Pici al sugo con cipolle caramellate ( + anche i burattini sognano rospi veri?)

Tutta questa fatica per 5 monete d’oro? Non era meglio andare a lavorare?

Lo so, è anche la mia reazione di fronte alla parola LAVORO.

A questo pensavo mentre leggevo Pinocchio. Il Gatto e la Volpe corrono per 15 chilometri, instancabili. Danno fuoco ad un albero per cercare di stanare il burattino, si buttano nelle acque putride e poi continuano la marcia. Tenacissimi.
Anche la loro durezza è terrificante. Dapprincipio lo accoltellano. Pinocchio, un bambino. Di legno, ma pur sempre un bambino. Poi quando finalmente lo raggiungono, lo legano ad un cappio e lo impiccano e se ne vanno perché il legno è duro a crepare. L’intenzione è quella di tornare il giorno dopo, con calma, e mentre si allontanano urlano una roba tipo E facci il favore di essere morto!  Che è agghiacciante e basta.
Il Gatto e la Volpe non sono due allegri furfanti. Sono due pezzi di merda che si fingono invalidi ed ammazzano un ragazzino per niente. Sono due avanzi della società, dei derelitti, due cancri. Ti giuro, io sono ancora qui a dire Che Schifo, Che Schifo. 

Adesso tocca riguardarsi lo sceneggiato di Comencini.

Ma prima di questa brutta scena, già ero terrorizzata. Pinocchio cammina nel bosco, sta andando al campo dei miracoli per moltiplicare le sue ricchezze. E mentre cammina nel buio compare il fantasma del Grillo Parlante. Grillo a cui Pinocchio aveva spaccato la testa nei primi capitoli, per la cronaca. Già questo mi era parso abbastanza inquietante, però quando il Grillo inizia a raccomandarlo di stare attento, che ci sono gli Assassini e se li incontra farà una brutta fine, Pinocchio risponde una roba che mi ha sconvolto. Io non credo agli Assassini – dice – per me sono una favola che raccontano i Babbi ai loro Figliuoli per non farli uscire la notte. 

Il Pinocchio della mia infanzia

Cioè. Non l’uomo nero. Non il Lupo Cattivo. C’è stato un tempo in cui i genitori parlavano di Assassini. Non oso immaginare l’angoscia. I miei genitori mi terrorizzavano minacciandomi di lasciarmi in collegio ( e non so perché l’idea del collegio fosse tremenda, ma funzionava). Erano ancora della generazione che pensava fosse una buona idea chiuderti in uno sgabuzzino AL BUIO (e tu avevi paura del buio) per punizione. Però gli Assassini no, manco loro erano arrivati a tanto.
Se esci di casa di sera ti AMMAZZANO.
Mio padre diceva che non dovevo andare al bar perché c’erano i DROGATI e l’ansia per le siringhe infette me la son portata dietro per decenni.
Ma cazzo, gli ASSASSINI.
Mentre mi cagavo sotto per il fantasma del Grillo, mi è venuta in mente quella poesia della formica e del grillo che dovevano sposarsi. Quella che finisce con tutti morti: il grillo scivola e si spacca il cervello, la formica per il dolore si trafigge il cuore.

Ecco qua.

E non so se sono più sconvolta da queste immagini cruenti o dal senso di desolazione e straniamento che mi ha accompagnato per tutto Ma gli Androidi sognano Pecore Elettriche? di Philiph K. Dick. Quel cazzo di rospo trovato in un luogo desolato che avrebbe dovuto simboleggiare la possibilità di rinascere o per lo meno di essere vivi nonostante tutto, quel cazzo di rospo – dicevo – mi sta ossessionando da due giorni.
Ci sono proprio rimasta male. Ammazzare Androidi indistinguibili dagli esseri umani è già un lavoraccio, tentare di non farsi venire il dubbio di essere androide a propria volta è un’impresa già impossibile, e tutta quella polvere che copre l’intero mondo ormai in decomposizione può fare impazzire. O il silenzio, in questi condomini vuoti.

