Calamarata con pesce spada e melanzane fritte

È successo: ho letto un libro.

Non immaginavo tanto entusiasmo!

Senza impegno, senza peso, tra un cucinamento e l’altro.
Per me è un traguardo importante, perché non ci riuscivo da anni e voglio sperare che sia il primo di una (nuova) lunga serie. Ho comprato Saramago, ho comprato Mercadini, ho comprato Erri De Luca. Vedremo.

Mi sembra giusto aver ricominciato da Fabio Volo, da Un posto nel mondo.
Tante cose mi uniscono a lui: Silvano Agosti, il riprendersi il tempo, il ricordarsi che si muore, il ricercare la leggerezza e la tenerezza. Il tentare di essere migliori.

Non ho mai avuto il desiderio di conoscere le persone famose: non seguo niente e nessuno, non me ne frega un cazzo del gossip e se non ho qualcosa da dire per davvero, non sento il bisogno di instaurare contatti con quelli di cui stimo il lavoro (dai musicisti agli youTuber).

Anche se.

Con Fabio Volo è diverso. Ammetto che vorrei tantissimo parlargli, foss’anche per un’ora, per chiedergli se ce la fa per davvero. Perché si sente quella che non so come chiamare dietro alla gioia. In ogni sua parola c’è quella roba lì, si sente, si palpa, sta là, in fondo.
E non mi riferisco a questo romanzo in particolare: quella roba lì c’è proprio dietro ad OGNI sua parola. Pure nelle sue interviste più frivole.

Il Volo del Mattino è un capolavoro di essenza.
A volte si ride.
A volte si piange.
A volte si ride e si piange insieme.

#horroredit from movie gifs

Una certa psicopatia, insomma.

Però, dietro al personaggio, dietro alla scrittura, dietro alla costruzione artistica, c’è una persona. Una persona che non riesco ad inquadrare. Vorrei tantissimo sapere se quella persona c’è riuscita ad essere come vorrebbe (o se ci riesce sempre, se non altro, giorno per giorno, ad essere come vorrebbe). Perché quella persona ha una vita normale, oggi più che mai. Si è sposato, ha avuto dei figli. Colpisce.
D’altra parte pure io convivo. Da sempre, tipo. Eppure ho in me gli stessi identici ragionamenti,  le stesse reazioni di fronte a ipotetiche catene o lacci o comunque impedimenti.

Penso alle gabbie, al cercare di districarsi nelle relazioni umane, al costruire spazi e libertà. Ci riesci, Fabio? O come me sbatti sugli spigoli ogni giorno e c’hai la testa piena di bernoccoli? E come si fa?

#trekedit from HIATUS FOREVER

Mi consola sapere che pure i Vulcaniani hanno problemi simili ai miei.


Mi piacerebbe da morire porgli domande personali per davvero, dopo tutti questi anni in cui l’ho seguito in silenzio.
C’era un tempo in cui avevo registrato un mix di gioia (ed uno di tristezza) estrapolando dal Volo del mattino tutto quello che per me era stato importante, in anni di ascolto. Una cassettina, come si faceva negli anni ’90, un mixtape, come dicono in Italia negli anni 2000.
Chissà dov’è quella cassettina.
Persa in un trasloco.
Chissà se qualcuno l’ha ascoltata, oltre me, e se ci ha trovato qualcosa.

Questo suo romanzo è del 2006. Un’esistenza.
Nel frattempo la sua vita è cambiata di brutto. Sarei curiosa di sapere cosa è riuscito a mantenere di quei propositi. Se è davvero possibile coniugare libertà ed esseri umani.
Se è possibile, come ci è riuscito. Quali sono stati i passaggi,  come ha riconosciuto le fregature senza inciamparci, come è riuscito a incastrare i pezzetti, come si costruisce questo cazzo di lego enorme. Perché io di propositi, idee e sensazioni ne ho tante e sono le sue, le stesse, identiche.

#animatrix from twitch.tv/hp__

Sarebbe bello sentirselo dire, per una volta.


