Frittata di spaghetti con ‘nduja

Mi sa che una volta le castagne le avevo mangiate. Tipo a Milano, al Duomo, quelle che vendevano per strada.
Poi basta.
A casa, mai.
Quindi dopo che ho visto il tutorial di Stefano Barbato sul come aprirle ho detto OK, è giunta l’ora.
Sono andata su Amazon, ho comprato la padella bucata ed ho aspettato che mi arrivasse. Ci credevo tantissimo.

Nei miei sogni. 

Poi mi sono scontrata con la dura realtà del Cilento: castagne marce. E tanto, tanto lavoro per aprirlee che alla fine non è una roba veloce per niente. Soprattutto se non l’hai mai fatto prima.
Risultato: 200 grammi di castagne sane, non abbastanza per la ricetta che volevo preparare. Molto tempo buttato, stanchezza ed incazzatura.

Le maledizioni contro le castagne. 

Stavo per arrendermi e mangiare i cereali.
Poi ho aperto il frigo e la ‘nduja mi ha salutato. Quando sono venuti a conoscenza dei miei guai, pure le uova mi hanno tanto, tanto consolato.
Per non parlare dell’umanità dimostrata dagli spaghetti, sono stati davvero gentili.
Tuttis si sono dimostrati così carini dal sacrificarsi trasformandosi in una frittatona salva esistenza talmente buona che mi ha risollevato un po’ il morale.

Quindi ti passo la ricetta, anche se ormai dovresti sapere fare da sola perché in passato ne abbiamo preparate almeno un paio.
Ma non ti preoccupare, le basi le ripassiamo insieme.

Esatto.

Go, go, go!

Per preparare una frittata di spaghetti con ‘nduja, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di spaghetti;
  • 80 grammi di ‘nduja. Ovviamente la dose non è fissa, dipende dalla ‘nduja e dal tuo grado di sopportazione del piccante;
  • 8 uova;
  • sale.

Come noti, niente olio e niente formaggio: la ‘nduja basta e avanza e no, non temere, non sarà noiosa. Con la ‘nduja non ci si annoia mai.

Il tutorial per frittatona di spaghetti lo trovi qui, ma ripassiamo le cose basilari.
Innanzitutto metti a lessare gli spaghetti. Devi cuocerli 2 minuti in più del tempo indicato sulla confezione, ci servono un po’ scotti.

Mentre aspetti la pasta, rompi le uova e cacciale in una ciotola. Come sempre consiglio di rompere un uovo alla volta in un bicchiere e versarle, sempre una alla volta, nella ciotola. Così eviti di bestemmiare per pezzi di guscio o uova marce.
Sbattile leggermente, aggiungendo un po’ di sale.

Nella tua padella da frittata (antiaderente, mi raccomando) metti la ‘nduja.

Falla sciogliere a fiamma bassa e distribuiscila per tutta la padella. 

Appena la pasta è pronta, cacciala in padella. Usa sempre una fiamma bassa.

Mescola strabene gli spaghetti, devono diventare tutti rossi.

Infine versa l’uovo.

Distribuiscilo in maniera omogenea per tutta la padella e partiamo con la frittata.
Puoi usare indifferentemente una fiamma bassa o media: con bassa sei più tranquilla, ma ci metti un bel po’ di più. Con alta devi starci dietro ed essere più sicura di te.
Cosa devi fare, in entrambi i casi? Non molto, perché la frittata di spaghetti è semplice ed ha bisogno di poca manutenzione. Con una spatola devi assicurarti che i bordi della frittata non si attacchino e che non si attacchi al fondo. E basta.
Quando non vedi più liquido da nessuna parte, è tempo di girarla.

Puoi girarla appoggiando un coperchio sopra la padella: chiudi ermeticamente e giri con un gesto netto.
Se hai un’altra padella identica a quella che stai usando, va pure meglio.

La seconda parte di frittata ha bisogno meno tempo per essere cotta. Indicativamente la metà del tempo. Ormai le uova sono cotte, bisogna solo raggiungere un grado di bruciatura che ci piace.

