Risotto con cipolle e gorgonzola

Anni che condivido il nulla.

Nonono, qualcuno lo fermi, non sto parlando di quel NULLA.

Su Facebook, sui mille blog aperti ed abbandonati, su Instagram e poi boh, ovunque, tipo.
Senza aspettarmi nulla, sia chiaro. Non ho mai condiviso perché CERCAVO, condividevo e condivido perché è la natura delle cose. Ho smesso di domandarmi i motivi e le ragioni di ciò che faccio da tanti anni, almeno un decennio ormai. Non per pigrizia, non per ignavia, ma perché la risposta non mi interessa.

Morla è il mio Animale Guida

Tanto non cambia il senso di inutilità che vedo in ogni cosa, da troppo tempo.
Fino a dieci anni fa non era così. Credevo solo di essere stata sfortunata, che da qualche parte ci sarebbe stato qualcosa in più, prima o poi, era solo questione di TROVARLO.
E uno degli errori più grossi che ho fatto (ripetutamente, con estrema convinzione ed ostinazione ) è stato cercare questo qualcosa in qualcuno. Perché se io non so cosa fare di me eppure sono dotata di un cervello che funziona bene (pure troppo) che si interroga su ogni movimento, chi vive di impulsi casuali (cioè la maggioranza) cosa avrebbe potuto mai darmi?

Arrogante? Certo che sì, da sempre.
La gente fa quello che fa senza neppure domandarsi le ragioni. Vive male ma non se ne accorge. Imbruttisce a 8-10 anni e pian piano marcisce o, nei migliori casi, avvizzisce. Tutti? No, ma fin troppi.
#dead space from 5%

E noi superstiti dobbiamo fare slalom tra i mostri, difendendoci come possiamo.

Nella vita reale sono sempre stata per i fatti miei, pure durante i lunghi periodi di bagni di folla. Sono capacissima di socializzare, non sono timida, non me ne è mai fregato nulla delle apparenze. Ma mi stanco anche facilmente. La gente mi annoia, la poca intelligenza mi fa incazzare, la scarsa qualità intellettuale mi rompe i coglioni.
Un tempo dividevo le persone tra colte ed incolte, sceme ed intelligenti, interessanti e non. Ora non trovo più differenza.
Tumblr: Image

Eppure guardo film svedesi sottotitolati in ungherese. Sono una persona con un certo spessore.

Li guardo e mi guardo e non c’è NULLA, nessuna sostanza. C’è chi occupa il proprio tempo con giochini di cui si convince (per alcuni c’è il lavoro, altri la famiglia, altri i viaggi, altri i videogiochi) e tutto diventa VITA quando a malapena si riesce a respirare.
Io mi sento oppressa dal poco tempo. E pure dal troppo tempo. Non mi sento oppressa dalla mancanza di scopo, perché della mancanza di scopo ho fatto ragion di VITA (sì, pure io).
I giorni sono un po’ tutti uguali e così li ho desiderati io. So che qualsiasi cambiamento sarebbe per il peggio: andare a lavorare in un posto di merda, frequentare gente che mi sta sui maroni, socializzare perché si deve e non perché si vuole. Sono venuta a vivere in campagna proprio per ritirarmi dalla vita, ma questa vita è LUNGA. Ed è inevitabile che la curiosità mi porti qui e là, pure se la curiosità è davvero un po’ SPENTA, ormai.
#goodomensedit from you can't trick me anymore

Sì, ho capito, ho rotto il cazzo, ma giuro che non sto cercando di deprimerti.

Non ho amici né conoscenti e sento un forte odio da sempre. Odio che ho imparato a lasciare da parte, che tanto non ha utilità. Ma non vedo niente di positivo, intorno.
O, meglio, non è vero. Vedo del positivo nel silenzio, nel camminare in mezzo al verde, nel fiume che diventa mare, nel gabbiano che viene a rubare il cibo del gatto la mattina. Queste cose mi piacciono, non sono depressa, non c’è niente che mi faccia sentire depressa. Però è rimasto solo questo.
Un tempo mi piacevano le persone per il motivo sbagliato. Perché avevamo qualcosa in comune o perché palesavano qualche interesse nei miei confronti. So che era sbagliato, perché a posteriori so che tutto quello che c’era era stato creato dalla mia testa. Non c’era niente, ma i neuroni lavoravano, impalcavano, cementavano. Come IO ho perso interesse, è crollato giù tutto. Ed ho perso interesse, spesso, perché creavo castelli sui cigli di burroni e non funziona, non può funzionare.
#doctor who from Doctor Who Gifs

Non tutta l’architettura è in stile TimeLord. Purtroppo noi terrestri sottostiamo alle leggi della fisica.

