Zucchine ripiene al forno

Il guaio è quando arriva il nulla.

Preparati, oggi post breve ma da suicidio.

Quando mi divampa la tristezza totale, il magone. Che di rado si trasforma in lacrime. Piango pochissimo, troppo poco. Il magone non trova sfogo.
Nel magone tutto non è nero. È senza colore.

Cerco di essere di buon umore più possibile. Non è facile, ma ci provo sempre. Sono indecisa: ci vuole molta forza o molta idiozia per fingere di stare bene?

Cerco di assecondare l’adrenalina dello sport, di farla durare più possibile.
Accendo la fotocamera, faccio il buffone. Condivido canzoni, cibo buono, cerco di fare qualche battuta.
Ma poi non ce la faccio. Poi spengo tutto, ad una certa, ed io non ce la faccio.

Sì, non sono molto di buon umore nelle ultime settimane.

Perché vivo circondata da succhiatori di energia.
Perché vivo nel loop totale della follia, in cui si sa già che il risultato sarà lo stesso, ma lo stesso ci speri.
Ci speri sempre meno, ma un po’ ci speri.
Altrimenti non avresti quel magone.
Oggi ho sentito una bella frase. Tutto quello che ho avuto nella mia vita, ed è tantissimo, l’ho avuto nonostante me.
Bella frase.
Ci ho riflettuto. Sono incapace di stilare un elenco di cose belle.
Belle per davvero e che non siano il mare, il cielo, l’odore di terra, il cibo. No, cose in più, quelle di costruzione umana, quelle per cui facciamo tanto casino correndo gridando piangendo scrivendo parlando ballando.
Non ci sono.
#disneyedit from oh the cleverness of you

Se lo dici tu.

Ma forse è giusto così.
Forse la vita è il mare, il cielo, l’odore di terra, il cibo.
Il resto arriva dal cinema, dai romanzi, dalle canzoni.
Ed io sono così idiota da scambiare l’arte per la vita.
Può essere.

Mangiamo, che è meglio.

Go, go, go!

Te l’ho detto che sarebbe stato breve.

Per preparare delle zucchine ripiene, per due persone, hai bisogno di:

  • 700 grammi di zucchine. Non è un numero esatto: prendile lunghe e grosse, in modo che si possano tagliare e scavare facilmente;
  • 100 grammi di ricotta di bufala. Ma tu usa quella che ti pare;
  • 50 grammi di pangrattato + una decina da mettere per gratinare;
  • 30 grammi di parmigiano + una decina da mettere per gratinare;
  • un uovo;
  • 40 grammi d’olio complessivi;
  • sale.

Accendi il forno a 190 gradi, modalità statica. 

Come ti dicevo, scegli delle zucchine abbastanza grandi da essere tagliate per metà e scavate. E dritte, pure, sennò sai le bestemmie.

Scava le zucchine con un cucchiaino, stando bene attenta a non spaccare i gusci.
Metti la polpa in una ciotola.

Trita la polpa con un mixer oppure a mano. Non cambia un cazzo. Non ci serve una pappa liscia, serve che sia lavorabile. 
Io l’ho fatta pure fin troppo liscia:

Aggiungiamo cose: sale, un uovo, i 100 grammi di ricotta, 50 grammi di pangrattato, 30 grammi di parmigiano.
Mescola tutto.

Ungi la teglia che hai deciso di usare con 20 grammi d’olio e poi mettici sopra le zucchine.
Salale una per una, poi riempile con il composto che hai preparato.

Cospargi con 10 grammi di pangrattato e 10 grammi di parmigiano, poi versa una ventina di grammi d’olio, cercando di coprire più superficie possibile.

Inforna per 50 minuti.
Ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ora, non mangiartele bollenti. Falle raffreddare. 
Da fredde danno il meglio.

Non basteranno per sfamarsi, ma qualcosa ti inventerai. Io le ho accompagnate con un po’ di tonno e di ricotta.

Ciao e buon appetito!

Melanzane ripiene di cous cous

Il faro sull’isola deserta, due uomini, la pazzia, le sirene. Ma soprattutto il bianco e nero suggestivo, fighetto, perfetto.
Sì, ok. Però che due palle.