Che figata di libro

Quando l’artificialità e la natura diventano indistinguibili, quando l’empatia provata per la sorte di un ragno (UN RAGNO!) è insostenibile, quando sei stanco e non ti chiedi manco perché stai facendo quello che fai e continui a farlo; quando la depressione o la gioia non sono più spontanee, ma frutto di un codice matematico che attiva una parte del cervello; quando domandarsi la natura di un qualcosa significa mutilarla, per comprenderne i meccanismi… insomma, quando non sai manco se sei, hai bisogno di un segnale, di una spinta, di una mano. E quel cazzo di rospo, per un attimo, era stata la vera ricompensa di tanta insensatezza.
Giusto per un attimo.

Fanculo, che ansia. Leggiti Pinocchio. Leggiti Ma gli Androidi sognano pecore elettriche?
Così poi ne parliamo. Ora no, ora si mangia.

Oggi prepariamo un piatto di pasta davvero lungo, perché avrai bisogno di un’oretta e mezza. Questo perché caramelliamo le cipolle e solo loro impiegheranno un’ora.
Ma ne vale la pena: strabuono.

Go, go, go!

Finalmente parliamo di cibo.

Per preparare dei pici al sugo con cipolle caramellate, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pici;
  • 25 grammi di burro;
  • 300 grammi di cipolle rosse (peso preso dopo la pulizia, sono circa 3);
  • 30 grammi di zucchero di canna;
  • 20 grammi di zucchero semolato;
  • 100 grammi di guanciale;
  • una scatola di pelati;
  • peperoncino fresco;
  • 20 grammi di pecorino romano da mettere sui piatti (proprio una spolverata);
  • sale.

Partiamo dalle cipolle.
Devi tagliarle a rondelle.
Poi in padella metti 25 grammi di burro e cacci le cipolle.

Falle soffriggere per circa 5 minuti, girando spesso e facendo attenzione a non bruciare il burro. Devono proprio soffriggere, non stufare, quindi fiamma un po’ altina.

Dopo cinque minuti si saranno leggermente sgonfiate.

A questo punto metti 30 grammi di zucchero di canna e 20 grammi di zucchero semolato e versa circa 150 grammi d’acqua (mezzo bicchiere).

Mescola bene tutto, chiudi col coperchio, e fai andare a fiamma bassa per 20 minuti.
Ogni tanto gira, aggiungi altra acqua (dal rubinetto va benissimo) se evapora.

Trascorso quel tempo, dobbiamo proseguire la cottura per altri 40 minuti, ma senza coperchio.

Sempre uguale: durante l’operazione aggiungi acqua, gira spesso, usa una fiamma bassa. 
Alla fine della cottura avrai, in pratica, una specie di marmellatona densa. Non deve essere per niente liquida.

Mettila da parte. Il più è fatto. Metti l’acqua della pasta a bollire. Dai una sciacquata veloce alla padella (ti consiglio di fare la scarpetta perché il fondo è davvero buono).
Taglia il guanciale a dadini.
Mettilo in padella.

Fiamma bassa, fallo sudare piano piano. Rilascerà un fottio di grasso, lui cambierà colore. Devi fermarti quando diventerà bello abbronzato e croccante.
Come questo:

Togli il guanciale e tienilo da parte, in quel grasso versa il barattolo di pelati.

Aggiungi sale e pepe, caccia dentro anche un peperoncino fresco e spappola i pomodori con l’aiuto di una schiumarola o di un cucchiaio.
Ricordati – come sempre – di bagnare il barattolo con l’acqua del rubinetto per recuperare tutto il pomodoro attaccato alle pareti. Versa pure quel liquido in padella.

Dobbiamo preparare un sugo straveloce, di circa 15 (massimo 20) minuti. Quindi regolati con la pasta.
Eccolo verso la fine:

Tira fuori la pasta tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione /(senza buttare la sua acqua) e schiaffala in padella.

Concludi la cottura lì, bagnando con l’acqua se occorre.
Nell’ultimo minuto di cottura aggiungi tutte le cipolle ed il guanciale.

Mescola tutto, concludi la cottura e portiamo a tavola.

Prepara le porzioni e spolvera ogni piatto con pochissimo pecorino romano.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Pasta mit kirschtomaten und Jocca ( + Jojo Rabbit e la cioccolata degli eroici americani)

Adesso non è che io voglia rompere i coglioni agggggratis, però romperò i coglioni aggggratis.

Un po’ come questo tipo qui.