Ora che di anni ne ho quasi 40 anni mi sento più idiota di quando ne avevo 16. Più superficiale, senz’altro e mi rendo conto di non avere NULLA da dire. Forse tanto da dare (? ma che cazzo devo dare? mi domando) ma nulla da DIRE. Quello stesso vuoto che percepisco quando guardo l’esistenza è il vuoto che echeggia dentro me. Mi sento come mio nonno, che pronunciava 4 parole in croce e per il resto stava lì, in compagnia. E mi sembrava pure che stesse bene. Ma non bene come quando prendeva le sue chiavi ed andava nell’orto sulla collina e stava lì per ORE. L’ho accompagnato un paio di volte, era molto più nonno, mio nonno. Là, sulla collina.
E mi sento così. Non mi aspetto niente dal futuro, vedo l’esistenza come una roba che prima o poi finirà (aggiungerei per fortuna, ma non lo urlerei, eh, che di morir domani non ho intenzione)  e non ho nulla da dire. Solo cazzate.
#filmedit from 🎬 filmgifs 🎞

Potrei tenere un simposio su Van Damme, ecco, quello sì.

Qualsiasi cosa che non è una cazzata (a tratti pure queste righe e certi vocaboli scelti per non sembrare un Puffo che puffa il puffabile) mi sembra solo un modo per atteggiarsi, una posa. Gaber cantava di volere un gesto naturale per essere sicuro dell’appartenenza a se stesso, constatava quanto ogni gesto non fosse vero, quanto il suo Io non ci fosse realmente nel suo cercare disperatamente un’espressione, una parola, un atteggiamento con cui affermarsi nel mondo.
Io questo l’ho raggiunto. Fotte sega dello scatenare un’impressione, su questo sono in pace.

Sì, mi sento abbastanza potente da quel punto di vista.

Tuttavia mi rendo conto che è così poco, per apparire interessante.
Poi mi rispondo che non devo apparire interessante. Non c’è alcuna motivazione. Sono quel che sono. Non sono DI PIU’ se faccio un viaggio in India, se parlo di Herzog, di cinema finlandese, se discuto in latino. Non siamo NIENTE di tutto questo e cosa siamo non lo so, ma non siamo QUESTO.
Mi trovo però ad ammettere di essere in difficoltà nel momento in cui mi trovo a parlare con una persona nuova. Perché non l’avevo messa in conto, una persona nuova. Ed ora che si fa? Ed ora che si dice? Distanti, poi. Difficile creare una relazione, se non si hanno più argomenti. Se non si è più niente.
#bbelcher from sign my tits, tom james!

Gif a caso per ostentare grande saggezza

Mi alzo alle cinque, bevo il caffè, mi alleno, faccio la spesa, cucino, giro video, scrivo (molto, scrivo  molto, di cosa non si sa, ma scrivo), guardo film, passeggio, parlo coi gatti e con gli animali in genere (insulto i calabroni, spesso), mangio un gelato, mi rompo i coglioni, vado a dormire. Finito. Questo è. Un po’ poco per avere una conversazione.
E può essere una conversazione raccontarsi i momenti del giorno? Fare una foto alla tazza del caffè, mandarla, come se fosse davvero un argomento?
Non lo so.
Non so più niente.Forse basta poter essere e permettere di essere.
Forse.

#bee.txt from less worry more furry

Confessando l’incofessabile senza che appaia mai come una ricerca di confessione e redenzione.

Comunque ricetta che arriva direttamente dal mio Sensei Luca Pappagallo: risotto con cipolle e gorgonzola.
Ottimo, ma diciamolo: forse solo con le cipolle sarebbe stato addirittura MONDIALE. Verrà il tempo di provare, oggi  no.

Sto finalmente sperimentando il risotto nella pentola Agnelli e mi sto trovando bene: sto ottenendo dei risotti cremosi ma non scotti e quindi colpevolizzo le pentole di merda per tutti quei risotti riusciti per tre quarti.
Siate maledette, pentole di merda.
Ah, avviso: ci sono certi momenti in cui le foto fanno talmente tanto cagare al cazzo che va beh. 
Come sempre siamo nati per fare schifo e moriremo facendo schifo, lasciamo ai foodblogger stellati le foto instagrammabili, noi invece andiamo a mangiare.
Go, go, go!

In cucina e mi raccomando, bagna la lama del coltello che dobbiamo tagliar le cipolle. Serve ad un cazzo, piangerai lo stesso, ma sull’Internet dicono che si fa così.

