Spaghetti Kebab

Io non faccio niente. Io guardo la vita passare.

#horror from Classichorrorblog

Sì, parte il post allegro.

No, non sono tra quelli che si lamentano per poi non combinare un cazzo. Non odio la mia vita, il mio lavoro, la mia famiglia, il mio asino da giardino. Questo perché non ce l’ho un lavoro, una famiglia e manco un asino da giardino. L’ho già scritto più volte: sono stata molto brava a capire cosa NON volessi e ne sono stata alla larga. Non ho gabbie, se non quelle che mi costruisco da sola.
Ma comunque tutti facciamo le stesse esperienze e l’intera società umana è basata su una ricerca, che possiamo chiamare in tanti modi: famiglia, l’Altro, la felicità, benessere collettivo. Inventati pure un nome, tuttavia il concetto è lo stesso per tutti: cerchiamo qualcuno con cui condividere esperienze. C’è chi si sposa, chi convive, chi crede nell’amicizia. Quel che conta è che la nostra vita gira intorno a persone a cui noi diamo un ruolo e a cui spesso doniamo lo scettro della felicità.

#smurfs from Tales from Weirdland

E quando dico tutti, intendo TUTTI. Anche i Puffi.

Oggi ho quasi 40 anni. Ho avuto diverse convivenze, alcuni rapporti di amicizia validi, molti rapporti di merda. Ma oggi sono stanca. Oggi so che, per quanto sia bella come idea questa del cercare persone affini a te, è un po’ poco. È un po’ poco pensare che la felicità possa arrivare SOLO da  un’altra persona. È un po’ poco pensare che questo vivere sia tutto relegato qui, che non ci sia altro.
E pure quella questione trita e ritrita del trovare non la persona giusta, bensì la persona sbagliata ha rotto il cazzo. La persona sbagliata che ti fa piangere e ti fa ridere, che ti ammazza e ti consola, che ti ama e ti distrugge. La persona che rende le giornate turbolenti, emozionanti, struggenti.

#hellblade senua's sacrifice from Something's waiting in the bushes of love.

Distruggiamo questi cliché mentali.

Pure questa storia, vista da qui, da questo momento in cui sono seduta, è POCO. Polvere. Che poi diventa palta.
Mi rifiuto di pensare che l’unica cosa che c’è nella vita sia questo. Mi rifiuto di pensare che la felicità e la realizzazione di sé siano solo lì. O nel lavoro. O nel fare un figlio, spesso a caso, nella speranza di trovare risposte.
Non ho risposte, ho sempre più domande. E queste domande cominciano ad assomigliare a dei mantra vuoti. Sono le stesse di 20 anni fa. Le stesse.

Stamattina ho letto questa poesia di Mario Quintana. Te la trascrivo. Almeno sposta leggermente il punto. Dagli altri a me, dall’esterno all’Io. Non all’ego, non all’egoismo, bensì alla costruzione dell’individuo.
Non credo sia una risposta. Forse è solo un’altra domanda, posta un po’ meglio del solito.

#dwedit from toss a coin to your bitcher

Lo so che ti piacciono le poesie.

Quando poniamo molta fiducia o aspettative in una persona, il rischio di delusione è grande.

Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative, così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.

Dobbiamo bastare. Dobbiamo bastare a noi stessi sempre. E quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere consapevoli che stiamo insieme perché ci piace, lo vogliamo e stiamo bene, giammai perché abbiamo bisogno di qualcuno.

Una persona non ha bisogno dell’altra, esse si completano. Non per essere due metà, ma per essere un intero, disposte a condividere obiettivi comuni, gioia e vita.

Nel corso del tempo ti rendi conto che per essere felice con un’altra persona è necessario in primo luogo che tu non abbia bisogno di questa persona.
Comprendi anche che la persona che ami (o pensi di amare) e che non vuole condividere niente con te, sicuramente non è l’uomo o la donna della tua vita.

Impari a volerti bene, a prenderti cura di te stesso e principalmente a voler bene a chi ti vuole bene.

Il segreto non è prendersi cura delle farfalle ma prendersi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te

Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te“.

#horror from HORRORFIXXX

Eddai, non era noiosa!

Impari a volerti bene, a prenderti cura di te stesso e principalmente a voler bene a chi ti vuole bene.

Questa frase qui, in particolare, magari scriviamocela da qualche parte.

