Farinata (degli Uberti)

Attenzione, attenzione, attenzione che anche oggi ci addentriamo in quei vicoli oscuri che portano dritti dritti all’inferno.
Oggi scaviamo nelle ricette tradizionali.
Oggi roviniamo la farinata di ceci.

Prepararsi bene per accogliere gli haters.

Scriviamo quello che già ha detto Stefano Barbato, che ripeterlo mica fa male: no, non ho la tortiera adatta. No, non ho il forno a legna. No, la mia farinata non è senz’altro paragonabile a quella delle antiche botteghe liguri che non so manco se esistano ancora ma facciamo finta di sì.
Ho messo le mani avanti abbastanza, possiamo smettere di rompere i coglioni a priori oppure dobbiamo passare a prenderci a pizze in faccia?

No, perché io sono prontissima, eh.

Posso assicurarti che, differenze di mezzi a parte, si tratta di un’ottima farinata.

È una ricetta facile? Sì e no. Sì perché si parla di una specie di pane basso composto da acqua e farina, no perché la cottura è un po’ una brutta bestia e devi stargli dietro. Basta un minuto in più e si sputtanata tutto. Lo so perché mi è successo e Cthulhu e Pazuzu sono stati nominati invano innumerevoli volte.

Sono venuti anche a trovarmi i miei parenti alla lontana da Innsmouth.

Per mettere pace a tutti i contestatori, dunque, non la chiamerò Farinata di Ceci o Farinata Ligure o Fàina o Cecina. La battezzerò Farinata degli Uberti, poiché si sa che la Kaiju’s Land è un luogo colmo di cultura, proprio talmente tanto che ci sguazziamo.
Quindi Volgiti! Che fai? Non vedi che Pizzakaiju ti sta per donare un segreto culinario inestimabile?

Il Signor Farinata di Ceci.

Cercherò dunque di spiegarti quello che ho imparato, ma sappi che l’impasto è quello di Barbato ma il metodo me lo sono cavato fuori con fatica, facendomi uscire il sangue dagli occhi.

Perché la risposta non è sempre 42, anche se la disinformazione e i terrapiattisti ci tengono tantissimo a farlo credere a tutto il multiverso.

Sulla Farinata se ne dicono tante, ma posso darti delle direttive precise su alcune cose:

  • l’olio ci va e pure tanto. Senza i mezzi originali l’unico modo per non fare attaccare tutta la madonna è l’olio. Rassegnati;
  • c’è enorme differenza tra l’usare il mixer e la frusta a mano. Il mixer renderà la tua farinata spumosa e fluffosa, con la frusta a mano sarà più bassa e risulterà più croccante;
  • la cottura è molto variabile. Va dai 13 minuti fino ad un massimo di 25. Non so perché, ma cambia SEMPRE. Quindi ti potrò dare consigli precisi fino ad un certo punto, poi dovrai stare all’erta;
  • il riposo da 24 ore o il riposo da 4 ore? La mia esperienza mi ha mostrato che 4 ore sono più che sufficienti. La migliore farinata che ho preparato ha riposato esattamente quel tempo.

Detto questo, la mia farinata non è sottile perché – ho scoperto – non mi piace sottile. L’ho provata, l’ho anche bruciata, non mi è piaciuta. Quindi se la vuoi più sottile o ti attacchi al cazzo oppure adatti le dosi.

#twin peaks from Aqua Regia

Sì, ho detto che ti attacchi al cazzo.

Useremo una teglia da 32 cm.

Go, go, go!

Tutti in cucina!

Per preparare una Farinata (degli Uberti), per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di farina di ceci;
  • 600 grammi di acqua;
  • 40 grammi di olio extra vergine di oliva per l’impasto;
  • 40 grammi di olio ulteriori per ungere la teglia;
  • 5 grammi di sale;
  • pepe.

L’impasto avrà bisogno di 4 ore di riposo. 
Come si fa? Semplicissimo. Almeno all’inizio.

