Torta rustica con piselli e gorgonzola

Nella mia testa regna sento solo frustrazione, confusione.
Perdo di vista anche le cose più semplici. Prendo decisioni, le disfo, le riformulo, le disfo di nuovo e tutto in meno di un minuto. Così in un loop continuo, ininterrotto.

Forse posso rispondere io.

Non sta succedendo niente di particolare.
Eppure percepisco che questo 2020 ha rotto qualcosa e non riesco neppure a trovare una causa vera. Potrei dare la colpa alla quarantena, all’ennesima presa per il culo del mondo che crea e disfa pandemie per avere la scusa di un controllo sociale più serrato.
Vedere la fine del mondo (fasulla) qui, in campagna, mi ha smontato il mio già poco presente desiderio di far parte del mondo. Il senso di trappola, quell’ansia generata dal non poter uscire di casa, mi sta ancora inseguendo.

Guardo i turisti ammassarsi dal salumiere, prendo il numero e attendo il mio turno. Non avevo mai visto il numero, dal salumiere. Di solito non c’è nessuno.
Invece ora, incurante del mondo malato, un’orda di imbecilli è lì, a comprar il prosciutto.

Image from Depsidase

Sì, imbecilli. Non è un mistero che non apprezzi il genere umano. Riesco a tollerare i singoli individui. Quando vedo la folla, io vedo le mandrie di mucche.

Non so se hai mai visto dei vitellini. Non appena nati, magari di qualche giorno. Mentre passi davanti al loro pascolo, le mucche non ti cagano di striscio. Se ti cagano, è solo per mostrare il loro disprezzo. Quelle mucche lì, quelle disprezzanti, se non ci fosse il recinto ti prenderebbero a incornate. In generale stan lì e guardano nel vuoto, mangiano.
I vitellini invece no. Ti osservano con interesse, ti inseguono con lo sguardo, se parli ti ascoltano. Una volta ne ho incontrato uno per strada e correva, saltava, era proprio felice.
Felice come nessuno mai, come me forse mai.

Quella gente lì, quella del prosciutto, per me è come le mucche che ruminano.
Solo più brutta. Perché la mucca è un grande animale, possente, bisogna avere riverenza. L’uomo, invece, al massimo posso prenderlo a carrellate nel culo per togliermelo dal cazzo.

Ti piacciono le mie profonde riflessioni, eh?

Non so bene perché questo 2020 mi abbia tanto segnato.
Non esco, non ho vita sociale, discoteche, aperitivi, ristoranti sono luoghi in cui non metto piede da decenni.
Non è stato questo.
È stato il non avere a disposizione la mia libertà. È vedere che la libertà sarà ancora più limitata, a breve. È stato constatare che il mondo (perché non si può più certo parlare di Stato) può manipolare numeri e morti per creare effetti. Può creare stati di disagio e montare tragedie ad arte. L’ha già fatto, in fondo. Però di solito usava le bombe.

Questa volta hanno optato per malattia, buon senso comune, ospedali ingestibili, tragedie familiari.

#the good place from Richie Tozier’s All-Dead Rock Show

C’è forse una gif più adatta di questa?

L’argomento è di quelli sensibili.
Sensibili nel senso che qui è un attimo e mi scappa il vaffanculo.

Poiché qualsiasi sia stata la tua situazione in questi mesi, la tua verità è stata costruita dagli eventi. Eventi pilotati (male) da incompetenti, truffatori, bastardi e complottisti. Perché lo so che nell’immaginario comune i complottisti sono quelli del TERRA PIATTA ANTIVACCINOOO!2!1!, ma nella realtà vera i complottisti sono quelli che creano i disastri. Quelli di Piazza Fontana, delle Torri Gemelle, di Ustica, di Carlo Giuliani e del Covid.

Già, il Covid.
Sono passati tre mesi ed io ancora non ho capito se sia successo veramente qualcosa. So solo che ho avuto paura, che nonostante sia in campagna il cervello mi è esploso lo stesso nei primi giorni. Quando sono andata al supermercato ed ho trovato tutti bardati manco stessero cercando E.T. Guanti, mascherine, panico negli occhi.