Il libro è carino. L’evoluzione dei personaggi è palpabile al punto che a fine storia sembra di leggere un’altra Francesca, un altro Michele.
Certe parti mi sono sembrate un po’ stucchevoli, ma non fa niente.

Si riparte da qui, quindi.
Non leggerò mai Moby Dick, ma è tempo di accettare quello che non si può cambiare.

Andiamo a mangiare una pasta col pesce spada, va.
Go, go, go!

#tredit from we gotta be dreaming

Si comincia.

Per preparare una calamarata con pesce spada e melanzane, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di calamarata;
  • 300 grammi di pesce spada;
  • 300 grammi di melanzane;
  • 40 grammi di olive taggiasche denocciolate;
  • basilico;
  • 10 grammi d’olio;
  • 1 cipolla rossa;
  • olio di oliva per friggere le melanzane;
  • 20 grammi di cacioricotta di capra;
  • 300 grammi di pelati san marzano;
  • sale e pepe.

Partiamo dalle melanzane, che dobbiamo friggere e poi fare spurgare.

Taglia prima a fette molto spesse.

Poi tagliale a cubetti e mettile in uno scolapasta. Lo scolapasta deve essere messo sopra una ciotola, perché le melanzane potrebbero far colare acqua.

Sala ogni pezzetto di melanzana, poi appoggia sopra un peso, così l’acqua uscirà più in fretta.

Lasciale riposare per almeno un’ora. Due è anche meglio.

Dopo il riposo le melanzane avranno senz’altro gocce d’acqua sulla superficie e potrebbero avere anche rilasciato liquido che troverai nella pentola.

Tampona i pezzetti con carta assorbente.

A questo punto possiamo friggerle.
Quest’operazione non puoi ometterla: la frittura delle melanzane viene VERAMENTE DI MERDA senza togliere i liquidi. Assorbono un sacco di acqua e si ammollano. Tutto un altro cucinare con la spurgata, fidati.

Frittura ad immersione.
Ripeto l’ovvio, che a quanto pare tanto ovvio non è.
Per friggere è meglio l’olio di oliva (io uso anche l’extra vergine): punto di fumo più alto ed è pure meno dannoso.
E si frigge in TANTO olio. Metterne poco significa solo una cosa: friggere male e soprattutto fare un fritto super unto. Meno olio uso e più ne mangerai, quindi non fare il braccino corto e riempi la pentola di olio.

Accendi una fiamma media, portalo a temperatura (e per sapere se è pronto, basta che metti un pezzetto di melanzana e vedi se frigge, ci siamo.

Immergi pochi pezzi per volta, quando vedi che iniziano a friggere bene, aggiungine altri. Se butti tutto insieme nell’olio questo perde temperatura e anche così la frittura viene una merda.

Le melanzane devono essere colorate.
Mano a mano che sono pronte, prelevale con una schiumarola, un ragno o quel che ti pare e mettile su un piatto foderato di carta assorbente.
Cambia la carta assorbente più volte che puoi, fino a quando non sarà più unta.
E fallo, anche questo è importante.

Finito di friggere le melanzane il più è fatto.
Metti l’acqua della pasta a bollire.

Taglia la cipolla a rondelle grosse e spesse.

In padella metti 10 grammi d’olio, la cipolla, del basilico con tutto il gambotto e poca acqua.

Fai stufare per un po’.
La cipolla dovrò essere morbida, ma senza sparire.
Così:

Puoi calare la pasta, ci siamo quasi.

Togli il basilico, alza la fiamma e appena la padella ti sembra abbastanza calda, spappola i pelati.

Falla andare a fiamma alta, aggiungi un po’ di sale, le melanzane, il basilico spezzettato a mano e fai andare per un paio di minuti.

A fiamma spenta aggiungi le olive ed il pesce spada ed aspettiamo la pasta.

Scolala tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione e cacciala in padella (e non buttare la sua acqua, potrebbe servirci).

Non c’è bisogno di una fiamma a cannone ed il pesce spada in tre minuti sarà cotto in maniera perfetta.

Assaggia, aggiusta di sale e di pepe.
Prepara le porzioni, metti un po’ di basilico fresco e se vuoi poca cacioricotta (ci sta benissimo).

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

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