 

Per preparare un risotto con cipolle e gorgonzola, per due persone, hai bisogno di:
  • 200 grammi di riso carnaroli;
  • 20 grammi di burro;
  • 400 grammi di cipolle rosse. Peso calcolato dopo la pulizia (io ne comprerei il doppio, non si sa mai);
  • 150 grammi di vino bianco;
  • 100 grammi di gorgonzola. Ho usato quello piccante, ma io abito in Teronlandia e qui il gorgonzola sa di mascarpone. Se metti le mani su un gorgonzola vero, temo che le dosi dovrai gestirtele da solo;
  • un litro e mezzo di brodo vegetale. Se proprio devi usare il dado, 2 dadi su un litro e mezzo. 

Partiamo dal brodo.

Lo ripeto per la trecentomillesima volta: non usare il dado. Fallo per me. Non ci vuole un cazzo a preparare un brodo vegetale e soprattutto puoi farlo con qualsiasi cosa tu abbia in casa. Sì, si usa la santa trinità Sedano-Carota-Cipolla ma io ormai mi sono convertita all’usare TUTTO (ma proprio TUTTO) per prepararne uno.
Prendi la verdura che hai in frigo, la metti un litro e mezzo di acqua (salata con sale grosso, come se facessi la pasta), porti a ebollizione. Quando bolle chiudi col coperchio, abbassi la fiamma al minimo e fai sobbollire per 40 minuti. Ed è strabuono.

Mentre prepari il brodo, occupiamoci anche delle cipolle.
Devi pelarle e tagliarle in maniera grossolana.

Poi padella: 20 grammi di burro, cipolle.

Fiamma bassa, fai stufare per circa 40 minuti. Ma anche un’ora.

E qui c’è un po’ la foto triste, perché ho fatto la foto alle cipolle non in padella, ma dopo che le ho lasciate riposare per tutto il pomeriggio (perché ho cucinato la mattina per la sera).
Le cipolle saranno rosa trasparenti e belle appassite. Invece io te le presento blu merda:

Va beh, il più è fatto.
Prendi la tua padella-pentola da risotto. Fai tostare il riso a secco: fiamma bassa, gira spesso, un paio di minuti.

Dopodiché sfuma col vino.

Alza leggermente la fiamma, fai evaporare la parte alcolica.
Poi ricopri col brodo vegetale (che deve sempre essere in ebollizione).

Fai andare per circa 5 minuti, ossia fino a quando il riso si ingrossa leggermente.
A quel punto unisci le cipolle blumerda.

Si parte col risotto vero e proprio.
Versa il brodo mano a mano che evapora, ogni tanto mescola.
Assaggia per sapere se è pronto: i tempi della confezione sono sempre aleatori, l’unica cosa che ti può aiutare è la tua bocca. 
Tecnicamente, il riso alla fine deve essere al dente ma cremoso, già prima della mantecatura finale.
Ma la cosa più sorprendente è che la cipolla blumerda, grazie al calore, è tornata ad essere rosa:

A fiamma spenta aggiungi il gorgonzola.

Mescola bene.
E verrà fuori una roba molto più bella di quella che ti sto per fare vedere (e la foto è così brutta perché la macchina fotografica è stata inventata dalla Madonna Vergine e lei, si sa, ci tiene a farsi bestemmiare dietro).

E niente, direi che puoi impiattare e mangiare.

Ciao e buon appetito!

Riso con barbabietola e gorgonzola

Ricordi l’ultimo risotto preparato? Quello dove ce la scoattavamo di brutto con la tostatura a secco, in cui ci incazzavamo un sacco se qualcuno osava mantecare con l’olio (che comunque che schifo) ed in cui praticavamo la sacra Tecnica Kaiju del Metti il brodo, fai evaporare il brodo, metti il brodo e fai evaporare il brodo?

Ecco, ricordatelo bene perché non ne faremo più. MAI più.

E i risotti ci fanno schifo.

Sì, è tanto divertente prepararne uno. Sì, è altrettanto un cagamento di cazzo mangiarselo. Che poi, divertente giusto perché uno non può distrarsi un attimo e deve dimostrare a se stesso di avere le sinapsi collegate nonostante l’età, poiché i risotti che ho buttato nel cesso sono stati davvero tanti, in questi anni. Basta un attimo, perdi il secondo e il risultato è scadente.
Il riso bollito, invece, non ti tradisce mai.

E sono convinta che se facessi assaggiare un mio riso bollito risottato ad un purista dei risotti, manco si accorgerebbe della differenza.

