Tagliatelle all’arancia (+ Ciao, come sto?)

Ci sono domande che proprio non devi farmi.
E no, non mi riferisco ai Quanti anni hai quanto pesi quante volte vai al cesso al giorno?.
No, tu la devi piantare di chiedermi Come stai?

Ecco.

Cento volte al giorno incontri sconosciuti di ogni genere e cento volte al giorno ti devi sorbire Ciao come stai, seguito da zero pause bensì da aneddotoni di cui nulla ti fotteva ma che ora ti devi sorbire.
Ciao come stai, il nuovo intercalare sociale, che ha preso il posto del chiacchiericcio sul tempo e dei miei Signora mia, ai tempi nostri…

Ma io non ci sto.

NO.

Chiedere ad una persona il proprio stato d’animo non è una roba che si può liquidare con leggerezza: lo sai, tu, per davvero, come stai? Io no. Per saperlo sul serio devo ragionare, raccontarmi (e raccontarti, di conseguenza) ciò che mi sta accadendo nell’ultimo periodo. E ciò che mi sta accadendo è senz’altro legato a qualcos’altro. Una catena di eventi lunghissima, che con tutta probabilità si ferma a quando ero nella pancia di mia madre e già riflettevo sul senso dell’esistenza.

E già mi allenavo, nella placenta.

Chiedere come stai a qualcun altro implica innanzitutto una voglia di connessione, di interazione. E pure un sottinteso desiderio di ascoltare.

Quindi se tu mi chiedi come sto e non ascolti la risposta (anzi, manco mi dai il tempo di proferir parola) io mi sento offesa perché in realtà non stai calcolando la mia individualità manco un po’. Nel caso remotissimo in cui tu volessi sentire davvero come sto, invece, lo prendo come un affronto: chi cazzo sei, tu, per farti i fatti miei? Cosa vuoi, di preciso? Ti devo svelare i miei segreti? I miei sogni? Le mie riflessioni? E perché, soprattutto?

Ma scusa un cazzo!

Forse la maggioranza delle persone è così abituata ad esistere che non si rende conto che i propri stati d’animo contano eccome e che – soprattutto – contano gli stati d’animo degli altri. Così concentrati come siamo sul nostro ego poniamo domande intime e personalissime all’altro senza nemmeno renderci conto di quel che stiamo facendo.

Secondo me è il massimo dell’offesa che si può recare: la totale indifferenza verso la sensibilità altrui.

Spero che da ora in poi ci penserai due volte, prima di salutare qualcuno in quella maniera detestabile.

Anche perché la prossima volta che lo fai, giuro, ti vengo a prendere a cucchiaiate.

Sermone finito, andiamo a preparare le tagliatelle.

Tagliatelle molto, molto strane perché le condiremo quasi esclusivamente con delle arance, smorzate giusto da una spolverata di formaggio. Un gusto particolare, ma a me è piaciuto parecchio.

Devi prima assaggiare per dirlo!

Go, go, go!

Per preparare delle tagliatelle all’arancia, per due persone, hai bisogno di:

  • tagliatelle per due persone, che puoi costruire con questa ricetta qui. Necessiti di 2 uova (a temperatura ambiente) e 200 grammi di farina 00. In realtà io ti consiglio di preparare quelle al cacao che ci stanno da Pazuzu. Trovi la ricetta qui;
  • il succo di un’arancia;
  • la polpa di due arance. Se sono piccole, 4. Ho pesato il tutto: senza buccia, le arance erano circa 400 grammi. Misura perfetta. Ah, che siano DOLCI;
  • un goccio d’olio (tipo 5 grammi bastano e avanzano);
  • pepe bianco o pepe rosa (in grani);
  • 50 grammi di parmigiano reggiano;
  • 25 grammi di burro.

Inizia dalle tagliatelle. Forma la palla e lasciala riposare: come ben sai l’impasto ha bisogno dai 30 ai 60 minuti di riposo (a seconda di quanta fame hai). Una volta formata la palletta, dunque, pensiamo agli altri ingredienti.

Innanzitutto dobbiamo pelare le arance. Proprio senza buccia né parte bianca (che è amara). La parte bianca toglila TUTTA, perché sennò cucinerai uno schifo: meglio buttare qualcosa in più che pentirsi dopo.
Quindi armati di coltello e fai. Te ne servono o 2 o 4, diciamo che devi raggiungere 400 grammi di polpa.

Le bucce non buttarle: le usiamo dopo.
Spremi ora un’altra arancia.

Prendi tutte le bucce (se hai pezzi troppo piccoli no, però, sennò dopo impazzisci) e mettile nella pentola in cui cuocerai le tagliatelle. Versa 2 cucchiai d’olio (che servono solo ad essere sicuri sicuri sicuri che la pasta non si attacchi su se stessa), chiudi col coperchio e porta ad ebollizione.

Torna dalla tua palla di pasta e forma le tagliatelle. A mano o con la macchina, sono scelte tue.

Ed ora il sugo.
Riduci a pezzi le arance che hai spellato.

In una padella versa 5 grammi d’olio e 25 grammi di burro. L’olio serve solo per non fare bruciare il burro, così non ci dobbiamo preoccupare più di tanto.

Appena il tutto si è sciolto caccia dentro le arance a pezzi. Versa pure il succo dell’arancia che hai spremuto.

Fai andare a fiamma medio bassa. Dopo qualche minuto, quando le arance saranno un po’ morbide, schiacciale con una schiumarola:

Continua ad andare a fiamma medio bassa. In tutto credo di aver fatto cuocere la crema per circa 15 minuti: si devono ben spappolare e non devono asciugarsi del tutto.
Eccole verso la fine della cottura:

Appena l’acqua della pasta bolle togli le bucce delle arance, sempre con l’aiuto della tua fedele schiumarola:

Aggiungi il sale grosso, chiudi e riporta ad ebollizione.

Nell’attesa minima gratta i 50 grammi di parmigiano.
E adesso via, di tagliatelle.

Devi immergerle nell’acqua e contare fino a 30. Poi le scoli (senza sbatterti più di tanto) e cacciale in padella. Falle saltare lì per altri 30 secondi, giusto il tempo di unirle bene alla crema di arancia.

Spegni la fiamma e cacciaci sopra il formaggio.

Mescola strabene il tutto e ci siamo.
Forma i piatti e su ogni porzione aggiungi abbondante pepe bianco.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Se hai usato le tagliatelle al cacao, invece, sarà così:

Ciao e buon appetito!

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