Sarà che io c’ho la MelGibsite, ma per me se giri un film ambientato in dato paese e in una data epoca, i tuoi personaggi devono parlare una lingua coerente alla tua scelta. In Francia non si parla in inglese, così come non si parla in inglese in Italia, nelle tribù elfiche e neppure nel villaggio dei Puffi. E nemmeno nella Germania Nazista.

Questo signore sta per bestemmiare in aramaico, non in spagnolo. Per esempio,

Ma gliela facciamo passare a JoJo Rabbit: in fin dei conti ha un tono surreale e tante, troppe cose non sono accadute in questa favoletta un po’ nera che ci vuole raccontare.
Quindi OK, VA BENE, SORVOLIAMO.
Però su certe robe non si può proprio chiudere un occhio e per il solito motivo: 1984 voleva essere un monito e non un libretto d’istruzioni. Dunque TU I GRAMMI DI CIOCCOLATA NON ME LI CAMBI.

Se non sai di cosa sto parlando, almeno guardati il film.

Perché se la vita assomiglia per niente ad una scatola di cioccolatini, la seconda guerra mondiale non si è conclusa con un carrarmato vero e con una (scusa se sono ripetitiva) tavoletta di cioccolata regalata a tutti i bambini della città.
Gli Americani non hanno liberato l’Italia, non hanno liberato i campi di concentramento e no: gli Americani non hanno combattuto a Berlino negli ultimi giorni del Terzo Reich.

Può essere vero. Ma da che pulpito.

È senz’altro vero che a Berlino c’era guerra, ma i protagonisti erano i cazzo di SOVIETICI. I COMUNISTI. Quelli che mangiavano i bambini, per capirci.
Guerra per le strade in cui nessuno parlava inglese, ma tedesco e russo.
Gli americani sai che facevano?
Gli americani bombardavano. Distruggevano le città, massacravano i civili.
E mica solo in Germania: pure in Italia.

Pensa che dicono che bombardavi pure le città.

Ora, non è che uno voglia dire Meglio i Nazisti. Se capisci così, chiaramente capisci un cazzo. Quello che Pizzakaiju ti sta raccontando è la fredda cronaca degli eventi: i fatti avvengono, poi noi stiamo qui ad elaborarli, ad attribuire importanza, a filosofeggiare, a imparare. Però se i fatti vengono cambiati poi è un casino per tutti.
Quindi ribadiamo il concetto, giusto un attimo prima di andare a mangiare.
Auschwitz e quei bei posti sono stati liberati dai sovietici. E sai come funzionava? Circa così: i sovietici entravano, trovavano i campi vuoti dai nazisti (già fuggiti), dicevano Ok, siete liberi (e non in italiano e probabilmente non dicevano OK) e se ne andavano. I prigionieri? Cazzi loro, dovevano tornare a casa come riuscivano e se riuscivano.
Gli americani? Non pervenuti.

Pure io, ribadiamolo.

E in Italia? Anche se ci piace crederlo, noi non eravamo INVASI da tedeschi e fascisti. Noi eravamo i fascisti e i tedeschi erano nostri amici. Poi siamo i soliti paraculi, abbiamo fatto un po’ di casino e ad un certo punto non si capiva più chi comandava cosa e quindi è scoppiata la guerra civile. Guerra civile tra ITALIANI.
Gli Americani? Bombardavano le città italiane (della devastazione di Bologna e dei civili massacrati vogliamo parlarne?) e basta.
Eroismo americano? Non pervenuto.

E si sa che gli Americani hanno il potere di bombardare i paesi di tutto il mondo, per portare la pace.

Aggiungerei un parere squisitamente personale: bombardare le città (distruggendo opere d’arte, case, massacrando civili) non solo ha pochissimo di eroico, ma aiuta niente e nessuno in nessun modo.
Hitler, nella sua follia megalomane, per lo meno desiderava avere tutto il patrimonio artistico umano  nel Terzo Reich e non era d’accordo coi bombardamenti aerei (nonostante un bombardamento almeno ci sia stato, ma penso pure che chi l’ha deciso sia stato decapitato all’istante).

Immagino con reazioni simili.

