Lagane e ceci

Oggi pomeriggio stavo sul letto a guardare l’ennesimo approfondimento di Mazzucco con la consapevolezza (anche un po’ deprimente) del fatto che l’11 di settembre è ricordato solo da noi terrapiattisti negazionisti complottisti.

#swedit from let there be light;
Perché noi siamo l’ultima speranza.

Gli altri muti. O, meglio, in preda alla solita diarrea verbale che un minuto li porta a bestemmiare contro un politico, quello dopo contro una modella brutta e quello dopo ancora contro la mia cucina sporca.
La fame nel mondo, una strage di Stato, un incidente sul raccordo anulare o la nuova console microsoft: per la subcultura subumana tutto è sullo stesso piano, nulla conta e tutto è fondamentale.

Per un lasso di tempo brevissimo mi sono beccata insulti da quelli che si autodefinivano liberali (c’era un periodo che questa parola andava di moda e si usava a caso, un po’ come tutte le parole del momento) perché io non ho mai creduto (neppure per un nanosecondo), all’attentato alle Torri Gemelle.
Che è accaduto, è accaduto, certo. Che sia accaduto come dicono, invece, ANCHE NO.
D’altra parte non credo in tante altre cose.
All’estintore arma nucleare.
Al cedimento strutturale.
Alle caldaie che esplodono.
Agli anarchici distratti che volano giù dalle finestre.

#gif from dedmani
Vien voglia di spararsi, lo so.

Oggi è l’11 settembre, di nuovo.
11 settembre è sinonimo di strage.
Prima in Cile, poi negli Stati Uniti e poi ancora in giro per il mondo, bombardando ora qui ed ora là in nome di una democrazia da proteggere.

Per la subcultura subumana invece 11 settembre ha significato dapprincipio uno slogan vuoto come Siamo tutti Americani, poi una donna musulmana (non ricordo di preciso se fosse musulmana, ma tanto manco tu) con sotto i vestiti occidentali e poi, d’un tratto, 11 settembre è diventata l’orsa Daniza.
Tutti con un kuore, tutti a kondividere.

#userel from do you trust me?
Te la ricordi, l’Orsa Daniza?

Memoria corta, comprensione nulla.
Poiché l’11 settembre è ogni giorno. O il 12 dicembre. O il 2 agosto. O il 27 giugno.
Ogni giorno mi incazzo, ogni giorno ricordo, ogni giorno bestemmio.
Ma non per sentirmi superiore: la memoria è importante, soprattutto quella a breve termine.

È la stessa memoria che non ha portato ad avere una dittatura qui, in Italia, negli anni ’70. Perché le persone di allora sapevano – se lo RICORDAVANO – quali pezzi di merda stessero manipolando il paese. Le persone dell’epoca avevano ancora i fucili sotto il letto, qualche carrarmato nascosto nelle cascine. I partigiani non erano dei bicentenari con l’Alzheimer. Erano lì, incazzati neri.
Col cazzo che le bombe le mettono gli anarchici. Col cazzo che crediamo a ‘ste cagate.
La marcia su Roma non si fa: qui scoppia una guerra civile.

#dr. slump from Kinasin Land
Che poi secondo me quasi tutti i problemi si potrebbero risolvere così.

E mentre scrivo di questo so che probabilmente tu che leggi manco sai cos’è Piazza Fontana, quando per me è stato (ed è) uno dei miei indirizzi di posta ormai ventennali (eh sì, puoi veramente scrivermi a piazzafontana@libero.it). Sono sempre stata fissata, che vuoi farci.

Se solo noi ricordassimo che ci sono state bombe in Italia per vent’anni (tutte senza colpevoli), forse avremmo capito un po’ meglio Carlo Giuliani e il G8 maledetto. Forse ci saremmo incazzati per l’11 settembre, tremando all’idea non troppo campata in aria di persone che sono state fatte sparire per FINGERE di avere degli aerei dirottati da scagliare in posti irraggiungibili.
Forse forse forse saremmo incazzati NON per una mascherina del cazzo che non serve a niente, ma perché qui ed ora han trasformato delle case di riposo in lazzaretti lager dove la gente è stata fatta sparire, dove è stata ammassata non si sa bene per fare che.
Spiegata male, spiegata in maniera superficiale, spiegata da una a cui fumano ogni volta che indossa una mascherina, simbolo ormai di una presa per il culo EPOCALE.