#doctor who from don't blink.

Meglio non guardare, non ricordare, non pensare.

Ma ancora non ho capito se esiste una malattia. Che numeri ci abbiano dato. Ogni volta che sento parlare un medico di cui mi fido, le frasi sono le stesse: non si capisce chi muore per cosa, i numeri non hanno senso, comunque salvo rarissimi casi è una malattia che colpisce solo anziani e che non stan già di base bene.

Poi ascolti notizie come quella sui cortisonici e se già ti giravano i coglioni, se già avevi dubbi, ad un tratto la certezza: siamo alle solite. Quelle solite là, quelle del cedimento strutturale, della caldaia esplosa, dell’estintore, del l’hai ucciso tu con il tuo sasso.
Scuse per tramare.
Scuse per ammazzare.

#star trek gif from ATOMIC CHRONOSCAPH

Scuse per creare uno stato totalitario morbido.

E qui non abbiamo manco una semplice strage di Stato, come scrivevo poco più sopra. Ormai lo Stato non esiste più e quello a cui siamo di fronte è il più selvaggio del capitalismo che massacra, distrugge e lo fa pure per il nostro bene.

Tante le domande che dovremmo porre. Come mai i nostri ospedali non erano pronti ad uno stato di emergenza?  Eppure mi risulta che le tasse siano sempre state pagate, in questi decenni. Che avete fatto dei soldi? Chi è il responsabile? Chi deve pagare?
No, perché qualcuno deve pagare, non è che certe cose vengano giù dal cielo come maledizioni divine.

Come vi siete permessi di fare sparire persone per poi restituirle da morte? Dove siamo, nel Cile? Come vi siete permessi di farci chiudere in casa per mesi, senza vere spiegazioni, senza veri dati?
Come vi siete permessi a riaprire tutto così possiamo andare al mare, senza vere spiegazioni, senza veri dati?

Poi vedo la mandria di mucche che fa la fila per il prosciutto. E in fin dei conti penso che fan bene a trattarci come ci trattano.

#filmedit from different day, same old 🦄

Che poi a me di solito devono COSTRINGERE ad uscire, quindi…

Che poi il dubbio che tutta questa riapertura sia un sistema per creare un nuovo lockdown io ce l’ho da un bel pezzo. Creiamo un bel disastro, magari in sud italia, dove già normalmente gli ospedali fan più cagare che nel resto d’Italia. Creiamo il panico, di nuovo.
Facciamo fallire tutto: imprese medio piccole e soprattutto lo Stato. Pialliamo, pialliamo tutto.
Una grande partita al Risiko, in cui i potenti si accaparrano tutto a discapito di noi poracci.

E dopo?
Dopo c’è la ricrescita. Ricrescita con una bella spruzzata di schiavitù, una di quelle spruzzate che sembrano strisciate di merda, come nei piatti dei grandi chef.

Perché lo sappiamo: una volta che un diritto viene tolto, difficilmente verrà riconsegnato. E noi ci siamo già abituati a stare a casa, a scriverci #andràtuttobene e a farci grandi pat-pat virtuali, perché noi siamo forti e #celafaremo. Celafaremo a fare che ancora non l’ha spiegato nessuno, ma celafaremo, è quel che conta.

Dovremmo essere incazzati, dovremmo ESIGERE.

#dwedit from mad man with a box

Dovremmo essere così.

Risposte e dati oggettivi.

Volevo parlare di me.
Ho parlato del COVID. Mi verrebbe da cancellare tutto, ma ormai l’ho scritto e te lo becchi.
Di me parlerò un’altra volta, tanto la vita è lunga (fin troppo).

Andiamo di torta rustica coi piselli, va.

Go, go, go!

E andiamo.

Per preparare una torta rustica con piselli e gorgonzola, per uno stampo da circa 20 cm, hai bisogno di parecchie cose.

Per la base:

  • 180 grammi di farina 00;
  • 90 grammi di burro ammorbidito;
  • 2 tuorli;
  • 20 grammi d’acqua fredda;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 5 grammi di sale.