Questo così, su due piedi, senza manco aprire la pagina di Wikipedia.
Perché dovrebbero essere info proprio BASE, le addizioni e le sottrazioni della storia recente, insomma.
Poi c’è pure il fatto che se i Sovietici NON mangiavano i bambini, se gli ebrei NON dormivano a testa in giù come i pipistrelli e se gli inglesi NON scopavano i  nostri cani, i Nazisti molto probabilmente NON facevano tante, troppe cose. Tipo fabbricare lampade di pelle umana.
Ma so che non sei pronto a questo.
So che hai fame.

Infatti, andiamo a mangiare che è meglio.

Oggi prepariamo una pasta discutibile, ma era dalla caduta del Muro di Berlino che non mangiavo la Jocca e mi andava proprio di inserirle in una ricetta.
Magari provala quando farà un caldo da Pazuzu, c’avrai voglia di cucinare una ceppa, tuttavia dovrai pur nutrirti.
Go, go, go!

In cucina!

Ed oggi da Pizzakaiju si parla tedesco. Così, perché mi va.

Per preparare la pasta mit kirschtomaten und Jocca, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta. E fin qui tutto bene;
  • 400 grammi di kirschtomaten gialli e rossi. In italiano sono i pomodorini;
  • 2 confezioni di Jocca. Jocca si chiama Jocca in ogni lingua, persino in Antico Elfico;
  • un lauchzwiebel con tutta la parte verde. Per i non poliglotti: è un cipollotto.
  • 10 grammi di natives Olivenöl extra. Ossia 10 grammi di olio extra vergine di oliva;
  • salz. Che è il sale;
  • se ce l’hai, del basilikum sarebbe gradito. Dai, questa è facile, ci arrivi da solo.

Trita il lauchzwiebel.
Lava i kirschtomaten e tagliali a metà, oppure in 4 se sono enormi.

Metti a bollire l’acqua della pasta.
Prima di iniziare, ti presento la Jocca.

Di cosa sa? D’un cazzo. Però è piacevole, a suo modo. Puoi  usarla con o senza lattosio, la differenza è minima: sempre plastica stai per ingerire.

Versa in padella i 10 grammi di natives Olivenöl extra e caccia dentro pure il lauchzwiebel tritato.

Fai soffriggere a fiamma bassa per qualche minuto, finché il lauchzwiebel sarà bello colorato.
A quel punto getta dentro anche i kirschtomaten.

Puoi anche buttare la pasta, ci vorrà pochissimo.

Se hai il basilikum è tempo di usarlo (mettine qualche foglia, spezzettandola con le dita).
Non mettere ancora il sale e fai cuocere a fiamma media per massimo 5 minuti: non dobbiamo formare un sugo, dobbiamo solo ammorbidire i pomodorini.
Appena vedi che cominciano a cacciare un po’ d’acqua spegni.
A quel punto puoi aggiungere il sale.

Ti faccio vedere in foto: una cottura davvero MINIMA.

Scola la pasta un minuto prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare la sua acqua perché non si sa mai.

Buttala in padella e concludiamo la cottura.

Solito procedimento: fiamma medio alta, mescola di continuo. Non ci sarà bisogno, ma nel caso aggiungi acqua.
Spegni la fiamma e passiamo alla jocca. Aggiungine un cucchiaio direttamente in padella giusto per formare una cremosità. Sappi che col colore perderà ogni sapore, quindi proprio un cucchiaio.

Prepara le porzioni e su ogni piatto aggiungi tutta la jocca del mondo. Se hai del basilikum, aggiungi ancora qualche foglia.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Hallo und genieße dein Essen!

 

 

Robo ripieno cotto in padella (+ bella di padella)

A volte pure per cucinare servono tutine da super eroi e mosse segrete.

Tipo questa.

Da quando ci conosciamo abbiamo imparato un bordello di robe. Ti ricordi quando non sapevamo preparare un risotto? Quando abbiamo cercato, senza istruzioni, di creare le nostre prime tagliatelle al cacao e non è venuto un cazzo? Oppure quella volta che abbiamo tentato per giorni di capire cosa fosse un baccalà e ci siamo rimasti male, perché su GialloZafferano affermavano si trattasse di un marsupiale e poi abbiamo scoperto essere un pesce?

Quanto è bello prendere in giro GZ.

Sì, ti ricordi.
Come ti ricordi che spesso abbiamo dovuto telefonare in pizzeria per rimediare i casini e che è stato disastroso quando ci siamo trasferiti qui in campagna ed abbiamo scoperto che, se fallivamo la cena, saremmo stati soli. Nel Cilento nessuno ci avrebbe sentito urlare. Nel Cilento non te la portano, la pizza a casa.

