Torta rustica con piselli e gorgonzola

Nella mia testa regna sento solo frustrazione, confusione.
Perdo di vista anche le cose più semplici. Prendo decisioni, le disfo, le riformulo, le disfo di nuovo e tutto in meno di un minuto. Così in un loop continuo, ininterrotto.

Forse posso rispondere io.

Non sta succedendo niente di particolare.
Eppure percepisco che questo 2020 ha rotto qualcosa e non riesco neppure a trovare una causa vera. Potrei dare la colpa alla quarantena, all’ennesima presa per il culo del mondo che crea e disfa pandemie per avere la scusa di un controllo sociale più serrato.
Vedere la fine del mondo (fasulla) qui, in campagna, mi ha smontato il mio già poco presente desiderio di far parte del mondo. Il senso di trappola, quell’ansia generata dal non poter uscire di casa, mi sta ancora inseguendo.

Guardo i turisti ammassarsi dal salumiere, prendo il numero e attendo il mio turno. Non avevo mai visto il numero, dal salumiere. Di solito non c’è nessuno.
Invece ora, incurante del mondo malato, un’orda di imbecilli è lì, a comprar il prosciutto.

Image from Depsidase

Sì, imbecilli. Non è un mistero che non apprezzi il genere umano. Riesco a tollerare i singoli individui. Quando vedo la folla, io vedo le mandrie di mucche.

Non so se hai mai visto dei vitellini. Non appena nati, magari di qualche giorno. Mentre passi davanti al loro pascolo, le mucche non ti cagano di striscio. Se ti cagano, è solo per mostrare il loro disprezzo. Quelle mucche lì, quelle disprezzanti, se non ci fosse il recinto ti prenderebbero a incornate. In generale stan lì e guardano nel vuoto, mangiano.
I vitellini invece no. Ti osservano con interesse, ti inseguono con lo sguardo, se parli ti ascoltano. Una volta ne ho incontrato uno per strada e correva, saltava, era proprio felice.
Felice come nessuno mai, come me forse mai.

Quella gente lì, quella del prosciutto, per me è come le mucche che ruminano.
Solo più brutta. Perché la mucca è un grande animale, possente, bisogna avere riverenza. L’uomo, invece, al massimo posso prenderlo a carrellate nel culo per togliermelo dal cazzo.

Ti piacciono le mie profonde riflessioni, eh?

Non so bene perché questo 2020 mi abbia tanto segnato.
Non esco, non ho vita sociale, discoteche, aperitivi, ristoranti sono luoghi in cui non metto piede da decenni.
Non è stato questo.
È stato il non avere a disposizione la mia libertà. È vedere che la libertà sarà ancora più limitata, a breve. È stato constatare che il mondo (perché non si può più certo parlare di Stato) può manipolare numeri e morti per creare effetti. Può creare stati di disagio e montare tragedie ad arte. L’ha già fatto, in fondo. Però di solito usava le bombe.

Questa volta hanno optato per malattia, buon senso comune, ospedali ingestibili, tragedie familiari.

#the good place from Richie Tozier’s All-Dead Rock Show

C’è forse una gif più adatta di questa?

L’argomento è di quelli sensibili.
Sensibili nel senso che qui è un attimo e mi scappa il vaffanculo.

Poiché qualsiasi sia stata la tua situazione in questi mesi, la tua verità è stata costruita dagli eventi. Eventi pilotati (male) da incompetenti, truffatori, bastardi e complottisti. Perché lo so che nell’immaginario comune i complottisti sono quelli del TERRA PIATTA ANTIVACCINOOO!2!1!, ma nella realtà vera i complottisti sono quelli che creano i disastri. Quelli di Piazza Fontana, delle Torri Gemelle, di Ustica, di Carlo Giuliani e del Covid.

Già, il Covid.
Sono passati tre mesi ed io ancora non ho capito se sia successo veramente qualcosa. So solo che ho avuto paura, che nonostante sia in campagna il cervello mi è esploso lo stesso nei primi giorni. Quando sono andata al supermercato ed ho trovato tutti bardati manco stessero cercando E.T. Guanti, mascherine, panico negli occhi.

#doctor who from don't blink.

Meglio non guardare, non ricordare, non pensare.

Ma ancora non ho capito se esiste una malattia. Che numeri ci abbiano dato. Ogni volta che sento parlare un medico di cui mi fido, le frasi sono le stesse: non si capisce chi muore per cosa, i numeri non hanno senso, comunque salvo rarissimi casi è una malattia che colpisce solo anziani e che non stan già di base bene.

Poi ascolti notizie come quella sui cortisonici e se già ti giravano i coglioni, se già avevi dubbi, ad un tratto la certezza: siamo alle solite. Quelle solite là, quelle del cedimento strutturale, della caldaia esplosa, dell’estintore, del l’hai ucciso tu con il tuo sasso.
Scuse per tramare.
Scuse per ammazzare.

#star trek gif from ATOMIC CHRONOSCAPH

Scuse per creare uno stato totalitario morbido.

E qui non abbiamo manco una semplice strage di Stato, come scrivevo poco più sopra. Ormai lo Stato non esiste più e quello a cui siamo di fronte è il più selvaggio del capitalismo che massacra, distrugge e lo fa pure per il nostro bene.