E fai altro, mi dirai. Inventati qualcosa.
Fai un viaggio. Crea. Scrivi.
Ma io non ho desideri. Io sto qui, guardo la pagina bianca e non ho niente da dire e lo dico lo stesso.
L’unica voglia che ho – ed è una voglia a volte irrefrenabile ed a volte inesistente – è quella di partire con uno zaino con dentro solo un paio di mutande e la corda per saltare ed andare in giro per a conoscere gente. Ma non conoscere CONOSCERE. Solo incontrarla, questa gente, per 5 ore e via. Perché sono ormai certa che il meglio lo diamo quando non ci conosciamo. Perché dopo un po’ siamo tutti uguali, tutti non interessanti, tutti pesanti, tutti che BOH.

#mine from allons-y!

Dico che un pasto solo, insieme, basta e avanza.

Se invece uno potesse collezionare una galleria di facce, di prime impressioni, di primi pranzi, di primi imbarazzi… non sarebbe meglio? Ci conosciamo, ci mangiamo una cacio e pepe, ce ne andiamo, non ci rivedremo più. Avrò uno stupendo ricordo di quel giorno o anche no, magari un ricordo di merda, ma sarà un ricordo indelebile. Non sarà macchiato di anni e anni di introspezione dove siamo TUTTI uguali.

#mine from allons-y!

ma se no ho detto di No.

Io mi annoio tanto.
Sempre di più. Sempre di più perché la mia soglia di sorpresa si è alzata al punto da rendere impossibile lo stupore. Non riesco a vedere film, a leggere fumetti, a videogiocare. I miei hobby si sono assottigliati, proprio perché sono 40 anni che vivo facendo quella roba. Ora quella roba mi ha rotto il cazzo. Così rimane molto più tempo per scandagliare il vuoto dell’esistenza.

Sì, grazie, lo so che della vita non ho capito un cazzo.

Tutti ce l’abbiamo, questo vuoto.
Ci sono persone che non se ne accorgono o persone che non sanno manco elaborarlo e quindi reagiscono a cazzo.
Io ora ho l’età in cui mia madre si creava universi paralleli con storie d’amore inventate sul web. Mi ricordo, avevo 15 anni, forse meno, e lei viveva una vita attraverso lo schermo. Perché il suo quotidiano era quella che abbiamo tutti e per essere felice aveva trovato quella strada lì. C’è chi scopa in giro. Chi si compra la moto. Chi va in India. Ognuno agisce e reagisce a (o intorno a) quel vuoto come meglio crede, come può e con la complessità che si trova.
Però è poco. Io non voglio pensare che la mia vita sia come quella di mia madre, non voglio assegnare lo scettro di felicità ad un altro e vivere di emozioni dettate dall’esterno. Io SO che tutto quello che vivo emotivamente è creato ad arte da me, per combattere la noia. Solo che a me ormai annoia pure questa battaglia con la noia.
Io non ho un quotidiano.

Cito il migliore.

Devo trovare un percorso alternativo per dare un senso effimero ai miei giorni. Effimero, che tanto si crepa uguale, sia che il tuo massimo sia distruggere il vuoto comprandoti la Ferrari sia che tu riesca a sudare sangue scrivendo il capolavoro del secolo.

Mi piacerebbe incontrare gente e scriverne.
Forse anche scrivere un libro di ricette e racconti di prime impressioni o di sensazioni o di piccoli viaggi.
Pillole di istanti.

E mentre lo scrivo, già mi sembra un’idea del cazzo.

L’ha detto meglio di me.

Mi domando cosa sia una relazione. Cosa sia un dialogo. Che senso ha parlare. Eppure parlo – o, meglio, scrivo – incessantemente.
Mi domando cosa sia uno scambio. Cosa voglia dire conoscersi. Cosa sia una relazione significativa. Cosa sia una relazione. Che bisogna fare.
SE bisogna fare. Mi sento inadatta, sento di non aver capito mai.
Riguardo i miei rapporti umani passati (tutti) e so che non erano una risposta né una domanda.
Oggi valorizzo i silenzi. Ma non si può conoscere altri nel silenzio. Almeno, non credo.
Sento la spinta verso l’esterno, senza sapere cosa stia cercando. Quindi come si fa? Con le esigenze di ora, poi, perché dieci anni fa del silenzio non avrei saputo che farmene.
Faccio domande del cazzo per creare ponti.
Rispondo a domande del cazzo per creare ponti.
Il suono delle nostre voci mi fa venire l’emicrania.

