Sofficini ai funghi

10, 15 volte. Ma forse pure 20, dai. Sì, perché ho visto Alien la prima volta a 12 anni, ora ne ho 37 e quindi direi che è uno dei film che ho guardato e riguardato di più, nella vita.

A parte Mary Poppins, perché quello l’ho visto anche 20 volte in una sola GIORNATA.

Sapevo le battute a memoria, banner antipirateria compreso.

Però, infanzia in preda all’autismo sfrenato a parte, Alien è davvero una di quelle robe che mi capita una volta ogni anno.
Ma non c’è verso, i miei neuroni non accettano il fatto che il film inizi PRIMA della scena dell’ultima cena.

Questa.

Forse è una deformazione da foodblogger, ci sta. Ci sta un po’ meno che io guardi un film che mi perseguita dal 1986 e al momento del ritrovamento delle uova e dell’alieno morto dica Ma questo lo han troppo aggiunto dopo.
Sono così convinta – ogni fottuta volta – che quella roba non sia mai stata girata e che sia una paraculata retroattiva per collegarci Prometheus che mi stupisco SUL SERIO. E SUL SERIO ogni volta devo fare ricerche su wikipedia, arrendermi all’evidenza che Alien è sempre durato due ore e smettere di fare la complottista che crede che Ridley Scott abbia aggiunto scene perché diabolico e infame.

Questa roba è sempre esistita. Shock! 

Che poi mica mi sto lamentando, è positiva ‘sta cosa, poiché è proprio grazie al mio rincoglionimento che Alien mi piace sempre di più. Per quanto lo stupore per me sia essenziale per godermi la roba, purtroppo sono il tedio, la stanchezza e l’immensa rottura di coglioni che regnano nella Kaiju’s Land. Prendermi di sorpresa è sempre più difficile, quindi che Pazuzu benedica i miei neuroni fancazzisti.

Bravi neuroni!

Vogliamo poi parlare di quanto recitano bene tutti quanti? No. Non ne vogliamo parlare perché mi rompo i coglioni (strano, eh?) e ti sto per proporre una ricetta un po’ lunghetta da spiegare, quindi passiamo oltre.
Ho scritto queste righe solo per lasciare un messaggio alla Pizzakaiju del futuro: non fidarti dei tuoi neuroni, not Penny’s Boat.

Però questo i neuroni se lo ricordano, eh?

Impariamo i sofficini, con un ripieno di besciamella e funghi.
Le dosi non sono precisissime perché sto facendo un calcolo rapido, poiché ho seguito una ricetta che cucinava per una famiglia per 6. Quindi le dosi potrebbero essere errate IN ECCESSO, non in difetto (insomma, al massimo ti avanza). 
Per il resto sì, si possono fare al forno ma no, fan cagare e quindi non ti do il procedimento.
Insomma, oggi si frigge.

Go, go, go!

Appropriata.

Per preparare i sofficini con besciamella e funghi, per due persone, hai bisogno di:

  • besciamella leggera, che prepareremo con 40 grammi di farina, 10 di burro, 500 grammi di latte. Sale, pepe, noce moscata;
  • 500 grammi di funghi (una confezione, se li compri come me nelle vaschette) che condiremo con 10 grammi d’olio, uno spicchio d’aglio, prezzemolo e sale;
  • 50 grammi di brie;
  • 125 grammi di latte;
  • 125 grammi di farina 00;
  • 5 grammi di burro;
  • 3 grammi di sale;
  • olio extra vergine di oliva per friggere (circa mezzo litro);
  • 2 uova;
  • 100 grammi di pangrattato (dose abbondante).

Ci vorrà un po’ di tempo perché le preparazioni devono anche raffreddarsi.
Partiamo dalla besciamella.

Versa il latte in un pentolino e caccia dentro la farina.

Mescola bene con una frusta a mano.
Appena la farina è sparita aggiungi il sale, un po’ di noce moscata, un pizzico di pepe bianco, i 10 grammi di burro ed abbassa la fiamma.

Sempre mescolando, attendi che il tutto si addensi. NON ALZARE LA FIAMMA, il latte non deve super bollire.
Come è super densa lasciala riposare da una parte. Ci torniamo dopo.

