Un cazzo di panino al tonno

Il fatto è che lo conosco, l’internet.
So bene quanto sia psicopatico nel suo esternare l’affetto. Ti odio, poi ti amo, poi ti odio, poi ti amo di nuovo.
Critiche e complimenti manco si alternano, vengono VOMITATI sulla persona di turno, la quale deve essere sufficientemente equilibrata da non dare peso a niente.
Sei un mito. Sìsì.
Sei una merda. Sìsì.
Sei la mia idola. Sìsì.
Sei uno schifo immondo. Sìsì.

#blazing saddles from Animus Vox

#blazing saddles from Animus Vox

Ecco.

Il problema inizia a diventare tale quando l’internet e la vita reale si sovrappongono. O – per dirlo in termini più chiari – quando tu pensavi di stare avendo a che fare con una persona reale #einveceno.
Mi tocca dover tacere e non palesare i miei pensieri poiché lo so che tutto quello che ho in testa verrebbe bollato come la logica prosecuzione di un rapporto da web. Perché c’è l’altro lato della psicosi, in questo soffermarsi su ciò che accade sullo schermo: se tutto è effimero perché scritto da esseri con evidente diarrea verbale, allora anche il MIO comportamento è in fin dei conti poco importante.
Mi è concesso trattare gli altri come delle nullità, poiché tanto questi altri non hanno spessore, quasi non esistono.

#the break up from You Are All Caps, I Need You To Be Case Sensitive

Eh, lo so, nessuno lo merita, ma che vuoi farci.

Mi ritrovo a soffocare rabbia, frustrazione e tutta una serie di riflessioni fin troppo chiare, perché mi rendo conto che non verrebbero ascoltate.
E questo mi fa girare ancora di più i coglioni, poiché dopo tanti anni mi sono aperta con una persona che invece di trattarmi da individuo, mi ha trattato come un nickname senza faccia, senza volto, senza valore. Essere conscia che persino la mia rabbia verrebbe ridimensionata e bollata come ridicola (come ridicoli sono i vari Se hai un KuoreKondividi o Pena di morte per chi non crede alla Pena di Morte), mi fa venire il fegato marcio.
Non solo sento di essere stata sminuita, relegata ad essere bidimensionale e pure trattata di merda, non ho nemmeno possibilità di palesare questo mio malessere.
Insomma, scacco matto, caro L.

#horroredit from drama is life with the dull bits cut out.

Peccato per la Y.

Mi tocca scrivere sul blog, mi tocca.
Ribadire l’ovvio a me stessa, immaginando forse che un giorno queste mie parole verranno lette e – si spera – capite.

Ho pochissime relazioni, sia sul web che nella vita vera.
Erano quasi 10 anni che non mi aprivo così con qualcuno.
Questo ha scatenato tutta una serie di crisi mistiche: non ho un cazzo da dire, non so come si conosca qualcuno di nuovo, non apro la bocca per parlare, non mi piacciono le chiacchiere leggere e quindi per me o si passa subito al boss finale o ciccia, perché il tutorial te lo spippoli tu, io mi rompo il cazzo.

#gamingedit from Reality is broken. Game designers can fix it.

Tanto son tutti uguali ‘sti giochi, r1 miri, r2 spari, la levetta cammini, x raccogli gli oggetti… e che palle, dai, abbiamo una certa età, passiamo oltre.

Forse è stato troppo tutto insieme.
Forse il boss finale è comunque un po’ ostico, si poteva iniziare con qualche quest secondaria. Magari si poteva imparare a preparare se non altro le pozioni oppure innalzare un po’ l’intesa con il party con qualche dialogo standard in più.

Potevo chiedere della società nanica, delle tute dei Quarian, anche delle usanze riproduttive delle Asari. Pure se non me ne fregava un cazzo.
Forse avrei potuto.

#horroredit from drama is life with the dull bits cut out.

C’è da dire che di solito col Party si macinano i chilometri, tempo delle chiacchiere inutili c’è. Su Whatsapp è un po’ diverso.