Prendi una ciotola e versa i 200 grammi di farina.

Con una frusta a mano leva tutti i grumi.

Ora dobbiamo aggiungere l’acqua. Poca alla volta.

Ne aggiungi poca, poi mescoli. Sempre con la frusta.

Vai avanti così fino a che otterrai un liquido.

Chiudi con qualcosa (pellicola, coperchio di pentola) e lascia riposare 4 ore.

Esaurito quel tempo accendi il forno a 250 gradi e posiziona la grata grosso modo a metà forno.

Ora, la parte del forno è quella più complessa, soprattutto se come me possiedi un forno che non ha la modalità ventilata. Ti avviso subito: ogni forno è diverso, quindi è probabile che la tua prima farinata non sarà super perfetta. Ma ci proviamo e vedi che ci riusciamo pure, dammi retta.
Accendi dunque il forno a 250 gradi,  modalità statica (se hai ventilato, usa il ventilato). 

Sul liquido potrebbe essersi formata della schiuma: levala con un cucchiaio.

Smuovi ora il composto, con cucchiaio oppure con una frusta, perché parte della farina si sarà sedimentata sul fondo.
Versa ora 40 grammi d’olio e 5 grammi di sale e mescola bene.

Mentre attendi che il forno vada a temperatura, devi fare due cose. Versare 40 grammi d’olio sulla teglia che hai deciso di usare. Con movimenti circolari, distribuisci l’unto in maniera uniforme.
Devi avere TANTO olio, altrimenti si attaccherebbe. E per capire se è la quantità corretta, fai scivolare l’olio tutto su un lato. Se hai abbastanza olio da farlo roteare lungo tutta la circonferenza della teglia significa che è tutto ok.

Adesso bisogna versare l’impasto nella tortiera, ma non bisogna farlo in maniera violenta. Un po’ perché la teglia è bassa e potrebbe fuoriuscire, un po’ perché rischieresti di levare la patina di olio che abbiamo versato. 
Quindi aiutati con un cucchiaio. Piano piano versa il composto prima sul cucchiaio e poi sulla teglia, così non arriva il super fiotto sputtanatore:

Davanti a te avrai una roba del genere:

Ora la parte più difficile: spostare la teglia nel forno. Talmente difficile che io nel mio secondo tentativo ho compiuto l’operazione del versamento del composto direttamente nel forno acceso.
Sì, ho un equilibrio di merda.

Comunque, nel forno adagia la teglia a metà altezza. Fai andare 10 minuti.
Si potrebbero formare delle bolle.

Dopo 10 minuti apri il forno per levare un po’ di umidità e poi sposta la teglia più in alto.
Se le bolle non si sono sgonfiate, bucale con un coltello. 

Attiva anche il grill e togli il calore dalla resistenza inferiore. 
Ora devi fare cuocere per dai 5 ai 10 minuti. Cosa deve venire fuori? Si deve dorare la superficie, ben bene. Dorare e non bruciare, mi raccomando. Se vedi che sui bordi inizia a scurirsi troppo, puoi aprire di nuovo il forno ed abbassare di nuovo la teglia a media altezza.
Di tanto in tanto gira la teglia per uniformare la cottura. 

Ecco cosa avrai ottenuto alla fine. E se non è di questo colore, significa che non è ancora pronta:

Quando taglierai le fette vedrai che la patina sopra sarà leggermente staccata. Croccante, ma staccata. È giusto così:

Ho diverse foto che della farinata già tagliata a pezzi che ora ti mostrerò, per farti capire il colore finale.

1:

2:

3:

e infine 4:

Tagliala a fette e spolvera con del pepe nero.
Che deve venire fuori? Semplice: sopra croccante, come una patina a parte. Dentro morbida ma cotta e sotto umidiccia. 
Se ti è venuta così non credere ai soliti terrapiattisti: la tua farinata è perfetta

Ciao e buon appetito!