Poi passiamo ai funghi.
Non sono Azzurro di Funghi, ma da quel che ne so alcune tipologie si possono sciacquare sotto l’acqua ed altre no.
Io ho usato gli champignon e mi sono limitata a togliere con un coltello la parte terrosa.
Poi li ho tagliati a pezzetti.

Trita il prezzemolo.
In una padella versa 10 grammi d’olio e mettici uno spicchio d’aglio intero ma scamiciato.
Dobbiamo dorare l’aglio e poi toglierlo, quindi solito sistema: inclina la padella in modo di avere l’olio tutto in un punto e fai soffriggere l’aglio così.

Quando è bello colorato, levalo con una pinza.
Caccia ora i funghi.

Aggiungi sale, un po’ di prezzemolo e poi chiudi col coperchio.
Fai andare a fiamma medio bassa per una decina di minuti: vedrai i funghi perdere parecchio di volume e rilasceranno anche del liquido che li aiuterà nella cottura (per questo mettiamo il coperchio, così facciamo evaporare quel prezioso liquido più tardi possibile).
Dopo i dieci minuti apri e fai evaporare tutto il liquido.
Eccoli alla fine del loro viaggio:

Fai raffreddare pure loro.
Ora prepariamo l’impasto dei sofficini.

In un pentolino versa il latte e metti dentro il sale ed il burro. Fai sciogliere e porta ad ebollizione.

Appena bolle spegni la fiamma ed aggiungi la farina. Mescola col cucchiaio di legno. Otterrai una roba informe.

Riversa questa roba informe sul tavolo.

Impasta finché la farina sarà inglobata bene.

Fai raffreddare un po’.
Mentre aspetti, taglia a dadini il brie.

Stendila con il mattarello e se l’impasto fosse appiccicoso, lavora su un piano leggermente infarinato.

Devi tagliare l’impasto con un qualcosa di circolare, come una tazza.

Devi fare le formine:

Quel che conta è che lo spessore sia minimo. Minimo così:

Se fosse più spesso puoi sempre stendere leggermente la formina che hai già ottenuto con un mattarello. Non è che ci devono dare il premio Giotto, quindi non ti preoccupare più di tanto se sembreranno dei cerchi brutti.
Tanto li friggiamo.
E fritto è tutto bello.

Ovviamente non buttare via nessun pezzo di impasto: ogni pezzo che ti avanza lo ricompatti e lo stendi di nuovo, come se giocassi col pongo. 
Alla fine TUTTO il tuo impasto dovrà diventare un sofficino, non sprecarne.

Ora farciamo.
Metti una cucchiaiata di besciamella. Ricopri solo una metà della tua formina.

Sopra la besciamella metti i funghi e un paio di quadratini di formaggio.

Ora chiudi. Devi sollevare la parte senza condimento e ricoprire con quella la parte col condimento. 
Poi premi su tutto il bordo per chiudere ermeticamente il sofficino.

Sbatti due uova in un piatto.
Versa 100 grammi di pangrattato in un altro piatto.

Passa ora ogni sofficino prima nell’uovo.

E poi nel pangrattato.

Versa ora l’olio nel contenitore che hai deciso di usare per friggere ed accendi una fiamma media.
Mentre attendi che vada a temperatura preparati un paio di piatti ricoperti di carta assorbente.

Quando l’olio è a temperatura (e per saperlo basta che butti dentro un pizzico di pangrattato: se frigge, ci siamo) abbassa la fiamma al minimo e immergi un paio di sofficini alla volta.

Consiglio per la frittura: inizia sempre con un pezzo solo. Quando questo inizia a friggere in maniera vigorosa, aggiungine un altro. Questo ti aiuterà ad avere una temperatura costante nel friggere, poiché il pezzo nuovo abbasserà leggermente la temperatura dell’olio. Se li mettessi tutti insieme, invece, abbasseresti TROPPO la temperatura dell’olio e quindi la frittura non partirebbe benissimo.

Se come me stai facendo una frittura ad immersione ma non completa (la panza non è completamente annegata), devi girare il sofficino. Deve essere ben colorato su entrambi i lati.

