Riso nero con ricotta di bufala (+ la scienza dietro ad una stupida pasta aglio, olio e peperoncino)

Nelle lunghe giornate del Kaiju molte sono le avventure e le quest improbabili che capitano, random.
In molti ormai conoscono l’impresa ardita del cucinamento del pennuto allammerda, dai più conosciuto come il mistico Pollo al caffè.
Questa volta ci sono anche i documenti, documenti che i bardi di tutto il Ferelden si portano dietro, di balera in osteria, per meglio supportare le loro ballate colme di tristezza e pena:

E basta, diciamolo: se vi piace sparare stronzate, non è un blog di cucina che dovete portare avanti. No. Apritene uno di astrofisica, di ingegneria nucleare, di meccanica quantistica. Qualsiasi cosa che per i comuni mortali sia lontanissimo dalla comprensione. Così non vi sgamiamo, non ci arriviamo neppure ad intuire che le vostre sono boiate.
Ma con la cucina cascate male e caschiamo male pure noi.
Perché tutti cuciniamo, tutti prima o poi passiamo nel tuo blog e tutti – tutti – grazie a te, prima o poi, mangiamo una chiavica.

Mi ha tolto le parole di bocca.

Mettiamo da parte un attimo le nostre divergenze. Facciamo finta che io non ti abbia preso per il culo perché scrivi cremina, zietto e tutte quelle robe là che trovo insopportabili.
Parliamo solo delle ricette, di come dovrebbero essere scritte, del perché siamo qui.

Motivazione: siamo qui per passare agli altri delle pappe buone.
Già se metti un piatto che fa schifo agli ippopotami lerci, mi sa che non ci siamo. Se ingoio il tuo pollo al caffè e vorrei tirartelo in faccia, non ci siamo proprio.
Cosa ti spinge ad aggiornare il blog, proponendo roba immonda? Hai le papille gustative difettose?

Possibili reazioni dopo aver cercato di ingerire cibo monnezza.

Oltre al gusto personale, però – che magari quella roba è buonissima, ma fa schifo solo a me e so che non dovrei dire schifo perché in Africa muoiono di fame – ci sono dati più oggettivi.
Cara mia blogger casuale che passi di qui, non ce l’hai una bilancia, in casa? Perché continui ad indicare robe come 4 zucchine medie, fingendo di ignorare che ogni zucchina ha una sua dimensione particolare e speciale ed unica?

E, ancora, come fai a cucinare una pasta per 5 persone con tre zucchine?

Roba che sconvolge e fa perdere le sopracciglia.

Queste domande e le disavventure vissute a causa dei tuoi disgustosi piatti mi hanno fatto aprire questo blog ed io ho imparato dove molte di voi hanno sbagliato.
Le dosi devono essere giuste e realistiche. Bisogna pesare tutto.
Bisogna inserire solo cibo degno di essere tramandato.
E, soprattutto, bisogna spiegarlo come se davanti a noi ci fosse qualcuno che non ha mai cucinato un piatto di pasta in vita sua.

Tu non stai passando una ricetta a tua mamma o a tua nonna che, si spera, san già cucinare. Tu stai parlando con dei senza faccia che si aggirano per la rete che, per quanto ne sai, non hanno mai visto un pacco di penne rigate.
Quindi devi spiegare quello che hai fatto con parole semplici e chiare, senza tralasciare niente poiché l’ovvio non esiste.

Guarda, questo non sa manco come si mangiano, gli spaghetti.

Era una cosa ovvia allacciare le scarpe, quando non ne eri capace?
Era ovvio imparare a tagliare la carne col coltello, dopo anni in cui era mamma a fartela trovare già pronta per essere masticata?
E la difficoltà di imparare l’alfabeto, le tabelline e soprattutto le maiuscole da scrivere in corsivo? Te le ricordi quelle difficoltà?

Ecco. Quando scrivi devi pensare che chi passa da te non sa manco accendere il fornello.

Devi immaginarci molto, molto ignoranti.

Facciamo un esempio facilefacilefacile: gli spaghetti aglio, olio e peperoncino.
Non è che tu possa scrivere Scalda l’olio, fai soffriggere l’aglio e metti gli spaghetti.

Scusa, ma quanto olio? Cosa significa soffriggere?
Io non la so cucinare. La sapessi cucinare, di certo non sarei sul tuo blog. Sarei già a tavola, a sbracarmi.

Con l’eleganza che mi contraddistingue.

Quindi basta con questo pressapochismo quando scrivi procedimenti e dosi. Tra l’altro la maggior parte dei blog di cucina sceglie (per volontà sua o della piattaforma cui si appoggia) di non esser supportata da immagini, quindi devi usare queste cazzo di robe che vedi scritte qui e stai leggendo, che si chiamano PAROLE.

Ora, per essere coerentissimi, ti propongo una ricetta che avevo dimenticato di avere segnato, che pensavo di avere già trascritto e di cui… non ricordo ESATTAMENTE le dosi.
Ebbene sì.
Anche Pizzakaiju sbaglia.

Dura da accettare senza subire una crisi epilettica o giù di lì.

In realtà la ricetta è super facile, quindi non si può sbagliare.
A me piace un fottio il riso bollito ed ultimamente lo sto preparando un po’ con ogni condimento possibile. In questo caso ho scelto il riso nero e l’ho condito con della ricotta di bufala. 
Non ricordo le dosi PRECISE della bufala, ma adesso abbozziamo insieme.

Go, go, go!

Tutti in cucina!

Per preparare del riso nero con ricotta di bufala, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso nero. Sconsiglio l’uso di un altro riso, poiché questo rimane parecchio al dente e non si rischia di creare una pappa di riso e ricotta. Vogliamo masticare, finché Pazuzu ci concede di avere dei denti in bocca. Forse un riso integrale, anche non nero, può andare. Ma non ho provato, quindi boh;
  • 20 grammi d’olio;
  • dai 200 ai 300 grammi di ricotta. So per certo di avere comprato 300 grammi di ricotta e so anche di non averla usata tutta. L’idea era di usarne 150, ma mentre condivo mi sono resa conto che era una miseria. Il mio cervello dice che alla fine mi sono fermata a 270, ma non ricordo ESATTAMENTE;
  • basilico, pepe.

Intanto ti presento la ricotta.

Ciao.

Chiaro che se non trovi quella di bufala puoi usare quella di mucca o di capra o di mammuth. Però, se vuoi bene ai kaiju di tutto il mondo, non comprerai mai quella del banco frigo, industriale e finta, ma quella fresca.

Metti a bollire l’acqua del riso e poi fallo bollire.
Quando è quasi pronto, versa 20 grammi d’olio in una padella, falla scaldare ed attendi il riso: fai saltare il riso lì dentro per un minuto, per farlo insaporire.

Allontana la padella dalla fiamma (che puoi pure spegnere, non ci serve più) per pochi secondi, per fare abbassare leggermente la temperatura.
Ora caccia dentro la ricotta a pezzotti e con l’aiuto di una forchetta mescolala bene al riso, facendola sciogliere pian piano.

Inizia con 150 grammi di ricotta, poi valuta tu quando fermarti.
(270! 270!)

Nelle scodelle cospargi di pepe, se ti va, e decora con del basilico.
Ecco qui cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...