Per il ripieno:

  • 350 grammi di piselli;
  • 100 grammi di gorgonzola;
  • un porro gigante;
  • 2 uova;
  • 120 grammi di latte intero;
  • 10 grammi di olio.

Premessa: è da mangiarsi fredda, quindi preparala molte ore prima. Calda non sa di niente. Ti ho avvisato.

Della crostata salata ne abbiamo già parlato cento miliardi di volte, quindi non mi ripeterò.

Il tutorial della torta salata lo trovi già qui.
Non ho intenzione di ripeterlo da capo.

Facciamo finta che l’hai già preparato.

Trita il porro, più parte verde che parte bianca.
Se hai comprato i piselli freschi (e lo spero per te) sbacellali.
Se come me sei fuori tempo massimo e ti toccano quelli surgelati, il mio consiglio è di prepararli al microonde.
Li metti in un contenitore di cui possiedi il coperchio, infili un dito d’acqua (non devono essere coperti, ne basta poca) e li metti nel microonde a massima potenza. Ogni tre minuti apri, mescoli col cucchiaio (attento al vapore, brucia) e prosegui finché sono cotti.
Di solito il procedimento è segnato pure sulla confezione.

Taglia il gorgonzola a pezzetti.

In una ciotola metti 2 uova, i 120 ml di latte intero, poco sale e sbatti brevemente, giusto il tempo di unire il tutto.

Ed ora andiamo di assemblaggio.

Versa in una padella 10 grammi d’olio e fai appassire il porro.

Quando il porro è pronto (VERAMENTE pronto, non cuocerà più) aggiungi i piselli.

Aggiungi un po’ di sale, falli andare per qualche minuto, il tempo per insaporirli un po’.

Poi spegni e lascia lì.

Hai messo la frolla nella tortiera?
Hai acceso il forno a 180 gradi?

Bene, possiamo assemblare.
Sul fondo della torta metti metà dei piselli.

Metti i 100 grammi di gorgonzola.

Ricopri coi restanti piselli e infine versa la crema di latte, cercando di distribuirla un po’ ovunque.

Ora rimbocca la frolla. Dovresti averne avanzata, sui bordi.
Se non ce li hai, fa niente.
Se ce l’hai rimbocca e poi bucherella con la forchetta.

Ora inforniamo.
180 gradi per 50 minuti (ma controlla, ogni forno è diverso).
Dopo quest’eterna attesa dovresti avere davanti a te questa cosa qui:

Goditi potere e bellezza delle tue ginocchia.
Ciao e buon appetito!

Calamarata con pesce spada e melanzane fritte

È successo: ho letto un libro.

Non immaginavo tanto entusiasmo!

Senza impegno, senza peso, tra un cucinamento e l’altro.
Per me è un traguardo importante, perché non ci riuscivo da anni e voglio sperare che sia il primo di una (nuova) lunga serie. Ho comprato Saramago, ho comprato Mercadini, ho comprato Erri De Luca. Vedremo.

Mi sembra giusto aver ricominciato da Fabio Volo, da Un posto nel mondo.
Tante cose mi uniscono a lui: Silvano Agosti, il riprendersi il tempo, il ricordarsi che si muore, il ricercare la leggerezza e la tenerezza. Il tentare di essere migliori.

Non ho mai avuto il desiderio di conoscere le persone famose: non seguo niente e nessuno, non me ne frega un cazzo del gossip e se non ho qualcosa da dire per davvero, non sento il bisogno di instaurare contatti con quelli di cui stimo il lavoro (dai musicisti agli youTuber).

Anche se.

Con Fabio Volo è diverso. Ammetto che vorrei tantissimo parlargli, foss’anche per un’ora, per chiedergli se ce la fa per davvero. Perché si sente quella che non so come chiamare dietro alla gioia. In ogni sua parola c’è quella roba lì, si sente, si palpa, sta là, in fondo.
E non mi riferisco a questo romanzo in particolare: quella roba lì c’è proprio dietro ad OGNI sua parola. Pure nelle sue interviste più frivole.

Il Volo del Mattino è un capolavoro di essenza.
A volte si ride.
A volte si piange.
A volte si ride e si piange insieme.