Ci vorranno meno di 5 minuti: avrai la doratura esterna ed il sofficino sarà leggermente più rigido.
Adagia la tua frittura su della carta assorbente.

Devi cambiare la carta più volte e la frittura non deve essere sovrapposta, altrimenti si ammolla e fa cagare.

Quando vedi che la carta non raccoglie quasi più unto, puoi andare a mangiare.

Ed ora una bella foto dell’interno:

Ciao e buon appetito!

La Moussakaiju

Frodo. Quando compio imprese straordinarie io penso sempre a Frodo.

Potrei pensare anche a BoJack, ma no. Frodo.

Perché se un hobbit riesce ad essere l’unica speranza di un intero mondo, se un hobbit diventa un eroe (riluttante, certo, ma pur sempre eroe) significa che ognuno di noi cela capacità incredibili, forza, coraggio, tenacia. Dobbiamo solo inciampare nell’occasione (o nella sventura) giusta per fare uscire fuori quella parte di noi nascosta.
Quindi Frodo. Giornata difficile? Pensa a Frodo. Cammini per 15 km ed hai fame? Pensa a Frodo. Hai deciso di fare la Moussaka? Pensare a Frodo è forse l’unico modo per arrivare alla fine di quella missione interminabile.

Le frasi motivazionali alla Instagram.

Ho avuto la ricetta di Apriti Sesamo nei preferiti per almeno sei mesi. Poi ho detto No, troppo lunga, no. 
Ad un certo punto ne ha fatta una versione totalmente diversa pure Luca Pappagallo. E quello è stato il segnale che ha scatenato l’inferno.
Dovevo provarla, ma quale scegliere?
Alla fine ho iniziato dalla versione di una greca di nascita perché sì, perché mi sembrava giusto, perché mi andava.
Ho impiegato più di 4 ore, senza contare l’attesa eterna prima di poterla assaggiare.
Una vera epopea.

Fidati, se vorrai intraprendete la missione Moussaka avrai bisogno di tutte queste frasi d’incoraggiamento.

Ed il risultato? Buono, ma non così buono. Ho scoperto che le patate sono la mia kriptonite: il mio palato sente solo loro, con buona pace per le melanzane e per tutto il resto.
In più ne ho mangiata mezza teglia da sola. Tipo 2500 calorie in un solo pasto. 
Quella sera mi sono guardata allo specchio: lo stomaco gonfio e lo sguardo di chi ha visto troppo, di chi ha dovuto lottare con Shelob, nascondersi dagli orchetti e portare il fardello dell’anello. Però senza la vera soddisfazione della vittoria: la moussaka era una quest che non volevo ripetere, neppure per curiosità, neppure per constatare se l’effetto farfalla potesse influire sul risultato finale.

Sei tra quelli che parlavano di Effetto Farfalla già alla prima Run? Se sì, ne approfitto per mandarti a fanculo.

Non volevo sondare finali alternativi, scoprire dungeon sepolti o scovare mostri nelle profondità degli abissi. Davvero, stavo bene così. Ero in quella fase in cui sei convinto che l’unica cosa da fare sua redarre le memorie. Che gli altri cercassero un senso a questo susseguirsi di viaggi con giganti e nani ed elfi. Io ero stanca.

I’m Pizzakaiju, i survived the moussaka battle and i defeated the balrog. And all i got is this lousy shirt.

Quella sera.

Poi però la digestione fa il suo corso, la panza diminuisce e tu hai di nuovo fame.
Quella Moussaka era da rifare.
Con un ragù con una lunga cottura.
Senza le patate. Le patate no.
Con più strati di melanzane.
Insomma, mescolando il meglio della ricetta di Pappagallo con il meglio di Apriti Sesamo.
Ho riprovato, ho impiegato DUE GIORNI, ma alla fine ho trovato la mia ricetta della Moussaka.
La MoussaKaiju.
Ed è quella che sto per donarti.

Go, go, go!

Credo in te. Ce la puoi fare. Sappi che due giorni di quest per una moussakaju son due giorni ben spesi.

