Insalata di riso con gamberetti e salmone

Ma con tutto quello che mangi come fai ad essere così magra?

#the exorcist from "the whole world shimmers"

Ogni volta che sento questa frase reagisco così.

Tutti i cazzo di giorni, oh. Per decine e decine e DECINE di volte.
Eh, tu mangi, io ti guardo e basta e ingrasso già così.

Certo, come no. Forse è il fatto che mentre mi guardi mangiare 4 biscotti (inzuppati nell’acqua per risparmiare calorie) tu ti sei sbranato un pacchetto di patatine intero?
Oppure potrebbe essere che il mio pranzo corrisponde a quello che tu mangi tra un pasto e l’altro? Per noia o perché passi davanti al frigo e quindi sarebbe disonorevole non ingurgitare qualcosa?

Certo, i tuoi pasti saranno composti da polletti sconditi e insalate tristi, non ne dubito. Ma tra una pietanza da suicidio e l’altra, quante fette di salame, quanto pane col burro, quante colazioni al bar, quanti gelati, quante coca cole?

Quante?

#dwedit from sign my tits, tom james!

Eh, ma porcodio, non è più sopportabile.

La realtà è che questa gente che mi subissa di domande (sempre le stesse domande, in realtà, in un loop di monotonia intollerabile) non ha la più fottuta idea di cosa stia mangiando.
Siamo ancora là, a dire cagate come Mangi roba grassa, ma sei magra. Come se il macronutriente descrivesse chi lo ingerisce, come se i grassi non servissero a far funzionare bene il cervello. No, no, i grassi sono nei cibi solo per farti ingrassare.
Dio, che palle.

#christoph waltz from Umbrellas, Goldfish & Three Piece Suits

Mi odieranno tutti dopo questo post, ma davvero è snervante.

Che poi, magra lo vai a dire a tua madre, lo vai a dire.
Tutta ‘sta palestra per essere una secca di merda? Eh, ma anche no.
Semplicemente non sono grassa, tutto qui. Ma magra, NO.

#1990 from ULTRAKiLLBLAST

Alla parola “magra” di solito reagisco così.

Sono anni che prendo per il culo i palestrati con il loro motto Non voglio essere capito, voglio solo essere scolpito mentre masticano insalate che manco le vacche.
Io mangio Mars.
Pane e nutella.
Panini con la mortazza.
Frittura.
Io conto le calorie e me ne sbatto.
Non sarò mai Mister Universo (anche perché non sono un uomo) e l’unica cosa che sto cercando di fare è invecchiare in forma.
Sana?
Lo spero. Ma con tutta la cioccolata che divoro è già un obiettivo più ambizioso.

#gotedit from FILMTV

Ma non cambierebbe se iniziassi una dieta proteica, anzi.

Comunque piccola parentesi di gioia: dopo più di un anno mi è venuto il ciclo mestruale.
Ho smesso di prendere la pillola anticoncezionale e niente, il corpo era bloccato. I ginecologi mi han bombardato di ormoni che mi hanno fatto stare male, il cibo sano non ha aiutato per niente.
Ho sfanculato tutto, ho ricominciato a mangiare tavolette di cioccolata, gelati e banane fritte ed il ciclo mestruale è tornato, stronzo esattamente come lo ricordavo.
Quindi non mi avrete più, salutisti ignoranti.

Non ascolterò più una singola parola.

#1001 nights from pickypicnic

Anzi, se non mi lasciate in pace vi immergo nella nutella, vi friggo e poi vi mangio.

In questo mio ritorno alla ciccia, uno dei cibi che ho riscoperto è la maionese.
Tutta questa ricetta è stata fatta perché dentro c’era la cazzo di maionese, rendiamoci conto.
Poi è buona pure per tutto il resto.
Però – cazzo – la maionese.

Go, go, go!

#filmgifs from go for blood

CAZZO LA MAIONESEEEEEE!

Per preparare un’insalata di riso con gamberetti e salmone, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi, io ho usato quello con scritto PER INSALATA, ma è stato un caso;
  • 200 grammi di gamberetti (ho usato quelli surgelati, ho comprato una busta da 300 grammi per essere sicura);
  • 200 grammi di piselli surgelati;
  • 150 grammi di salmone affumicato;
  • 125 grammi di yogurt. Ho usato il Fage, ma puoi usare quello bianco cremoso per un effetto meno papposo, l’importante è che non sia zuccherato;
  • 60 grammi di maionese;
  • la scorza di un limone;
  • sale, pepe;
  • prezzemolo.