Il mio consiglio è di girarla un’altra volta dopo 5 minuti e vedere come va. Io credo di avere cotto in tutto 10 minuti il primo lato e circa 5 il secondo.

Appena è pronta falla riposare in un piattone. Meglio mangiarla appena si intiepidisce, è più buona.

Ti faccio vedere l’interno di una fetta, così ti rendi conto della compattezza.

Finito, siediti e mangia: te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

Fit-frittata di melanzane Soggy Oggie

Ti adoro! Mi fai morire! Questa ricettina mi piacerà tantissimo! Che sfiziosa!
E poi arriva la domanda.

No, non questa.

Dimmi, hai usato melanzane grandi o medie?

Il quesito fa già presagire un certo disagio ed il Kaiju si gratta la testa in preda alla confusione. Grandi, medie? C’è un’unità di misura nuova e nessuno mi ha avvisato?
Ma ecco che arriva la risposta. Precisa al millimetro, pragmatica, cristallina:

Ho usato melanzane medio-grandi.

Ed il kaiju così.

La cosa più assurda di questo dialogo che manco Maccio Capatonda è che le due tipe si sono pure comprese.
L’ho già detto. Lo ripeterò sempre. Mi incazzerò sempre. Perché cazzo non usate la bilancia?

Perché io sono andata al supermercato ed allora ho tentato. Volevo vedere. Mi dai 4 melanzane medio-grandi? ho domandato a Don Alfonso che già voleva mandarmi a fanculo.
Ecco il risultato:

Ce ne fosse una SIMILE all’altra.
Quindi la dovete veramente piantare. Un cucchiaio di questo, un pizzico di quell’altro, una tazza di roba, un secchiello di cose. Addirittura in questa ricetta c’era scritto 6 albumi di uova grandi: che se non bestemmio non mi chiamo più Pizzakaiju.

Sì, lo so che volete vedere e sentire lo spettacolo più eretico del mondo. Ma sto cercando di smadonnare non dico meno, ma almeno il giusto.

Il fatto è che questa volta la ricetta (che non linkerò) mi interessava parecchio e quindi l’ho fatto notare alla blogger di turno. Secondo te ci ha sentito?
Dai, ovvio che no. Quelle sono dosi. 4 melanzane, 6 albumi di uova grandi, 4 cucchiai di questo e 5 pizzichi di quell’altro.
Quando le ho ribadito che si trattava, al massimo, di INDICAZIONI la risposta non è cambiata. QUELLE. SONO. DOSI.

E lei ha le ossa grosse.

Per concludere in bellezza ti dico che questa discutibile pietanza che ho preparato aveva un ultimo passaggio al forno. Era indicata forse la temperatura?
Certo che no!
Che pure i gradi ci fanno schifo, non sia mai essere precisi in qualcosa.

Grazie, ora mi calmo.

Però.
Più mangiavo questa cosa brutta ed il cui ingrediente fondamentale era il disprezzo e più mi piaceva. Più mi riempiva la pancia (e cristo se la riempie!) e più mi ricordava qualcosa del passato. Quelle frittate che sono anni che cerco di riprodurre ma che niente. Quelle di mia madre, delle cene di fortuna.
Non fraintendermi, mia madre è quel che, ma i cibi dell’infanzia ti perseguitano, ti marchiano a fuoco. E credo proprio di capire che mia madre montasse gli albumi ed era per quello che il risultato era umidiccio e soffice.
Quindi, dato che ho pesato e fotografato tutto, ti do la ricetta.
Ah, è una frittata di melanzane. Circa. Però devo trovargli un altro nome, perché non solo con una frittata c’entra una sega, ma è pure troppo brutta per esistere.

Dopo attenta riflessione, credo che Fit-frittata di melanzane Soggy Oggie sia la scelta più ovvia: soggy significa proprio molliccio, fit perché si usano solo gli albumi e ci accodiamo ai deficienti da palestra.
Ti ho fatto pure lo spiegone, contenta?
Go, go, go!

