Il pollo alla Brigitte Nielsen (+ quel che è vero oggi, domani non lo sarà).

Per almeno 4 volte ho tentato di vedere Venerdì 13 (il primo, l’unico, the original) e per almeno 4 volte non sono riuscita ad arrivare alla fine.
Lascia stare quando l’ho visto in videocassetta e doppiato.

Con una definizione del genere.

Magari lì era colpa dell’adattamento italiano. Magari tutti i ragazzini erano così detestabili che uno non ce la faceva ad aspettare il serial killer e spegneva.
Ma le ultime visioni risalgono a pochissimo tempo fa, tipo 2016-2017. Quindi lingua originale, bluray e tutti i Pazuzu a posto.

Non so cosa sia cambiato ieri pomeriggio, so soltanto che non solo sono finalmente riuscita ad arrivare alla conclusione, ma mi è pure piaciuto. Non un botto, il giusto, ma mi è piaciuto. Sono rimasta pure stupita sul finale: da questa cosa come può partire un’intera saga? Che si sono inventati?

E poi ci sono gli effetti speciali di Tom Savini. E sì, quello è Kevin Bacon.

La realtà è che ogni volta che affrontiamo qualsiasi cosa (da un film ad un fumetto, dal mangiare il sushi all’andare in bagno la mattina) la nostra esperienza è completamente differente. Tu sei diverso. Quindi un film ti trasmette oggi quello che domani col cazzo e viceversa.

Per questo tra le tante cose che non comprendo nell’umanità c’è quella necessità di pensare che il proprio punto di vista sia granitico e fermo nel tempo. È un atteggiamento talmente comune che per una volta non mi sento manco di stare generalizzando, se scrivo che TUTTI pensano che guardare un film una volta sola sia sufficiente.
Ebbene, non lo è.

Beh, ora lo sai.

O, meglio, lo è pure, ma dipende cosa vuoi fare della tua esperienza. Se il tuo obiettivo è di vedere un film e lasciarlo sedimentare nel tuo cervello per l’eternità, una volta sola è sufficiente. Se decidi però di discuterne con un’altra persona NO. Non puoi dire BELLISSIMO ARANCIA MECCANICA LHOVISTOUNAVOLTA 55 anni fa CAPOLAVORO!

Non lo puoi affermare (benché meno urlarelo con tanta ansia) perché tu di quel film non ricordi nulla. Tu non ci sei più, in quel giudizio. C’è il giudizio di un te stesso che se incontrassi per strada manco riconosceresti, talmente ti è distante.

La classica reazione che si avrebbe incontrato i se stessi del passato.

Ci sono opere che non ho più rivisto dai tempi dell’adolescenza ed il motivo è semplice: ho davvero paura di rimanere delusa. Storie che ricordo splendide, oggi, potrebbero essermi insopportabili. Quindi preferisco lasciarle là, intoccate, senza menate. Però di certo se mi chiedessero un parere sarei cauta nell’esprimermi e soprattutto metterei le mani avanti: oh, son 15 anni che non lo vedo, davvero, non so. 

Altra roba che la gggggente è incapace di superare è il sentimentalismo spicciolo dell’infanzia.

Quello che ti fa dire che questo era un bel cartone animato. Spoiler: non lo era.

Seppur anche io ho dei film cardine, che da piccola rivedevo millemilavolte, mi rendo conto che sono film poverissimi, magari orrendi. Di solito non li consiglio mai, perché lo so che è la Pizzakaiju undicenne che parla. Invece c’è sempre chi la prende come una roba personale – manco avessi insultato la mamma – quando critico aspramente film che secondo me fanno proprio schifo. Mi viene da pensare a Super Mario Bros, una roba immonda che non sarebbe MAI dovuta uscire in sala e che, anzi, avrebbe dovuto bloccare la crescita dei bimbi dell’epoca talmente è una spazzatura. Invece no. invece c’è chi apprezzava e, dopo 20 anni, continua ad apprezzare del tutto acriticamente.

E minaccia di ammazzarti la famiglia se continui a dire che Il Re Leone 2 è una chiavica di film.