Premessa: il riso è sempre meglio non passarlo sotto l’acqua fredda, perché così perde il sapore. Molto meglio lessarlo e poi stenderlo su un piattone e farlo raffreddare piano piano. Ci vorrà più tempo ma il risultato sarà migliore.

Anche per l’insalata di riso condita ci vorrà del tempo, perché metterla in frigorifero appiattisce i sapori. Il mio consiglio è di farla vegetare nella sua ciotola per due o tre ore, ma a temperatura ambiente. 

Quindi pure se questo piatto è veloce, devi prepararti per tempo.

Cuoci i piselli. Se li hai surgelati falli come è scritto sulla confezione, se li hai freschi falli saltare per 5 minuti in padella, con 10 grammi d’olio.
Poi mettili in una ciotola, ben distanziati, e falli raffreddare.

Lessa pure i gamberetti: acqua salata, appena bolle li cacci dentro e conti DUE minuti.
Due e non di più e non dalla ripresa dal bollore: proprio come entrano nell’acqua. Scola e tieni da parte pure loro.

Tutto è tiepido?
Allora assembliamo.
Ciotolona.
Riso, salmone tagliato a pezzetti, piselli. Aggiungi un po’ per volta e mescola bene.

Stessa cosa coi gamberetti.

Se devi preparare l’insalata di riso per 45438573498573498 persone e non sei sicura di quanto tempo ci vorrà per mangiarla, non ti consiglio di proseguire con il condimento perché si potrebbe inacidire. Il resto aggiungilo al momento di mangiarla, così non rischi niente.

Per noi che invece cuciniamo per mangiare tutto e subito, è la volta della maionese e dello yogurt.

Infine prezzemolo tritato e la scorza di un limone, grattugiato con i fori piccoli della grattugia.
Attenta a non prendere la parte bianca, che sai che è amara.

Basta, ora aspetta un paio d’ore.
Poi prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Riso salsiccia e ‘nduja

Mi piace l’idea che mentre Noè stava là a costruire la sua arca, la gente andasse a chiedere. Che sta succedendo, che fai, dove devi andare?

#doctor who from Doctor Who Gifs

No, giuro, sei sul blog giusto, è che ogni tanto mi intrippo con le cagate religiose.

E questa nave – perché di una nave si trattava, pure se arca fa più biblico – era ALTISSIMA. Non so bene dove arrivasse o se si potesse misurare addirittura in chilometri, ma alta era per forza. Dovrà avere avuto non so quanti piani e portare un sacco di bestie enormi. Perché ok, balene e squali non dovevano essere imbarcati (e di questo dovremo parlare, anzi, tra qualche riga lo facciamo) ma gli elefanti sì. Gli ippopotami, i coccodrilli, gli orsi e probabilmente pure animali che non esistono più ma che dovevano avere dimensioni GIUNONICHE. Ci voleva una nave a più piani, anche per non farli mangiare tra di loro (al primo piano i vegetariani, al secondo i carnivori, facciamo un piano solo per le scimmie? Mi sa che meglio).
Non so bene neppure come Noè sia riuscito a radunare tutti gli animali di tutto il mondo. I leoni asiatici e quelli africani, per esempio. Lui di certo non ha avuto il tempo di andare a reclutare. Forse Dio ha lasciato un messaggio in giro a tutte le bestie del globo? Se sì, con quale criterio ha scelto QUELL’ELEFANTE e non quell’altro? Perché se è vero che gli uomini avevano peccato gli elefanti che colpe potevano avere?

#haidagiffare from Hai da spicciare?

Eh, dillo a Dio.

Sulle balene e gli altri pesci, avrei poi delle domande. I pesci e mammiferi acquatici sarebbero sopravvissuti comunque, arca o non arca. Noè avrebbe ereditato un mondo nuovo sbilanciato, con acque popolose e terre devastate? E ancora: cosa avrebbero mangiato le bestie terrestri, una volta sopravvissute? Il leone non poteva cibarsi della gazzella, altrimenti le avrebbe sterminate. Dovevano aspettare per forza che si creassero delle generazioni con cui banchettare: e nel frattempo?
E ancora.
Mentre Noè costruiva la sua bella nave e gli uomini andavano a domandare, la risposta del diluvio (e della morte) giungeva chiara. Costruisco la barca perché Dio è incazzato, manderà giù tanta acqua, ma tanta acqua, che moriremo tutti. Scrive De Luca nel suo Penultime notizie circa Ieshu/Gesù: “La carpenteria navale di Noè è salvezza premeditata. Il tempo di una sua manodopera è differimento della pena, frattempo per tutti di rivoltarsi a guanto“.