Sigla!

Per preparare una fit-frittata di melanzane Soggy Oggie, per due persone, hai bisogno di:

  • Circa un chilo di melanzane (peso dopo la pulizia, che consiste solo nel levare le estremità);
  • 20 grammi d’olio totali;
  • 200 grammi di albume. Io ho comprato gli albumi confezionati, perché non facendo dolci avrei dovuto trovare un utilizzo dei tuorli. Se decidi di comprare le uova, devi prenderne ALMENO 6. Dipende dalla grandezza delle uova (qui un uovo pesa 50 grammi, probabilmente avrei dovuto acquistarne 10);
  • 40 grammi di pangrattato totali;
  • 40 grammi di parmigiano grattugiato;
  • 30 grammi di caciocavallo grattugiato. Ovviamente puoi usare i formaggi che ti pare;
  • 10 grammi di farina;
  • tempo e pazienza, un mixer grande ed una padella molto, molto antiaderente. Un forno, ma va beh, quello ce l’hai di sicuro.

La ricetta non è velocissima. Un po’ perché le frittate hanno bisogno di tempo, un po’ perché ci tocca cuocere le melanzane e poi attendere che si raffreddino. Un po’ perché dà il suo meglio fredda, quindi ti consiglio di prepararla in anticipo.

Lava le melanzane e taglia le estremità.

Riducile poi a pezzotti.

Non è finita, poiché dobbiamo ridurle quasi in poltiglia. E sì, ti serve un mixer decente, altrimenti ci metti sei anni.
Ma ce l’hai, no? 3 anni che cucini con Pizzakaiju ed ancora non te ne sei comprato uno?

Non deve essere una pappetta liscia, ma grumosa. Come questa:

Se non hai mai usato un mixer, usalo a scatti o comunque non a velocità massima per troppo tempo di seguito. Insomma, azionalo ed ogni tanto guarda che sta accadendo. Se occorre smuovi le melanzane con un cucchiaio, se il mixer dovesse incepparsi o se qualche melanzana si fosse appiccicata ai lati e non fosse raggiungibile dalle lame.

Versa 10 grammi d’olio in una padella e fai soffriggere uno spicchio d’aglio intero ma scamiciato. Se si spacca in due, come è accaduto a me, ‘sticazzi.

Appena è colorato (e ci vorranno circa 5 minuti, usando una fiamma bassa) toglilo.

Riversa ora qui dentro le melanzane e salale per bene, così cacciano via pure tutta l’acqua.

Chiudi col coperchio e fai cuocere a fiamma bassa per 15 minuti.
Ogni tanto però apri, gira il tutto, controlla che non sia attaccato. Se hai dubbi, cambia fornello ed usa quello più piccolo che hai.
Dopo 15 minuti scoperchia e se noti che le melanzane hanno ancora troppo liquido, prosegui la cottura finché si è del tutto prosciugato. Senza coperchio, girando sempre.

A cottura ultimata metti le melanzane in un piattone largo, distribuiscile per bene per tutta la superficie ed attendi che si raffreddino.

Nel frattempo prepara gli altri ingredienti.
Grattugia a polvere 40 grammi di parmigiano.
Grattugia 30 grammi di caciocavallo.
Raccatta dalla credenza la farina ed il pangrattato.

Poi sicuramente le melanzane saranno ancora calde e ci toccherà attendere ancora.

Le melanzane non è che debbano essere addirittura GHIACCIATE, eh. Però fredde sì, altrimenti le uova si smontano.
Ci vorranno almeno 30 minuti, forse anche 40.

Quando ci siamo quasi, occupiamoci degli albumi. Se hai comprato quelli confezionati (tipo Aia, Amadori o simili) devi solo riversarli una ciotola e pesarne 200 grammi.
Se hai le uova fresche, invece, devi dividere in maniera super attenta i rossi dai bianchi. Manco una goccia di rosso deve finire tra i bianchi, sennò hai sputtanato tutto: i bianchi non si monteranno. Fallo quindi in un bicchiere e poi riversa gli albumi nella ciotola.