Nei videogiochi però quando tu sbagli qualcosa, non è che il tizio sparisce dalla trama. Il tuo compagno sai che fa? Ti affronta. Ti dice che sei uno stronzo, che ti devi vergognare, ti da una manciata di opzioni di dialogo per cercare di fare pace.
Quando invece hai compiuto atti tremendi (tipo aver distrutto le Sacre Ceneri o avere pisciato sopra su una Spada di Famiglia) non c’è possibilità di redenzione, ma ti becchi gli insulti o le botte.
Ricordo che una volta sono riuscita a risolvere una roba impossibile pestandomi di brutto con un Qnari.
E ricordo anche quando Alistair se ne è andato SCHIFATO, spiegandomi del dettaglio che essere spregevole fossi diventato.
Insomma, prima di andarsene, almeno un vaffanculo.

#classic resident evil from タイムファイヤー

I videogiochi sono meglio della vita, insomma.

Qui nulla.
Alle mie richieste di un confronto chiaro e senza ritorno, sono stata rimbalzata con monosillabi di falsa cortesia, con una sequela di Quasi, forse, un giorno, chissà.
Monosillabi anche pronunciati con un certo divertimento da chi sente di avere la situazione in mano e se la scoatta. O almeno da qui è quello che ho recepito io e siccome non ho modo di chiarire, questo rimarrà il mio punto di vista.

Sfogarsi da soli non è come fronteggiare una persona. Serve a poco, serve a nulla.
Giusto a mitigare il senso di umiliazione di essersi aperta con qualcuno che pareva una persona ed invece era solo l’internet del 1996, con i suoi C6 e da dove dgt. L’internet del 1996 immagino credesse di avere a che fare con l’internet da tutorialbrutto (con scoregge e rutti annessi) e si è ritrovato davanti qualcosa di diverso, forse peggiore, ma di sicuro non un abitante di Flatlandia.
Peccato, eh. Ma anche vaffanculo, va.

Image from Super Inframan!!

Sono così incazzata che scommetto che pure Yoda sta sentendo squilibri nella Forza.

Ora panino.
Sì, tutte queste parole inutili e poi manco c’è la ricetta, ma un cazzo di panino col tonno.
Ma sarà anche un cazzo di panino col tonno, ma ad ogni morso io vedo sempre la Madonna, Pazuzu e pure GesùCristo, quindi è giunta l’ora di metterlo sul blog (e prima o poi farò pure la versione Insalata di Riso, stay tuned).

Go, go, go!

#doctor who from timeslord

E brava Marta,l’unica qui è uscire dal TARDIS a testa alta.

Per preparare un cazzo di panino al tonno hai bisogno di:

  • una tartaruga, una rosetta. Un cazzo di panino, insomma;
  • 100 grammi di tonno sottolio. Io consiglio il callipo, è davvero buono;
  • 30 grammi di maionese;
  • peperoncino fresco;
  • un uovo.

Il lavoro non è moltissimo.
Metti l’uovo in un pentolino pieno d’acqua fredda. Metti sul fuoco, coperto, e porta a bollore. Quando bolle conta 8 minuti, poi preleva l’uovo e mettilo in acqua fredda.
Così lo puoi sbucciare senza ustionarti le dita.

Nel frattempo scola bene il tonno dal suo olio e occupiamoci del pane.
Devi tagliarlo a metà, poi metterlo su una padella che hai fatto scaldare senza aggiungere altri grassi (niente olio, niente burro, niente sugna).
Attenta a non bruciare il pane: ogni tanto controlla il colore, non usare una fiamma troppo alta perché non c’è bisogno e non è detto che il pane debba cambiare colore. L’importate è che si secchi un po’, così scrocchia. 

Abbiamo fatto tutto, quindi dobbiamo solo assemblare il panino.

Sulla base del panino metti 30 grammi di olio.
Poi il tonno, salandolo un po’.
Poi il peperoncino tritato male.

Infine l’uovo, tagliato a pezzotti.
Chiudi il panino e goditi il potere delle tue ginocchia:

Ciao e buon appetito!

 

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