La mia domanda è: a che serviva tutto questo carpentare, domandare ed attendere? C’era possibilità che Dio cambiasse idea? Gli uomini che abitavano lontano, che non sapevano che Noè fosse alla presa con questa opera mastodontica, non sapevano manco del diluvio. Sono morti tutti i peccatori? O Dio ha scelto un posto qualsiasi per punire e salvare, tipo simbolo per le generazioni a venire?
Dio non sa tutto, a quanto pare.
Quando Abramo porta Isacco alla montagna e sta per massacrarlo perché Dio così vuole, quello ferma tutto all’ultimo secondo e dice una roba che suona tipo “Stop perché adesso ho conosciuto“.

De Luca (sì, ti sto parlandoti di un libro, mi hai beccato) si fa le stesse mie domande: ADESSO ha conosciuto? Non lo sapeva prima? Dove arriva e dove si arresta la conoscenza di Iod/Dio davanti alla sua creatura?

#galaxy quest from Couldn't have them deify us

Sì, è la prima reazione che ho avuto pure io.

Ecco il libero arbitrio dunque? Per fare in modo che noi possiamo scegliere, Lui non deve sapere. Se sa, ci limita la scelta. Quindi ci mette alla prova, non sapendo cosa potrebbe accadere.
Allora quanti sbagli di Giudizio (universale, come suo solito) può compiere, Dio? Il nostro libero arbitrio si paga con un errore divino? Che a Dio girano i coglioni mica poco e anche abbastanza spesso, un errore Divino si paga con quasi l’estinzione.
Forse è per questo che ora non si fa più vedere in modo chiaro? Forse ha capito che questa roba del libero arbitrio è più grande di lui e gli è sfuggita di mano?

Comunque non trovo giusto questo comportamento un po’ sadico verso Abramo. Uno che risponde Eccomi (o Hinnèni, in ebraico) quando viene chiamato. Sempre De Luca, commenta così: “Eccomi pronto, senza sapere a cosa, eccomi e basta“.

Che è una devozione stupenda e risponde così sia a Dio che a suo figlio. A me viene da pensare che Abramo fosse un uomo di cuore, un uomo pieno, un uomo come non ce ne sono mica tanti, in giro.

#the simpsons from Movies and Chill

E di solito vengono accolti così.

Vogliamo parlare di Isacco, che si fa immolare, molto più docile di una pecora?

Mi piace l’idea che ci siano più concetti espressi nel non detto che nel detto. Il silenzio comunica anche troppo e noi ci parliamo sopra, così lo zittiamo, lo nascondiamo. Mi piace l’idea che Isacco venga legato ma che non ci dicano mai che viene slegato. Isacco rimane legato per sempre, in maniera metaforica. A cosa?

Domanda a cui non ho ancora risposto. Ci devo riflettere.
Non c’è vergogna in quel farsi legare ed attendere la morte? Io, a posteriori, la vivrei così. Una fiducia cieca che porta alla morte insensata. Non è una roba che dopo, se ci ripensi, ti massacra?
Ma io sono negativa. De Luca ne dà una sua spiegazione tutta poetica, quasi simboleggiante il rapporto padre-figlio.
Io sento solo il peso della vergogna.

Tumblr: Image

Ti ho rotto il cazzo, eh?

Così come sento il peso della rabbia quando penso a Gesù salvato dallo sterminio di Erode. Un angelo scende sulla Terra ed avvisa solo Giuseppe. Che tutti gli altri bimbi muoiano, tutti, che si faccia una strage. Gesù vive SAPENDO del sacrificio compiuto da tutte quelle famiglie, si sentirà immagino una merda per tutta la vita. Il peso del sangue, nel suo caso. Quanto deve essersi sentito in colpa? Perché Dio  non ha salvato qualche altro bambino qui e là? Era proprio necessario tutto quel dolore?
Almeno quando Abramo viene a conoscenza dell’imminente distruzione di Sodoma e Gomorra, le domande può farle. Che succede se ci sono 50 innocenti? 45? 40? 30? 20? 10? Sembra un po’ il domandare del bambino in macchina SIAMO ARRIVATI? SIAMO ARRIVATI? SIAMO ARRIVATI? e Dio risponde sempre, eh.