#retrocomputing from CONTAC

Scrivo, scrivo, scrivo… ma di cosa?

Mi domando pure a che servono le relazioni e perché qualcosa, poi, deve per forza servire.
Mi dirai che ho una crisi di mezza età. Sarà.

Concludiamo con una massima a caso e vaffanculo, andiamo a mangiare.

A volte la vita non ti da quello che vuoi non perché non te lo meriti, ma forse perché meriti di più.

Ed ora parliamo di Spaghetti Kebab.

#dwedit from toss a coin to your bitcher

Così ti voglio, entusiasta!

Ho visto questa figata sul profilo TikTok di ChefMassimilianoLava e tipo 4 ore dopo era già nella mia pancia. Ne faremo una versione col ketchup fatto in casa, prima o poi, ma nell’attesa usiamo il concentrato di pomodoro. Libero di sostituirlo con la passata di pomodoro, ma il concentrato è la mia droga di questa rutilante estate 2020. Non mi giudicare.

Go, go, go! 

#my gif from CityStompers

Andiamo!

Per preparare 2 Spaghetti Kebab hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 140 grammi di concentrato di pomodoro;
  • 20 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • origano;
  • tabasco;
  • qualche acciuga (tipo 4).

Metti l’acqua della pasta a bollire.

In una padella versa 20 grammi d’olio e metti 4 acciughe ed uno spicchio d’aglio schiacciato con lo spremi aglio.

Accendi una fiamma bassa e fai sciogliere le acciughe.
Aggiungi poi il concentrato.

Versa POCA acqua. E quando dico poca, intendo poca. L’occorrente per diluire il concentrato.

A questo punto aggiungi l’origano, spegni ed attendi la pasta. Riaccendi ovviamente la fiamma quando arriva la pasta, la padella dovrà essere già calda.

Fai bollire gli spaghetti per metà del tempo indicato sulla confezione. Poi scolali senza buttare la loro acqua e cacciali in padella.

Pinza in una mano e acqua di cottura dall’altra, concludi la preparazione della pasta. Ma vacci piano col liquido, perché alla fine gli spaghetti dovranno essere tanto rossi quanto asciutti (e non dovranno essere scotti). Quindi fiamma alta, aggiungi pochissima acqua per volta.

Il risultato dovrà essere questo:

Ora decidi cosa fare con la tua tortilla, se la vuoi scaldata o no.
Io non la scaldo.

Metti la tua spaghettata nella tortilla.

Aggiungi origano, un po ‘ di tabasco e chiudi.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Un’altra, mangiucchiata:

Ciao e buon appetito!

Carbonara sbagliata.

Sto scongelando una ciambella e tra poco me la mangio.
Credo sia l’evento principale di questa mattinata iniziata male e proseguita peggio, dove mi sono allenata senza voglia, mangiando più calorie di quelle consumate.
100 addominali e una noce.
30 minuti di hoola hop e un po’ di mandorle.
E dopo i pesi ho aperto il freezer. Voglio ‘sta cazzo di ciambella, dopo me la mangio.

#sailor moon from He looks like that guy who broke my heart

Inutile che parli, non ti sento. L’unica cosa che sento è la mia voglia di ciambelle.

Dovrei comprarmi una maglietta con scritto Non era depressione, è che avevo fame. 
Mi capita spesso di andare in down e non riuscire ad avere le forze manco di masticare. Poi mastico – eccome se mastico – e vedo unicorni, orsetti del cuore e voglio di nuovo bene a Denver.
Mangio troppo poco, a volte, e manco me ne accorgo.
Sarà un post frammentato. Se cerchi narrazione, coerenza, logica… oggi no. Oggi sono in modalità Ti voglio raccontare una vita che ho vissuto e che non ho capito. 

Ho avuto modo di pensare. A volte mi sembra di capire qualcosa, ma è solo un attimo. Quello dopo torno nella confusione, nella perdizione, nel mio immenso boh.

#movies from Anti-Tactical

A volte questo è l’unico consiglio sensato che riesco a darmi. E non sono un uomo.