Noi Kaiju abbiamo reagito così, alla notizia.

Comunque ormai non è che SAPPIAMO cucinare, però un po’ bravini lo siamo diventati. Più bravini di quando siam partiti, su.
Però ci mancano certe robe, tipo gli utensili giusti.
Siamo così abituati alla comodità per diversamente abili della roba in pietra o antiaderente che snobbiamo chi ci urla che La pentola di coccio per i fagioli è meglio, la roba viene con un sapooooore.

E noi così. Già è tanto che non facciamo le pernacchie con le ascelle.

Che poi, in realtà, han ragione.
Abbiamo usato il wok: lo sai che la cottura è diversa, ormai è diventato uno dei tuoi mezzi preferiti.
E quindi ascolta il tuo Kaiju di riferimento: comprati una padella di alluminio. Ti dico pure quale: questa qui. 
Ora ti racconto il perché, ma prima una premessa: non mi paga nessuno.
Però sono così colpita da questa padella che io non posso più vivere senza e sto mangiando talmente da Pazuzu che DEVI farti questo regalo. DEVI.

Sì, la tua vita cambierà per sempre.

Hai presente quando devi spostare la padella da un fornello all’altro, perché si surriscalda tutto? Il giocoliere, cristo dio.
Ecco. Con questa padella NO. Non so perché, non me ne frega manco un cazzo. So solo che è stabile nel suo calore, che la fiamma bassa è sempre sufficiente ed al massimo puoi stare sul fornello minuscolo giusto per alcune cotture di base (magari devi soffriggere solo la cipolla e basta).

Parliamo poi dei tempi di cottura: per alcuni cibi diminuiscono notevolmente.

SONO SERIA.

Non per tutto, sia chiaro: un sugo ha bisogno dei tempi da sugo, ma lì è questione di chimica. Il pomodoro meno di 20 minuti non può cuocere sennò non c’hasssenso, non c’ha e se cuoce pure 40 diventa più buono. C’è poco da ottimizzare, in quel caso.
Ma le verdure no. Con le verdure è questione solo di star lì e morire di tedio. L’ultima volta che ho cotto gli asparagi nella pentola di pietra hanno impiegato 25 minuti ed erano quelli selvatici. Ieri DIECI MINUTI ed erano pronti.
Certo, devi starci dietro. Non puoi pensare di allontanarti, andare a prendere un gelato, parlare con la vicina di casa, giocare a super mario. Devi stare lì, girare la roba, essere vigile.
Ma ti assicuro che ne vale la pena, senza dubbio.

Se vuoi fare il Critter ai fornelli sei sul blog sbagliato.

Infine – e l’ho lasciato come ultimo punto, ma in realtà è quello più importante – finalmente conoscerai Signor Amido.
Hai presente quando ti dicono (e ti ho sempre detto anche io) di non buttare l’acqua della pasta, che concludiamo la cottura in padella e blablabla?
Lo abbiamo sempre fatto, venivano bene le cose. Cosa fosse l’amido, però, era un mistero.
Adesso no. IO LO VEDO IN AZIONE. FISICAMENTE. E se ci ripassi il riso bollito, quasi si trasforma in RISOTTO.

Lo so che è INCREDIBILE. INCREDIBILE! RESISTI!

La prima volta che ho assistito a questa roba non potevo crederci. Stavo per commuovermi.
Poi quel STAVO PER si è mutato in commozione e lacrime a fiumi perché la roba È TROPPO BUONA. Talmente troppo che diventa ILLEGALE.
Il gusto cambia, ebbene sì.
Un’estasi continua.

Uno va a tavola così, cioè, proprio LA GIOIA.

In più – e poi basta, perché la ricetta che ti sto per dare non è manco breve – non devi manco mettere tanto grasso. Un cucchiaio d’olio fa molto più effetto: soffrigge di più, cuoce di più. SEMBRA di più.
Insomma, comprati ‘sta cazzo di padella.

Ironicamente non la useremo oggi, perché stiamo per preparare un robo ripieno tipo focaccia che deve cuocere in padella, ma ci serve l’antiaderenza. 
Ma va beh, se io non faccio le cose a caso non sono contenta.

Go, go, go!

