Riso con piselli e uova

Essere accettati per quello che siamo.
Negli ultimi tempi a volte mi suona come una scusa buona per chi non vuole evolvere mai, manco per sbaglio.
#Donald Duck from 25¢

Sì, è uno di quei post lì, rassegnati.

Ogni giorno cerco di costruire il mio corpo. Sogno Angela Bassett, mi guardo allo specchio e sono ancora un budino, ma l’obiettivo è davanti a me. Cerco di mangiare bene, poi cado in preda alle salsicce oppure mi capitano i gelati, le fritture, la sugna arrosto. Però il giorno dopo ci si riprova. Il giorno dopo si trasformano le calorie in eccesso in 246 flessioni e si prosegue. Inciampando, dal 2015 ad oggi, mi sto costruendo quel corpo lì, coi muscoli e gli addominali, buon pesce e tanta forza. 
Con la stessa metodicità cerco di costruire la mia mente. Leggo, scrivo, penso.
Mi alleno e penso.
Mi alleno a pensare.
Così la mia mente evolve, costruendo pensieri sempre più complessi.

Bene. Forse è tempo di costruire pure le relazioni con gli altri. Chiaro è il mio stato mentale, se si contano i forse, i probabile, i credo.

Questi altri sono tutti, al momento.  Ci provo, combattendo il mio naturale mutismo e scazzo.
Sì,  nella vita reale sono quasi muta.
Sì, lo so che sembra strano.

Va tutto bene finché non me ne frega qualcosa. Quando scatta l’interesse, ecco le mie solite paranoie.
#Adventure Time from I Did A Little Research... You're A Whore

Eh, lo so, ma è più forte di me.

Sto cercando di aggiustare la rotta.
Non puoi DECIDERE di essere diverso ed esserlo: li ho visti i loop di comportamento, li conosco molto bene. Per cambiare ci vuole tempo e attenzione e misura e la misura è qualcosa che mi manca.
Aggiungiamo poi che svilirsi è un attimo. Perché un conto è osservare ciò che non va e modificarlo, un conto è tradire chi si è per compiacere un altro. Convincersi che ci sia qualcosa che non va in noi, quando – e forse è più difficile accettare questo – semplicemente all’altro non piacciamo e basta.

Ed è inutile incazzarsi, tanto vale urlare alle nuvole.

I rapporti a due sono rapporti a due: i compromessi e le comprensioni devono scorrere in maniera vicendevole.
Se ci si annulla per diventare ciò che l’altro si aspetta, non si sta cambiando. Si sta solo creando un rapporto di dipendenza, l’ennesimo.
Quindi piano.
Scarpe rotte ai piedi, bussola, bastone da passeggio. Un passo per volta e vediamo dove vogliamo dirigerci, che neppure la direzione è certa. 
Mi domando spesso cosa voglia dire trovare un proprio equilibrio e riuscire a bastarsi nella solitudine. Idealmente bisognerebbe essere innamorati di noi stessi, in un modo sano. Sano, eh, nessun egoismo estremizzato che si trasforma in cattiveria verso l’altro: quella è una strana forma di onnipotenza più che innamoramento.
Una volta che ci si autoinduce uno stato di felicità, in teoria, ci si può relazionare con l’altro.
Noi colleghiamo la relazione con l’altro con la felicità stessa. Non siamo felici se non c’è qualcuno che ci rende felici e spesso questo porta una buona dose di miserabilità.

Non ci avevi pensato, eh? Immagino come ti stia illuminando.

Questo meccanismo (l’ho già scritto qualche tempo fa) ci porta ad innamorarci della persona sbagliata, perché è la persona sbagliata che scatena reazioni non controllabili. Ora ci accoltella ed ora ci cura le ferite e noi non sappiamo se ridere o piangere. Io spesso rido e piango insieme, ma sospetto sia colpa degli ormoni.
La persona giusta non farebbe niente di tutto questo: direbbe la parola giusta al momento giusto, sarebbe perfetta sotto ogni aspetto. Niente sofferenza, mai, perché essendo perfetta non conoscerebbe l’errore e si vivrebbe in una beatitudine di sincronia.
Ma noi non sappiamo che farcene della perfezione dato che associamo la relazione con l’altro allo squilibrio. A noi ci piace questo squilibrio, galleggiamo in un mare di masochismo emotivo, siamo infelici e più siamo infelici e più siamo a nostro agio.

Inutile che dici di no, lo sai pure tu che è così.