È che ho un sacco di entusiasmo e non so che farmene. Quindi condivido, parlo, scrivo, getto in rete quello che mi viene in mente, senza vergogna e pudore. Cazzo me ne frega se pensi che sia deficiente? Vale solo il mio giudizio, non il tuo. Il tuo, che non capisci manco te stesso, cazzo vuoi capire di me? Siamo seri.
Stamattina ho letto una poesia meravigliosa di Alda Marini, te ne trascrivo un pezzo, quello che più mi ha attanagliato lo stomaco:
Stamane il mattino era cosi caldo
che a me dettava quasi confusione
ma io era malata di tormento ero malata di tua perdizione.

Che versi. Che parole stupende. Quasi verrebbe voglia di dedicarle a qualcuno. Quasi verrebbe voglia di creare un frangimentodicuore solo per poterle sentire proprie. Quasi verrebbe di usare dei punti esclamativi per accentuare l’entusiasmo. Quasi.

Se finalmente si potesse accettare che si possono sentire tutte le emozioni, ma in solitaria? Se potessi sentirmi entusiasta, depressa, gioiosa, malinconica… solo viaggiando dentro me?
Non è, in fondo, ciò che si fa ogni volta che si inizia una relazione sbagliata?

Perché è questo, che vogliamo, in fondo.

Se invece di iniziarne un’altra, di relazione sbagliata, di quelle relazioni che poi ti fanno stare male veramente, che creano dipendenza, illusioni, tentazioni, maledizioni e un sacco di altra roba che finisce in ioni… se invece di iniziarne un’altra, dicevo, ne iniziassi una con me, con Alice?
Sono la persona più interessante che conosco? No. Forse no. Però sono di certo la più onesta.
Quando mi mento, me lo dico.
Quando mi tradisco, me lo dico.
Quando mi voglio bene, me lo dico.
Niente sottotesti, solo realtà a momenti.
#the awful truth from Dial N for Noir

Puoi: SMETTILA.

Sarà che mi sento stanca. Che mi son cagata il cazzo un po’ di tutto. Sarà che l’unica cosa rimasta è scrivere, in una sorta di dimostrazione di stile sterile, dove dico un cazzo mentre sembro che esprima concetti universali.

Scrivere, scrivere ovunque.
Col sangue, se si è finito l’inchiostro.
Ho voglia di esprimermi? Esprimiti allora, mi rispondo. Non attendere l’Altro, non c’è bisogno dell’Altro.
Ci sono gli altri, tanti altri, tanti altri che ti leggono, che cucinano, che vogliono sapere che cazzo fai, pensi, dici, vesti, boh.
Non avranno la A maiuscola, ma non è che con questo caricare di significato robe che son solo parole poi si indirizza male la vita?
Poi da quando sottovaluti l’ego?
Ci sei tu e tanto basta.
Che poi puoi riassumere tutto con un Ma che cazzo me ne fotte amme, in fin dei conti.

Per questo riassumo.

E andiamo col loop di oggi:
la tenerezza è la capacità ed il coraggio di aprirsi all’altro.
Tutta la gioia, l’entusiasmo e più in generale ciò che di positivo sento proviene da dentro me.
la tenerezza è la capacità ed il coraggio di aprirsi all’altro.
Tutta la gioia, l’entusiasmo e più in generale ciò che di positivo sento proviene da dentro me.
la tenerezza è la capacità ed il coraggio di aprirsi all’altro.
Tutta la gioia, l’entusiasmo e più in generale ciò che di positivo sento proviene da dentro me.
Una frase è mia, l’altra del papa (o di Gianni Minà, non ricordo).
Ho ricominciato ad ascoltare Il Volo del Mattino. È stupendo. Bello esattamente come lo ricordavo. Forse di più. Sto facendo un viaggio a ritroso nel tempo.
Oggi è il 30 di settembre del 2013, ascoltiamo Willie Nelson, leggiamo Alda Marini e mangiamo la carbonara sbagliata.

Lo so, è più buona della carbonara giusta.

Prima del Go, go, go! una premessa: carbonara sbagliata, sì, ma per scherzo. Un po’ perché mi sono stancata delle regole inviolabili della cucina, un po’ perché a me la carbonara manco piace, un po’ perché non me ne frega di robe ben più importanti, figurarsi che me ne fotte del guanciale e delle cremine.
La ricetta canonica c’è sul blog, la trovi qui. Però questa che ti sto per dare secondo me è più buona.
Non è carbonara e non ce ne frega un cazzo.

Go, go, go!

