Spaghetti Kebab

Io non faccio niente. Io guardo la vita passare.

#horror from Classichorrorblog

Sì, parte il post allegro.

No, non sono tra quelli che si lamentano per poi non combinare un cazzo. Non odio la mia vita, il mio lavoro, la mia famiglia, il mio asino da giardino. Questo perché non ce l’ho un lavoro, una famiglia e manco un asino da giardino. L’ho già scritto più volte: sono stata molto brava a capire cosa NON volessi e ne sono stata alla larga. Non ho gabbie, se non quelle che mi costruisco da sola.
Ma comunque tutti facciamo le stesse esperienze e l’intera società umana è basata su una ricerca, che possiamo chiamare in tanti modi: famiglia, l’Altro, la felicità, benessere collettivo. Inventati pure un nome, tuttavia il concetto è lo stesso per tutti: cerchiamo qualcuno con cui condividere esperienze. C’è chi si sposa, chi convive, chi crede nell’amicizia. Quel che conta è che la nostra vita gira intorno a persone a cui noi diamo un ruolo e a cui spesso doniamo lo scettro della felicità.

#smurfs from Tales from Weirdland

E quando dico tutti, intendo TUTTI. Anche i Puffi.

Oggi ho quasi 40 anni. Ho avuto diverse convivenze, alcuni rapporti di amicizia validi, molti rapporti di merda. Ma oggi sono stanca. Oggi so che, per quanto sia bella come idea questa del cercare persone affini a te, è un po’ poco. È un po’ poco pensare che la felicità possa arrivare SOLO da  un’altra persona. È un po’ poco pensare che questo vivere sia tutto relegato qui, che non ci sia altro.
E pure quella questione trita e ritrita del trovare non la persona giusta, bensì la persona sbagliata ha rotto il cazzo. La persona sbagliata che ti fa piangere e ti fa ridere, che ti ammazza e ti consola, che ti ama e ti distrugge. La persona che rende le giornate turbolenti, emozionanti, struggenti.

#hellblade senua's sacrifice from Something's waiting in the bushes of love.

Distruggiamo questi cliché mentali.

Pure questa storia, vista da qui, da questo momento in cui sono seduta, è POCO. Polvere. Che poi diventa palta.
Mi rifiuto di pensare che l’unica cosa che c’è nella vita sia questo. Mi rifiuto di pensare che la felicità e la realizzazione di sé siano solo lì. O nel lavoro. O nel fare un figlio, spesso a caso, nella speranza di trovare risposte.
Non ho risposte, ho sempre più domande. E queste domande cominciano ad assomigliare a dei mantra vuoti. Sono le stesse di 20 anni fa. Le stesse.

Stamattina ho letto questa poesia di Mario Quintana. Te la trascrivo. Almeno sposta leggermente il punto. Dagli altri a me, dall’esterno all’Io. Non all’ego, non all’egoismo, bensì alla costruzione dell’individuo.
Non credo sia una risposta. Forse è solo un’altra domanda, posta un po’ meglio del solito.

#dwedit from toss a coin to your bitcher

Lo so che ti piacciono le poesie.

Quando poniamo molta fiducia o aspettative in una persona, il rischio di delusione è grande.

Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative, così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.

Dobbiamo bastare. Dobbiamo bastare a noi stessi sempre. E quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere consapevoli che stiamo insieme perché ci piace, lo vogliamo e stiamo bene, giammai perché abbiamo bisogno di qualcuno.

Una persona non ha bisogno dell’altra, esse si completano. Non per essere due metà, ma per essere un intero, disposte a condividere obiettivi comuni, gioia e vita.

Nel corso del tempo ti rendi conto che per essere felice con un’altra persona è necessario in primo luogo che tu non abbia bisogno di questa persona.
Comprendi anche che la persona che ami (o pensi di amare) e che non vuole condividere niente con te, sicuramente non è l’uomo o la donna della tua vita.

Impari a volerti bene, a prenderti cura di te stesso e principalmente a voler bene a chi ti vuole bene.

Il segreto non è prendersi cura delle farfalle ma prendersi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te

Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te“.

#horror from HORRORFIXXX

Eddai, non era noiosa!

Impari a volerti bene, a prenderti cura di te stesso e principalmente a voler bene a chi ti vuole bene.

Questa frase qui, in particolare, magari scriviamocela da qualche parte.

E fai altro, mi dirai. Inventati qualcosa.
Fai un viaggio. Crea. Scrivi.
Ma io non ho desideri. Io sto qui, guardo la pagina bianca e non ho niente da dire e lo dico lo stesso.
L’unica voglia che ho – ed è una voglia a volte irrefrenabile ed a volte inesistente – è quella di partire con uno zaino con dentro solo un paio di mutande e la corda per saltare ed andare in giro per a conoscere gente. Ma non conoscere CONOSCERE. Solo incontrarla, questa gente, per 5 ore e via. Perché sono ormai certa che il meglio lo diamo quando non ci conosciamo. Perché dopo un po’ siamo tutti uguali, tutti non interessanti, tutti pesanti, tutti che BOH.

#mine from allons-y!

Dico che un pasto solo, insieme, basta e avanza.

Se invece uno potesse collezionare una galleria di facce, di prime impressioni, di primi pranzi, di primi imbarazzi… non sarebbe meglio? Ci conosciamo, ci mangiamo una cacio e pepe, ce ne andiamo, non ci rivedremo più. Avrò uno stupendo ricordo di quel giorno o anche no, magari un ricordo di merda, ma sarà un ricordo indelebile. Non sarà macchiato di anni e anni di introspezione dove siamo TUTTI uguali.

#mine from allons-y!

ma se no ho detto di No.