Eh, che permaloso.

Ho appena finito The Lighthouse, non mi è piaciuto, ma non è questo il punto. Il punto è: mi sarebbe piaciuto vent’anni fa? A volte sospetto che tutta questa criticità verso il cinema (e lasciamo stare i videogiochi, non iniziamo proprio a parlarne) sia causata dalla troppa esperienza. Voglio dire, ho passato ALMENO quindici anni della mia vita a guardare 2 film al giorno MINIMO. C’era addirittura un periodo in cui entravo al cinema al primo spettacolo delle 14 ed uscivo dalle sale dopo l’ultimo, verso mezzanotte.

#idk if i did something different but. it seems a lil better from love me tender

Sì, lo so, allucinante.

Mi piaceva tutto? Proprio no, anzi, la merda era a chilate. Però la mia sopportazione era molto più alta di adesso. Ora mi annoio dopo 15 minuti scarsi di visione: riesco ad indovinare subito le trame, i dialoghi mi fanno cascare i coglioni, detesto certe scelte narrative e pure alcuni montaggi (e persino certe regie). E sì, non ho simpatia verso roba alla The Lighthouse, con una spocchia che manco Antonioni.

Ma per favore, che ogni fotogramma gridava FORTISSIMO ARRRTE!

Se oggi avessi visto Gerry per la prima volta mi sarebbe piaciuto? O Antichrist?
Blue Velvet sarebbe uno dei miei film preferiti se l’avessi guardato l’anno scorso o l’avrei bollato come troppo strano e quindi pretenzioso?

Poi mi ricordo che mica tutto mi è piaciuto, pure se avrebbe dovuto perché impregnato della filosofia LO FAMO STRANO. Prendiamo Tetsuo. L’ho visto non so quante volte, ma la rottura di cazzo ha sempre vinto. Un film di un’ora e dieci sull’esagerata meccanizzazione dell’uomo io non lo reggo, non ce la posso fare.
Metafore grosse come piramidi. Non c’è niente di sottile, ti sbattono in faccia la morale del menga e tu lì, a sorbirti mutazioni di cui manco si capisce una ceppa.

Tutto stile e niente ciccia.

Un’altra cosa che può essere vera è che prima avevo davanti a me una palata di capolavori mai visti. Pensa avere un Apocalypse Now da parte, nel 2020. Un Taxi Driver.
Mi sono messa da parte giusto Bela Tarr, ma ci vuole pure il mood giusto per affrontarlo.

No, non è CinicoTv

Ora ho visto tutto. TUTTO. Persino la piccola perla rumena, capolavoro del rutilante 1945. Perché quando dico tutto, intendo TUTTO.
Quindi faccio slalom tra i film nuovi quasi tutti cagosi e quello che rimane del passato, che se non l’ho visto fino ad oggi quell’opera minore con Clint Eastwood ci sarà pure un perché.

#bbelcher from gwen's edits.

Quanto mi manchi, Hannibal.

Mi spiace essere arrivata a guardare un film alla settimana, è come se mancasse un pezzo di me. Tuttavia solo l’idea di accendere la televisione e sorbirmi l’ennesima puttanata mi devasta.
Ho smesso pure con le maratone di videogiochi da 10 ore (con platini annessi) ed ancora non sono riuscita a farmene una ragione.

Mi piacerebbe riuscire a recuperare, almeno una volta ogni tanto, quello stupore là, quello che mi ha portato ad avere circa 1000 magliette nell’armadio. Voglio dire, qualcosa c’è stampato su ogni cazzo di maglietta.
Il pianeta delle scimmie, The Stuff, Taxi Driver, Killer Clown from Outer Space. God of War, The last Of Us, persino quella troiata di The Walking Dead. Ora la sensazione che provo di più è la noia.
#doctor who from was Luke-skywalker

No, il Dottore si è rotto il cazzo del cinema Terrestre. Non sei tu, Martha.