Quando hai risolto la quest, nella ciotola metti un pizzico di sale: aiuterà gli albumi a montarsi in fretta.

Ci vorrà un po’, sono un sacco di albumi. Persisti e non farlo a mano, a meno che tu non abbia saltato l’allenamento quotidiano.

Gira e gira, prima o poi saranno pronti.
Quando lo sono? Quando puoi capovolgere la ciotola e gli albumi sfidano la gravità.
Sì, però controlla con juicio, che poi fai cadere tutto a terra.

Con un colino setaccia 10 grammi di farina e cacciali nell’albume. Non ho ben capito cosa serva quest’operazione, ma noi la facciamo uguale.

Con una spatolina incorpora la farina che non sappiamo a che cazzo serva negli albumi. Devi fare movimenti dal basso verso l’alto, lenti, finché non vedi più la farina.
Divertiti.

Ora torniamo al composto di melanzane. Assaggia ed aggiusta un po’ di sale, ricordandoti però che metteremo i formaggi che hanno un loro grado di sapidità.

Caccia 20 grammi di pangrattato.

Mescola e butta dentro tutti i formaggi.

Mescola di nuovo.

Butta dentro tutto l’albume che hai preparato.

Dobbiamo mescolarli con le melanzane e non sarà facile.
Pazienza, calma e spatolina: movimenti controllati e lenti, raccogli mescola il tutto dal basso verso l’alto.
Si smonteranno un po’, è inevitabile.

Alla fine avrai ottenuto questo:

Finalmente si parte con la cottura.
Se hai usato gli ingredienti che ti ho elencato, ti serve una padella da circa 28 cm di diametro. Massimo 30, di più no, che già così è enorme.

Versa 10 grammi d’olio nella padella, accendi una fiamma super bassa e spalma l’olio, con della carta, per tutta la superficie. Anche i bordi.

Riversa il composto di melanzane e cerca di distribuirlo in maniera omogenea.
Con l’aiuto di un colino a maglie strette metti anche 20 grammi di pangrattato, cercando di non fare come me e di distribuirlo un po’ ovunque:

Parte ora la cottura, che non è senza insidie ed è pure lunga.
Si aggira intorno ai 15 minuti, fiamma bassissima, e non puoi lasciarla da sola. Mano a mano che si scalda devi compiere le solite azioni da frittatrice professionista:

  • smuovere i bordi con una spatola per non farli attaccare;
  • assicurarti che un po’ tutta la frittata non si attacchi al fondo, usando una spatola o muovendo la padella con gesti decisi;
  • passare sotto alla frittata con la solita spatolina, staccando a forza se senti che qualcosa non quadra;
  • cambiare fiamma, nel caso quella che hai scelto ti stesse dando troppi problemi;
  • romperti abbondantemente i coglioni.

Durante la cottura accendi il forno. 200 gradi, usa solo la resistenza superiore e se hai il grill anche meglio.

A fine cottura, la frittata non sarà poi cambiata più di tanto.
Eccola:

Siccome questa frittata non si capovolge, dobbiamo concludere la cottura nel forno.
Caccia la padella nel forno:

Fai andare 5 minuti, poi spegni e lasciala riposare là dentro.
Quando sarà fredda avrà questo orrido aspetto. Che pare invariato da inizio a fine cottura:

Ora ti mostro una fetta tagliata, per farti capire la consistenza interna:

Umidiccia. Te l’avevo detto, no?
Nonostante l’aspetto esteriore a me è piaciuta parecchio, giuro, altrimenti non ti avrei sfracassato i maroni con un procedimento così lungo e complesso.
Provala, poi mi dirai.

Ciao e buon appetito!

La frittata di spaghetti di Michael Myers e frittata di spaghetti all’amatriciana.

