Riso con salmone affumicato (e i dolori di chi vuole diventare Van Damme)

Ho cominciato ad allenarmi circa tre anni fa per un solo motivo: la noia.

Giornate che non finivano mai.

Trascorrevo le mie giornate davanti alla televisione, chiusa in casa perché vivevo in un posto di merda ed ero quasi sempre da sola.
Per combattere le piaghe da decubito ho pensato che forse forse forse la ginnastica potesse essere una buona idea.
Dopo poco tempo ho iniziato a capire che avevo una seconda ragione per allenarmi sempre di più. E questa ragione era l’aumento della quantità di cibo che potevo divorare.

Piano piano questa cosa mi è un po’ sfuggita di mano ed i miei pasti sono diventati sempre più complessi.

Il mio pranzo medio.

Durante questi tre anni il mio corpo è cambiato di brutto ma è cambiato pure un po’ tutto quello che ho intorno: vivo in campagna, il mio tempo ora è più prezioso e non ho manco più le stesse priorità.
Per quanto mi piaccia spanzarmi di pizze fritte senza ingrassare (perché il mio allenamento è sempre più intenso ed ormai ho bisogno di più cibo di Godzilla) ciò che vedo quando mi guardo allo specchio sono solo i difetti rimasti.
E sto davanti allo specchio almeno 4 ore al giorno, causa allenamento.

La ciccia qui e là rimasta, le pieghe che vedo solo io ma che occupano tutto il mio spazio visivo.

Vedersi così.

L’avevo detto, nel 2017: io mi farò la tartaruga mangiando Mars e Twix.
Così è stato. Ma non basta più. Ora voglio eliminare tutto.
Però voglio mangiare anche i Mars ed i Twix.
Quindi che si fa?

Oltre a tirare calci, intendo?

Si fa che si sta male.
Sono costretta a mangiare più di prima perché gli allenamenti sono sempre più pesanti ma, a differenza di prima, ogni boccone ingerito mi fa sentire in colpa. A volte mi sembra di visualizzare il burro che viaggia nelle vene al posto del sangue e vengo presa dallo sconforto, pensando di aver vanificato l’intera giornata di palestra. Anzi, che dico l’intera giornata: l’intero MESE di palestra.

Passo dal contare le calorie del sedano a sbattermene i coglioni perché, la madonna, tutti mangiano come dei porci e c’han sempre il culo sul divano, possibile che io no?

E scatta la panzata.

Ormai vivo in una psicopatia tra il voler mangiare sano ed il voler divorare un’intera confezione di magnum.
Il mondo intero è convinto che il cibo spazzatura ed il super fisico non possano andare d’accordo, ma è chiaro che io vivo in una via di mezzo che dimostra che si può stare bene senza nemmeno cagare i nutrienti. Mangi tutto, mangi tanto, ti muovi anche di più ed i risultati ci sono: addominali di fuori e soddisfazione dello stomaco.

Così.

Negli ultimi mesi però, sarà che mi sono circondata di persone su internet dedite solo ed esclusivamente al fisico, la vivo in maniera orribile.
Nei giorni in cui conto le calorie, voglio morire.
Nei giorni in cui non le conto, voglio morire.
Quando mangio il giusto, mi sento debole e non riesco manco a dare i pugni al sacco.

Ogni giorno faccio tutto questo ed anche molto, molto di più.

Come risolvere tutto questo?
Non ne ho la più pallida idea.
Confido che con l’arrivo della primavera mi venga di nuovo voglia di frutta e passi anche la fame. Per ora, spesso, non riesco manco a finire l’allenamento talmente mi sento debole. Allenamento che dura 3 ore al giorno minimo, certo, ma non è mai stato un problema fino ad ora.
Se anche tu hai dei problemi simili ai miei, fammi sapere come li gestisci. Io, in pratica, non li gestisco affatto. Mi piace troppo mangiare per ridurmi a tofu e proteine sintetiche.
A quelli che mi dicono che TUTTO è cibo spazzatura, pure la pasta al sugo, risponderei con dei sani calci in faccia:

Vestendomi elegante, per l’occasione.