Per fortuna ieri è uscito il nuovo video di Gabbani ed il tedio è stato sostituito, per tre minuti e rotti, dalla necessità di imparare le nuove mosse del ballo dell’estate.

Oh, però c’è da dire una roba: il cibo, invece, mi entusiasma sempre più.
Oggi altra ricetta rubata a Sensei Luca Pappagallo: melanzane ripiene di cus cus.

Go, go, go!

Mi dispiace, oggi no.

Per preparare delle melanzane ripiene di cuscus, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 melanzane. Quelle tonde e ciccione. Proprio 2, non ti serve pesarle;
  • 200 grammi di cous cous;
  • 200 grammi di brodo vegetale;
  • 5 grammi d’olio per il cuscus + filo d’olio da mettere sulle melanzane (sempre intorno ai 5 grammi);
  • la scorza di un limone;
  • qualche foglia di basilico;
  • 250 grammi di salmone affumicato.

Innanzitutto ti serve del brodo vegetale, preparato nel solito modo: acqua salata in pentola, verdure che hai (sedano, carota e cipolla, ma pure altro). Porti a bollore, abbassi la fiamma al minimo e cuoci per 45 minuti.

Capisco che l’idea di questo bordello per 200 grammi di brodo non sia allettante, quindi se vuoi puoi usare il dado oppure acqua semplice. Io avevo il brodo avanzato dai mille mila risotti preparati nei giorni precedenti, quindi ho svoltato.

#1991 from ULTRAKiLLBLAST

La gif di quelli che svoltano.

Lava le melanzane, tagliale a metà.
Fai poi dei solchi su tutta la polpa, senza bucare la parte inferiore. 
Irrora con un filo d’olio e sala leggermente le superfici.

Ora vai in forno: 190 gradi per 50 minuti.

Nel frattempo prepariamo il cous cous.
Lascia stare quello che c’è scritto sulla confezione, non ce ne frega un cazzo.
Metti il cous cous in una ciotola, 5 grammi d’olio e mescola bene tutto con una forchetta, sgranandolo.

Versa ora i 200 grammi di brodo vegetale bollente e basta, non devi fare più niente. Chiudi con pellicola o con un coperchio e lascia riposare 20 minuti. Ma pure di più, fino a quando le melanzane saranno pronte.

Quando sarà pronto, muovi il cous cous con la forchetta, per sgranare bene:

Le melanzane sono pronte? Dovrebbero assomigliare a queste:

Con un coltello ed un cucchiaio scava la polpa ma non distruggere il guscio.

Metti la polpa in una ciotola, schiacciala bene con una forchetta e poi lasciale raffreddare un po’.

Caccia poi la polpa nel cous cous, mescolando. Sarà un cous cous molto bagnaticcio, ti avviso.

Unisci anche il salmone affumicato tagliato a pezzetti, la buccia di limone grattugiata e del basilico.

Mescola, mescola e mescola e poi riempi le melanzane.
Su cui metti ancora delle foglie di basilico, che sono buone.

Davanti a te dovresti avere una roba del genere:

Ciao e buon appetito!

Cotolette di melanzane fritte.

Ho dovuto fermarmi. Mi stavo allenando, cercavo di sudare, di far scattare l’adrenalina. Di raggiungere quel qualcosa che non so, ma che ogni mattina mi accende il cervello e a volte – come oggi – me lo spappola.
L’unico momento di pace che vivo è all’alba. Alle cinque, silenzio assoluto, il gatto che entra, mangia i croccantini ed io lì, che mi scaldo il caffè.
Cerco di allungare il momento del risveglio più possibile, di dilatarlo, di respirare il silenzio. Soprattutto il mio, di silenzio.
L’orologio però non si ferma e dopo un tempo che il mio corpo considera ragionevole (quel tempo che mi concede prima di accendere la spia dell’ansia, perché la giornata è sempre troppo breve) mi tocca alzarmi.
Palestra. Spesa. Non pensare. Non pensare. Non pensare.
#video gamers from Retro Game Lovers

Occupa ogni secondo possibile, sii frenetico, non pensare non pensare non pensare

