Fusilloni con pomodorini e feta.

Eh, lo so che le ricette latitano e che è brutto non ritrovarsi qui spesso, come ci piaceva tanto fare.

Tra l’altro le attese possono essere proprio snervanti.

Ma sai come la penso: non si aggiorna il blog con ricette mediocri o dimenticabili. Quando ci ritroviamo a mangiare insieme è per condividere pappe memorabili. Grasse ma che valgono ogni grammo di ciccia. Oppure semplici, però che stupiscono la tua bocca pure se sono con lo yogurt greco triste.
Non sei d’accordo? Naviga nel resto del web: se vuoi cenare di merda sai già dove andare e vacci – se proprio ci tieni –  ma sai anche che devi avere la pizza cameo in frigo. Perché il Piano B diventerà senz’altro il Piano A, ci puoi contare.

Chi devi chiamare per mangiare di merda?

ESATTO. Non Pizzakaiju.

Già che ci troviamo, prima di regalarti questa stupida pasta con feta e pomodorini, ti aggiorno sulle mie novità sportive ed alimentari.
Perché, dopo tanti scleri, alla fine mi sono affidata ad un coach. Che mi fa anche un po’ ridere, ma alla fine è successo.
E sai cosa mi ha detto? Che faccio troppo. Che devo piantarla. Che devo diminuire. Che porca troia, anche.

Ed io che volevo ricominciare a correre…

In pratica dovrei fare 10 giorni di fermo. Ma dopo tanti, tanti pianti e cagamenti di cazzo, mi ha stilato un allenamento leggero da fare a giorni alterni. Negli altri giorni dovrei solo camminare, ma mi ha concesso un po’ di roba tipo vogatore o cyclette.
Che è già qualcosa.

Anche questo esercizio posso farlo. Però con moderazione.

In tutto questo c’è anche del buono: posso mangiare di più.
Si parte da un apporto calorico di 1920 calorie al giorno (suddiviso in una certa maniera, ma non sono qui per tediarti) e poi si vedrà.
Tipo che sono le dieci ed ho già fatto due spuntini.

Finalmente i miei sogni da Hobbit si avverano.

In più sono condannata a bere litrate di acqua. Ho già detto che sono le dieci? Ecco, ho già bevuto un litro d’acqua. Di solito io bevo circa un bicchiere e mezzo in tutto il giorno, sopravvivendo non si sa bene come.

Abituata ad una vita in cui si beve poco e si ha fame tutto il giorno, devo dire che già mi sento in colpa ad avere la panza piena (e tra due ore mi tocca pure la merenda).
Ti farò sapere se diventerò un ippopotamo o se risorgerò, facendo un passo in più verso Van Damme. O Bruce Lee, se non altro.

Ora andiamo a mangiare.
Go, go, go!

Sì, ma mangia piano. Almeno mastica, cazzo.

Per preparare dei fusilloni con pomodorini e feta, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di fusilloni;
  • 200 grammi di feta;
  • 700 grammi di pomodorini (circa, dai);
  • 20 grammi d’olio;
  • origano, sale.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Lava i pomodorini e tagliali a pezzetti.

Apri la feta, sciacquala bene sotto l’acqua per togliere la salamoia. Sì, la feta si lava prima di essere pappata.
Sì, lo so, ti si è appena esploso il cervello.

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E poi lo sai che la salamoia fa malissimo alla salute. 

Una volta lavata devi tagliarla in due parti. 100 grammi infatti li butteremo in padella, ma gli altri 100 verranno suddivisi sui due piatti.
Quindi, anzi, taglia la feta direttamente in tre, così non vi litigate il formaggio quando è il momento di sbranarlo.

Il sugo avrà bisogno di pochissimo tempo per essere pronto, meno di dieci minuti. Quindi vedi tu quando buttare la pasta.

Versa 20 grammi d’olio in padella, falli scaldare e poi caccia dentro i pomodorini.

Non vogliamo formare un sugo vero e proprio: i pomodorini devono sfaldarsi un po’, ma senza perdere la forma. Fermati quando vuoi, io credo di averli cotti sì e no 5 minuti.
Spegni la fiamma, aggiungi un po’ di sale e dell’origano e mescola bene.

A questo punto bisogna aspettare la pasta, con una sola accortezza: riaccendi i pomodorini 30 secondi prima dello spadellamento, così i fusilloni non saranno accolti dal gelo siderale.

Concludi dunque la cottura in padella: fiamma alta, mescola tutto il tempo, bagna con l’acqua di cottura (che non devi buttare, mai, serve, sempre) e poi spegni.

Sbriciola i 100 grammi di feta direttamente lì dentro, con le mani. Però sbrigati, che ci serve il calore della padella.