Ciceri e tria di casa mia

Stai calmo perché pure oggi parliamo di una ricetta tradizionale quindi VENGO IN PACE.

Circa.

Ciceri e tria.
Che già solo sentendo questo nome so che ti sta aumentando la salivazione e non perché ti stai leccando i proverbiali baffi, ma solo perché stai schiumando.
Che i ciceri e tria come li faceva tua bisnonna nessuno mai.
Lo so.
Ma, fidati, se tua nonna ha fatto un video, un audio, una cazzo di gif animata io, in queste settimane, l’ho guardato.

Ho capito che non vuoi sentire ragioni, ma abbassa ‘sta carabina.

Perché ho studiato. Tanto. Ho osservato tutte le ricette, i procedimenti, le varianti.
Come sempre, quando si parla di ricette antiche non codificate, le versioni sono MILIARDI.
Ah, tu invece non sai cosa significhi, Ciceri e Tria. Mi sembra giusto, mica tutti possono essere teroni. In pratica è una pasta e ceci. Però molto particolare.

Talmente particolare che raddoppiare i carichi il giorno dopo non ti aiuterà a smaltirla.

La particolarità sta tutta in una cosa che mi ha spinto a tanto approfondimento: si frigge la pasta. E fanculo, non potevo non mettere una ricetta del genere, ti pare?

Varianti: 56745 milioni.
C’è chi prepara la pasta in brodo.
Chi frigge la pasta sottile sottile.
Chi la frigge così tanto da bruciarla.
Chi mette i friarielli nel trito.
Chi lascia ceci interi e chi crea una crema e basta.
Chi crea delle pasta fritta somigliante ai dolci di carnevale, quindi grandissima e gonfissima.
Chi mette il peperoncino e chi no.
C’è addirittura chi mette la cannella (spoiler: ci sta benissimo).
C’è chi infila la pasta fritta nella crema e chi la tritura sui piatti. C’è chi non la tritura affatto e la mangia intera.
Insomma, ogni casa ha la sua ciceri e tria.

Ed in ogni casa è buonissima, da leccarsi i baffi.

Questa che ti presento è un miscuglio di tutte le cose che ho imparato nel corso delle settimane e dei tentativi.
È la MIA Ciceri e Tria. Che magari diventerà pure la tua.
Sappi che è lunga da preparare, ma vale tutto il lavoro.

Go, go, go!

Tutti in cucina!

Per preparare ciceri e tria, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di farina di grano duro + 100 grammi d’acqua per preparare la pasta;
  • 200 grammi di ceci secchi;
  • un litro d’olio per friggere (io consiglio sempre di friggere nell’olio extra vergine di oliva perché viene meno pesante, ma fai come credi);
  • 10 grammi d’olio;
  • peperoncino, sale;
  • 300 grammi di pomodorini;
  • uno spicchio d’aglio;
  • cannella. Facoltativa ma molto consigliata.

Come dicevo, il procedimento è molto laborioso.
Innanzitutto il giorno prima devi mettere a bagno i ceci. Devono stare in ammollo per almeno 12 ore prima di essere cucinati.
Poi li devi preparare, come abbiamo già fatto tante altre volte (qui un post rappresentativo). Il problema sono i tempi di cottura: i miei impiegano 40 minuti pure se sulla scatola c’è scritto sei secoli e mezzo, quindi ti devi regolare un po’ dalla tua esperienza di preparatore di ceci.
Infine il tempo di cottura dipende anche da cosa vuoi ottenere: io li ho cotti “al dente”, poiché parte dei ceci la volevo molto masticosa. Quindi la mattina ho bollito i ceci il meno possibile, concludendo la preparazione a cena, con calma. Se tu non vuoi tenerne una parte dura, puoi anche pensare di cuocere i ceci fino a quando sono super morbidi, così la sera devi solo ripassarli in padella.
Insomma, a tuo gusto.
Qualsiasi cosa tu decida di fare, l‘essenziale è che utilizzi TANTA acqua per cuocerli, poiché quello sarà il brodo che useremo durante la preparazione di ciceri e tria.