#filmedit from gonna shine tonight

A pensar al cibo, non so te, ma io mi sento quasi felice.

Per preparare una carbonara sbagliata, per due persone, hai bisogno di :

  • 180 grammi di pasta corta;
  • 2 uova;
  • 50 grammi di parmigiano;
  • una cipolla;
  • 50 grammi di panna fresca da cucina;
  • 10 grammi d’olio;
  • 80 grammi di pancetta o speck o altro salume (anche un misto).
  • pepe.

Taglia a cubetti piccoli il salume che hai scelto di usare.
Grattugia a polvere il parmigiano.
Trita una cipolla.

In padella versa 10 grammi d’olio e metti dentro il salume.

Appena senti che tutto soffrigge bene, aggiungi la cipolla.

Fai andare finché la cipolla sarà bella colorata. Nel frattempo puoi anche calare la pasta.

In una ciotola spacca le due uova ed uniscile al parmigiano e ad un po’ di pepe. Sbatti bene il tutto.

Scola la pasta giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione. Cacciala in padella.

Fai saltare per un minuto, poi unisci la crema d’uovo. Sempre fiamma alta, devi sentire proprio il rumore di soffritto violento.

Mescola strabene e prosegui finché l’uovo sarà super cotto.

A quel punto versa pure 50 grammi di panna e decidi se vuoi farla assorbire dall’uovo o se vuoi mangiare una roba più liquida.
Io non amo particolarmente le creme ma mi piace di brutto il sapore della panna con le uova. Quindi ho continuato a cuocere finché la panna è svanita.

A fine cottura la mia era così:

Prepara le porzioni e davanti a te avrai una roba del genere.

Ma siccome il piatto finito è la parte migliore del cucinare, te ne metto un altro paio.

E pure la parte ravvicinata:

Ciao e buon appetito!

Pesto di zucchine

Come spesso accade, le robe fuoriescono mentre ascolti tutt’altro.
Tu tentavi di controllare il tuo respiro, di contare le ripetizioni, provavi con tutte le forze disponibili di rientrare nel loop di quotidianità di battiti ed ansimi che l’allenamento richiede.
#workout from CONTAC

Allenarsi negli anni ottanta.

Poi scatta la canzone che non ti aspetti e non aiuta il fatto che tu abbia deciso di imparare l’inglese, quasi un decennio fa, perché i testi poi ti arrivano e ti massacrano più di ogni trazione che porta al limite il tuo corpo.
In fondo soffro col corpo per non percepire la tragedia dell’anima. E tragicacosmicomicamente (e supercalifragilisticospiralidoso, pure) percepisco la mia solitudine estrema, sempiterna e sempreverde, a 6 anni come a 38.
La solitudine si costruisce, anche, chiudendosi in mutismi, in incomprensioni, in cieli in una stanza che non hanno nulla di rasserenante poiché in bufera.
Fa freddo, nella mia stanza. Il mare è in tempesta, nella mia stanza.
Non esiste manco, la mia stanza.
#jaws from ScaryMovies101

Nella mia testa quest’ultima frase suona epica tanto questa.

Appena realizzi che la solitudine è una presenza tangibile – appena rompi il giocattolo, che poi chi lo aggiusta più – non puoi più fingere. Salti la corda e ti senti male, fai le flessioni e ti senti male, prepari le zucchine e ti senti male.
Non sai manco cosa fare per NON sentirti male. Non è che puoi investire qualcuno con il titolo di Cavaliere della Condivisione. L o chiunque altro.
Non è una solitudine personale, quella che sento. È più Cosmica. D’altra parte parlo di me in terza persona, come Thor: non sono stata creata per percepire una solitudine normale, spicciola.
Condividi tu la tua partita a Call of Duty con la tua fidanzata. Io ho un cuore da lanciare nel vuoto, io, e so che  nessuno sarà lì a raccoglierlo. Persino il Prenditore ha abbandonato il suo posto, andato dove vanno le anatre d’inverno (da noi muoiono, d’inverno, di solito uccise dalle volpi. Così, fun fact).
#dwedit from this is my bollocking face

Lo so, un pensiero disturbante.

Lo hai mai sentito il suono della volpe? È terrorizzante. Il babau degli animali.
Sto ascoltando questa roba qui, in loop.  
There’s no falling back asleep
Once you’ve wakened from the dream
Now I’m rested and I’m ready,
I’m rested and I’m ready to begin.
I’m ready to begin.