Che tanto son tutti per il web a rompere i coglioni, ma non se si guardano allo specchio non si riconoscono, figurati se quindi riconoscono un risotto. Sì, oggi sono polemica.

Però devo scrivere una piccola premessa, perché qui non è questione di tecniche ma questione di padelle.
Se ti prepari i risi bolliti mantecandoli in padelle antiaderenti o rivestite in pietra vengono bene (anzi, benissimo) ma dubito che riuscirai a ricreare proprio lo stesso IDENTICO effetto speciale da risotto che otterresti con una padella di acciaio. Verrà cremoso, ma l’amido è difficile che si farà vedere.
Quindi diciamo che quando farò un riso bollito io ti indicherò SEMPRE quale padella userò (a seconda del risultato finale che voglio ottenere) e tu o ti adegui o.

Anche a fanculo, eh, è un bel posto ed io ci vado spesso.

Continuo a consigliarti la padella agnelli che io ormai sto usando (quasi) per tutto e che ho comprato qui.No, non mi pagano. Magari.
Ma è un fatto che quando la userai ti stupirai di brutto e non ti pentirai dell’acquisto.

Ma uno stupore più grande di quello provato da questi qui, eh.

Oltre al riso bollito che si finge risotto (che comunque sul blog esiste già senza padella di acciaio e si chiama Risotto alla Calzini), oggi ti presenterò la barbabietola. Quella già cotta che vendono nelle confezioni di plastica, di solito 4 pezzi a botta. Non l’avevo mai assaggiata. Verdetto? Sa di terra.
Eppure se la mangi è terra buona, soprattutto se la condisci con un po’ di sale. Non so dirti perché, ma l’ho trovata ipnotica.
In questo riso l’ho abbinata al gorgonzola ed il risultato è stato spettacoloso.

Go, go, go!

Dai che ce la fai.

Per preparare un riso con barbabietola e gorgonzola, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso;
  • 25 grammi di burro;
  • una cipolla bianca (o mezza, se è gigante);
  • 200 grammi di barbabietole (2, in sostanza). Non di più, verrebbe troppo dolce.
  • 120 grammi di gorgonzola + 60 grammi da mettere sui piatti;
  • 30 grammi di noci tritate.

Innanzitutto il solito Pizzakaiju&friend. Ti presento la barbabietola:

Metti l’acqua del riso a bollire e cominciamo.

Apri la confezione delle barbabietole, prelevane due e pelale con un pelapatate. Sennò sanno di terra.

Poi sciacquale bene sotto l’acqua fredda ed infine tritale con un mixer ad immersione.

Trita una cipolla bianca.
Taglia a dadini il gorgonzola. Non dadini enormi, che comunque lo dobbiamo far sciogliere.
Infine apri le noci (3 noci a testa bastano) e spezzettale con le mani.

In padella (ho usato quella di acciaio) metti i 25 grammi di burro, falli sciogliere ed aggiungi la cipolla.

Fai soffriggere per qualche minuto, finché si ammorbidisce molto bene e si colora. Tieni conto che non cuocerà più, quindi deve essere cotta. Gira spesso, usa una fiamma bassa, non fare bruciare il burro.
Puoi mettere a lessare il riso.

Caccia poi dentro la crema di barbabietola.

Mescola bene, fai insaporire per un paio di minuti, bagna con l’acqua del riso fino a formare una crema.
Spegni se il riso si fa desiderare, altrimenti fai andare a fiamma bassissima in attesa del riso. Scolalo giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione (e conserva l’acqua di cottura), butta pure lui in padella e mescola tutto.

Fiamma bassa, bagna con l’acqua finché ottieni la densità che vuoi. Poi metti il gorgonzola. Pochi dadini alla volta, mescola, fai sciogliere ed aggiungi gli altri dadini. Usa una fiamma molto bassa. 

Quando il gorgonzola è sciolto, ci siamo.
Se il riso fosse troppo liquido perché ti è caduta la mano con l’acqua, alza la fiamma e fai evaporare. Oppure spegni e lascia addensare. Non cambia un cazzo, poiché non è un risotto ed il riso bollito non è suscettibile.

Prepara le porzioni e su ogni piatto metti i cubetti di gorgonzola che ti sono avanzati e le noci tritate.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Risotto burro ed acciughe

Mabbasta con questa disinformazione sulla tostatura del riso. BASTA!

Che siate maledetti.

Ogni volta che incontro un bel risotto nuovo, puntualmente ecco le boiate. La gente che manteca con l’olio è ormai un classico, ma nell’ultima settimana ho visto un video così tremendo, così eretico, così MACCOSA che mi ha tenuto incollata allo schermo per 15 minuti. QUINDICI MINUTI DI AGONIA.