Tanti i cambiamenti di questi giorni. Innanzitutto ho creato un account Instagram (mi trovi come Alice Pizzakaiju) e ti conviene seguirlo: metto un sacco di foto e pure video, un po’ su ogni argomento che mi viene in mente. Diciamo che è facile che troverai anteprime di quello che leggerai qui, quindi se vuoi essere aggiornata su tutte le bestemmie, i film che vedo, i videogiochi che provo e i gatti che sfamo, ti consiglio di venire a trovarmi.

Poi ho pure aperto un canale youtube. 

Eggià.

Questa rivoluzione mediatica è in atto da un po’ e forse i più attenti se ne sono accorti.
Prima ho aperto il mio profilo facebook al pubblico: da 50 contatti in croce sono passata a 900, sperando che il mondo mi stupisse.
Ovviamente non l’ha fatto, così ho cercato una risposta qui, sul sito, facendolo diventare un ibrido di videogiochi-film-cazzoneso&pappa. E ok, ci siamo ma non mi basta.

Necessito di una marea di tempo per scrivere un pezzo e di robe da dire ne ho sempre troppe e forse riversarle sull’universo serve anche ad esorcizzare i miei fastidi.
Perché non è vero che l’internet è un grande buco nero che ci risucchia la vita. O, meglio, è anche questo. Internet è un mezzo che possiamo usare in tanti modi e purtroppo un’infinita moltitudine di coglioni lo sfrutta solo per bullizzare l’altro.

Ma io non sono una moltitudine di coglioni. Io non sono un bullo.

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Anche se mi piacerebbe tanto.

Io posso fare la differenza. Perché io valgo, sì.
Questo messaggio motivazionale non parte dalla mia testa, anche se una vocina che scassava i maroni ce l’ho avuta, per tutti questi anni.
Negli ultimi mesi ho iniziato a frequentare molto Youtube, in silenzio ma ascoltando centinaia di ore di contenuti di ogni tipo. Sono arrivata a sorbirmi 50 minuti di un tizio che produce finestre che denunciava il fatto che la gente, di finestre, non capiva un cazzo.
E a me delle finestre fottesega, come direbbe Dante.

Questo Dante qui, ovviamente.

Tra i canali che preferisco – YouTubo Anche Io a parte, che emulo malissimo – c’è quello di Rick DuFer. Si tratta di un filosofo che sul tubo divulga sì filosofia, ma trattando qualsiasi argomento gli interessi al momento. Si passa da Seneca a Bloodborne senza forzature ed è talmente attivo che stargli dietro non è facile manco per me, che ascolto tutto mentre mi alleno.

L’importanza del canale di DuFer, però, non sta negli argomenti trattati, semmai nell’atteggiamento. A differenza di tutto il web in cui ho girovagato in questi anni, non ci tiene a salire su un piedistallo di snobismo per urlarci che chi non la pensa come lui è un deficiente.

Un evento più raro di quello che ‘sta tipa sta vivendo.

No. Rick DuFer mostra il suo intimo in ogni suo monologo, senza paura di cadere nella rete dell’odio dei commentatori. Ogni giorno lotta contro la sua imperfezione, migliorandosi e facendo migliorare chi lo ascolta per davvero. Evita l’usanza delle pacche a vicenda, ripetendo come un mantra che noi siamo fighi perché la pensiamo ggggiusta. No. Ti invita a scandagliare i tuoi pensieri, a guardarli più da vicino. Hanno senso di esistere? Da cosa scaturiscono?
In un momento in cui tutti deridono una maggioranza di persone (che forse non esiste) che ha un’abilità di pensiero degna di scimmia vestita, Rick DuFer invita a riflettere sul fatto che non esiste superiorità intellettuale. Esistono diverse capacità, diversi individui, diversi punti di vista. Diversità.

Dai, ora ci arrivo.

E l’internet non è una scatola piena d’odio come l’ho sempre vista io. Internet non è niente, Internet è una generalizzazione.

Ognuno di noi ha capacità personali del tutto peculiari. C’è chi riesce a fare la punta a 20 matite in 7 secondi (e forse dovrebbe andare a La Corrida), chi si intende di biologia e chi pulisce i vetri di casa che manco Mastro Lindo.