Tante le domande che dovremmo porre. Come mai i nostri ospedali non erano pronti ad uno stato di emergenza?  Eppure mi risulta che le tasse siano sempre state pagate, in questi decenni. Che avete fatto dei soldi? Chi è il responsabile? Chi deve pagare?
No, perché qualcuno deve pagare, non è che certe cose vengano giù dal cielo come maledizioni divine.

Come vi siete permessi di fare sparire persone per poi restituirle da morte? Dove siamo, nel Cile? Come vi siete permessi di farci chiudere in casa per mesi, senza vere spiegazioni, senza veri dati?
Come vi siete permessi a riaprire tutto così possiamo andare al mare, senza vere spiegazioni, senza veri dati?

Poi vedo la mandria di mucche che fa la fila per il prosciutto. E in fin dei conti penso che fan bene a trattarci come ci trattano.

#filmedit from different day, same old 🦄

Che poi a me di solito devono COSTRINGERE ad uscire, quindi…

Che poi il dubbio che tutta questa riapertura sia un sistema per creare un nuovo lockdown io ce l’ho da un bel pezzo. Creiamo un bel disastro, magari in sud italia, dove già normalmente gli ospedali fan più cagare che nel resto d’Italia. Creiamo il panico, di nuovo.
Facciamo fallire tutto: imprese medio piccole e soprattutto lo Stato. Pialliamo, pialliamo tutto.
Una grande partita al Risiko, in cui i potenti si accaparrano tutto a discapito di noi poracci.

E dopo?
Dopo c’è la ricrescita. Ricrescita con una bella spruzzata di schiavitù, una di quelle spruzzate che sembrano strisciate di merda, come nei piatti dei grandi chef.

Perché lo sappiamo: una volta che un diritto viene tolto, difficilmente verrà riconsegnato. E noi ci siamo già abituati a stare a casa, a scriverci #andràtuttobene e a farci grandi pat-pat virtuali, perché noi siamo forti e #celafaremo. Celafaremo a fare che ancora non l’ha spiegato nessuno, ma celafaremo, è quel che conta.

Dovremmo essere incazzati, dovremmo ESIGERE.

#dwedit from mad man with a box

Dovremmo essere così.

Risposte e dati oggettivi.

Volevo parlare di me.
Ho parlato del COVID. Mi verrebbe da cancellare tutto, ma ormai l’ho scritto e te lo becchi.
Di me parlerò un’altra volta, tanto la vita è lunga (fin troppo).

Andiamo di torta rustica coi piselli, va.

Go, go, go!

E andiamo.

Per preparare una torta rustica con piselli e gorgonzola, per uno stampo da circa 20 cm, hai bisogno di parecchie cose.

Per la base:

  • 180 grammi di farina 00;
  • 90 grammi di burro ammorbidito;
  • 2 tuorli;
  • 20 grammi d’acqua fredda;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 5 grammi di sale.

Per il ripieno:

  • 350 grammi di piselli;
  • 100 grammi di gorgonzola;
  • un porro gigante;
  • 2 uova;
  • 120 grammi di latte intero;
  • 10 grammi di olio.

Premessa: è da mangiarsi fredda, quindi preparala molte ore prima. Calda non sa di niente. Ti ho avvisato.

Della crostata salata ne abbiamo già parlato cento miliardi di volte, quindi non mi ripeterò.

Il tutorial della torta salata lo trovi già qui.
Non ho intenzione di ripeterlo da capo.

Facciamo finta che l’hai già preparato.

Trita il porro, più parte verde che parte bianca.
Se hai comprato i piselli freschi (e lo spero per te) sbacellali.
Se come me sei fuori tempo massimo e ti toccano quelli surgelati, il mio consiglio è di prepararli al microonde.
Li metti in un contenitore di cui possiedi il coperchio, infili un dito d’acqua (non devono essere coperti, ne basta poca) e li metti nel microonde a massima potenza. Ogni tre minuti apri, mescoli col cucchiaio (attento al vapore, brucia) e prosegui finché sono cotti.
Di solito il procedimento è segnato pure sulla confezione.

Taglia il gorgonzola a pezzetti.

In una ciotola metti 2 uova, i 120 ml di latte intero, poco sale e sbatti brevemente, giusto il tempo di unire il tutto.

Ed ora andiamo di assemblaggio.

Versa in una padella 10 grammi d’olio e fai appassire il porro.

Quando il porro è pronto (VERAMENTE pronto, non cuocerà più) aggiungi i piselli.

Aggiungi un po’ di sale, falli andare per qualche minuto, il tempo per insaporirli un po’.

Poi spegni e lascia lì.

Hai messo la frolla nella tortiera?
Hai acceso il forno a 180 gradi?

Bene, possiamo assemblare.
Sul fondo della torta metti metà dei piselli.

Metti i 100 grammi di gorgonzola.

Ricopri coi restanti piselli e infine versa la crema di latte, cercando di distribuirla un po’ ovunque.

Ora rimbocca la frolla. Dovresti averne avanzata, sui bordi.
Se non ce li hai, fa niente.
Se ce l’hai rimbocca e poi bucherella con la forchetta.

Ora inforniamo.
180 gradi per 50 minuti (ma controlla, ogni forno è diverso).
Dopo quest’eterna attesa dovresti avere davanti a te questa cosa qui:

Goditi potere e bellezza delle tue ginocchia.
Ciao e buon appetito!

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