Pesto di zucchine

Come spesso accade, le robe fuoriescono mentre ascolti tutt’altro.
Tu tentavi di controllare il tuo respiro, di contare le ripetizioni, provavi con tutte le forze disponibili di rientrare nel loop di quotidianità di battiti ed ansimi che l’allenamento richiede.
#workout from CONTAC

Allenarsi negli anni ottanta.

Poi scatta la canzone che non ti aspetti e non aiuta il fatto che tu abbia deciso di imparare l’inglese, quasi un decennio fa, perché i testi poi ti arrivano e ti massacrano più di ogni trazione che porta al limite il tuo corpo.
In fondo soffro col corpo per non percepire la tragedia dell’anima. E tragicacosmicomicamente (e supercalifragilisticospiralidoso, pure) percepisco la mia solitudine estrema, sempiterna e sempreverde, a 6 anni come a 38.
La solitudine si costruisce, anche, chiudendosi in mutismi, in incomprensioni, in cieli in una stanza che non hanno nulla di rasserenante poiché in bufera.
Fa freddo, nella mia stanza. Il mare è in tempesta, nella mia stanza.
Non esiste manco, la mia stanza.
#jaws from ScaryMovies101

Nella mia testa quest’ultima frase suona epica tanto questa.

Appena realizzi che la solitudine è una presenza tangibile – appena rompi il giocattolo, che poi chi lo aggiusta più – non puoi più fingere. Salti la corda e ti senti male, fai le flessioni e ti senti male, prepari le zucchine e ti senti male.
Non sai manco cosa fare per NON sentirti male. Non è che puoi investire qualcuno con il titolo di Cavaliere della Condivisione. L o chiunque altro.
Non è una solitudine personale, quella che sento. È più Cosmica. D’altra parte parlo di me in terza persona, come Thor: non sono stata creata per percepire una solitudine normale, spicciola.
Condividi tu la tua partita a Call of Duty con la tua fidanzata. Io ho un cuore da lanciare nel vuoto, io, e so che  nessuno sarà lì a raccoglierlo. Persino il Prenditore ha abbandonato il suo posto, andato dove vanno le anatre d’inverno (da noi muoiono, d’inverno, di solito uccise dalle volpi. Così, fun fact).
#dwedit from this is my bollocking face

Lo so, un pensiero disturbante.

Lo hai mai sentito il suono della volpe? È terrorizzante. Il babau degli animali.
Sto ascoltando questa roba qui, in loop.  
There’s no falling back asleep
Once you’ve wakened from the dream
Now I’m rested and I’m ready,
I’m rested and I’m ready to begin.
I’m ready to begin.

Che poi sarebbe a suo modo catartico – quanto lo sarebbe? – se la risposta fosse racchiusa in una persona. Così semplice. Basterebbe mettersi in cerca. Una quest impossibile, ma a certi Hobbit piacciono le quest impossibili.

Ci sarà pur un motivo se tutti ci affrettiamo verso qualcosa, se ci colmiamo per non sentire. Chi di oggetti, chi di lavoro, chi di figli, chi di TUTTO. Sopraffiamoci pur di non riflettere (esiste la parola sopraffiamoci? Bah, non me ne frega un cazzo, ora esiste).
TUTTO, PER CARITA’, TUTTO ma non lasciatemi in balia di me.

Ascolta questo:
#aim for the ace from Joy in 2-Dimensions

Dentro me uno scontro tra la spensieratezza e la pesantezza più estreme.

E invece no, io in balia di me ho scelto di essere. Non oggi, non ieri, ma 38 anni fa.
Sono stata spenta negli ultimi anni, ho fatto tacere quello che viveva nelle mie caverne interne, scambiando la stasi per serenità.
Ora che ho risvegliato chi sono, sono in panico.
Quel che manca è il mondo. È sempre mancato, il mondo. Ed è assurdo che ci si accorga del mondo quando conosci qualcuno di nuovo, come se quel qualcuno ti avesse svegliato. Ma quel qualcuno non è la risposta. Quindi, come la mettiamo?
I was on the mend when I fell through.
The sky around was anything but blue.
I found as I regained my feet
A wound across my memory
That no amount of stitches would repair.
But I awoke and you were standing there.
Traduco male? Stavo guarendo quando sono precipitato, il cielo intorno era tutto fuorché blu e quando mi sono rimesso in piedi ho trovato una ferita attraverso la memoria che nessuna quantità di punti potrebbe riparare. Ma mi sono svegliato e tu eri lì, in piedi. 
Il mondo raggela il cuore.
E non so perché.
#superman from Various Cartoon Awesomeness

Gif che rappresenta la lotta contro la solitudine del mondo.