Questo signore è molto bravo a tenere il frigo pulitissimo, per esempio.

Se, invece di gettare il tempo a scatenare astio e litigi per i social, ognuno di noi riversasse in questa scatola tutte le proprie capacità, internet diverrebbe un bel posto.
Quindi ho deciso di dare il mio contributo. Che già mangi da Pazuzu grazie a me, lo so, ma si poteva fare di più.

Generations che sapranno cucinare e conosceranno Dragon Age Origins, pensa.

Quindi ora sai dove trovarmi sempre, senza dover aspettare i miei meravigliosi post di pappa.
Che si mangia oggi, mi chiedi? Facciamo una frittata.
Questa frittata di spaghetti parte dalla ricetta della pasta di Michael Myers, quindi se vuoi ripassa le lezioni precedenti. Comunque qui rispiego tutto da capo, non temere.

Ti inserisco anche una variante con la ciccia, perché l’ho sperimentata e non è che fosse buona: di più.

Go, go, go!

Eccomi quando ho realizzato che no, il blog non era più sufficiente.

Per preparare la frittata di spaghetti alla Michael Myers, per due persone, hai bisogno di:

  • un cucchiaio d’olio, uno spicchio d’aglio e del peperoncino;
  • 180 grammi di spaghetti;
  • 350 grammi di passata di pomodoro;
  • 30 grammi d’olio;
  • 6 uova;
  • 50 grammi di cacioricotta o altro formaggio a scelta;
  • sale.

Variante della frittata in versione amatriciana: 

  • 100 grammi di guanciale. Ti farò vedere come gestirlo.
  • meno olio. 10 grammi dovrebbero bastare (ma anche zero, se il guanciale caccia abbastanza grasso);
  • 50 grammi di pecorino al posto della cacioricotta.

Partiamo dalla cottura della pasta.
Gli spaghetti alla Michael Myers (ed in questo caso pure quelli all’amatriciana) cuociono da quasi crudi direttamente nel pomodoro, assorbendo il sugo piano piano. Hanno un tempo di cottura non determinato, che non segue affatto quelli indicati sulla confezione e di solito si fanno asciugare al punto di bruciarli. In questo caso li prepariamo così non per bruciarli, ma per fare assorbire tutto il liquido della passata, che altrimenti ci sputtanerebbe la frittata. E poi non solo per quello: a me gli spaghetti cotti così piacciono un sacco e volevo una ricetta variante.

E se a te non piacciono, questa è la mia reazione. In pieno stile Rick DuFer.

Quindi metti dell’acqua a bollire, senza salarla. Qui immergeremo gli spaghetti giusto il tempo per ammorbidirli, per circa 3 minuti.

Mentre attendiamo le bolle, prepariamo la padella col pomodoro.
Innanzitutto scegli una padella di merda: una che se si rovina non ti interessa. Di solito per gli spaghetti alla Michael Myers si usa una padella non antiaderente, per capirci, perché l’effetto bruciato è più facile da ottenere. Io ne uso una antiaderente che ormai è rovinata e mi trovo bene.

Appena l’acqua della pasta bolle partiamo seriamente. 

Versa un cucchiaio d’olio, fallo scaldare e poi caccia dentro uno spicchio d’aglio tritato e del peperoncino.

Fai soffriggere per qualche minuto, stando attenta a non bruciare l’aglio.
Poi versa la passata di pomodoro.

Aggiungi un pochino di sale ed appena sobbolle è pronta per accogliere la pasta.

Tira fuori gli spaghetti dopo tre minuti di bollitura con una schiumarola e cacciali in padella. Ricoprili col sugo ed aggiungi almeno una mestolata di acqua.

Usa una fiamma media e lasciali cuocere finché tutto il liquido verrà assorbito. Ogni tanto gira, con l’aiuto di forchettoni e pinze. Ma per almeno una decina di minuti non ci sarà granché bisogno del tuo contributo, quindi occupiamoci delle uova.