Non aiuta un po’ tutto il nostro contesto sociale.
Mio padre elencava i sacrifici che faceva per crescermi e mi ripeteva allo sfinimento che da grande sarebbe toccato fare a me lo stesso. Avrei dovuto lavorare, dovuto avere un marito, dovuto avere dei figli. DOVERE, DOVERE, DOVERE.
Io mi sentivo in gabbia. Avevo 13 anni ed odiavo il futuro. L’ho rigettato, ora come allora. A volte penso che la mia vita sia un atto dimostrativo: Guarda papà, non ho fatto un cazzo di quello che volevi tu, vaffanculo.
Ma no, i vaffanculo suonerebbero come una rinuncia a qualcosa,
Ho fatto bene a non incastrarmi in quelle robe, sono contenta di esserci riuscita.
Però mi rendo conto che le alternative non sono tantissime e che comunque i miei rapporti personali sono fermi all’adolescenza.
La questione è che non ci insegnano ad amare, che scritta così sembra una roba retorica e stucchevole ed ho già cancellato la frase 67 volte ma ora basta, ora la lascio e non me ne importa un cazzo.
Non me li hanno dati gli strumenti per capire come rispettare la persona che penso di amare. Non me li hanno dati gli strumenti per capire come avere rispetto per me. Mi hanno dato squadra, righello, penne, fogli A4, persino la palla medica. Ma questi strumenti qui, no.
#studioghibliedit from 𝖈𝖑𝖔𝖚𝖉𝖇𝖚𝖘𝖙𝖎𝖓𝖌1985

Vabbè, adesso non esagerare.

Non è una scusa.
Ho tanto tempo per imparare ad essere ME e sono fortunata, perché in questo momento posso permettermi di sperimentare.
Sono convinta che molti abbiano avuto la mia stessa crisi di coscienza, a quasi 40 anni, senza aver possibilità di cambiare una virgola. A causa del lavoro, della famiglia, di costrizioni che si trasformano in depressioni.
Io non sento che la vita sia finita o che ormai è andata così. Anzi. Penso che la vita è maledettamente lunga ed in questo momento ho la possibilità di dimostrarmi di non essere idiota.
Nelle ultime settimane sto sbattendo la faccia contro l’indifferenza ed il distacco di una persona a cui tengo.
È difficile rapportarsi con un muro di silenzio.
Rifletto.
Analizzo.
A volte gli scrivo e poi cancello. A volte registro un audio e poi lo butto.
#.hack from meow10000

E comunque questa è l’unica cosa che vorrei scrivere, anche quando non lo faccio.

Cerco di tenere solo ciò che è essenziale. Se mi sento troppo su di giri o troppo abbattuta, evito ogni contatto.
Gli altri non sono la discarica in cui posso gettare le mie insicurezze.
Gli altri esistono.
Però esisto anche io.
Non so come si coniughino le cose, ma ci sarà pur un modo.
Di solito il modo è confrontarsi, spiegarsi e conoscersi.
Di solito.
Come se esistesse un di solito, nelle relazioni.
Spazio dal silenzio, allo scazzo, all’interesse, alla rassegnazione.
Spazio, ma poi sbatto la testa sempre sugli stessi spigoli.
Bah, ho riempito la pagina di parole ma non ho scritto niente, parliamo di riso, uova e piselli.
#adam driver from Adam Driver Daily

Scrivere, scrivere, scrivere e non dire un cazzo.

Ultima variazione su tema, perché esiste già la versione col wok e quella con il cous cous.
Ora riso bollito. Poi basta, eh, è l’ultima volta che ne parliamo.
Go, go, go! 

#marveledit from gorgeous, yet functional

In cucina.

Per preparare del riso con uova e piselli, per due persone, hai bisogno di:
  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi;
  • 350 grammi di piselli. Se compri quelli freschi, acquistane il doppio;
  • una cipolla bianca;
  • 2 uova;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • sale, pepe;
  • qualche foglia di menta;
  • 25 grammi di burro.

Se hai comprato i piselli freschi, ti tocca sbaccellare.
Se hai preso quelli surgelati, il modo più veloce per prepararli è il microonde. Metti i piselli in un contenitore, aggiungi un dito d’acqua, chiudi col coperchio e vai nel microonde per i minuti indicati sulla confezione, aprendo ogni tanto per mescolare i piselli.

Metti anche l’acqua del riso a bollire.

Trita la cipolla.
In padella metti 25 grammi di burro e la cipolla. Fai andare a fiamma bassa finché la cipolla sarà ammorbidita.
Attenta a non bruciare il burro e mescola spesso.
Appena l’acqua del riso è pronta, fallo lessare che non ci vuole niente a preparare il condimento.
Appena la cipolla è pronta puoi aggiungere i piselli.
Sono già pronti, quindi dobbiamo solo farli insaporire. Aggiungi sale e pepe.
Dopo qualche minuto puoi cacciare dentro pure le uova.
Alza leggermente la fiamma e comincia a strapazzare le uova col cucchiaio. Dovranno cuocersi bene e ci vorranno pochi minuti.
A questo punto spegni ed aspetta il riso.
Mescolalo al condimento (a fiamma spenta o accesa, non fa differenza) e prepara i piatti.

Cospargi con parmigiano ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

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