Panino con ceci e salsa all’aglio.

Un libro dell’orrore, ecco cos’è per me Stoner.

Già prenderlo in mano adesso, dopo la lettura – soppesandolo e sfogliandolo e leggiucchiando i miei appunti qui e là – basta a provocarmi i brividi. Perché in meno di 300 pagine è racchiusa l’intera vita di un essere umano e se sei onesto con te stesso ti rendi conto che in quelle pagine potrebbe racchiudersi pure la tua, di vita. Vederla lì, FINITA, mi provoca angoscia.
Stoner è un uomo senza particolari spinte emotive, passioni e forza di volontà. La sua esistenza, dal di fuori e pure dal di dentro, è dimenticabile (inutile? Anche lui se lo domanda e si domanda pure se non sia ingiusto e crudele pensare del proprio essere in quei termini) di una persona qualunque. Williams utilizza una cronaca quasi impersonale per raccontarci questa storia, la storia di uno che nasce, poi cresce, prende una strada, delle decisioni, a cui avvengono lutti, che vive nel mondo che a sua volta cambia, si evolve (e a volte si autodistrugge). Poi basta, questo susseguirsi di eventi poi non si sussegue più, il tempo a nostra disposizione finisce e ci si domanda se si poteva agire diversamente. E se avrebbe avuto senso, agire diversamente. 
Il fastidio provato di riga in riga è stato una spinta di autoanalisi che non mi ha fatto dormire per diverse notti, perché io ci vivo con in mente l’inutilità (generica, impersonale) dell’essere. Oggi siamo qui, domani no, quello che dovremmo fare è stare bene e spesso non ne siamo in grado.
Stoner ha una vita miserabile non per odi e sfighe mastodontiche, per energie negative distruttive che lo travolgono senza che possa reagire. Lui è miserabile perché tutto scorre senza che lui cerchi di afferrarlo e perché rimane vittima, senza quasi reagire, di una serie di azioni micragnose e miserrime perpetrate da altre persone con cicli vitali altrettanto dimenticabili. 

#a nightmare on elm street 2 from [sad chainsaw noises]
… ed ogni tanto mi piace mostrarlo, sì.

Quando poi accade la malattia (e non è uno spoiler, giuro, sappiamo che morirà dalla prima riga) la muta accettazione della morte – quasi come non lo riguardasse – è stata forse ancora più spaventosa. Quel senso di nuovo inizio in rapporti ormai finiti (forse mai iniziati) mi ha avvilito ancora di più. Così come mi ha atterrito il finale, che si presta senz’altro a più interpretazioni, ma che per me è stato l’epilogo meno catartico che potesse scrivere.
Consigliato a chi non ha paura di deprimersi.

Ed ora un panino.
Go, go, go!

#vaporwave from Warakami
Evviva i panini!

Per preparare un panino con ceci e salsa all’aglio hai bisogno di:

  • un panino morbidoso (croccante i ceci non li tieni all’interno, poi fai come vuoi);
  • 10 grammi di olio:
  • 30 grammi di salsa all’aglio (non la faccio io, io compro una salsa rumena);
  • 100 grammi di ceci secchi.

Partiamo dai ceci: come ormai dovresti sapere li devi mettere in ammollo il giorno prima. In una ciotola, coperti da abbondante acqua (si gonfieranno, quindi quando dico ABBONDANTE significa ABBONDANTE) e con una manciata di sale grosso.

Il giorno dopo li sciacqui bene, li metti in una pentola coperti d’acqua insieme a due foglie di alloro (così non si scoreggia). Niente sale. Accendi la fiamma, porti a bollore, poi fai sobbollire piano piano finché sono pronti.
Ci vorrà un po’, ma non so dirti quanto: i miei impiegano un’ora, ma dipende da come li vuoi cotti e dalla marca che hai acquistato.

Il più è fatto.

Taglia a metà il panino e su un lato versa l’olio.

Adagia poi i ceci, che devi aver precedentemente salato.

Infine vai di salsa all’aglio.

Chiudi e mangia, te lo sei meritato.
E guarda che bellezza:

Ciao e buon appetito!