Ma parliamo di pesto di verdure.
Ero scettica e pure tanto. Che differenza ci sarà mai tra una crema di zucchine (come questa) ed un pesto? Prova, mi è stato detto.
Così provai.
Risposta: c’entra un cazzo, Watson. E devo dire che il pesto quasi mi è piaciuto di più della crema, oltre al fatto che è pure più comodo perché non devi cuocere un cazzo.
Immagino che con questa base tu possa preparare un pesto di qualsiasi verdura, grammo più grammo meno.
Proveremo, proveremo. Intanto mangiamo questo, che le zucchine in questo periodo sono strabuone.
Ricetta rubatissima da ciaksispadella e da cui non ho cambiato una ceppa.Go, go, go!

Go, go, go!

Per preparare un pesto di zucchine, per 2 persone, hai bisogno di:
  • 270 grammi di zucchine;
  • 30 grammi d’olio;
  • 10 foglie di menta;
  • 5 foglie di basilico;
  • sale;
  • 20 grammi di pinoli;
  • 30 grammi di parmigiano.

Metti l’acqua della pasta (o degli gnocchi, nel mio caso) a bollire.

Lava le zucchine, poi tagliale a pezzi.
Grattugia il parmigiano.
In un pentolino metti i pinoli, accendi una fiamma bassa e comincia a tostarli. Dovranno essere belli colorati. Girali spesso, non farli bruciare.

Ora prendi il mixer e caccia dentro tutto.

Le zucchine, il basilico, l’olio, la menta.

Il parmigiano e i pinoli.

Aziona il mixer. Se hai un mixer di merda come il mio, ogni tanto apri ed aiuta le lame a fare il loro mestiere, rimescolando il contenuto.
Prima o poi otterrai un pesto (e no, non devi aggiungere acqua).

A quel punto assaggi, aggiusti di sale, rimescoli ancora.
Poi riversi tutto in una ciotola ed attendi la pasta (o gli gnocchi).

Scola la pasta, riversa nella ciotola, mescola. Se fosse troppo asciutto è lecito aggiungere un goccio d’acqua di cottura, ma a me non è servito.

Fine. E questa volta, invece del piatto finito, ti faccio vedere lo gnocco. Così, solo per fare il food blogger stronzo.

Ciao e buon appetito!

Pesto (o crema) di noci.

Ho iniziato a fare palestra 5 anni fa. Pesavo 49 chili, 49 chili di budino informe.
Stamattina mi peso sulla bilancia ed il numero del terrore è apparso: 54. CINQUANTAQUATTRO.

#star trek from GIANTMONSTER

Lo so che hai la tentazione di darmi fuoco, parlo sempre delle stesse robe.

Avrei voluto parlare di questo, dell’ennesima lotta tra peso e forma fisica, della differenza abissale tra grasso e muscoli.
Nelle ultime 2 settimane sono passata da fare 30 push up a farne 150. Da 4 trazioni di seguito a farne 6. Una mattina ho fatto persino 50 trazioni, con riposi da 20 secondi ogni 4.

Diciamo che ci sta che io sia cresciuta.

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la mia reazione quando ho fatto 6 trazioni di seguito.

Avrei voluto parlare di questo. Ne avrei da dire. Del sudore, della fatica, della gioia, dell’esaltazione che provo mentre mi alleno. Pure se è tutto per la gloria, che a me manco la medaglia di Chewbecca danno. Sono da sola, nel mio cortile, salto e mi ammazzo, senza obiettivi, senza gare in vista.

Invece no. Invece voglio parlare di quello che mi succede DAVVERO o almeno provarci.
Perché non ne posso più di vivere in questa solitudine quasi colpevole, di dover render conto di ogni sorriso, di ogni cambio d’umore, di ogni respiro. Sono io solo quando sto con me. Forse per questo mi piace l’alba, mi piace allenarmi, mi piace stare immersa nella mia musica e non sentire niente.

Non devo dare spiegazioni per come mi sento.
Né quando sono depressa.
Né quando sono felice.

#woody woodpecker from Tales from Weirdland

Né quando sono idiota.

Faccio tutto da sola, ho alti altissimi e bassi non troppo devastanti e me li gestisco da me.

Poi gradualmente il mondo si sveglia e si svegliano pure le emozioni al di fuori di me, quelle che non posso in alcun modo controllare.

Solo che non mi interessa più controllarle.
Per troppo tempo ho lasciato andare. Sono stata trattata malissimo, ignorata, calpestata. Oggi questo non mi sta più bene e sto cercando di uscire da un oblio di dipendenza rinchiuso in un loop di follia.
Non ho progetti, né aspettative.
Ho desideri, ma quasi impalpabili. Se il Genio venisse a chiedermi che voglio, sarebbe difficile esprimere COSA. Ho solo sensazioni nuove, curiosità nuove, non una finalità.

Quanto cazzo mi è piaciuto questo film!