Dentro ero così.

Quando il tipo ha iniziato a fare saltare il riso come fosse una spaghettata mi ha fatto venire un mezzo infarto (ma magari sono io che ancora non ho appreso certe tecniche da grande chef ed un giorno, chissà, farò pure io gli spadellamenti che oggi considero eretici), ma la cosa che mi ha fatto quasi spaccare il computer è stata proprio la tostatura.
Perché non è che questo semplicemente la sbagliava e basta, pace e bene.
No, questo la stava INSEGNANDO. Era uno CHEF a cui è scappato il TUTORIAL di mano.
Lui lì, a friggere il riso.
Io qui, BASITA.

BASITE.

Quindi, ve lo chiedo per favore, basta.
Perché questa settimana voi chef stellati siete riusciti a farmi sorgere il dubbio di non sapere preparare una gricia, ma mai potrete più convincermi che il riso si tosta bollendolo, friggendolo, facendolo saltare, abbrustolendolo o cazzo ne so.
Mai.
Non mi avrete MAI.

L’unica cosa che riuscite a fare con certe uscite è farmi venire l’emicrania a forza di capocciate.

Comunque parliamo del risotto nuovo: con burro ed acciughe. 
E basta, non ho niente da dire, quello che dobbiamo fare è mangiarcelo.

Go, go, go!

Per preparare un risotto burro ed acciughe, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso carnaroli;
  • 50 grammi di burro, possibilmente fatto in casa. Trovi il procedimento qui;
  • prezzemolo;
  • 150 grammi di vino bianco;
  • peperoncino, secco o fresco;
  • un litro e mezzo di brodo vegetale. Ora: questo risotto è naturalmente salato, perché le acciughe lo sai come sono. Quindi un dado solo, se usi il dado. Altrimenti vacci piano col sale.
  • la buccia di 2 limoni (uno a testa, meglio abbondare) da grattugiare sui piatti (facoltativo, ma ci sta);
  • un vasetto di acciughe sottolio, quelli che sgocciolati sono sui 40 grammi;
  • uno spicchio d’aglio.

Vai a prendere un coltello che iniziamo.

Grazie. Sai che sono la tua più grande fan?

Mentre attendi che il brodo sia pronto, occupiamoci di tutti gli ingredienti.
Trita il prezzemolo col mixer.
Trita il peperoncino.
Apri la bottiglia di vino.
Prepara il burro, con il procedimento che trovi qui (altrimenti usa quello confezionato, ma secondo me fai malissimo).
Scola al meglio delle tue possibilità le acciughe e tagliale a pezzetti.

Se hai uno spremiaglio hai finito, altrimenti devi schiacciare un aglio per creare una crema. Puoi usare un coltello con una lama larga, oppure un mattarello, oppure puoi sedertici sopra. Vedi tu.

Appena il brodo è pronto, si comincia.

Tostiamo il riso.
Come? Semplice.
Metti il riso nella pentola, accendi una fiamma bassa e fai andare per tre minuti, girando di continuo.

Le accortezze sono le solite: non farlo bruciare o colorire. Sentirai l’odore del riso sprigionarsi e basta.

Versa poi il vino, alza leggermente la fiamma e lascia evaporare.

Aggiungi poi il brodo, nel modo che ormai dovresti conoscere a memoria. Poco per volta, ogni tanto mescola per assicurarti che non si attacchi niente sul fondo.

Il brodo deve sempre sobbollire, senza andare a cannone. Se va a cannone sei su una fiamma troppo alta: cambia fornello.
Dopo 5 minuti di cottura circa (alla seconda ondata di brodo, insomma), butta dentro le acciughe ed il peperoncino.

Mescola bene e prosegui la cottura.
Adesso dobbiamo mettere l’aglio, ma non subito. Attendiamo. Lo vogliamo far cuocere 3,4 minuti massimo, così non invaderà in maniera permanente tutto il risotto. 
Quindi quando inizi ad assaggiare il riso per capire se è pronto e giunto il momento di cacciarcelo dentro: spremuto con lo spremiaglio oppure schiacciato a mano, a crema.

Non ti resta che concludere la cottura del riso.
Ricordati di non lasciarlo troppo brodoso verso la fine ma manco secco: diciamo la consistenza che piace a te.
A fiamma spenta butta dentro il burro ed il prezzemolo.

Mescola energicamente, finché il burro si sarà sciolto benissimo.
Fai poi riposare per 3 minuti, senza coperchio.

Prepara i piatti e su ogni porzione aggiungi, se ti piace, della buccia di limone grattugiata al momento.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!