Lo sguardo nel vuoto che provoca questo discorso sui ceci.

Comunque.
Cuocere i ceci è una stronzata: li metti in una pentola che riempi d’acqua. Chiudi il coperchio e fai bollire. Appena bolle abbassi la fiamma, socchiudi il coperchio e fai andare finché credi. Niente sale: quello lo mettiamo alla fine.

Risolta questa lunga operazione, partiamo coi ciceri e tria.
Innanzitutto scola i ceci senza buttarne il brodo. Nel brodo aggiungi sale ed assaggia ed aggiungi sale finché non sarà della sapidità giusta.

Trita uno spicchio d’aglio.
Trita del peperoncino (fresco o secco, quello che hai).
Infine pulisci i pomodorini e tagliali in 4 pezzi.

In una padella versa un cucchiaio d’olio e caccia peperoncino ed aglio.

Fiamma bassa, fai andare finché l’aglio è un po’ colorato.

Aggiungi poi parte dei ceci. Non ho misurato quanti, ma tieni conto che la maggioranza deve essere nella crema e solo un paio di manciate rimarranno integri. Ecco quanti ne ho usati io in padella e quanti sono rimasti nella pentola:

Aggiungi il sale nei ceci. In entrambe le parti di ceci.
In padella butta dentro anche i pomodorini ed un paio di mestolate di brodo.

Chiudi col coperchio e fai andare a fiamma bassa.
Questa fase non ha bisogno di molta tua partecipazione, ogni tanto però vai a vedere che succede ed aggiungi altro brodo. Ne userai tanto, ricordati di farlo sennò bruci tutto.
Ti ricordo che i miei ceci sono cotti al dente e nel tempo di preparazione della pasta (in tutto c’è voluto un’oretta) li ho trasformati in crema.
Ma andiamo con ordine.

La pasta dei ciceri e tria non è all’uovo, ma si prepara nella stessa maniera (ecco qui il tutorial della pasta fatta in casa).
Quindi versa 200 grammi di farina di grano duro in una ciotola e subito 100 grammi di acqua.
Impasta fino a quando otterrai una palla omogenea (devi impastare almeno 10 minuti, altrimenti il risultato sarà scarso).

Ti ho messo le quantità di farina e di acqua giuste, ma nel caso ci fossero problemi aumenta leggermente (e per leggermente si intende 5-10 grammi ) l’acqua o la farina.
Una volta ottenuta la palla, dividila in 4 parti.

Di queste 4 solo una verrà fritta ma non temere: è più che sufficiente.
Con le altre tre crea delle tagliatelle, circa. In teoria per i ciceri e tria si usa la pasta corta, ma io preferisco lunga.

Se usi la macchina della pasta, la parte di impasto che devi friggere falla leggermente più spessa. Per leggermente si intende che se di solito le tue tagliatelle sono con lo spessore 6, quelle fritte devono essere con lo spessore 5. Se le fai a mano, regolati tu.

Taglia a mano la pasta che friggerai. Ti basta una rotella taglia pizza, devi fare striscioline corte:

Una volta fatto questo, stacca ogni strisciolina dalla tavola, altrimenti si appiccicherà sul tavolo per sempre. Meglio se hai lavorato su un piano farinoso, cosa che si dovrebbe sempre fare quando si crea la pasta.

Ricordati i ceci! Ogni tanto aggiungi il brodo, mi raccomando. 