#Monty Python from help me obi juan whoever the fuck you are

Attenzione alle domande che fate, che poi Dio risponde!

Ma a Gesù no. Gesù si becca il sangue di tutti i bambini colpevoli solo di essere nati con lui (circa, perché ricordo che lo sterminio comprendeva tutti i bambini che avessero dagli 0 ai 2 anni) e se lo deve smazzare.
Se lo smazza, in fin dei conti, nel migliore delle maniere: dando amore a tutti.
Però che pesantezza.

Se ti piacciono questo genere di riflessioni (ed io non credo in Dio, né in Gesù, né in Obi-wan Knobi) direi che questo Penultime notizie circa Ieshu/Gesù fa per te. Un centinaio di pagine, tanti concetti, molta poesia, ottimo libro.

Ed ora andiamo a farci un riso con salsiccia e ‘nduja.

Go, go, go!

#transformers from Running with Helicopters

In cucina!

Questa è una ricetta che già c’era sul blog, ma poi l’ho tolta. Era in versione risotto, mi suonava di una pesantezza totale, non la facevo mai.
Però salsiccia e ‘nduja spaccano e quindi torna, in versione riso lessato.
Sì, non una ricetta da agosto, me ne rendo conto. Me ne rendo conto e risponderei pure con un enorme ‘STICAZZI.

#Petunia Pig from Cartoon Classics

Tanto noi siamo ciccioni sempre, mica andiamo in vacanza.

Per preparare un riso con salsiccia e ‘nduja, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi. Io ho usato il carnaroli;
  • 250 grammi di salsiccia;
  • 70 grammi di ‘nduja. Come sempre, la quantità dipende dal tuo palato;
  • una cipolla;
  • 10 grammi d’olio.

Prepara l’acqua del riso.
Taglia la cipolla.

In padella versa 10 grammi d’olio e fai soffriggere la cipolla. Fiamma medio bassa, partiamo in tranquillità che non c’è molto da fare.

Mentre attendiamo la cipolla (ed ogni tanto girala) togliamo il budello alla salsiccia e tagliamola a pezzetti.

La cipolla è ammorbidita?
Bene, puoi unire la ‘nduja. Abbassa la fiamma al minimo, falla sciogliere piano piano.

Quando è del tutto sciolta puoi aggiungere la salsiccia.

Ci vorranno almeno 15 minuti: tu stacci dietro. Mescolala, non usare una fiamma bassissima che non c’è bisogno, ma manco un lanciafiamme.
Puoi anche lessare il riso, nel frattempo e  tirarlo fuori giusto due minuti prima del tempo indicato sulla confezione (se indica 14-18, tiralo fuori a 13 e sei a posto). 

Assaggia la salsiccia per sapere se è pronta, perché la ‘nduja coprirà tutti i colori e solo guardandola di sicuro non lo capirai.

Aggiungi il riso e fallo saltare per gli ultimi 2 minuti, mescolando sempre.

Consiglio: se non dovessi calcolare bene i tempi e cuocessi il riso troppo presto, niente paura! Disponilo su un piatto grande grande, ben disteso e lascialo lì. Non si ammapperà, si raffredderà soltanto. E a dirla tutta il riso saltato non caldo viene ancora più buono.

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Riso con piselli e uova

Essere accettati per quello che siamo.
Negli ultimi tempi a volte mi suona come una scusa buona per chi non vuole evolvere mai, manco per sbaglio.
#Donald Duck from 25¢

Sì, è uno di quei post lì, rassegnati.

Ogni giorno cerco di costruire il mio corpo. Sogno Angela Bassett, mi guardo allo specchio e sono ancora un budino, ma l’obiettivo è davanti a me. Cerco di mangiare bene, poi cado in preda alle salsicce oppure mi capitano i gelati, le fritture, la sugna arrosto. Però il giorno dopo ci si riprova. Il giorno dopo si trasformano le calorie in eccesso in 246 flessioni e si prosegue. Inciampando, dal 2015 ad oggi, mi sto costruendo quel corpo lì, coi muscoli e gli addominali, buon pesce e tanta forza. 
Con la stessa metodicità cerco di costruire la mia mente. Leggo, scrivo, penso.
Mi alleno e penso.
Mi alleno a pensare.
Così la mia mente evolve, costruendo pensieri sempre più complessi.