Aggiungiamoci che quando girello per i blog di cucina di tipe dedite alla palestra, vedo ciccione che si nutrono di nefandezze salutiste che spacciano per gustosissime, ma che manco se mi pagassero ingerirei. Diciamo che preferisco ingozzarmi di sugna con i miei più che validi risultati, che diventare dedita al cibo di merda ed essere lo stesso una reincarnazione di Pizza the Hutt.

SPACEBALL: LA GIF

La ricetta di oggi arriva da uno di quei pasti finto salutisti alla maniera del Kaiju: per una settimana mi han ripetuto che dovrei mangiare principalmente riso bollito e pollo, ma solo l’idea di faticare tanto e di non ottenere ricompense adeguate mi sembra pura follia.

Scommetto che se per pranzo Splinter presentasse loro una bella insalata, invece di una pizza pepperoni, lo prenderebbero a calci.

Quindi ti propongo un riso con salmone affumicato. Non è dietetico, ma immagino sia meglio dei miei soliti pasti pronti alla monnezza con cui sfamo il mio corpo (che non è un tempio, assomiglia più ad una discarica).

Go, go, go!

Per preparare un riso con salmone affumicato, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi;
  • 200 grammi di salmone affumicato;
  • 25 grammi di burro;
  • un cipollotto;
  • prezzemolo.

Metti a bollire l’acqua per il riso.
Nel frattempo trita un po’ di prezzemolo ed il cipollotto.

In una padella fai sciogliere i 25 grammi di burro e poi cacciaci dentro il cipollotto.

Fai andare a fiamma bassa, girando spesso, poiché il burro brucia fin troppo facilmente.

Dopo qualche minuto aggiungiamo un po’ di salmone, giusto per insaporire il grasso di fondo. Quanto? Non l’ho pesato, ma te lo faccio vedere. Quella parte a destra, tagliata.

Taglia a pezzetti il salmone e caccialo in padella.

Fai andare a fiamma bassa bassa, girando spesso, fino a quando il salmone avrà cambiato colore.

Ora puoi spegnere, in attesa del riso. Riaccendi la fiamma prima dell’arrivo del riso, perché la padella deve essere calda.

Metti da parte 30 grammi di salmone: lo useremo per decorare i piatti.

Scola il riso giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione (se dice 15-18, fermati a 14 e sei sicura) e caccialo in padella.
Qui unisci il rimanente salmone (ma non i 30 grammi che hai messo da parte) ed abbondante prezzemolo. Fai saltare il tutto, a fiamma medio alta, girando di continuo. Basta un minuto, giusto il tempo per fare assorbire al riso tutto il fondo di cottura.

Prepara i piatti e su ogni porzione metti un po’ di prezzemolo ed il salmone che hai messo da parte.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

6 pensieri su “Riso con salmone affumicato (e i dolori di chi vuole diventare Van Damme)

  1. Cara amica, vivo tormenti molto simili ai tuoi.
    Dopo aver perso 30kg, ho vanificato in pochissimo tempo qualche mese di duro allenamento, digiuno e sacrifici e ho ripreso 7kg.
    Sto cercando la forza per non abbattermi e forse ti può far piacere sapere che per me sei una fonte di ispirazione.
    Sei la prova che ce la si può fare anche così, continuando a mangiare le cose che amiamo.
    Non permettere al cibo di farti sentire in colpa. In realtà il cibo non ha questo potere, è quello che pensiamo sia socialmente accettabile mangiare che lo ha.
    Per me è stato di grande aiuto leggere quello che scrive questo medico per capire che potevo darmi il permesso incondizionato a mangiare qualunque cosa:

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    Lots of people are afraid of sugar at the moment. ‘Sugar causes diabetes’; ‘sugar causes cancer’; ‘sugar is as addictive as cocaine’; ‘sugar makes you fat’… all #nutribollocks by the way. What I’m most annoyed about is the lack of consistency with that fear 🤔. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ The same people that would never drink a bottle of ‘full-fat’ Coke are the same people that would more than happily drink a smoothie for ‘health’. Apart from some small nuances (aka don’t attack me in the comments about the tiny, relatively unimportant differences), sugar is sugar. It gets absorbed in the gut and stimulates the production of insulin in almost exactly the same way. With whole fruit the fibre slows down that absorption and lowers the GI, but with smoothies that doesn’t seem to happen – it raises your blood sugar quickly like a can of Coke would. We can argue as to why later, but the higher GI is there. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ From a long-term health perspective, the smoothie wins with its micronutrients, but I’d argue that if you have a balanced diet this one drink shouldn’t be the tipping point for you. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ From a short-term weight loss perspective, drinking a bottle of Coke a day isn’t going to be any different to drinking the ‘superfood’. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ 🍩 Challenge the fear around sugar. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ 🙋🏻‍♂️ Challenge the disordered eating habits.

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  2. Ciao Eustacchio,
    grazie per esserti palesato!
    Innanzitutto super complimenti per la perdita dei 30 kg: sono stata a dieta per una vita ed è proprio una brutta bestia. Bisogna avere una forza di volontà incredibile, soprattutto per le prime decine di chili…

    Io non lo so cosa sia socialmente accettabile, in realtà non me ne sono mai interessata. Il rapporto col mio corpo è, appunto, un rapporto solitario e le paranoie me le metto in testa da sola. Purtroppo mi sono messa in testa dei traguardi molto alti ed ogni toblerone mangiato (ne ho appena divorato uno, per la cronaca) so che rallenta il mio percorso. Non so se lo FERMI, addirittura, ma senz’altro mi crea difficoltà. Non è che invidi particolarmente chi riesce a rinunciare a queste cose, perché non sono per la rinuncia: forse invidio chi proprio non ne sente la necessità, però per me il cibo è uno dei piaceri massimi della vita, quindi è pure un peccato, per loro.

    Il fatto è che la gente cui faccio riferimento è molto oltre all’aver paura dello zucchero o dal non bere la coca: questi non mangiano più niente, non bevono più niente. Per loro il succo di frutta biologico è velenoso tanto quanto la fanta, non c’è differenza. Vivono una vita di sport e cibo mangiato in funzione dello sport, senza il gusto che dovrebbe esserci dietro.

    Io sono per il mangiare tutto E per avere la tartaruga. Ma dove sia possibile arrivare, in termini di perfezione fisica, con questo tenore di vita ancora non lo so… mi sa che lo scopriremo insieme.

    Ma tu cosa fai? Quali sono i tuoi obiettivi? E di che ti cibi? E che hai fatto in questi mesi dove hai ripreso questi sette chili?

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  3. Grazie per i complimenti, per me la parte difficile non sono i primi 30kg, è già la quarta volta che compio questa impresa, certo è faticoso ma non è difficile, la parte veramente difficile e non tornare ogni volta ai 130.

    Il cibo, per me è importante quanto lo è per te, solo che per me è anche una droga; a volte è la sola cosa piacevole nella mia giornata a volte neanche quello ma io continuo a cercare quel piacere anche quando non riesce a darmelo più.
    Quello che voglio è riuscire a essere io a controllare questo rapporto, in poche parole la chimera di chiunque abbia una qualche dipendenza; solo che con il cibo non puoi smettere e basta.

    Anche la forza di volontà non può funzionare, può anche durare mesi ma il tuo blearch starà lì ad aspettare.

    Ammiro il tuo fisico da atleta ma non per gli addominali, ma per le potenzialità che può esprimere.
    Io ho obiettivi poco estetici, mi piacerebbe potermi muovere come Ido Portal
    https://www.youtube.com/watch?v=W0Wr7HsylE0, se potessi farlo rimanendo un ciccione scorreggione mi andrebbe bene lo stesso.
    Che poi alla fine anche i miei sono motivazioni estetiche perché per quello che mi richiede la vita che faccio essere in grado di correre per 2 ore non è che abbia una qualche utilità.