Mescola benissimo fino a quando la feta sarà sparita.

Prepara le porzioni e su ogni piatto metti il resto della feta (50 grammi a testa).
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Prima di salutarti, ecco i valori nutritivi del tuo cazzo di piatto:

  • 759 calorie;
  • 84 grammi di carboidrati;
  • 31 grammi di proteine;
  • 33 grammi di grasso.

Ciao e buon appetito!

Torta rustica con pomodorini caramellati e feta (+ spoiler a manetta su Senua’s Sacrifice, quindi leggi a tuo rischio e pericolo)

Giocare pochissimo ha i suoi vantaggi. Tipo che Hellblade: Senua’s Sacrifice mi è durato tre mesi nonostante abbia una longevità davvero davvero davvero scarsa (circa 6-7 ore).

Senua.

Difficilissimo parlare di questo titolo senza spoilerarlo e quindi ci proverò, ma fino ad un certo punto, poiché qualsiasi parola ti rovinerà l’esperienza di gioco. Il mio consiglio è di giocartelo per intero e poi passare di qui, dopo, per vedere se abbiamo avuto le stesse impressioni.
Perché non è mica un titolo banale, eh. Si impara a capirlo giocando, sbattendo la testa negli stessi angoli, sentendosi impazzire ed ascoltando della fighissima musica vikinga. 

WARNING: se ti metti a guardare con insistenza l’abisso, sai che poi l’abisso si rompe i coglioni e ti sputa.

Ho impiegato almeno tre o quattro scenari per realizzare che non ero io ad essere fuori di testa, ma che era proprio il gioco ad assecondare una certa paranoia latente. Non riuscivo a trovare le strade, mi sembrava che il panorama mutasse in maniera impercettibile, ma che cambiasse eccome. Maccccristo, sono sei ore che cerco di raggiungere quel ponte e c’era questo sentiero? Giuro che non l’avevo visto. Eppure sono passata di qui tipo 40 volte.

Reazioni comprensibili.

Poi in un ambiente particolare ho notato che delle pietre mi stavano fissando. Degli occhi spuntavano fuori dallo sfondo e sparivano, roba che se non prestavi attenzione manco li notavi. E poi quelle voci nella testa (troppe) che mi guidavano rendevano la paranoia davvero tangibile.
Lì ho capito che non ero io. Era il gioco. Il gioco che simulava, in maniera perfetta, un viaggio dentro ad una mente non proprio stabilissima.

Questo è il fulcro dell’intera esperienza: Senua è in preda ai suoi stessi fantasmi e crea un mondo di violenza, di oscurità e di terribili ansie. Fidarsi di nessuno è il vero fulcro dell’avventura, perché ogni elemento è stato creato dal suo cervello per un motivo che non posso spiegare, altrimenti si cadrebbe nello spoilerone ufficiale.

Mi vien voglia di ricominciarlo da capo.

I combattimenti sono monotoni e semplici, guidati per lo più dai fantasmi della mente. Però sono lunghi ed estenuanti e mi è piaciuta anche la scelta dei tasti (alcuni dorsali) che ti rendono proprio faticoso parare ed allontanarti. Dopo un po’, insomma, mi venivano i crampi alle mani e per me questo ha arricchito l’esperienza. Dove Senua era piena di sangue, io avevo le dita anchilosate: mi sembrava quasi un giusto paragone.

E mentre combatti, musica vichinga che ti esalti di brutto.

Una boss fight in particolare mi è piaciuta davvero. Oscura, snervante, nevrotica. Nulla è troppo grosso per essere abbattuto, basta solo volerlo e concentrarsi. In fondo è tutto un parto della mente, no? Fottutamente reale, però.
Talmente reale che è difficile capire quanto sia finzione e quanto realtà.

L’unica cosa su cui forse potrei avere da ridire è giusto il finale, ma meglio l’incertezza dello spiegone. Quindi ok anche quello.

Uno dei numerosi casi in cui se ti chiedono Sei un Dio, magari è meglio rispondere di no.

Non è un action, non è un’avventura grafica, non è un rpg. È un titolo a sé, un’esperienza unica nel suo genere, la prima per questa generazione di console. Robe che possono essere paragonate a The Shadow of Colossus ed a pochissimi altri giochi di atmosfera.

Ed il cibo di oggi è realtà è finzione? La mia bocca ed il mio stomaco dicevano che era buono e che era tangibile, ma come esserne certi… Magari Pizzakaiju è uno dei tanti sogni di Azathoth, come pure questa torta salata.

Immagine correlata

Che però era buona pure in sogno, quindi ‘sticazzi.