Prima dell’era dell’internet ti si raggelava il cuore. Ha ragione Roberto Mercadini, in questo video per me bellissimo.
È piuttosto ironico che faccia video comici quando nella mia testa regna più che altro confusione ed una sorta di brighter discontent. Lo scrivo in inglese non perché fa più figo, ma perché in italiano non rende: insoddisfazione gioiosa, ma che può essere pure insoddisfazione intensa. Insomma, un gioco di parole che ci metto troppo tempo a spiegare ed il concetto, nel frattempo, se ne è andato a fanculo.
È diverso tempo che non sto bene ed è difficile scrivere (scriverMI) quando ormai so che in molti mi leggono. Non è più un tempo dedicato solo a me e non è un male. Ricevo molte righe di affetto, quel raggerlarsi del cuore a volte si mitiga un po’.
Devo cambiare. In realtà cambio un po’ ogni giorno e riconoscersi in quello che c’è intorno è via via sempre più difficile.
#jokeredit from gwen's edits.

Ed ogni giorno tendo a ridere tragicamente. Sì, Joker è diventato uno dei miei film preferiti.

Chi si ferma è perduto, gli ultimi saranno i primi, nessuno può mettere baby in un angolo.
Frasi fatte si formano nella mia testa, frasi che non hanno alcun senso compiuto.
Ogni tanto torna quel monologo di Bifo, quello sull’importanza di capire che sì, lo Tsunami ci travolgerà tutti e che bisogna trovare qualcosa (QUALSIASI COSA) da dire, pensare, vestire prima di essere spazzati via.
Mi rendo conto di attendere quell’Onda Grande da tempo immemore, di stare sulla spiaggia a vederla arrivare. Lentamente, inesorabilmente. Quanti avverbi.Una delle regole della scrittura è proprio quella di non usarne tanti, di avverbi. Sono una scorciatoia per evitare di usare le parole, per non mettere mano all’immenso vocabolario e gestire i pensieri. Però oggi mi vengono comodi. Oggi devo solo muovere le dita, non mi interessa la forma.
#this virus has gone too far from A TOTAL KARMA COMPRESSOR SYSTEM NAMED GARLAND

Perché oggi non ne posso più.

Non mi sono svegliata all’improvviso in una Wasteland emotiva. È stato un tragitto che ho seguito passo passo. Ho segnato la mappa precisa di ogni svolta, di ogni deviazione, lago, mare, incrocio incontrato. Ora che mi sono fermata, ora che cerco di trovare pace seduta su questa sedia, davanti a questo computer, con miei organi interni attorcigliati dall’angoscia, ora però non voglio più proseguire.
Forse bisogna tornare indietro.
Forse bisogna buttarsi da qualche parte.
Forse.

#morgan jones from we are the walking dead

Morgan non mi sembra convinto. E se non è convinto lui, non c’è via dì uscita.

Prima dell’internet ci si raggelava il cuore. 
Ora ho i mezzi per cercare una soluzione intima, singola. Ho sempre rivestito troppo nel ruolo dell’Altro, come se esistesse una comprensione esterna a quella proprio. No. Quello che fai è regalare le istruzioni precise (tipo IKEA) a qualcuno scelto dal mucchio, per sincronie strane e spesso casuali. Ma quelle istruzioni sono falsate e spesso manco tu sai che cazzo sei.
Io non so chi cazzo sono. Che cazzo sono. Perché cazzo sono.

Due giorni fa mi è stata posta una domanda. Una domanda che ha avuto su di me due reazioni primarie.
La domanda, uscita dal quasi nulla da una persona a cui sto imparando a (scegliere un verbo casuale, perché non so cosa sto facendo manco in quel caso) era: Perché combatti col cibo?

#90scartoons from 90s Cartoons

Rappresentazione chiara delle mie abbuffate compulsive.