Per preparare una Moussakaiju, per due persone ma pure tre, hai bisogno di:

  • Un litro d’olio per friggere. Io uso sempre l’olio extra vergine di oliva e so che ti sembra uno spreco, ma sappi che così la frittura non la sbagli ed è pure più digeribile;
  • 800 grammi di melanzane, peso preso dopo la pulizia.
  • 20 grammi d’olio;
  • una cipolla;
  • 2 uova;
  • 500 grammi di macinato di vitello;
  • una stecca di cannella;
  • 1 foglia di alloro;
  • un litro di latte a temperatura ambiente, 80 grammi di farina 00, 10 grammi di burro per preparare la besciamella;
  • noce moscata;
  • pepe bianco;
  • 2 barattoli di pelati (800 grammi totali tra pomodoro e liquido).
  • 30 grammi di pecorino, romano oppure sardo.
  • 150 grammi di vino rosso;
  • uno spicchio d’aglio.

Ho usato una teglia 24×18

Hai già capito, è una roba lunga. Ed è ancora più lunga perché COL CAZZO che te la puoi mangiare il giorno che la fai: devi per forza farla riposare 12 ore. Il giorno dopo sarà mondiale. Il giorno stesso solo buona. Siccome ti dovrai fare il culo per tutta una giornata, non rovinare tutto per la fame, ok? Preparala oggi per domani.

Però prima di partire con qualsiasi operazione, bisogna far spurgare le melanzane. Le dobbiamo friggere, quindi devono essere meno umide possibile. Dunque 5-6 ore prima dell’inizio del cucinamento dobbiamo occuparci di loro.

Anche Sarah Connor è molto provata solo all’IDEA di iniziare la Moussaka. Ma no, dai, dai, dai. Ce la facciamo.

Innanzitutto lavale, poi decapitale.
Ora devi tagliarle a fettine piuttosto sottili, di meno di un centimetro. Foto illustrativa.

Ora hai bisogno di un po’ di griglie da forno e di teglie e di pentole. Dobbiamo infatti posare le fette (sovrapponendole il meno possibile) su delle grate che permettano la fuoriuscita dell’acqua.
Quindi adagi le fette di melanzane e le cospargi di sale. Non un pizzico: sala ogni singola melanzana, altrimenti la loro acqua non esce.
Poi appoggia delle pentole piene d’acqua sopra le melanzane, per fare pressione. 

Ora lasciale lì per 5 ore.
Quando tornerai le vedrai tutte sudate. Così imparano, quelle stronze.

Sono passate almeno 4 ore? Bene. Allora possiamo preparare il ragù.
Trita una cipolla ed uno spicchio d’aglio.
Trita col mixer ad immersione i pelati.

Versa 20 grammi d’olio in una pentola di cui possiedi il coperchio e caccia dentro sia la cipolla che l’aglio. Fai andare a fiamma bassa per 5 minuti.

Aggiungi poi la carne.

Condisci con sale, noce moscata, un pochino di pepe bianco e fai rosolare per qualche minuto, usando una fiamma medio bassa.
Quando avrà cambiato colore, versa il vino rosso.

Alza leggermente la fiamma e fai evaporare la parte alcolica.
Ora si parte col ragù.
Versa i pomodori nella pentola, aggiungi una foglia di alloro e pure la stecca di cannella.  Aggiungi sale e noce moscata. La stecca di cannella però rompila in pezzi grossi, non lasciarla integra. Poi la devi togliere, eh, quindi quando dico pezzi grossi, intendo pezzi grossi. 

Adesso chiudi col coperchio e porta il tutto a bollore. Come bolle, sposta la pentola sulla fiamma più piccola e fai sobbollire, con semicoperto, finché il sugo si sarà bello ristretto. Ci vorrà almeno un’ora.
Dovrà essere denso.

Quando avrà finito devi scovare l’alloro e la cannella e toglierlo. Lascialo raffreddare leggermente e pensiamo alla besciamella.
Besciamella un po’ diversa dal solito: ci sarà pochissimo burro ma aggiungeremo dei tuorli d’uovo.
Quindi partiamo proprio dalle uova: dividi i bianchi dai rossi.

I bianchi versali nel ragù.

