Fusilli con le zucchine (e la sindrome di Carosone)

Scommetto che anche tu, ogni mattina, ti mangi una ciambella, bevi il tuo caffè americano e poi prendi il taxi per andare a lavorare.

Il tipico tassì italiano.

Ovviamente, quando riesci a fare colazione a casa e non al diner, ti strafoghi di waffle, con sciroppo d’acero e bacon croccante.

Ecccerto.

Per non parlare di tutti quegli afroamericani che affollano le nostre strade ed urlano MOTHERFUCKER!!! e si fanno il bagno rompendo gli idranti (di cui siamo PIENI per le strade e son tutti rossi, chiaro) e delle villette con lo steccato bianco e la mazza da baseball che senz’altro tieni di fianco al letto, che non si sa mai, potrebbero entrare ladri o alieni e bisogna essere pronti.

Fatti avanti, Alieno Motherfucker.

Infine tutti noi serbiamo un estremo orgoglio per quell’orologio da taschino che papà (o nonno, o zio, ma di solito è papà) ha tenuto nel culo per tutta la guerra del vietnam. Vietnam, mi raccomando, che non sappiamo manco dov’è ma senz’altro ha segnato tutte le nostre vite.

Discorso che sentiamo tutti, almeno una volta nella vita.

Posso continuare, ma mi sa che forse è chiaro il punto: belli i film e i telefilm americani, anzi, bellissimi. Però è inutile star qui a blaterare su quanto cazzo ci rappresentano.
Manco gli italoamericani ci somigliano, se non in una versione razzista e stereotipata che nella vita non ho mai incontrato (anche se, a dirla tutta, io la tovaglia a scacchi rossa e bianca ce l’ho).

Ormai il nostro immaginario è americano da tanto di quel tempo che quasi ci vergogniamo delle robe nostrane. Fanno tutte schifo, sono provinciali. E lo pensiamo davvero, affermandolo con un atteggiamento che definire snob non rende l’idea.

Non apro neppure il topic Cibo Americano che secondo loro cuciniamo in Italia, sennò ci incazziamo anche.

Non è vero che il cinema italiano fa tutto schifo: non era vero in passato, non è vero manco oggi. Certo, bisogna scavare, cercare, sperimentare e vomitare anche, a volte. Ma quando si coglie bene si è contenti, perché finalmente possiamo assistere ad un po’ della nostra vita quotidiana. Fatta di caffè (espressi) e cornetti presi al bar, di battute vergognose che però capita a tutti di fare perché siamo italiani, di pizza, di spaghetti senza meatball e case che somigliano almeno un po’ a quelle in cui viviamo.

Due persone che ci rappresentano per davvero, nonostante lo scarto multi generazionale.

Che poi potevo capire lo snobismo fino ad una quindicina di anni fa, quando ci arrivavano film europei ben selezionati: gli irlandesi sforneranno anche loro decine di film l’anno, giustamente ne importavamo circa 1 ogni tre lustri perché quell’uno era l’unico degno di essere guardato.
Ma oggi, con l’internet e il più facile accesso ai lavori stranieri di ogni dove, non ce ne siamo accorti che il cinema europeo fa cagare esattamente come il nostro?

Ma tutti a negare l’evidenza, tutti a improvvisarsi critici di alto livello.

Anche lì storie di redenzioni, di famiglie. Se sei irlandese o sei prete o sei pugile e comunque sei un ubriacone, se sei inglese vivi in posti di merda e ti vesti con le bretelle (rosse o nere), se sei spagnolo il film fa così cagare che dopo sette Rosita e Matalo! hai già spento e bestemmi pensando che se ti guardavi L’Ispettore Coliandro mi sa che era meglio.

Ecco.

Coliandro è intriso di immaginario americano: mangia pizza surgelata e vede solo roba di e con Clint Eastwood, parla per citazioni e quando tira fuori la pistola si sente in un film poliziesco.
Però non vive a New York ma a Bologna, non va a fare la spesa in un supermercato con confezioni tutte uguali ma compra tutto dal pakistano. E i soldi contano: se può non pagare, non paga, se può risparmiare, risparmia. Mica come quelli che si comprano vino (di merda) e formaggi (di merda) per giocare ai democratici nei salotti buoni statunitensi.

