasetto di acciughe da 80 grammi (libera di usarne meno);
  • un uovo + 2 tuorli;
  • 20 grammi d’olio;
  • 50 grammi di parmigiano grattugiato;
  • prezzemolo;
  • peperoncino;
  • sale e pepe;
  • uno spicchio d’aglio;
  • peperoncino.

Prima di passare alla ricetta vera e propria, parliamone.

La carbonara a me non piace. E niente, è un coming out abbastanza clamoroso: un po’ perché è il piatto più amato (a parole) dagli italiani, un po’ perché sai che adoro le uova in ogni sua forma. Ma appunto perché adoro le uova, preferisco altre preparazioni: a me l’uovo né cotto né crudo mi ha sempre un po’ schifato.

#jasontoddism from cheap thrills

Vabbè, ma che reazione eccessiva.

Proprio per questo, a Roma, ci ho tenuto a mangiare un paio di carbonare per vedere l’effetto che fa. Non c’è il purismo che inneggia per la rete: già sul concetto pancetta e guanciale (che continua a scatenare guerre civili) se ne sbattono un po’ le balle ed io approvo, per tante ragioni che sarebbero troppo lunghe da spiegare (e già il post è lungo). Preferisco il guanciale, ma ‘sticazzi.

Image from Oliana Georgees

Sul web invece c’è il linciaggio solo per avere PENSATO di associare la pancetta alla parola carbonara.

Quello che ho però visto è una crema cotta, senza essere frittata. Insomma, l’uovo viene cotto fino a quel secondo prima di diventare frittata. Una roba molto più densa, molto più papposa, molto più BUONA per la mia bocca.

 

Quindi – con una certa ansia, anche – ho provato a casa e ci sono riuscita, nonostante avessi la sudorazione sulle mani a mille.
Sì, Carbonara di Acciughe è un sacrilegio.
Sì, il formaggio col pesce non si fa.
Sì, non me ne fotte un cazzo.

#doctor who from Doctor Who Gifs

No, sono seria, per quanto mi sia concesso esserlo.

Partiamo sul serio.
La ricetta della carbonara, comunque, la trovi qui. 

Metti l’acqua della pasta a bollire, salandola il meno possibile.

Trita uno spicchio d’aglio. In alternativa puoi schiacciarlo con lo spremiaglio direttamente in padella.
Trita un po’ di prezzemolo.
Trita poco peperoncino.
Grattugia 50 grammi di parmigiano, a polvere.

In una ciotola caccia l’uovo più i 2 tuorli, metti un po’ di sale e di pepe, sbatti tutto velocemente. Aggiungi il parmigiano, un po’ di prezzemolo e mescola.
Otterrai una pappetta densa. 

In padella versa 20 grammi d’olio e metti l’aglio, il peperoncino ed il barattolo di acciughe. Fai andare tutto a fiamma bassa per circa 3 minuti.

Puoi già calare gli spaghetti, che dovrai tirare fuori 2 minuti prima del tempo indicato sulla confezione.
Quando le acciughe saranno ben sciolte, spegni.

Scola la pasta senza buttare la sua acqua e gettala in padella.
Concludi lì la cottura, mescolando con le pinze e bagnando con l’acqua di cottura.

Spegni la fiamma.
Ascolta la padella: senti che frigge? Aggiungi acqua. Poca, pochissima, quel tanto che basta da far calare leggermente la temperatura. Se ne metti troppa, poi, ti viene una crema liquida e non è quello che vogliamo.

Ora versa le uova sopra gli spaghetti.

Mescola con la pinza, cercando di non fare andare l’uovo direttamente a contatto con la padella, almeno all’inizio (rischi di frittatare).
Mescolando, mescolando e ancor mescolando verrà fuori una crema densa. Se non fosse troppo densa puoi aggiustare in 2 maniere: aggiungere un pochino di parmigiano ancora (a occhio) oppure accendere la fiamma e fare cuocere leggermente l’uovo. Dovrai spegnere l’attimo primo che si frittati: quindi stacci dietro, GUARDA, è un attimo da carbonara alla bestemmia.
Sempre con le pinze in pieno movimento, mi raccomando.

Otterrai quindi una cosa del genere:

Altra foto, va:

Ciao e buon appetito!