Ho vissuto di finalità per quasi 40 anni, vestendo gli stessi panni con persone diverse. Oggi quegli abiti sono lisi e comunque non ci entro più: peso 54 chili, ho due spalle tante, sembro Hulk in quei vestiti lì.

Scriverei la cronaca degli ultimi 15 anni, se solo li ritenessi interessanti. Ma sono dietro di me, non so che farmene dei racconti, preferisco stare nel qui ed ora.
Nel qui ed ora ho poco e la mia esistenza è più virtuale che fisica. Nel mondo vero, dopo lo sport, mi limito a stare sul balcone a scrivere parole per nessuno. Per me. Per L. quando ha voglia di passare. Per i passanti no, i passanti leggono, i passanti passano, i passanti, cosa vuoi che ne sappiano.

A volte mi viene in mente la lettera di Martino, in Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Quello per me è stato un libro dell’anima, parlava di quello che sentivo allora, a 14 anni. Quella lettera, io, l’avevo imparata a memoria. E dunque Martino, prima di ammazzarsi, scrive una lunga lettera ad Alex. In quelle righe, nonostante ci sia il DEFINITIVO epilogo, Alex ne ha di vita. Vuole prendere la bici, vuole mangiarsi un gelato (lo vuole alle amarene, ha persino già scelto il gusto). Alex di voglia di esistere ne ha. È il mondo che è intollerabile.

#resident evil from In the middle of nowhere

un mondo da prendere per la gola e sbattere a terra. Se solo si potesse.

Tempo fa (tanto tempo fa) una persona che conoscevo mi ha detto cose abbastanza terribili. In parte non lo erano, terribili, ma in parte sì. Mi diceva che dovevo continuare a scrivere, che prima o poi se avessi smesso sarei diventata come tutti gli altri. Che avrei messo su famiglia, che avrei fatto figli, che avrei passato la vita a cucinare. Mi domandavo cosa ci sarebbe stato di male, nel caso, e all’epoca mi sembrava pure del tutto gratuito e fantascientifico. Famiglia e figli non li volevo (né li vorrò mai) e cucinare… beh, non sapevo manco fare il caffè. Quindi a che razza di spettacolo futuro stava assistendo e con chi stava parlando? Non con me.

#Filmedit from Classichorrorblog

No,  non mi chiamo manco Ricky.

L’altra cosa, quella sì che è terribile. Mi ha detto che aveva un’amica, un tempo, un’amica come me. Che quella sua amica si era ammazzata. Quasi un monito, del tipo ATTENZIONE.
Perché vedesse materiale di suicidio, in me, mai capito.

Ci ho pensato tanto al suicidio come idea astratta. Penso che il suicidio sia una strada come un’altra, da scegliere però con consapevolezza estrema (grazie al cazzo, aggiungerei). Non per disperazione, bensì per analisi. Quando la vita sarà troppo dura, quella è la carta che giocherò ed ho scoperto di non essere la sola a pensarla così, che Seneca la pensava uguale. Non è opportuno, lo sai, conservare la vita in ogni caso; essa infatti non è di per sé un bene; lo è, invece, vivere come si deve.

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In caso di necessità…

Seneca alla fine si è ammazzato. Per scelta o per obbligo, però, ancora non mi è chiaro.

Mi piacerebbe incontrare qualcuno, prima della fine dei miei giorni (fine per scelta o per obbligo) che mi veda per come sono, mi capisca per come sono e non mi vesta di altro. Non veda in me né la meraviglia estrema né la merda intollerabile.

#Urusei Yatsura from Kinasin Land

Basta con l’amore e odio.

Alice per quel che è.

Ed ora, pesto (o crema) di noci.

Pesto di noci come cazzo lo volevo fare IO, non come lo potrai mai vedere nei libri di cucina antichi, magari liguri, visto che il pesto arriva da lì.
Era buono? Sì.
Quindi go, go, go!

In cucina!

Per preparare un pesto-crema di noci, sufficienti per condire tagliatelle per due, hai bisogno di:

  • 100 grammi di noci sgusciate;
  • 20 grammi di latte;
  • acqua in abbondanza;
  • 1 grammo di aglio. Sì, davvero, un grammo;
  • 20 grammi di parmigiano;
  • sale;

Per le tagliatelle basta che vai in questo post qui.

La parte più lunga del preparare il pesto di noci è sgusciare le noci.
Buon divertimento.

Ora ti serve un mixer.
Cacci le noci lì dentro e cominci a tritare.
Se hai un mixer poco potente, non surriscaldarlo: fai andare per 30 secondi, poi apri e sposti col cucchiaio il composto ottenuto. Poi fai ripartire il mixer.
Mai più di 30 secondi alla volta, segnatelo come regola, se hai un mixer del cazzo.