Rompile e mettile in una scodella. Gratta 50 grammi di cacioricotta (o pecorino, se stai preparando l’amatriciana) ed uniscili alle uova.
Aggiungi anche un po’ di sale.

Sbatti il tutto molto brevemente, finché gli ingredienti sono ben amalgamati.

A questo punto dovrai stare dietro agli spaghetti in maniera più attenta, perché il liquido sarà stato assorbito parecchio.
Devi raggiungere degli spaghetti belli asciutti ma nel caso ipotetico (difficile, ma possibile) in cui ti sembrassero crudi, niente paura: aggiungi dell’altra acqua e fai assorbire pure quella (o dell’altra passata, se ne hai avanzata). A me non è mai successo, ma è meglio essere pronti ad ogni sfiga della vita.

Ecco quando devi fermarti:

Come vedi non devono essere bruciati, perché un po’ si bruceranno inevitabilmente durante la trasformazione in frittata.

Cambio di padella.
Adesso devi usare la padella da frittata, quella superantiaderente, quella da cui la tua cena dipende quasi sempre.

Se decidi di provare la versione amatriciana, occupiamoci del guanciale. Devi tagliarlo a dadini abbastanza piccoli.
Poi mettili in padella ed accendi una fiamma bassa.

Il guanciale cambierà colore piano piano e rilascerà un sacco di ciccia. La parte bianca diventerà trasparente, quella rosa si scurirà. Attenzione però a non bruciarlo: ci vorranno circa 5 minuti.
Togli poi il guanciale e mettilo in una ciotola.

Quelli che vedi sono rimasugli di guanciale (40 grammi) eppure ha rilasciato parecchio grasso. Con i 100 che ti ho indicato, probabilmente non dovrai aggiungere olio. Altrimenti aggiungine 10 grammi e passa allo step successivo.

Ora tu fermo qui, che parlo con quelli che la ciccia non la vogliono. Ci vediamo una foto più sotto.

Se hai deciso di preparare la frittata Myers, quella senza ciccia, ecco cosa devi fare.
Versa 30 grammi d’olio, aspetta che siano ben caldi (usa una fiamma media) e poi versa gli spaghetti. Cerca di distribuirli in maniera uniforme per tutta la superficie.

Se hai deciso di usare il guanciale, distribuiscilo uniformemente su tutta la superficie della frittata:

Da qui in poi la ricetta è uguale per tutti.

Versa il composto di uova e distribuisci anche quello in maniera uniforme, ruotando la padella o con l’aiuto di una spatola.

E niente, ora c’è la solita tiritera della frittata. Usa una fiamma medio bassa, aiutati con una spatola a staccare i bordi durante le prime fasi. Ogni tanto muovi la padella per assicurarti che la frittata non si sia attaccata sul fondo. E se si è attaccata? Nelle prime fasi della cottura della frittata puoi fare un po’ quello che ti pare, tanto si riformerà sempre: usa una spatola e passa sotto agli spaghetti, staccando il punto che non si muove. Se l’uovo fosse tutto raggruppato da una parte, ti basta roteare sempre la padella per spostarlo.

Insomma, le primi fasi della frittata sono semplici, è quando comincia a solidificarsi che viene il bello, perché bisogna girarla.
Si gira quando sulla superficie non ci sono parti liquide. Ed è importantissimo: altrimenti fai un pasticcio di uova. Mangiabile, certo, ma non è una frittata.

A questo punto chiudi col coperchio e con uno scatto deciso rovesci la padella.
La frittata ora sarà sul coperchio e dovrai farla scivolare di nuovo nella padella:

Adesso concludi la cottura: 5 minuti a fiamma media dovrebbero bastare. Muovi ogni tanto la padella per non fare attaccare il tutto.
E niente, ci siamo. Se la rigiri dovresti vedere questa bellezza:

Lasciala raffreddare un minimo e poi tagliala a pezzi.
Prepara le porzioni, scatta la foto da mandare al Kaiju, ed eccoci:

Ciao e buon appetito!