Bene. Forse è tempo di costruire pure le relazioni con gli altri. Chiaro è il mio stato mentale, se si contano i forse, i probabile, i credo.

Questi altri sono tutti, al momento.  Ci provo, combattendo il mio naturale mutismo e scazzo.
Sì,  nella vita reale sono quasi muta.
Sì, lo so che sembra strano.

Va tutto bene finché non me ne frega qualcosa. Quando scatta l’interesse, ecco le mie solite paranoie.
#Adventure Time from I Did A Little Research... You're A Whore

Eh, lo so, ma è più forte di me.

Sto cercando di aggiustare la rotta.
Non puoi DECIDERE di essere diverso ed esserlo: li ho visti i loop di comportamento, li conosco molto bene. Per cambiare ci vuole tempo e attenzione e misura e la misura è qualcosa che mi manca.
Aggiungiamo poi che svilirsi è un attimo. Perché un conto è osservare ciò che non va e modificarlo, un conto è tradire chi si è per compiacere un altro. Convincersi che ci sia qualcosa che non va in noi, quando – e forse è più difficile accettare questo – semplicemente all’altro non piacciamo e basta.

Ed è inutile incazzarsi, tanto vale urlare alle nuvole.

I rapporti a due sono rapporti a due: i compromessi e le comprensioni devono scorrere in maniera vicendevole.
Se ci si annulla per diventare ciò che l’altro si aspetta, non si sta cambiando. Si sta solo creando un rapporto di dipendenza, l’ennesimo.
Quindi piano.
Scarpe rotte ai piedi, bussola, bastone da passeggio. Un passo per volta e vediamo dove vogliamo dirigerci, che neppure la direzione è certa. 
Mi domando spesso cosa voglia dire trovare un proprio equilibrio e riuscire a bastarsi nella solitudine. Idealmente bisognerebbe essere innamorati di noi stessi, in un modo sano. Sano, eh, nessun egoismo estremizzato che si trasforma in cattiveria verso l’altro: quella è una strana forma di onnipotenza più che innamoramento.
Una volta che ci si autoinduce uno stato di felicità, in teoria, ci si può relazionare con l’altro.
Noi colleghiamo la relazione con l’altro con la felicità stessa. Non siamo felici se non c’è qualcuno che ci rende felici e spesso questo porta una buona dose di miserabilità.

Non ci avevi pensato, eh? Immagino come ti stia illuminando.

Questo meccanismo (l’ho già scritto qualche tempo fa) ci porta ad innamorarci della persona sbagliata, perché è la persona sbagliata che scatena reazioni non controllabili. Ora ci accoltella ed ora ci cura le ferite e noi non sappiamo se ridere o piangere. Io spesso rido e piango insieme, ma sospetto sia colpa degli ormoni.
La persona giusta non farebbe niente di tutto questo: direbbe la parola giusta al momento giusto, sarebbe perfetta sotto ogni aspetto. Niente sofferenza, mai, perché essendo perfetta non conoscerebbe l’errore e si vivrebbe in una beatitudine di sincronia.
Ma noi non sappiamo che farcene della perfezione dato che associamo la relazione con l’altro allo squilibrio. A noi ci piace questo squilibrio, galleggiamo in un mare di masochismo emotivo, siamo infelici e più siamo infelici e più siamo a nostro agio.

Inutile che dici di no, lo sai pure tu che è così.

Non aiuta un po’ tutto il nostro contesto sociale.
Mio padre elencava i sacrifici che faceva per crescermi e mi ripeteva allo sfinimento che da grande sarebbe toccato fare a me lo stesso. Avrei dovuto lavorare, dovuto avere un marito, dovuto avere dei figli. DOVERE, DOVERE, DOVERE.
Io mi sentivo in gabbia. Avevo 13 anni ed odiavo il futuro. L’ho rigettato, ora come allora. A volte penso che la mia vita sia un atto dimostrativo: Guarda papà, non ho fatto un cazzo di quello che volevi tu, vaffanculo.
Ma no, i vaffanculo suonerebbero come una rinuncia a qualcosa,
Ho fatto bene a non incastrarmi in quelle robe, sono contenta di esserci riuscita.
Però mi rendo conto che le alternative non sono tantissime e che comunque i miei rapporti personali sono fermi all’adolescenza.
La questione è che non ci insegnano ad amare, che scritta così sembra una roba retorica e stucchevole ed ho già cancellato la frase 67 volte ma ora basta, ora la lascio e non me ne importa un cazzo.
Non me li hanno dati gli strumenti per capire come rispettare la persona che penso di amare. Non me li hanno dati gli strumenti per capire come avere rispetto per me. Mi hanno dato squadra, righello, penne, fogli A4, persino la palla medica. Ma questi strumenti qui, no.
#studioghibliedit from 𝖈𝖑𝖔𝖚𝖉𝖇𝖚𝖘𝖙𝖎𝖓𝖌1985