    Sono riuscito a fare cose che fino a neanche un anno fa mi sembravano impossibili, come 10 piegamenti sulle braccia di seguito senza barare, e di queste cose vado fiero.
    Le cose che oggi mi sembrano impossibili vorrei riuscire un giorno a farle, come attaccarmi ad una sbarra e sollevare il mio corpo almeno fino al mento o saltare la corda come fai tu.

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  4. Non credere che per me non sia una droga, anzi. Se abbasso la guardia e smetto di limitarmi, mangio in una giornata quello che normalmente sarebbe il mio cibo per tre giorni. Succede proprio regolarmente, quindi tendo ad attenermi delle regole forzate, per cercare di mantenere il controllo mentale. Anche per me il cibo è uno sfogo ed in passato – da qualche parte l’ho scritto, credo – era l’unica cosa che contava. Ho raggiunto i cento chili (e sono un nano, quindi fai te i calcoli) e perdere tutta quella zavorra è stato un lavoro che mi ha tenuta impegnata per secoli.
    Ovviamente da quando ho iniziato lo sport – che ho scoperto essere una droga ancora più potente del cibo, per me – ho ricominciato a sfondarmi come facevo in passato. Perché la malattia è ancora lì, cerco solo di controllarla più possibile.

    Questa cosa del perdere 30 chili e di riprenderli è proprio comune, ma non riesco a capirla: come si fa a perdere il controllo e riacquistarli? Lo chiedo perché un’altra delle mie malattie – malattia da cui sto cercando di guarire – è il legame con la bilancia. Per almeno 20 anni mi sono pesata prima e dopo ogni pasto, in maniera ossessiva. Se riacquistavo anche solo 100 grammi andavo in crisi nera, quindi mi tappavo la bocca e mi deprimevo per giorni.

    Per me il blearch è un po’ la nostra seconda personalità e non ha tanto senso cercare di sopprimerlo. Ma di aiutarlo ad esistere senza che però prenda totalmente il sopravvento sì, questo si può fare. Incazzandosi e stando male, perché io non lo so se esista per davvero qualcuno che riesca a vivere queste contraddizioni in maniera davvero felice. Io non ci riesco e basta, poi boh.

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  5. Me lo chiedo anch’io: è un mistero. Ogni volta mi dico devo capire esattamente cosa succede nel preciso momento che tutti i sacrifici finiscono nella tazza del cesso. Potrei dire che non te ne accorgi ma non è vero. E’ questa la cosa assurda: sei perfettamente cosciente e sai che non dovresti farlo ma arrivi chessò al quarto magnum e sai che non devi mangiartene un quinto ma allo stesso tempo sai che lo farai. La cosa peggiore è che già il secondo ti è sembrato come polistirolo.
    Poi il resto è inerzia, una volta che le cose hanno iniziato ad andare a rotoli non si fermeranno fino all’esaurimento di tutta l’energia disponibile o dei magnum nel congelatore.
    Credo che una soluzione sia non fornire l’energia di attivazione a questo processo, che non vuol dire negarsi il primo magnum ma essere concentrati sul piacere che si prova, come quando Fry mangia l’ultima acciuga rimasta sulla faccia della terra.
    Io credo che la soluzione sia riconoscere e esaltare le proprie sensazioni. L’esatto contrario di quello che ci impone la nostra cultura cattolica, dove il peccato non sta in quello che fai ma nel piacere che ne ricavi.
    Il mio piano assomiglia a quello di un alcolizzato che vorrebbe uscirne diventando enologo.

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  6. Hai reso fin troppo bene l’idea.
    Certo, la soluzione è pure comprarsi UNA scatola di magnum invece di riempire il freezer, come faccio io. Magari decidere di comprare porcate solo una volta a settimana, invece di fare rifornimento ogni due giorni.
    Mi sa che è più facile lavorare in quella direzione… almeno per me.

    Comunque sappi che ho già mangiato più di quello che avevo preventivato. Ed in questo momento mi sento esattamente come descrivi tu: vedi il declino che avanza ed invece di fermarti, ti lasci andare.

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