#rosemary's baby from erotica1992
Sì, non è Soylent Green.

Che qui il problema non è l’esistenza o meno di un covid19, semmai tutto quello che ci gira intorno: una strage di Stato è stata compiuta, che sia stata di influenza creata in provetta o meno. Stato che non ha usato i soldi dei cittadini per avere una sanità degna di questo nome.
E non solo questo: insieme ai morti, ci ritroviamo con una nuova normalità priva di molti diritti civili.
In nome di un cazzo.
E questo post sarà presto illegale, perché negazionista.

Il mash-up definitivo

Così oggi, 11 settembre 2020, saremo in 5 in tutta Italia a ricordarsi non solo che è successo, ma COME è successo. Quelli che negavano l’attentato terroristico sono i soli a chiedere la verità su ciò che è accaduto.
Quelli che erano tanto americani e tanto orsi, invece, oggi si stanno scandalizzando perché su tiktok ho fatto vedere come pulisco la cucina, che è molto più importante.

E in quella cucina ho preparato queste Lagane e ceci, ennesima variante di una pasta che però mancava.
Più asciutta, con pasta fatta in casa, tranquilla e buona.

Go, go, go!

#sonic fan games from Sonic The Hedgeblog
In cucina!

Per preparare lagane e ceci, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di farina di semola duro + 100 grammi d’acqua per preparare la pasta;
  • 150 grammi di ceci secchi + qualche foglia di alloro per cuocerli;
  • 20 grammi d’olio;
  • un porro gigante (ne ho usati 500 grammi);
  • sale e pepe.

Partiamo dai ceci: come ormai dovresti sapere li devi mettere in ammollo il giorno prima. In una ciotola, coperti da abbondante acqua (si gonfieranno, quindi quando dico ABBONDANTE significa ABBONDANTE) e con una manciata di sale grosso.

Il giorno dopo li sciacqui bene, li metti in una pentola coperti d’acqua insieme a due foglie di alloro (così non si scoreggia). Niente sale. Accendi la fiamma, porti a bollore, poi fai sobbollire piano piano finché sono pronti.
Ci vorrà un po’, ma non so dirti quanto: i miei impiegano un’ora, ma dipende da come li vuoi cotti e dalla marca che hai acquistato.

Quando sono pronti scolali dalla loro acqua, ma NON BUTTARLA: la useremo per cuocere la pasta.

Prepariamo ora la pasta.
Farina e acqua in una ciotola (200 e 100), mescoli mescoli mescoli. Appena puoi passi sul tavolo e impasti per dieci minuti.
Si formerà una palla.
Quella palla devi dividerla in due parti, stenderla con uno spessore un po’ maggiore di quando fai le tagliatelle (se usi la macchina e ti fermi al 6, questa volta stai sul 5, per capirci).

Poi tagliamo la sfoglia in strisce larghe più o meno tre centimetri e lunghe (sempre più o meno) 15 cm. Per tagliarle puoi usare un tagliapizza o un coltello, non cambia un cazzo.

Tieni le tue lagane ben separate tra loro (sennò si attaccano) e lontane dalla cucina (sennò si attaccano uguale).

Ora possiamo cucinare.

Metti il sale nel brodo dei ceci, poi portalo a bollore.
Trita il cipollotto.
In padella versa 20 grammi d”olio, caccia tutto il porro.

Fai insaporire per due minuti, poi aggiungi una mestolata d’acqua (il brodo dei ceci, se possibile), chiudi col coperchio e fai stufare a fiamma bassa.
Ogni tanto apri, controlla ed aggiungi altro liquido se occorre.
Ci vorrà del tempo, almeno venti minuti. Dovranno essere morbidissimi.

Quando lo saranno puoi aggiungere i ceci. Aggiusta di sale, che i ceci non li abbiamo salati.
Fai insaporire mescolando, se occorre aggiungi acqua ed ora butta la pasta.

Le lagane han bisogno di pochissimo tempo: le cacci in acqua e 30 secondi dopo le togli. Quando dico 30 secondi intendo 30 secondi (sei andato a scuola, sai contare?).
Poi le butti in padella (non buttare il brodo di ceci, lo useremo ancora).

Fai saltare la pasta per un minuto, girando spesso. Se si asciuga, aggiungi la solita acqua.

Poi spegni e prepara i piatti.
Spolvera ogni porzione con del pepe ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

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