Tutti in cucina, ancora però rintronati da tante informazioni tutte insieme.

Per preparare un robo ripieno cotto in padella, per due persone, hai bisogno di:

  • 300 grammi di farina 00;
  • 150 grammi d’acqua;
  • 6 grammi di lievito istantaneo;
  • 10 grammi di olio extra vergine di oliva;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 6 grammi di sale.

Per il ripieno hai bisogno di:

  • 300 grammi di ricotta. Di mucca, di bufala, di capra, di canguro;
  • 150 grammi di prosciutto cotto (o 300, se vuoi farlo solo con prosciutto);
  • 50 grammi di salame piccante (o 100 o anche 150 se vuoi esagerare, se vuoi farcirla solo con salame).

Ovviamente il ripieno è solo il più semplice che m’è venuto in mente: puoi metterci dentro quello che ti pare e quando ne collauderò di nuovi ti darò gli altri abbinamenti. Per ora, accontentanti.

In ciotola metti i 300 grammi di farina e i sei grammi di sale. Mescola con la frusta.

Aggiungi 5 grammi di zucchero e 6 di lievito istantaneo. Questo qui:

Mescola di nuovo.
Aggiungi pure 10 grammi di olio, 150 grammi di acqua tiepida.

Inizia a mescolare tutto con un cucchiaio di legno. Appena puoi passa alle mani. Devi formare una palla omogenea. Ci vorrà un po’ per amalgamare tutto come si deve, una decina di minuti. 



Dividi la palla a metà.

Ora munisciti di mattarello, carta da forno e prendi la padella che hai scelto di usare.
Cominciamo a stendere una delle due metà.
Mattarello, un po’ di forza, se si attacca al tavolo mettiti sopra la carta da forno che ti viene facile. Deve essere sottile, perché tieni conto che sennò col calore si gonfierebbe un po’ troppo.

Cerca di conferirgli una forma tonda e cerca di capire pure quanto lo vuoi grande. Per saperlo, basta che appoggi l’impasto che stai lavorando sulla padella che dovrai usare.
Così hai una mezza idea.

Finito questo, bucherella la superficie della sfoglia con una forchetta.
Ed ora fatti il culo stendendo l’altra metà.
Quando hai fatto, bucherella pure quella. 

Ora bisogna farcirla.
Metti i 300 grammi di ricotta su uno dei due impasti.

Io metà di questa roba l’ho farcita col prosciutto. L’altra metà con il salame piccante.

Questo perché sono sempre indecisa e volevo provare più abbinamenti. A me è piaciuto più quello col prosciutto, te lo dico.

Fatto questo, bagna tutti i bordi dell’impasto con un pochino d’acqua. Pochissima. Puoi farlo usando il dito o un pennello. 

Appoggia sopra l’altro impasto.

Dobbiamo chiuderlo bene. Puoi semplicemente fare pressione e lasciare che l’acqua funga da collante.
Oppure puoi fare come me: premere bene le due parti, rimboccarle, usarle come pongo. 

Una volta chiuse, metti la padella sul fuoco.
Scaldala bene, che sia calda ma non super roventissima che poi carbonizzi tutti.
Munisciti di qualcosa per girare il robo. E sappi che il robo non può essere girato con il coperchio della padella come faresti con una frittata, perché si attaccherebbe per il calore. Devi usare o un piatto oppure una teglia da pizza, magari.
Io non lo sapevo e le bestemmie che ho lanciato sono state POTENTI.

Appena la padella è calda, mettici dentro la focaccia.
Io ho usato la carta da forno, ma altrimenti versa pochissimo olio e spalmalo con la carta da cucina, in modo che sia unta la padella ma che l’olio non si veda.

Chiudi col coperchio e fai cuocere per circa 5 minuti (o magari bastano 3, dipende dal calore e dalla padella). Controlla sotto, ogni tanto, che non si carbonizzi. 
Quando è abbronzata girala. Come? Cazzi tuoi. Ma girala.

Chiudi di nuovo col coperchio, attendi altri 5 minuti (o comunque lo stesso tempo che hai atteso per l’altra parte) e poi basta, il robo è pronto.

A questo punto, per via del panico da giramento di robo, abbiamo poche foto. Ma ne abbiamo una della fetta, sei fortunato!

Ciao e buon appetito!