Adesso abbiamo i ceci che bollono in padella e le tagliatelle pronte. Passiamo quindi alla frittura della pasta corta.
Versa un litro d’olio nella pentolina che usi per friggere. Ricordati che è una frittura ad immersione: quindi pentolina stretta e lunga potrebbe essere un’ottima idea.
Accendi una fiamma media, per fare arrivare l’olio a temperatura. Come sai che l’olio è a temperatura? Io ci butto un pizzico di farina: se frigge, ci siamo. 
Frigge?
Bene. Immergi delicatamente ogni pezzetto di pasta: vedrai che si gonfierà e salirà in superficie. Non so quanta pasta hai, ma non esagerare mettendone troppa tutta insieme che poi non ci sta fisicamente.

La pasta deve essere colorata, così:

A questo punto è croccante senza essere bruciata. Per me il top dei risultati.
Lasciala poi riposare su carta assorbente ed attenzione perché nei buchi si può annidare dell’olio, quindi scrollala un po’.

I ceci come stanno?
Il nostro obiettivo è ridurli a crema, quindi schiacciali con la forchetta. Se cominciano a sfaldarsi (ed ormai dovrebbero) ci siamo quasi.

Ma c’è ancora tempo.
Adesso devi mettere l’acqua per le tagliatelle a bollire. Nel frattempo continua la cottura dei ceci, aggiungendo brodo se occorre (ed occorrerà di sicuro).

L’acqua bolle? Bene. Dai, ‘sti ceci han rotto troppo il cazzo. Ora li trituriamo.
Non ti consiglio di farlo con la forchetta perché è un lavoro lungo. Usa il mixer ma non ottenere una roba liscia. Granulosa, come se l’avesse fatta nonna a colpi di cucchiaio.

Ora unisci la parte di ceci integri e poi mescola.

Assaggia. Di sale è giusto? Bene. Fai sobbollire fino all’arrivo della pasta e non ci vorrà molto, perché la cottura delle tagliatelle è di 30 secondi.
E quando dico 30 secondi, intendo 30 secondi.
Caccia dentro le tagliatelle e dividile nell’acqua con una pinza o forchettone.

Quando hai diviso bene ogni tagliatella e sei sicura di non avere più grumi, scola la pasta e cacciala subito in padella.
Fiamma medio alta, altri 30 secondi mescolando spesso ed è pronta. Se serve liquido, aggiungi sempre brodo di ceci. 
Ecco cosa devi ottenere:

Una crema non secca, una crema non brodosa.
Prepara le porzioni e su ogni piatto metti la pasta fritta (intera, un po’ sbriciolata, a pezzetti… a tuo gusto) ed un pizzico di cannella (se ti fidi, altrimenti omettila).
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ed ecco la versione del malfidente, senza cannella:

Ciao e buon appetito!

Cuscus con pollo e ceci (+ Perché cazzo Tobe Hooper)

Stavo lì a guardare l’ennesimo film che fa Bu!!! e sbuffavo fortissimo. Non si trattava di una di quelle storie in cui cercano di svegliarti con della musica sparata nelle orecchie per – che so – quattro, cinque volte in un’ora e mezza.
No. In questo film che fa Bu!!! i jumpscare – così li chiamano quelli che ne sanno – erano continui. Sono durati per TUTTO IL FOTTUTISSIMO TEMPO. 

BU!

l’unico ad essere infastidito in maniera vistosissima era Piccettino, chiamato dagli amici MadonnaQuantoPuzzi. Il gatto, insomma. Voleva dormire, lui. Ma la nuova frontiera dell’horror non gliel’ha concesso.
Noi altri umani, invece, abbiamo sbadigliato tutto il tempo e ad un certo punto a Pizzakaiju è partito un embolo che chiameremo Perché cazzo TOBE HOOPER.

Eccomi, mentre mi parte l’embolo.

Ormai un po’ si dovrebbe essere capito, sia dalle gif che dal mio continuo evocare Cthulhu e Pazuzu: l’horror è il mio genere preferito, pure se alla fine me ne piacciono davvero pochissimi.
Però quando un film dell’orrore funziona per davvero, si insinua in te e non se ne va più. E non per paura: sono incapace di provare quel tipo di emozione. No, io mi diverto davanti ai massacri assurdi e ai mostroni ed al sangue ed agli psicopatici. più il regista spinge verso l’assurdo ed il macabro, più io son contenta.