Mescola bene. Se vedi che il ragù non è super denso, puoi tranquillamente riaccendere la fiamma e fare restringere (che ci siano dentro gli albumi non importa niente a nessuno).

Il mio ragù a fine cottura aveva questo aspetto:

In un pentolino versa un litro di latte e gli 80 grammi di farina.

Mescola bene con una frusta a mano.
Appena la farina è sparita aggiungi il sale, un po’ di noce moscata, un pizzico di pepe bianco, i 10 grammi di burro ed abbassa la fiamma.

Sempre mescolando, attendi che il tutto si addensi. NON ALZARE LA FIAMMA, il latte non deve super bollire.
Come è super densa lasciala riposare da una parte. Ci torniamo dopo.

Adesso friggiamo.
Versa il litro d’olio in un pentolino che permetta la frittura ad immersione, accendi una fiamma media ed attendi che sia a temperatura. Come fai a sapere se è a temperatura? Beh, o hai il termometro oppure provi a friggere qualcosa di minuscolo: se vedi che frigge, ci siamo. Altrimenti attendi ancora un po’.

Intanto strizza le melanzane per fare uscire l’acqua superflua. Sì, STRIZZA.

Basta che non le spacchi. Quando hai finito di strizzarle le allarghi di nuovo con le mani: saranno un po’ deformi, ma con meno ritenzione idrica.

Immergi le melanzane nell’olio. Non infiniti pezzi alla volta, ma manco 2. Tieni conto che ogni ondata di frittura avrà bisogno di 10 minuti e più di cottura. 

Tirale su quando saranno belle colorate.

Falle riposare su carta assorbente. Carta che dovrai cambiare più volte, perché lo sai che le melanzane assorbono una quantità di olio immane e meno ne pappiamo e meglio è.

Ok, ci siamo quasi. QUASI.
La besciamella ora dovrebbe essere tiepida, quindi ci cacciamo dentro i 2 tuorli.

Mescola bene.
Accendi il forno a 180 gradi, modalità statica.
Ora assembliamo.

Fodera il fondo della teglia con le melanzane. Non lasciare buchi, sovrapponile pure. Se riesci a non usare TUTTE le melanzane che hai usato, bene, così facciamo un altro strato. Altrimenti usale tutte e non fa niente.

Ricopri con tutto il ragù.

Vai con un altro strato di melanzane.

Grattugia 30 grammi di pecorino.
Ricopri dunque con tutta la besciamella e ricopri col pecorino.

Ora si va in forno. 180 gradi per almeno 40 minuti. ALMENO. La mia credo abbia cotto un’ora: deve venire bella colorata sulla superficie.

Ora lascia riposare nel forno per un sacco di tempo. Almeno 12 ore.
Ed ecco cosa avrai davanti a te, una volta tagliata:

Anche una fetta. Come noti, la besciamella è lo strato più spesso e così deve essere (anzi, la mia è venuta pure più bassa di quel che pensassi).

Ottimo lavoro.
Ciao e buon appetito!

Gnocchi fritti con besciamella al Parmigiano (e piccolo tutorial per gestire lammmerda)

Puoi teorizzare quanto vuoi sull’alimentazione e la dieta ed il movimento fisico.
Però, sia che tu lo faccia col culo ciccioso collassato sul divano, sia che tu lo faccia con i muscoli stragonfi il risultato non cambia: non esiste una regola applicabile per tutti né mai esisterà.
Te lo faccio spiegare in maniera semplice semplice dal mio amico fisicato:

Ecco.

Come accade spesso, mi sento in dovere di raccontarti la mia storia, come in quei brutti video motivazionali dove la gente ti racconta di come ha cambiato radicalmente la vita dopo aver visto un documentario su Iva Zanicchi nel suo viaggio in Tibet.
Ne uscirai cambiata, butterai nel cesso le barrette proteiche al cacao finto (mi raccomando, però, mangiane solo metà sennò esageri con i nutrienti) e smetterai di nutrirti di insalata scondita e cibi senza glutine, senza lattosio, senza cibo.

La mia reazione quando leggo delle diete su Instagram.