#horroredit from movie gifs

Una certa psicopatia, insomma.

Però, dietro al personaggio, dietro alla scrittura, dietro alla costruzione artistica, c’è una persona. Una persona che non riesco ad inquadrare. Vorrei tantissimo sapere se quella persona c’è riuscita ad essere come vorrebbe (o se ci riesce sempre, se non altro, giorno per giorno, ad essere come vorrebbe). Perché quella persona ha una vita normale, oggi più che mai. Si è sposato, ha avuto dei figli. Colpisce.
D’altra parte pure io convivo. Da sempre, tipo. Eppure ho in me gli stessi identici ragionamenti,  le stesse reazioni di fronte a ipotetiche catene o lacci o comunque impedimenti.

Penso alle gabbie, al cercare di districarsi nelle relazioni umane, al costruire spazi e libertà. Ci riesci, Fabio? O come me sbatti sugli spigoli ogni giorno e c’hai la testa piena di bernoccoli? E come si fa?

#trekedit from HIATUS FOREVER

Mi consola sapere che pure i Vulcaniani hanno problemi simili ai miei.


Mi piacerebbe da morire porgli domande personali per davvero, dopo tutti questi anni in cui l’ho seguito in silenzio.
C’era un tempo in cui avevo registrato un mix di gioia (ed uno di tristezza) estrapolando dal Volo del mattino tutto quello che per me era stato importante, in anni di ascolto. Una cassettina, come si faceva negli anni ’90, un mixtape, come dicono in Italia negli anni 2000.
Chissà dov’è quella cassettina.
Persa in un trasloco.
Chissà se qualcuno l’ha ascoltata, oltre me, e se ci ha trovato qualcosa.

Questo suo romanzo è del 2006. Un’esistenza.
Nel frattempo la sua vita è cambiata di brutto. Sarei curiosa di sapere cosa è riuscito a mantenere di quei propositi. Se è davvero possibile coniugare libertà ed esseri umani.
Se è possibile, come ci è riuscito. Quali sono stati i passaggi,  come ha riconosciuto le fregature senza inciamparci, come è riuscito a incastrare i pezzetti, come si costruisce questo cazzo di lego enorme. Perché io di propositi, idee e sensazioni ne ho tante e sono le sue, le stesse, identiche.

#animatrix from twitch.tv/hp__

Sarebbe bello sentirselo dire, per una volta.


Il libro è carino. L’evoluzione dei personaggi è palpabile al punto che a fine storia sembra di leggere un’altra Francesca, un altro Michele.
Certe parti mi sono sembrate un po’ stucchevoli, ma non fa niente.

Si riparte da qui, quindi.
Non leggerò mai Moby Dick, ma è tempo di accettare quello che non si può cambiare.

Andiamo a mangiare una pasta col pesce spada, va.
Go, go, go!

#tredit from we gotta be dreaming

Si comincia.

Per preparare una calamarata con pesce spada e melanzane, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di calamarata;
  • 300 grammi di pesce spada;
  • 300 grammi di melanzane;
  • 40 grammi di olive taggiasche denocciolate;
  • basilico;
  • 10 grammi d’olio;
  • 1 cipolla rossa;
  • olio di oliva per friggere le melanzane;
  • 20 grammi di cacioricotta di capra;
  • 300 grammi di pelati san marzano;
  • sale e pepe.

Partiamo dalle melanzane, che dobbiamo friggere e poi fare spurgare.

Taglia prima a fette molto spesse.

Poi tagliale a cubetti e mettile in uno scolapasta. Lo scolapasta deve essere messo sopra una ciotola, perché le melanzane potrebbero far colare acqua.

Sala ogni pezzetto di melanzana, poi appoggia sopra un peso, così l’acqua uscirà più in fretta.

Lasciale riposare per almeno un’ora. Due è anche meglio.

Dopo il riposo le melanzane avranno senz’altro gocce d’acqua sulla superficie e potrebbero avere anche rilasciato liquido che troverai nella pentola.

Tampona i pezzetti con carta assorbente.