Vabbè, adesso non esagerare.

Non è una scusa.
Ho tanto tempo per imparare ad essere ME e sono fortunata, perché in questo momento posso permettermi di sperimentare.
Sono convinta che molti abbiano avuto la mia stessa crisi di coscienza, a quasi 40 anni, senza aver possibilità di cambiare una virgola. A causa del lavoro, della famiglia, di costrizioni che si trasformano in depressioni.
Io non sento che la vita sia finita o che ormai è andata così. Anzi. Penso che la vita è maledettamente lunga ed in questo momento ho la possibilità di dimostrarmi di non essere idiota.
Nelle ultime settimane sto sbattendo la faccia contro l’indifferenza ed il distacco di una persona a cui tengo.
È difficile rapportarsi con un muro di silenzio.
Rifletto.
Analizzo.
A volte gli scrivo e poi cancello. A volte registro un audio e poi lo butto.
#.hack from meow10000

E comunque questa è l’unica cosa che vorrei scrivere, anche quando non lo faccio.

Cerco di tenere solo ciò che è essenziale. Se mi sento troppo su di giri o troppo abbattuta, evito ogni contatto.
Gli altri non sono la discarica in cui posso gettare le mie insicurezze.
Gli altri esistono.
Però esisto anche io.
Non so come si coniughino le cose, ma ci sarà pur un modo.
Di solito il modo è confrontarsi, spiegarsi e conoscersi.
Di solito.
Come se esistesse un di solito, nelle relazioni.
Spazio dal silenzio, allo scazzo, all’interesse, alla rassegnazione.
Spazio, ma poi sbatto la testa sempre sugli stessi spigoli.
Bah, ho riempito la pagina di parole ma non ho scritto niente, parliamo di riso, uova e piselli.
#adam driver from Adam Driver Daily

Scrivere, scrivere, scrivere e non dire un cazzo.

Ultima variazione su tema, perché esiste già la versione col wok e quella con il cous cous.
Ora riso bollito. Poi basta, eh, è l’ultima volta che ne parliamo.
Go, go, go! 

#marveledit from gorgeous, yet functional

In cucina.

Per preparare del riso con uova e piselli, per due persone, hai bisogno di:
  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi;
  • 350 grammi di piselli. Se compri quelli freschi, acquistane il doppio;
  • una cipolla bianca;
  • 2 uova;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • sale, pepe;
  • qualche foglia di menta;
  • 25 grammi di burro.

Se hai comprato i piselli freschi, ti tocca sbaccellare.
Se hai preso quelli surgelati, il modo più veloce per prepararli è il microonde. Metti i piselli in un contenitore, aggiungi un dito d’acqua, chiudi col coperchio e vai nel microonde per i minuti indicati sulla confezione, aprendo ogni tanto per mescolare i piselli.

Metti anche l’acqua del riso a bollire.

Trita la cipolla.
In padella metti 25 grammi di burro e la cipolla. Fai andare a fiamma bassa finché la cipolla sarà ammorbidita.
Attenta a non bruciare il burro e mescola spesso.
Appena l’acqua del riso è pronta, fallo lessare che non ci vuole niente a preparare il condimento.
Appena la cipolla è pronta puoi aggiungere i piselli.
Sono già pronti, quindi dobbiamo solo farli insaporire. Aggiungi sale e pepe.
Dopo qualche minuto puoi cacciare dentro pure le uova.
Alza leggermente la fiamma e comincia a strapazzare le uova col cucchiaio. Dovranno cuocersi bene e ci vorranno pochi minuti.
A questo punto spegni ed aspetta il riso.
Mescolalo al condimento (a fiamma spenta o accesa, non fa differenza) e prepara i piatti.

Cospargi con parmigiano ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!