Io mi annoio tanto.
Sempre di più. Sempre di più perché la mia soglia di sorpresa si è alzata al punto da rendere impossibile lo stupore. Non riesco a vedere film, a leggere fumetti, a videogiocare. I miei hobby si sono assottigliati, proprio perché sono 40 anni che vivo facendo quella roba. Ora quella roba mi ha rotto il cazzo. Così rimane molto più tempo per scandagliare il vuoto dell’esistenza.

Sì, grazie, lo so che della vita non ho capito un cazzo.

Tutti ce l’abbiamo, questo vuoto.
Ci sono persone che non se ne accorgono o persone che non sanno manco elaborarlo e quindi reagiscono a cazzo.
Io ora ho l’età in cui mia madre si creava universi paralleli con storie d’amore inventate sul web. Mi ricordo, avevo 15 anni, forse meno, e lei viveva una vita attraverso lo schermo. Perché il suo quotidiano era quella che abbiamo tutti e per essere felice aveva trovato quella strada lì. C’è chi scopa in giro. Chi si compra la moto. Chi va in India. Ognuno agisce e reagisce a (o intorno a) quel vuoto come meglio crede, come può e con la complessità che si trova.
Però è poco. Io non voglio pensare che la mia vita sia come quella di mia madre, non voglio assegnare lo scettro di felicità ad un altro e vivere di emozioni dettate dall’esterno. Io SO che tutto quello che vivo emotivamente è creato ad arte da me, per combattere la noia. Solo che a me ormai annoia pure questa battaglia con la noia.
Io non ho un quotidiano.

Cito il migliore.

Devo trovare un percorso alternativo per dare un senso effimero ai miei giorni. Effimero, che tanto si crepa uguale, sia che il tuo massimo sia distruggere il vuoto comprandoti la Ferrari sia che tu riesca a sudare sangue scrivendo il capolavoro del secolo.

Mi piacerebbe incontrare gente e scriverne.
Forse anche scrivere un libro di ricette e racconti di prime impressioni o di sensazioni o di piccoli viaggi.
Pillole di istanti.

E mentre lo scrivo, già mi sembra un’idea del cazzo.

L’ha detto meglio di me.

Mi domando cosa sia una relazione. Cosa sia un dialogo. Che senso ha parlare. Eppure parlo – o, meglio, scrivo – incessantemente.
Mi domando cosa sia uno scambio. Cosa voglia dire conoscersi. Cosa sia una relazione significativa. Cosa sia una relazione. Che bisogna fare.
SE bisogna fare. Mi sento inadatta, sento di non aver capito mai.
Riguardo i miei rapporti umani passati (tutti) e so che non erano una risposta né una domanda.
Oggi valorizzo i silenzi. Ma non si può conoscere altri nel silenzio. Almeno, non credo.
Sento la spinta verso l’esterno, senza sapere cosa stia cercando. Quindi come si fa? Con le esigenze di ora, poi, perché dieci anni fa del silenzio non avrei saputo che farmene.
Faccio domande del cazzo per creare ponti.
Rispondo a domande del cazzo per creare ponti.
Il suono delle nostre voci mi fa venire l’emicrania.

#retrocomputing from CONTAC

Scrivo, scrivo, scrivo… ma di cosa?

Mi domando pure a che servono le relazioni e perché qualcosa, poi, deve per forza servire.
Mi dirai che ho una crisi di mezza età. Sarà.

Concludiamo con una massima a caso e vaffanculo, andiamo a mangiare.

A volte la vita non ti da quello che vuoi non perché non te lo meriti, ma forse perché meriti di più.

Ed ora parliamo di Spaghetti Kebab.

#dwedit from toss a coin to your bitcher

Così ti voglio, entusiasta!

Ho visto questa figata sul profilo TikTok di ChefMassimilianoLava e tipo 4 ore dopo era già nella mia pancia. Ne faremo una versione col ketchup fatto in casa, prima o poi, ma nell’attesa usiamo il concentrato di pomodoro. Libero di sostituirlo con la passata di pomodoro, ma il concentrato è la mia droga di questa rutilante estate 2020. Non mi giudicare.

Go, go, go! 

#my gif from CityStompers

Andiamo!

Per preparare 2 Spaghetti Kebab hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 140 grammi di concentrato di pomodoro;
  • 20 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • origano;
  • tabasco;
  • qualche acciuga (tipo 4).

Metti l’acqua della pasta a bollire.

In una padella versa 20 grammi d’olio e metti 4 acciughe ed uno spicchio d’aglio schiacciato con lo spremi aglio.

Accendi una fiamma bassa e fai sciogliere le acciughe.
Aggiungi poi il concentrato.

Versa POCA acqua. E quando dico poca, intendo poca. L’occorrente per diluire il concentrato.

A questo punto aggiungi l’origano, spegni ed attendi la pasta. Riaccendi ovviamente la fiamma quando arriva la pasta, la padella dovrà essere già calda.

Fai bollire gli spaghetti per metà del tempo indicato sulla confezione. Poi scolali senza buttare la loro acqua e cacciali in padella.

Pinza in una mano e acqua di cottura dall’altra, concludi la preparazione della pasta. Ma vacci piano col liquido, perché alla fine gli spaghetti dovranno essere tanto rossi quanto asciutti (e non dovranno essere scotti). Quindi fiamma alta, aggiungi pochissima acqua per volta.

Il risultato dovrà essere questo:

Ora decidi cosa fare con la tua tortilla, se la vuoi scaldata o no.
Io non la scaldo.

Metti la tua spaghettata nella tortilla.

Aggiungi origano, un po ‘ di tabasco e chiudi.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Un’altra, mangiucchiata:

Ciao e buon appetito!

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