Erano tipo le due di notte, era stata fatta quasi come dimostrazione di un discorso più ampio, ed io tra un po’ cado dal letto.
La scelta delle parole mi ha colpito in maniera profonda: questa persona, pur non conoscendomi molto, non ha avuto dubbi che ci fosse una guerra tra me e la roba che ingurgito. Non c’era nessun preambolo di cortesia, solo un quesito lanciato come una bomba a mano.
In un altro momento della mia esistenza avrei caricato quella sua intuizione di profondo significato. Ah, come mi capisce. Ah, sono meno sola.
Invece in quel momento mi sono sentita solo vulnerabile, cristallina per chiunque tranne che per me stessa.
#dwedit from winter is here

Eh, a quanto pare sono solo io che non mi vedo, quindi inutile che fai il figo.

Perché poi non ho mica saputo rispondere alla domanda. Ed è questo che mi ha colpito forse ancora di più: nonostante viva di seghe mentali, a questa domanda non c’è più risposta. Le risposte che ho dato erano fittizie: risalivano alla notte dei tempi, alle cause primarie, a cose accadute LETTERALMENTE (ah, un altro avverbio) nel 1992.
Siamo nel 2020.
È tempo di dare risposte nuove a domande vecchie. È tempo di affrontare l’oggi non come un’eterna stasi del cazzo, un’attesa di quell’onda definitiva (quella Grande), un’attesa di un apocalittico Godot.
Come, non so.
Ci sto lavorando.
Ma ora parliamo un attimo di melanzane.
Pensavo fosse una roba da Capitan Ovvio, ma a quanto pare no, quindi ripassiamo le basi.
E la base è una: le Melanzane sono delle grande stronze. 

Pausa Ludica.

Questo perché sono cariche d’acqua e non puoi trattarle come tutte le altre verdure. Se le friggi, si ammollano. Se le fai nel sugo, succhiano tutto il liquido e devi caricare d’olio (oltre che d’odio).
L’unica soluzione è prendersi un po’ di tempo e farle spurgare. Che è una parola di merda, lo so, ma così si dice e non è colpa mia.

In cosa consiste? Metti un po’ di sale sopra, le fai riposare per un paio d’ore con anche un peso sopra per aumentare la pressione e dalla melanzana esce acqua. Poi dopo quest’operazione puoi anche pensare di strizzarle anche un po’, ma già il semplice far uscire l’acqua è un grosso passo avanti.

Non avevo mai fatto la prova di friggere una melanzana senza farle uscire il sale, ma questa volta mi sono tolta la curiosità. E c’è una differenza abissale.

#Filmedit from Classichorrorblog

Lo so, sono notizie sconvolgenti.

Le melanzane che hanno spurgato sono venute perfette: croccanti fuori, morbide dentro, non oliose.
Quelle che non hanno spurgato, invece, erano molto inferiori e si sono pure comportate diversamente durante la cottura: l’acqua è fuoriuscita, l’olio ha iniziato a sputare, ha calato di temperatura. Il risultato finale erano delle melanzane spugnose, anche se croccanti.
Ma questo perché io so friggere, che discorsi.

#trekedit from nyotas

Grasse risate.

Quindi ripassiamo le basi della frittura che no, non ha bisogno di un termometro e di una friggitrice. Se ce li hai ti semplificano la vita, ma la frittura ha bisogno solo di quello che possiedi già naturalmente: occhi e udito. 
La prontezza della pappa si vede e basta, devi osservare il colore della panatura. E no, la panatura non sarà abbronzatissima o pallidina se l’olio è e temperatura, le cose vanno come devono andare.
E l’olio è a temperatura quando lo vedi friggere in maniera decisa ma non a cannone. Lo so che non ti sembrano indicazioni salienti (e non lo sono, non sono scientifiche e noi siamo abituati a misurare pure il sale, quindi mi rendo conto che l’improvvisazione non è il nostro forte), ma dopo un paio di volte che friggi, te ne rendi conto.

Infine bisogna far riposare la frittura in maniera decente: mai addossare la roba fritta una sull’altra. Metti ogni pezzo ben distanziato uno dall’altro, sopra della carta assorbente. La carta assorbente va cambiata diverse volte, finché il cibo sarà non più unto. Se quando mangi le tue mani sono inondate d’olio, la tua frittura fa cagare.