Da noi i barboni che predicano la fine del mondo sono pochi, in compenso abbiamo gente che lava i vetri della macchina e ti vende i fazzoletti. E se ti girano i coglioni può capitare di rispondere così.

A volte le storie de L’Ispettore Coliandro sono un po’ chiuse male, a volte sono perfette e ne vorresti ancora. Ho guardato tutte le stagioni con piacere, riavvicinandomi così ad un fare le cose all’italiana che ormai mi era un po’ ignoto ed oscuro (anche se è un po’ risaputo, ormai, il mio amore per Don Camillo e Peppone).
Grazie a questa serie tv ho iniziato ad affrontare nuovi lavori di casa nostra ed alcuni mi hanno stupito. A volte, pure con film dichiaratamente una mezza chiavica, ho trovato piccoli particolari che mi hanno fatto pensare e pensare e pensare e mi sono rimasti appiccicati addosso.
Poiché l’ipocrisia, il buonismo, la visione del mondo tutta mi è molto più vicina di quella di un lavoro americano, pure di uno bello bello in modo assurdo.

Carosone lo cantava già negli anni ’50.

È che là ci sono loro, non ci sono io.
Io assomiglio di più ad un Lo Cascio che si atteggia tanto a detentore assoluto della morale, però poi si rifiuta di compiere le azioni moralmente più corrette quando è coinvolto in prima persona. Anche se io sono convinta di non essere così, se non altro capisco il suo punto di vista: nelle opere italiane mi raccontano delle vite che conosco già, che riesco a comprendere in maniera più profonda. E, soprattutto, quei film lì ed io usiamo lo stesso linguaggio, poiché abbiamo le stesse radici, circa.

Reazioni tricolori. Ah, il film si intitola I Nostri Ragazzi.

Insomma, sarebbe bello se riuscissimo a pensare a supereroi italiani, a poliziotti italiani, a horror italiani, a gialli italiani, a drammi italiani. Anche per ritrovare una specie di identità: se di cliché dobbiamo vivere, tanto vale che ci appartengano.

Adesso andiamo a mangiare una bella pasta con le zucchine, che oggi i macaroni and cheese proprio non mi vanno.

Parlo sempre troppo.

Incredibile che in quasi un anno e mezzo di blog non abbia mai inserito questa ricetta: non solo è strafacile da preparare, è pure strabuona.
Quindi rimediamo subito, pure se forse non hai bisogno di me. Ma non si sa mai: le basi sono importanti e ripassarle non fa mai male.
Go, go, go!

Ora rimediamo.

Per preparare dei fusilli con le zucchine, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di fusilli. Ovvio che puoi usare la pasta che vuoi, ma quella corta è più adatta;
  • un cipollotto. In alternativa va benissimo un porro o una cipolla rossa. Ma pure quella bianca, però in quel caso mezza è più che sufficiente;
  • 500 grammi di zucchine;
  • 50 grammi di pecorino (o parmigiano);
  • 20 grammi d’olio, sale.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Comincia col tagliare a pezzetti il cipollotto (ricordati che si usa pure la parte verde, non fare la sprecona).
Grattugia anche 60 grammi di pecorino, a polvere.

Lava le zucchine e tagliale a pezzi piuttosto grandi: le vogliamo croccanti, più piccole sono e meno terranno la cottura.

In una padella versa i 20 grammi d’olio.
Cacciaci anche il cipollotto.

Fai andare a fiamma medio bassa, girando spesso, per circa 5 minuti.
A quel punto puoi aggiungere le zucchine: avranno bisogno di meno di dieci minuti per essere pronte, quindi se vuoi puoi già calare la pasta.

Fai cuocere le zucchine a fiamma alta, girando spesso. Quando saranno abbronzate e ammorbidite sono pronte. Solo a fine cottura aggiungi il sale. Perché? Perché se lo metti subito cacciano fuori l’acqua e rischiano di ammollarsi e a me le verdure cotte in quella maniera non piacciono. Se a te sì, libera di trovare il tuo personalissimo metodo per cuocerle.

Tira fuori i fusilli giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione e falli saltare in padella per amalgamare tutto il condimento.

Prepara i piatti e spolvera il tutto con il pecorino.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

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