Quindi sì ai Cannibal Holocaust, agli Adam Chaplin, agli Human Centipede. No ai James Wan e ai montaggi frenetici ed alle musiche sparate nelle orecchie.
E soprattutto sì a Tobe Hooper.

Sì!

Perché cazzo Tobe Hooper è l’emblema della sporcizia, della malattia mentale, dell’estremo.
La sua specialità è inserire in ambienti già inquietanti personaggi manco descrivibili, talmente sono fuori  e sopra le righe e del tutto persi in se stessi.
Prendiamo Quel Motel vicino alla palude: sì, ok che il gestore del motel non sta benissimo e c’ha pure un alligatore come animale semi domestico… ma i clienti sono anche peggio.
E per forza, mi verrebbe da dire: quale sarebbe la persona normale che oserebbe fermarsi in quel posto orrendo? Quando poi arriva Judd, il gestore di cui sopra, di sicuro io e te ce ne andremmo.

Judd è una personcina carina e deliziosa.

Loro no. Loro restano. Per loro è normale.
Loro, infatti, non stanno bene.

 

Ma parliamo di Non aprite quella porta, che quello lo ha visto pure mia nonna, talmente è famoso.
Lui ci mette subito le cose in chiaro: li mettiamo i ragazzini da scannare. Certo che li mettiamo, vuoi forse progettare una carneficina senza i teenagers? Però, così, a caso, perché siamo sporchi e cattivi, uno lo creiamo paraplegico. Senza ragione: non ci saranno scene segnanti con la sedia a rotelle, né patetismi, né i momenti di empatia verso la malattia. Anzi, non gliene frega una ceppa a nessuno che questo non cammina.

E giochiamo con le cose appuntite perché sì, anche.

Lo mettiamo lì perché sì. Secondo me il perché sì è quello che guida un buon film d’atmosfera dell’orrore: io non li voglio gli spiegoni, i dialogoni, la psicanalisi da quattro soldi. Io voglio i teschi, le motoseghe, la gente a cui piace mangiarsi le budella e i pazzoidi che desiderano fortissimo che un pezzo di merda esca da un intestino per passare nella bocca e negli intestini di altri poveracci. Perché? Perché sì. Perché, al massimo, il pazzo si diverte tanto.

I Have a Dream, sta dicendo.

In Texas Chain Saw Massacre c’è proprio quel particolare che mi ha fatto esclamare Ma cazzo Tobe Hooper. Qui non ci sono i bu!!! perché non ce n’è bisogno.
Nonostante i ragazzi non facciano che correre intorno alla casa, al buio, terrorizzati, la necessità di tenerti sveglio con i jumpscare non si sente: Leatherface è terrorizzante, il suo pragmatismo nel sventrare la gente è protagonista assoluto. Lui ti vede e subito pensa ad attaccarti ad un gancio da macellaio, perché è quello che fa e lo fa da sempre e lo fa bene.

Lasciate lavorare quest’uomo in pace.

Tobe Hooper non usa la musica per sottolineare la fuga: il suono della corsa, delle piante diventano la musica stessa (con qualche minimo effetto sonoro in aiuto, questo sì). Quando compare Leathearface con la sua motosega ti caghi sotto perché fa paura, non perché non te l’aspettavi.

La paura non è una suora zombie che spegne le luci a tradimento. La paura è l’ignoto inspiegabile, una strada buia, il mostro sotto il letto e lo psicopatico che vive nel bosco.
Un uomo con la faccia coperta da una maschera di pelle umana (altrui) che ti insegue per farti a pezzi è un’immagine già potente di suo: non serve calcarla con la musica, basta solo essere bravi a mostrarlo e a non mostrarlo, all’occorrenza.

