Vellutata di ceci ( + tra digiuno intermittente ed il male di vivere)

Obesi, siamo stati obesi.
Dimagriti, siamo dimagriti.
Sportivi lo siamo diventati.
E pure un po’ fisicati, in fin dei conti.
Abbiamo avuto la fase dei macronutrienti, dove straparlavamo di proteine e grassi?
L’abbiamo superata?

Bene, abbiamo fatto tutto.
Non ci resta che quello che gli stronzi chiamano Digiuno intermittente. 

Se non proviamo tutte le boiate di moda non siam contenti.

A me già la dicitura fa venire un po’ l’orticaria. Non è forse un digiuno intermittente già solo l’attesa dalla colazione al pranzo? O dal pranzo alla cena? E allora TUTTI lo pratichiamo, solo con pause più brevi.
Capitan Ovvio a parte, dopo anni di cibo ingurgitato alla cazzo ho deciso di eliminare la cena che, oggettivamente, non mi serve. Non perché – come qualche credulone ancora ripete – la notte non consumiamo. Ma perché NON HO FAME.

Nono, giuro.

La gente si ammazza di fatica perché deve resistere allo stomaco famelico ed io mi costringo a mangiare solo perché è ora? Anche no. Quindi sto cambiando orari ed abitudini giornaliere.
Mini colazione durante la palestra, qualcosa da mangiare subito dopo che mi allontani la voglia di cibo e poi a CUCINARE.
Addio a tutto quel junk food di merda che compravo ormai più per collezionismo ideale che per vero desiderio. Non mi godevo il cibo da troppo tempo. Troppe calorie e zero gioia. Allora meglio saltare i pasti.

No, non sono impazzita.

Poi c’è dell’altro. Penso a quanto la mia vita sia diventata un insieme di gesti vuoti, privi di spessore. Se sono così ossessionata dal cibo e dalla palestra è perché – grazie a Pazuzu – non ho un cazzo di serio a cui pensare.
Tuttavia l’essere paralizzata nella mia routine alimentare e sportiva si sta cronicizzando. A volte mi accorgo di vivere in un loop di desideri ed insofferenze e idiosincrasie e gioie del tutto decontestualizzate. La realtà non esiste. O, meglio, la realtà è solo una serie di addominali, una barretta al cioccolato, il sudore, la doccia, l’ellittica, il consumo calorico, ingerire cibo, dormire.

Finché poi non sarò più.

Tutte seghe mentali che chiunque abbia il lusso di pensare nell’ozio completo è costretto ad infliggersi. La futilità dell’esistenza non è un concetto originale e solo la formica inserita in un formicaio (altrettanto vuoto) non elabora certi concetti. Perché troppo stanca, perché occupata a procacciarsi il cibo, a ritagliarsi 5 minuti di rilassamento giornalieri. Chi invece ha una vita di rilassamento, chi ha il lusso di domandarsi in maniera costante cosa sta facendo di sé, allora affronta il nulla in ogni ora del giorno.
In quel nulla io ci annego, ormai, da un decennio. In una certa misura spero di annegarci per sempre, perché è una situazione privilegiata, comoda, augurabile.
Però che pena, il non saper che fare dell’esistenza.

Va beh, andiamo a cucinare la vellutata di ceci che è meglio.

Maddai, giuro che la pianto di parlare.

Abbiamo preparato un sacco di creme di verdure, ma vellutate vere e proprie ben poche: non metto mai la patata da nessuna parte e la consistenza quindi non è mai – appunto – vellutata. Questa volta è stato diverso ed è stato diverso perché nasce come piatto svuotadispensa infatti ECCEZIONALMENTE non ho usato i ceci secchi, ma quelli in scatola. 
Risultato? Ottimo. Sinceramente non credo che con quelli secchi sarebbe venuto meglio. Quindi non ti vergognare, apri lo scatolame e partiamo.

Go, go, go!

Oggi grande gara di velocità: GO!

Per preparare una vellutata di ceci, per due persone, hai bisogno di:

  • 480 grammi di ceci in scatola. Va da sé che il numero è così strano perché avevo due barattoli da 240. Comunque, intorno al mezzo chilo. Se proprio ci tieni a farne una versione coi ceci secchi, 200 grammi è sufficiente;
  • 100 grammi di carote;
  • 260 grammi di patate da mettere nella vellutata;
  • 150 grammi di patate da lessare a parte;
  • 10 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • rosmarino secco;
  • paprika piccante;
  • sale.

Inizia mettendo dell’acqua a bollire.

Ora occupiamoci di tutti i componenti.
Apri le scatole di ceci e scola il liquido immondo.
Pela la carota e tagliala a pezzi.
Pela le patate: 150 grammi lasciale intere, perché le lessiamo. Le altre riducile a dadini. 

Le patate da lessare puoi metterle nell’acqua che sta per bollire. Ogni tanto controllale, ma tanto non saranno pronte prima della vellutata.

Versa 10 grammi d’olio in una pentola e metti dentro uno spicchio d’aglio intero, ma scamiciato.
Fai soffriggere per circa 3 minuti. Inclina bene la pentola, facendo convergere l’olio tutto in un punto: lo aromatizziamo e basta, l’aglio poi lo leviamo.

Quindi togli l’aglio ed aggiungi carote e patate tagliate a dadini.

E poi i ceci.

Ora ricopri con l’acqua, senza esagerare col liquido: facciamo sempre in tempo ad aggiungerne. Per fare evaporare il liquido in eccesso, invece, ci vuole tempo e grande rottura di coglioni.
Tieniti in pratica sullo stesso livello del volume delle verdure: devono essere giusto coperte e basta. 

Metti sale, rosmarino secco e paprika.

Chiudi e riporta a bollore.
Appena arrivano le bolle fai cuocere senza coperchio. Se occorre aggiungi altro liquido, durante la cottura.

Appena le patate saranno abbastanza morbide da essere trapassate con una forchetta (e ci vorranno circa 20 minuti, a volte di più), trita tutto col mixer ad immersione.
Assaggia, valuta se aggiungere sale, paprika e rosmarino e ricaccia sul fuoco. Fiamma bassa, fai sobbollire.

Valuta la consistenza: è troppo liquida? Fai sobbollire finché ti piace.
È giusta? Dagli un minuto giusto per amalgamare i nuovi condimenti e spegni.

È anche il momento di tirare fuori le patate che stanno lessandosi. Se non fossero ancora pronte, chiudi la vellutata col coperchio, spegni la fiamma e riaccendila prima di servire, in modo che la vellutata torni di nuovo a temperatura ustionante (altrimenti che piatto invernale sarebbe?).

Prepara le porzioni e su ogni piatto cospargi con rosmarino e le patate che hai lessato: ridotte a pezzetti con le mani, senza sbatterti.

Ti faccio vedere la consistenza papposa che ho preparato io, per farti capire come dovrebbe essere alla fine:

Ciao e buon appetito!

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