A questo punto possiamo friggerle.
Quest’operazione non puoi ometterla: la frittura delle melanzane viene VERAMENTE DI MERDA senza togliere i liquidi. Assorbono un sacco di acqua e si ammollano. Tutto un altro cucinare con la spurgata, fidati.

Frittura ad immersione.
Ripeto l’ovvio, che a quanto pare tanto ovvio non è.
Per friggere è meglio l’olio di oliva (io uso anche l’extra vergine): punto di fumo più alto ed è pure meno dannoso.
E si frigge in TANTO olio. Metterne poco significa solo una cosa: friggere male e soprattutto fare un fritto super unto. Meno olio uso e più ne mangerai, quindi non fare il braccino corto e riempi la pentola di olio.

Accendi una fiamma media, portalo a temperatura (e per sapere se è pronto, basta che metti un pezzetto di melanzana e vedi se frigge, ci siamo.

Immergi pochi pezzi per volta, quando vedi che iniziano a friggere bene, aggiungine altri. Se butti tutto insieme nell’olio questo perde temperatura e anche così la frittura viene una merda.

Le melanzane devono essere colorate.
Mano a mano che sono pronte, prelevale con una schiumarola, un ragno o quel che ti pare e mettile su un piatto foderato di carta assorbente.
Cambia la carta assorbente più volte che puoi, fino a quando non sarà più unta.
E fallo, anche questo è importante.

Finito di friggere le melanzane il più è fatto.
Metti l’acqua della pasta a bollire.

Taglia la cipolla a rondelle grosse e spesse.

In padella metti 10 grammi d’olio, la cipolla, del basilico con tutto il gambotto e poca acqua.

Fai stufare per un po’.
La cipolla dovrò essere morbida, ma senza sparire.
Così:

Puoi calare la pasta, ci siamo quasi.

Togli il basilico, alza la fiamma e appena la padella ti sembra abbastanza calda, spappola i pelati.

Falla andare a fiamma alta, aggiungi un po’ di sale, le melanzane, il basilico spezzettato a mano e fai andare per un paio di minuti.

A fiamma spenta aggiungi le olive ed il pesce spada ed aspettiamo la pasta.

Scolala tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione e cacciala in padella (e non buttare la sua acqua, potrebbe servirci).

Non c’è bisogno di una fiamma a cannone ed il pesce spada in tre minuti sarà cotto in maniera perfetta.

Assaggia, aggiusta di sale e di pepe.
Prepara le porzioni, metti un po’ di basilico fresco e se vuoi poca cacioricotta (ci sta benissimo).

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Riso con piselli e uova

Essere accettati per quello che siamo.
Negli ultimi tempi a volte mi suona come una scusa buona per chi non vuole evolvere mai, manco per sbaglio.
#Donald Duck from 25¢

Sì, è uno di quei post lì, rassegnati.

Ogni giorno cerco di costruire il mio corpo. Sogno Angela Bassett, mi guardo allo specchio e sono ancora un budino, ma l’obiettivo è davanti a me. Cerco di mangiare bene, poi cado in preda alle salsicce oppure mi capitano i gelati, le fritture, la sugna arrosto. Però il giorno dopo ci si riprova. Il giorno dopo si trasformano le calorie in eccesso in 246 flessioni e si prosegue. Inciampando, dal 2015 ad oggi, mi sto costruendo quel corpo lì, coi muscoli e gli addominali, buon pesce e tanta forza. 
Con la stessa metodicità cerco di costruire la mia mente. Leggo, scrivo, penso.
Mi alleno e penso.
Mi alleno a pensare.
Così la mia mente evolve, costruendo pensieri sempre più complessi.

Bene. Forse è tempo di costruire pure le relazioni con gli altri. Chiaro è il mio stato mentale, se si contano i forse, i probabile, i credo.

Questi altri sono tutti, al momento.  Ci provo, combattendo il mio naturale mutismo e scazzo.
Sì,  nella vita reale sono quasi muta.
Sì, lo so che sembra strano.