#godzilla from Kinasin Land

Inutile che t’incazzi, qualcuno doveva pur dirtelo.

Lo so, è il post più lungo del mondo.
Passiamo alla ricetta.

Go, go, go!

Per preparare delle cotolette di melanzane fritte, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di melanzane. Quelle ciccione;
  • olio extra vergine di oliva per friggere. Vuoi usare un altro olio? Libero. Però sappi che è più difficile perché si brucia più facilmente (e pure meno digeribile, ma quello dipende dallo stomaco). È una frittura ad immersione, io ne ho usato almeno mezzo litro;
  • 100 grammi di farina 00 (circa, ne ho usati 75);
  • 200 grammi di pangrattato (circa, ne ho usati 175)
  • 4 uova (200 grammi);
  • sale.

Ritratto di una stronza:

Dobbiamo tagliarla a fette. Non troppo sottili, non troppo spesse.
Tipo così:

Non friggiamo la testa ed il culo.
Però ti consiglio di non buttare i resti delle verdure: io ormai uso qualsiasi cosa per preparare i brodi vegetali.

Metti queste fette sopra una gratella e sotto la gratella metti una teglia.
Non hai la gratella né la teglia? A parte che sei sfigato, puoi sempre usare uno scolapasta messo sopra una pentola (ce l’avrai uno scolapasta, no?).

Ora sala ogni singola fetta. Non è che devi INONDARLE di sale, ne basta poco. Poi sopra alle melanzane appoggia dei pesi.

Lascia riposare le melanzane almeno un’ora. Due è anche meglio.
Quando tornerai le melanzane avranno rilasciato un po’ di liquido. In parte sarà sulla teglia ed in parte proprio sopra la melanzana.

Ora devi solo tamponare ogni fetta con un po’ di carta assorbente, cercando di togliere tutta l’acqua. Puoi anche usare un panno (pulito). Basta che togli quella cazzo di acqua.

Adesso prepara l’occorrente per la panatura.

In un piatto versa la farina.
In un piatto il pangrattato.
In un altro piatto 4 uova sbattute, con un po’ di sale.

Prendi una fetta di melanzana e passala nella farina. Cerca di fare aderire anche sui bordi (anche se non sarà facilissimo).

Passiamo ora la fetta nell’uovo e ricordati sempre i bordi.

Infine anche nel pangrattato.
Devo ancora ricordarti i bordi o hai capito il concetto?

Alla fine avrai un sacco di cose del genere:

Siamo pronti per friggere.
Versa l’olio nella padella che hai deciso di usare, accendi una fiamma media e scalda l’olio. 
Nel frattempo prepara un po’ di piatti coperti da carta assorbente.

Come fai a sapere se l’olio è pronto? Certo, puoi fare la prova dello stecchino e vedere se fa le bollicine. Ma fai prima a gettare un pizzico di pangrattato dentro: se frigge, ci siamo. 

E se ci siamo puoi immergere le fette di melanzane. Comincia con una sola: quando frigge in maniera decisa, puoi aggiungerne altre. Ma non tante, sennò perde temperatura. Ricordati di ascoltare l’olio, sarà lui a borbottare a ritmo. Se borbotta troppo, la temperatura è troppo alta e bruci tutto. Se tace la temperatura è troppo bassa e la frittura saprà solo di olio. 

Ti consiglio di friggere con fiamma bassa: non occorre affatto un lanciafiamme.
Questo non significa friggere con una temperatura bassa, eh, l’olio deve FRIGGERE. Significa solo che se usi il lanciafiamme, la alzerai troppo, ‘sta cazzo di temperatura e brucerai tutto il santopadre.

Gira le cotolette un paio di volte, devi toglierle quando hanno una bella abbronzatura su ogni lato.

Adagiale poi sulla carta assorbente.

Lo vedi tutto quell’olio? Sarà sempre di più. Mentre friggi, occupati delle melanzane già fritte e cambia loro la carta. Ne userai tanta, è uno spreco, ma poi mangerai bene.

Qui ci siamo quasi:

Finito. È stato un viaggio interminabile, ma possiamo mangiare.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!