Perché questo attaccamento morboso a dei punti di vista che, alla fine, non hanno alcuna importanza?

Così come non ci bagniamo due volte nello stesso fiume, non vedrai mai due volte lo stesso Taxi Driver. Fattene una ragione.

Risultati immagini per taxi driver

Bello vedere che qualcuno è d’accordo.

Solo la bellezza di una scena del cinema non cambia mai: quella delle patatine in Cobra.

Cobra è un po’ un salutista di quelli di adesso: uno che rompe le palle a tutti per come mangiano, ma che poi a casa divora la pizza fredda (tagliandola con le forbici), tanto non lo vede nessuno.
Così passa i primi 40 minuti a sfracassare l’anima al collega che si nutre di soli dolci, poi attacca leggermente Brigitte Nielsen.
Brigitte Nielsen è fotonica in quel film, d’una bellezza esagerata.

FOTONICA.

E mostra tutta la sua perfezione quando, in un bar, si siede e mangia. Mica un’insalata. NO. Brigitte Fotonica si mangia un piattone di patatine fritte annegate nel ketchup.

Quindi oggi che cuciniamo il pollo impanato nelle patatine in busta, voglio dedicarlo a lei. Perché lo so che sarebbe il suo nuovo piatto preferito, con buona pace di Marion Cobretti e delle sue idee malsane sull’alimentazione.

Quindi Go, go, go!

In mancanza della gif con le patatine, ti regalo questa.

Innanzitutto una precisazione sul tipo di patatine da acquistare. Non so te, ma io adoro le Pringles.

Erano felici.

Peccato che durante la preparazione si siano molto ammollate ed abbiano soprattutto perso l’aroma di fondo.
Sono andate meglio le patatine classiche (sempre speziate) da bar: tipo san carlo o simili. 
Quindi usa quelle che vuoi, però impara anche dai miei errori.

Per preparare il pollo alla Brigitte Nielsen, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di fettine di petto di pollo;
  • almeno 200 grammi di patatine in busta. Anche 250: dipende quanto rendono, dovrai andare ad occhio. Il mio consiglio è di comprarle aromatizzate (in questo caso le ho comprate un po’ alla paprika ed un po’ con lime e pepe);
  • qualche goccia di latte;
  • almeno mezzo litro di latte per ammollare il pollo.

Avrai bisogno di ammollare il pollo per almeno un’oretta nel latte.
Se hai comprato le patatine aromatizzate (cosa che ti consiglio) non devi aggiungere niente. Altrimenti cospargi le fettine con qualche sapore a scelta (rosmarino o quel che ti piace). Il sale lo ometterei, dato che la patatine sono strasapide. 

Quindi prendi le fettine e mettile in una teglia.

Ricoprile con il latte.

Lasciale lì dentro almeno 30 minuti. Un’ora è anche meglio.

Nel frattempo metti le patatine che hai scelto nel mixer.

Aziona il mixer a scatti brevissimi: non devi ottenere una polvere, ma una roba a pezzetti.
Tipo questa:

A questo punto accendi il forno: modalità statica, 170 gradi.

Scola bene il pollo dal latte ed impana ogni fettina con le patatine ottenute. Sopra, sotto di lato. Ovunque.

Ricopri una teglia con della carta da forno ed appoggia le fettine.

Cospargi con qualche goccia di latte, per non fare seccare le patatine durante la cottura:

Inforna a 170 gradi per circa 30 minuti, fino a quando sarà tutto dorato.
Eccoli qui:

Prepara i piatti e davanti a te dovresti avere qualcosa del genere davanti:

Ciao e buon appetito!

6 pensieri su “Il pollo alla Brigitte Nielsen (+ quel che è vero oggi, domani non lo sarà).

  1. Sai che non lo so?
    In realtà mangio POCHISSIMI salati, son più per il junkfood dolce (come forse si è capito). So solo che tutte quelle che ho provato le ho adorate (ma per me sono il male, una volta aperta la confezione non riesco più a fermarmi… quindi le compro due volte l’anno e di solito legato a qualche esperimento culinario).

    "Mi piace"

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...