La regola del palestrato medio è quello di levare tutta l’alimentazione e limitarsi a bibitoni proteici e soprattutto venerare il polletto col riso.
Quando mi capita di raccontare le mie abitudini di pappa, questi sudano freddo.
Perché io, Pizzakaiju, mangio lammmerda. Ho sempre mangiato lammmerda.
O, per meglio spiegarmi, ho sempre GESTITO lammmerda.

Ebbene sì: lammmerda si può gestire.

La mia alimentazione è composta, in linea di massima, da due pasti molto ravvicinati. Non ho la colazione, non ho gli spuntini. Mangio a pranzo (subito dopo l’allenamento) e a cena (che d’estate è spesso accompagnata da un mini allenamento di 30-40 minuti).

A pranzo dolci, a sera salato, per accontentare ogni tipo di voglia.

Non faccio palestra per dimagrire, né per restare in forma. Cerco da tre anni di modellare il mio corpo, senza sbilanciare di troppo il mio peso: in tre anni ho acquistato circa 3 chili, 3 chili che posso tranquillamente affermare essere solo muscoli. La ciccia è sempre meno e piano piano sparirà.
E questo sempre mangiando come un Garbage Kid.

Ormai lo sai.

Mi si può tranquillamente rispondere che sì, ok,  però poi ti fa male. Ma non fumo, non bevo, vivo in campagna. Un po’ di cibo di merda posso permettermelo (e comunque morirò lo stesso, prima o poi. Ed anche tu, pure se mangi solo seitan e semi di chia).

Inutile dire che i rompicoglioni sono sempre stati in agguato e mi hanno sfracassato con i loro tacchini da 50 grammi e i fiocchi d’avena e gli yogurtini tristi. E poi la colazione! Come fai a non fare colazione??? Non lo sai che è il pasto più importante della giornata???!

Così quest’inverno ho cambiato la dieta. Tre pasti: colazione, pranzo, cena. Pentendomene tantissimo.

Giuro, non l’ho presa in maniera così vulcaniana.

Cercando di limitarmi più possibile, ho comunque incontrato un aumento calorico fisso di circa 400-500 calorie. Che sono tante.
Ma quello è stato il meno.

In tre mesi sono stata male fisicamente, mentalmente e non ero mai contenta di mangiare. Mi sentivo gonfia, mi sembrava sempre di mangiare troppo ed anche il mio fisico è peggiorato. A parte l’aumento di peso di tre chili (TRE!), gli addominali non si vedevano più, le gambe erano più grosse e persino i fianchi mi sembravano allargati.
In più pure allenarsi era diventata una tortura: mi alzavo senza voglia di fare niente, non mi sentivo appagata, mi sembrava di sprecare tempo e forze. Ho allentato le ore e l’intensità, rendendo lo sport quotidiano più un dovere che altro.

Insomma, non stavo benissimo.

Ci ho provato per davvero. Poi sono tornata sui miei passi.
Da tre settimane ho smesso con le torture auto inflitte e sono tornata al mio regime, provocandomi il mal di pancia per i gelati e i cereali e le torte.
Ho perso i tre chili ed ho un fisico che non è mai stato migliore: mi sono asciugata tantissimo, i muscoli sono cresciuti in ogni parte del corpo e soprattutto i miei allenamenti sono tornati ad essere belli. Mi diverto, riesco sempre ad aumentare l’intensità ed è un continuo crescendo.

Sto a mille, proprio.

Tutto ‘sto pippone non è per dire FATE COME ME. No. È solo il mio modo per dimostrare che non esistono regole ferree e che ogni corpo è a sé. Ogni abitudine è dannosa od ottimale a seconda del soggetto e soprattutto lo sport non deve essere vissuto come mezzo per raggiungere un dimagrimento: deve essere vissuto per se stesso. Sentire il corpo che soffre mentre alza un peso (o corre a velocità massima o quello che ti pare) è una sensazione che vale per sé. Il corpo reagirà di conseguenza alla positività e sembra un pensiero hippy, ma non lo è.

E soprattutto EVERYBODY EATS!