Raggiunta la polvere lì sopra, aggiungi i 20 grammi di latte. Così gli diamo un colore bianco, confesso di averlo messo solo per questo. Aziona il mixer.

Metti dentro anche i 20 grammi di parmigiano grattugiato a polvere e l’aglio. Libera di aumentare le dosi, tutto va a tuo gusto. 

Aggiungi anche un po’ di acqua. Quanta? Valuta tu. Poca per volta, devi raggiungere una crema.

Assaggia, aggiusta di sale e poi riversa il pesto-crema in una ciotola abbastanza grande da contenere la pasta.

Scola la pasta (se hai fatto le tagliatelle, ricordati che in 30 secondi sono belle che pronte) e cacciala nella ciotola. Non buttare la sua acqua, potrebbe servirti.

Mescola bene con una pinza e valuta la cremosità: se fosse poco fluido, vai di acqua.

Prepara le porzioni.

Ah, se nella ciotola si seccasse tutto, l’acqua puoi sempre aggiungerla pure un secondo prima di impiattare. Lo so che viviamo nel magico mondo delle foto per Instagram, per il blog, per il mondo… e poi la roba si ammappa.

Nei piatti, ecco cosa dovresti avere:

E pure la forchettata, perché è bella:

Ciao e buon appetito!

Il pesto greco o Tirohtipiti

È chiaro che se facessi un viaggio in Grecia tornerei a casa con almeno 25 chili in più.

Vade retro, ciccia!

Lasciamo stare i fritti, a cui in fondo posso anche provare a resistere.
Pure la Moussaka. Sarà sicuramente buonissima, ma dopo una fetta credo che potrei morire contenta.
Però come cazzo gestirei tutti i formaggi? Li mettono ovunque, probabilmente anche nel gelato. E coi formaggi io non ce la faccio. Non li gestisco, siamo realisti. Io mi ci ammazzo.
Figurarsi se poi si parla di feta: non resta che arrendersi alla ciccia e mangiare.

Eh, voglio vedervi contro la feta.

Apriti sesamo lo ha fatto ancora. Dopo un anno di disintossicazione mi ha fatto tornare nel tunnel e mi ha fatto preparare una roba che si chiama tirosalàta. E sai che è? Loro lo chiamano insalata di formaggio, ma in realtà è una sorta di pesto, composto prevalentemente di feta e ricotta. Tipo le mie due cose preferite al mondo insieme.
Viene chiamato anche Tirohtipiti che significa – appunto!pesto. Quante cose impari, eh?

Ma non impariamo troppo, non siamo mica da GialloZafferano.

In Grecia si mangia col pane, ma qui nel Cilento il pane è forse la cosa più schifosa che ci sia ed io non avevo proprio voglia di crearne uno con le mie manine di merda.
Quindi ho pensato: ma se è un pesto sarà pure adatto a condire la pasta, no?
Spoiler: sì, lo è.

Scherzo: sono sicura.

Go, go, go!

Per preparare il pesto greco, sufficiente a condire la pasta per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di ricotta di capra o di pecora. Puoi usare anche altre ricotte, ovviamente, sarà buono lo stesso;
  • 150 grammi di feta;
  • 10 grammi di aceto di vino rosso;
  • 40 grammi di olio extra vergine di oliva (più sarà buono e più verrà buono il risultato);
  • 5 grammi di paprica piccante;
  • peperoncino in polvere da mettere sui piatti.

La preparazione è mostruosamente veloce.

Apri la feta e sciacquala bene sotto l’acqua corrente. Non usare un fiotto esagerato, che poi la disintegri.
Fatto questo mettila in una terrina e schiacciala più possibile con una forchetta.

Unisci ora la ricotta.

Caccia dentro i 5 grammi di paprica piccante e i 10 grammi di aceto di vino rosso.

Mescola benissimo.

Versa ora i 40 grammi d’olio e con la forchetta lavora il composto fino a quando sarà più omogeneo possibile. Rimarranno i pezzetti di formaggio, ma dovranno essere piccolini. Ci vorrà un po’ di tempo ed un po’ di impegno.
Otterrai un pasticcio del genere.

Il pesto è pronto. Se lo devi usare in giornata non metterlo in frigo, perché tende a compattarsi molto. Se lo vuoi usare il giorno dopo, tiralo fuori dal frigorifero qualche ora prima del pasto e lavoralo un po’ con la forchetta per farlo rinvenire.

Quando devi condirci la pasta, basta che la cacci nella ciotola.

Se ti sembra che il composto sia un po’ troppo secco, bagna con l’acqua della pasta. Leggermente, mi raccomando, che poi rovini tutto.

Poi sui piatti spolveri di peperoncino in polvere.
Ecco il tuo risultato finale:

Ciao e buon appetito!