Va tutto bene finché non me ne frega qualcosa. Quando scatta l’interesse, ecco le mie solite paranoie.
#Adventure Time from I Did A Little Research... You're A Whore

Eh, lo so, ma è più forte di me.

Sto cercando di aggiustare la rotta.
Non puoi DECIDERE di essere diverso ed esserlo: li ho visti i loop di comportamento, li conosco molto bene. Per cambiare ci vuole tempo e attenzione e misura e la misura è qualcosa che mi manca.
Aggiungiamo poi che svilirsi è un attimo. Perché un conto è osservare ciò che non va e modificarlo, un conto è tradire chi si è per compiacere un altro. Convincersi che ci sia qualcosa che non va in noi, quando – e forse è più difficile accettare questo – semplicemente all’altro non piacciamo e basta.

Ed è inutile incazzarsi, tanto vale urlare alle nuvole.

I rapporti a due sono rapporti a due: i compromessi e le comprensioni devono scorrere in maniera vicendevole.
Se ci si annulla per diventare ciò che l’altro si aspetta, non si sta cambiando. Si sta solo creando un rapporto di dipendenza, l’ennesimo.
Quindi piano.
Scarpe rotte ai piedi, bussola, bastone da passeggio. Un passo per volta e vediamo dove vogliamo dirigerci, che neppure la direzione è certa. 
Mi domando spesso cosa voglia dire trovare un proprio equilibrio e riuscire a bastarsi nella solitudine. Idealmente bisognerebbe essere innamorati di noi stessi, in un modo sano. Sano, eh, nessun egoismo estremizzato che si trasforma in cattiveria verso l’altro: quella è una strana forma di onnipotenza più che innamoramento.
Una volta che ci si autoinduce uno stato di felicità, in teoria, ci si può relazionare con l’altro.
Noi colleghiamo la relazione con l’altro con la felicità stessa. Non siamo felici se non c’è qualcuno che ci rende felici e spesso questo porta una buona dose di miserabilità.

Non ci avevi pensato, eh? Immagino come ti stia illuminando.

Questo meccanismo (l’ho già scritto qualche tempo fa) ci porta ad innamorarci della persona sbagliata, perché è la persona sbagliata che scatena reazioni non controllabili. Ora ci accoltella ed ora ci cura le ferite e noi non sappiamo se ridere o piangere. Io spesso rido e piango insieme, ma sospetto sia colpa degli ormoni.
La persona giusta non farebbe niente di tutto questo: direbbe la parola giusta al momento giusto, sarebbe perfetta sotto ogni aspetto. Niente sofferenza, mai, perché essendo perfetta non conoscerebbe l’errore e si vivrebbe in una beatitudine di sincronia.
Ma noi non sappiamo che farcene della perfezione dato che associamo la relazione con l’altro allo squilibrio. A noi ci piace questo squilibrio, galleggiamo in un mare di masochismo emotivo, siamo infelici e più siamo infelici e più siamo a nostro agio.

Inutile che dici di no, lo sai pure tu che è così.

Non aiuta un po’ tutto il nostro contesto sociale.
Mio padre elencava i sacrifici che faceva per crescermi e mi ripeteva allo sfinimento che da grande sarebbe toccato fare a me lo stesso. Avrei dovuto lavorare, dovuto avere un marito, dovuto avere dei figli. DOVERE, DOVERE, DOVERE.
Io mi sentivo in gabbia. Avevo 13 anni ed odiavo il futuro. L’ho rigettato, ora come allora. A volte penso che la mia vita sia un atto dimostrativo: Guarda papà, non ho fatto un cazzo di quello che volevi tu, vaffanculo.
Ma no, i vaffanculo suonerebbero come una rinuncia a qualcosa,
Ho fatto bene a non incastrarmi in quelle robe, sono contenta di esserci riuscita.
Però mi rendo conto che le alternative non sono tantissime e che comunque i miei rapporti personali sono fermi all’adolescenza.
La questione è che non ci insegnano ad amare, che scritta così sembra una roba retorica e stucchevole ed ho già cancellato la frase 67 volte ma ora basta, ora la lascio e non me ne importa un cazzo.
Non me li hanno dati gli strumenti per capire come rispettare la persona che penso di amare. Non me li hanno dati gli strumenti per capire come avere rispetto per me. Mi hanno dato squadra, righello, penne, fogli A4, persino la palla medica. Ma questi strumenti qui, no.
#studioghibliedit from 𝖈𝖑𝖔𝖚𝖉𝖇𝖚𝖘𝖙𝖎𝖓𝖌1985

Vabbè, adesso non esagerare.