Che poi sarebbe a suo modo catartico – quanto lo sarebbe? – se la risposta fosse racchiusa in una persona. Così semplice. Basterebbe mettersi in cerca. Una quest impossibile, ma a certi Hobbit piacciono le quest impossibili.

Ci sarà pur un motivo se tutti ci affrettiamo verso qualcosa, se ci colmiamo per non sentire. Chi di oggetti, chi di lavoro, chi di figli, chi di TUTTO. Sopraffiamoci pur di non riflettere (esiste la parola sopraffiamoci? Bah, non me ne frega un cazzo, ora esiste).
TUTTO, PER CARITA’, TUTTO ma non lasciatemi in balia di me.

Ascolta questo:
#aim for the ace from Joy in 2-Dimensions

Dentro me uno scontro tra la spensieratezza e la pesantezza più estreme.

E invece no, io in balia di me ho scelto di essere. Non oggi, non ieri, ma 38 anni fa.
Sono stata spenta negli ultimi anni, ho fatto tacere quello che viveva nelle mie caverne interne, scambiando la stasi per serenità.
Ora che ho risvegliato chi sono, sono in panico.
Quel che manca è il mondo. È sempre mancato, il mondo. Ed è assurdo che ci si accorga del mondo quando conosci qualcuno di nuovo, come se quel qualcuno ti avesse svegliato. Ma quel qualcuno non è la risposta. Quindi, come la mettiamo?
I was on the mend when I fell through.
The sky around was anything but blue.
I found as I regained my feet
A wound across my memory
That no amount of stitches would repair.
But I awoke and you were standing there.
Traduco male? Stavo guarendo quando sono precipitato, il cielo intorno era tutto fuorché blu e quando mi sono rimesso in piedi ho trovato una ferita attraverso la memoria che nessuna quantità di punti potrebbe riparare. Ma mi sono svegliato e tu eri lì, in piedi. 
Il mondo raggela il cuore.
E non so perché.
#superman from Various Cartoon Awesomeness

Gif che rappresenta la lotta contro la solitudine del mondo.

Ma parliamo di pesto di verdure.
Ero scettica e pure tanto. Che differenza ci sarà mai tra una crema di zucchine (come questa) ed un pesto? Prova, mi è stato detto.
Così provai.
Risposta: c’entra un cazzo, Watson. E devo dire che il pesto quasi mi è piaciuto di più della crema, oltre al fatto che è pure più comodo perché non devi cuocere un cazzo.
Immagino che con questa base tu possa preparare un pesto di qualsiasi verdura, grammo più grammo meno.
Proveremo, proveremo. Intanto mangiamo questo, che le zucchine in questo periodo sono strabuone.
Ricetta rubatissima da ciaksispadella e da cui non ho cambiato una ceppa.Go, go, go!

Go, go, go!

Per preparare un pesto di zucchine, per 2 persone, hai bisogno di:
  • 270 grammi di zucchine;
  • 30 grammi d’olio;
  • 10 foglie di menta;
  • 5 foglie di basilico;
  • sale;
  • 20 grammi di pinoli;
  • 30 grammi di parmigiano.

Metti l’acqua della pasta (o degli gnocchi, nel mio caso) a bollire.

Lava le zucchine, poi tagliale a pezzi.
Grattugia il parmigiano.
In un pentolino metti i pinoli, accendi una fiamma bassa e comincia a tostarli. Dovranno essere belli colorati. Girali spesso, non farli bruciare.

Ora prendi il mixer e caccia dentro tutto.

Le zucchine, il basilico, l’olio, la menta.

Il parmigiano e i pinoli.

Aziona il mixer. Se hai un mixer di merda come il mio, ogni tanto apri ed aiuta le lame a fare il loro mestiere, rimescolando il contenuto.
Prima o poi otterrai un pesto (e no, non devi aggiungere acqua).

A quel punto assaggi, aggiusti di sale, rimescoli ancora.
Poi riversi tutto in una ciotola ed attendi la pasta (o gli gnocchi).

Scola la pasta, riversa nella ciotola, mescola. Se fosse troppo asciutto è lecito aggiungere un goccio d’acqua di cottura, ma a me non è servito.

Fine. E questa volta, invece del piatto finito, ti faccio vedere lo gnocco. Così, solo per fare il food blogger stronzo.

Ciao e buon appetito!