La bellezza.

Ogni volta che un regista tenta di spaventarmi con le musichette penso che non abbia capito niente del subconscio umano. Penso che non abbia la zozzezza dentro di sé e manco qualcosa da dire.
Perché cazzo Tobe Hooper, invece, con del buio ed un paio di alberi ha creato un universo di cagasotto.

Adesso via, verso nuovi orizzonti, a mangiare cuscus.

A quanto pare anche nel Wakanda si mangia il cuscus.

Del cuscus ho già parlato in questo post qui, ammettendo tutta la mia ignoranza. Su Facebook mi hanno consigliato di prepararlo con ceci, pollo e curcuma e così ho fatto: era buono, quindi ti dono la ricetta, come ogni volta che c’è pappa degna all’orizzonte.

Go, go, go! 

Per preparare del cuscus con ceci e pollo, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di cuscus;
  • 200 grammi d’acqua + sale per cuocere il cuscus;
  • 200 grammi di ceci secchi;
  • circa 500 grammi di straccetti di petto di pollo;
  • 20 grammi d’olio;
  • 5 grammi di curcuma;
  • 1 cucchiaio d’olio da aggiungere nelle porzioni, se l’effetto Secchezza delle fauci che si facesse sentire.

Il cuscus è proprio il nostro ultimo pensiero, perché impiega pochissimo a cuocere. Partiamo da tutto il resto.

Innanzitutto i ceci: come ben sai in Pizzakaiju’s Land sono banditi quelli in scatola (salvo proprio emergenza), quindi ripassiamo la lezioncina della loro cottura.

È strafacile.

Ti tocca metterli a bagno per tutta la notte, insieme ad una manciata di sale grosso.
Esaurite le 8-12 ore di ammollo sciacqua bene i ceci e poi cacciali in una pentola. Coprili con abbondante acqua, metti il coperchio e fai bollire. Quando l’acqua inizia a fare le bolle passa al semicoperto ed abbassa la fiamma fino al raggiungimento di un sobbollore.
Da lì in poi dipende dai ceci che hai acquistato e quanto li vuoi morbidi. In media io impiego meno di un’ora, a dispetto dei tempi secolari che di solito indicano sulla confezione.

Scolali senza buttare la loro acqua e lasciali da parte.

Scalda una piastra senza aggiungere grassi ed appena è rovente adagia sopra le fettine di pollo.
Fai cuocere a fiamma alta, girandole un paio di volte.

Il pollo è pronto quando è colorato su ogni lato.
Mettilo in un piatto e tagliuzzalo con delle forbici.

Ok.
Ora prendi una padella grande grande (dove potrà stare tutto il condimento) e versaci 20 grammi d’olio. Falli scaldare e poi caccia lì dentro sia i ceci che il pollo. Aggiungi il sale, mescola il tutto e fai andare il tutto giusto un paio di minuti, per riscaldarli.

Adesso spegni la fiamma e pensiamo al cuscus.
Versa 200 grammi d’acqua (se vuoi puoi usare quella in cui hanno cotto i ceci ed io ti consiglio di farlo, poiché lì dentro ci sono un sacco di proteine) in una pentola di cui possiedi il coperchio. Quindi chiudi, attendi le bolle e spegni la fiamma. Caccia dentro il cuscus e sgranalo con una forchetta, poi chiudi col coperchio ed attendi i tempi indicati sulla confezione. Nel mio caso erano 4 minuti.

Riaccendi la fiamma sotto la padella del pollo e dei ceci. Riversa lì il cuscus ed aggiungi 5 grammi di curcuma.

Fai saltare brevemente, mescolando bene bene.
Ecco il risultato finale:

Prepara le porzioni ed aggiungi olio se ti sembra secco (e immagino lo sarà).
Ecco qui cosa dovresti avere davanti a te.

Ciao e buon appetito!