Non è una scusa.
Ho tanto tempo per imparare ad essere ME e sono fortunata, perché in questo momento posso permettermi di sperimentare.
Sono convinta che molti abbiano avuto la mia stessa crisi di coscienza, a quasi 40 anni, senza aver possibilità di cambiare una virgola. A causa del lavoro, della famiglia, di costrizioni che si trasformano in depressioni.
Io non sento che la vita sia finita o che ormai è andata così. Anzi. Penso che la vita è maledettamente lunga ed in questo momento ho la possibilità di dimostrarmi di non essere idiota.
Nelle ultime settimane sto sbattendo la faccia contro l’indifferenza ed il distacco di una persona a cui tengo.
È difficile rapportarsi con un muro di silenzio.
Rifletto.
Analizzo.
A volte gli scrivo e poi cancello. A volte registro un audio e poi lo butto.
#.hack from meow10000

E comunque questa è l’unica cosa che vorrei scrivere, anche quando non lo faccio.

Cerco di tenere solo ciò che è essenziale. Se mi sento troppo su di giri o troppo abbattuta, evito ogni contatto.
Gli altri non sono la discarica in cui posso gettare le mie insicurezze.
Gli altri esistono.
Però esisto anche io.
Non so come si coniughino le cose, ma ci sarà pur un modo.
Di solito il modo è confrontarsi, spiegarsi e conoscersi.
Di solito.
Come se esistesse un di solito, nelle relazioni.
Spazio dal silenzio, allo scazzo, all’interesse, alla rassegnazione.
Spazio, ma poi sbatto la testa sempre sugli stessi spigoli.
Bah, ho riempito la pagina di parole ma non ho scritto niente, parliamo di riso, uova e piselli.
#adam driver from Adam Driver Daily

Scrivere, scrivere, scrivere e non dire un cazzo.

Ultima variazione su tema, perché esiste già la versione col wok e quella con il cous cous.
Ora riso bollito. Poi basta, eh, è l’ultima volta che ne parliamo.
Go, go, go! 

#marveledit from gorgeous, yet functional

In cucina.

Per preparare del riso con uova e piselli, per due persone, hai bisogno di:
  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi;
  • 350 grammi di piselli. Se compri quelli freschi, acquistane il doppio;
  • una cipolla bianca;
  • 2 uova;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • sale, pepe;
  • qualche foglia di menta;
  • 25 grammi di burro.

Se hai comprato i piselli freschi, ti tocca sbaccellare.
Se hai preso quelli surgelati, il modo più veloce per prepararli è il microonde. Metti i piselli in un contenitore, aggiungi un dito d’acqua, chiudi col coperchio e vai nel microonde per i minuti indicati sulla confezione, aprendo ogni tanto per mescolare i piselli.

Metti anche l’acqua del riso a bollire.

Trita la cipolla.
In padella metti 25 grammi di burro e la cipolla. Fai andare a fiamma bassa finché la cipolla sarà ammorbidita.
Attenta a non bruciare il burro e mescola spesso.
Appena l’acqua del riso è pronta, fallo lessare che non ci vuole niente a preparare il condimento.
Appena la cipolla è pronta puoi aggiungere i piselli.
Sono già pronti, quindi dobbiamo solo farli insaporire. Aggiungi sale e pepe.
Dopo qualche minuto puoi cacciare dentro pure le uova.
Alza leggermente la fiamma e comincia a strapazzare le uova col cucchiaio. Dovranno cuocersi bene e ci vorranno pochi minuti.
A questo punto spegni ed aspetta il riso.
Mescolalo al condimento (a fiamma spenta o accesa, non fa differenza) e prepara i piatti.

Cospargi con parmigiano ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!