Con l’arrivo del caldo caldissimo chi mi segue su Facebook od Instagram sarà bombardato di mie foto in mutande e si vedrà che non dico stronzate: il fisico si modella, pure se avete le dita nutellose.

Basta mangiare tutto con moderazione, non vivere di privazioni ed accontentare i propri desideri il più possibile.
E quindi, in pieno spirito cicciolandia, oggi ti dono il potere degli gnocchi di patate fritti.

Lo so, è dura da accettare. Ma anche oggi si frigge.

Avevo questa ricetta di Sciuè Sciuè in coda da tipo seicento mesi e finalmente ho preso il coraggio. In pratica si friggono gli gnocchi e poi si condiscono con una besciamella al parmigiano reggiano. Semplice, buono e – incredibile! – manco troppo pesante. Dopo 20 minuti scarsi avevo di nuovo fame. Ma io, si sa, c’ho grossi problemi.

Go, go, go! 

Tutti in cucina.

Per preparare gli gnocchi fritti con besciamella al parmigiano, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di gnocchi di patate. Io ho comprato quelli di Giovanni Rana ed erano a temperatura ambiente. Lo dico perché pare che chi ha fritto tirandoli direttamente fuori dal frigo abbia avuto la cucina esplosa;
  • un litro di olio per friggere. Consiglio sempre di evitare gli oli di semi, ma di usare un olio extra vergine di oliva economico. Puoi anche riciclarlo per un paio di usi: basta che lo pulisci un po’ con un colino a maglie fitte, per togliere i residui della frittura;
  • mezzo litro di besciamella che creerai con 500 grammi di latte a temperatura ambiente, 50 grammi di burro e 40 grammi di farina (più sale, pepe e noce moscata a piacere). In realtà te ne avanzerà, ma è meglio abbondare, magari a te piacciono gli gnocchi super immersi nella besciamella;
  • 100 grammi di parmigiano reggiano.

Grattugia i 100 grammi di parmigiano, che partiamo dalla besciamella.
Mi rifiuto di scrivere di nuovo tutto il procedimento che ormai è assodato e puoi trovare qui.
In pratica fai sciogliere i 50 grammi di burro in un pentolino, aggiungi i 40 di farina ed attendi che si crei il compostino. Versi il latte, fai scaldare ed addensare, girando sempre con la frusta a mano (puoi usare quella elettrica, ma con quella a mano è comodissimo, non c’è bisogno di raggiungere velocità supersoniche).

Aggiungi sale, pepe e noce moscata.
Quando si sarà ben addensata (ma bene, in questo caso ci serve bella spessa) butta dentro il parmigiano.

Mescola bene bene con un cucchiaio di legno fino a quando si sarà tutto sciolto. A fiamma spenta.
Ecco il risultato finale:

Metti il coperchio e lascia riposare. 
Adesso friggiamo.
Versa il litro d’olio in un pentolino e fagli raggiungere la temperatura di frittura, usando una fiamma medio alta. Qual è la temperatura di frittura? E che ne so: ti sembro un termometro? Devi fare una prova. Gettaci dentro un pizzico di farina: se frigge, ci siamo.

Adagia, con l’aiuto di una schiumarola, gli gnocchi nell’olio bollente. Tutti insieme, violando le sacre leggi di quelli che ne sanno che ci impongono di friggere pochi pezzi alla volta.

Gli gnocchi, esattamente come quando li cuoci in acqua bollente, verranno a galla. Io ho fatto friggere circa tre minuti.
Tirali fuori sempre con la schiumarola e mettili su un paio di piatti ben coperti con carta da forno. La frittura deve essere sempre ben distanziata, altrimenti ti si ammolla e non rilascia l’olio in eccesso.

Tampona gli gnocchi con la carta da forno, per fare assorbire più olio possibile.

brutte mani da finto pugile.

Riversa tutti gli gnocchi in una ciotolona.

Condiscili ora con la besciamella.

Prepara i piatti e su ogni porzione caccia un po’ di pepe.
Dovresti avere ottenuto un risultato simile:

Siccome è molto difficile fotografare piatti molto bianchi, ecco un’altra foto scattata senza usare il flash, sperando sia di aiuto:

Ciao e buon appetito!