Erano secoli che non rubavo una ricetta ad Apriti Sesamo ed era ora che la saccheggiassi di nuovo senza ritegno: dalle sue parti si mangia sempre da Pazuzu e spesso c’è pure la feta di mezzo.
Però ho cambiato un particolare: la pasta di base l’ho preparata io, con le mie manine di merda, perché non sopporto quelle industriali (mi fanno proprio schifo e mi sembra di mangiare aria).

La preparazione della pasta di base la trovi in questo post qui, non la ripeterò oggi, se non per gli ingredienti che devi procurarti.
Ricordati che tutti gli ingredienti è sempre meglio che non siano stati ospiti del frigo: consiglio banale, ma la temperatura ambiente è quella gggggiusta per cucinare.

Go, go, go!

FAME.

Per preparare una torta rustica con pomodorini caramellati e feta, per uno stampo da 24 cm di diametro, hai bisogno di parecchie cose.

Per la base:

  • 180 grammi di farina 00;
  • 90 grammi di burro ammorbidito;
  • 2 tuorli d’uovo;
  • 20 grammi d’acqua fredda;
  • 5 grammi di zucchero;
  • 5 grammi di sale.

Per il ripieno:

  • 300 grammi di pomodorini datterini. Se non li trovi (per me ancora non è periodo) va bene qualsiasi altro tipo di pomodorino, basta che sia dolce;
  • 200 grammi di feta;
  • zucchero di canna;
  • origano, paprika dolce;
  • olio;
  • burro per ungere la tortiera.

Innanzitutto ricordati che una volta preparata la pasta della base, questa deve riposare in frigorifero per un’ora.
In questo post qui trovi tutte le informazioni che ti servono.

Ci vediamo qui tra uno schiocco di dita.

Facciamo dunque finta che tu abbia già preparato la pasta e che stia riposando in frigorifero.
Occupiamoci di tutti gli altri ingredienti.

Taglia i pomodorini a metà.
Apri la confezione di feta e sciacquala bene sotto l’acqua corrente. Asciugala poi al meglio delle tue possibilità, usando un canovaccio da cucina (pulito, non fare come tuo solito).

Adesso preleva la pasta dal frigo e comincia a stenderla, più sottile che puoi.
Accendi ora il forno, 180 gradi, modalità statica.

Imburra la tortiera e stendici dentro la tua pasta. Con delicatezza. Bucherellala ovunque con una forchetta (anche sui lati) e poi spalma un po’ di albume d’uovo. Non ho idea se la parte dell’albume serva per davvero a qualcosa, nel dubbio io quando mi ricordo lo faccio (ma quando me ne sono dimenticata, non ho visto differenza, quindi boh).

Dovremmo essere a questo punto:

Adagia i pomodorini su tutta la superficie, a pancia in su.
Condiscili con dello zucchero di canna (io lo metto col cucchiaino, senza pesarlo, un po’ su ognuno).

Sbriciola la feta con le mani direttamente nella tortiera:

Condisci il tutto con origano abbondante, un filo d’olio non tirchio ed un po’ di paprika dolce.

Richiudi i bordi:

E possiamo andare in forno.
A 180 gradi per 50 minuti. Se vedi che sopra si scurisce troppo puoi spegnere le resistenze superiori o abbassare leggermente la temperatura.

Dovresti avere ottenuto questo risultato:

Tagliala in 4 parti, così si raffredda un po’ più in fretta, che qui non c’abbiam tempo da perdere:

Ed ora parliamo brevemente del fondo.
Ancora non mi è successo di ottenere il fondo cotto ESATTAMENTE come la parte superiore. Ho chiesto agli Azzurri di Crostate, ma non ho avuto risposta.
Diciamo che prima o poi avremo il tempo perfetto per cuocere questa crostata, per ora 50 minuti sono un tempo sicuro: la pasta sarà cotta senza essere bruciata, ma sia i pomodorini sia la feta l’acqua la cacciano eccome, quindi sotto potrebbe risultare ancora umida.

Guarda:

In realtà la foto non è realistica, sembra quasi cruda e non lo era (era croccante e mangereccia), ma ancora non sono riuscita a trovare le VERE tempistiche. Appena troverò il tempo perfetto modificherò TUTTE le ricette delle torte salate, per ora parti con 50 minuti di base e se vuoi puoi anche aumentare (ma poi dipende tanto dal forno, immagino… peccato che il mio sia nuovo di pacca ed abbia ottenuto lo stesso risultato di quando usavo il rudere tradizionale).

Fammi indovinare: sei un Azzurro di Crostata, vero?

Comunque, pignoleria a parte, siamo pronti per mangiare.

Ciao e buon appetito!

Sandwich per la sesta colazione (con marmellata di limoni e feta)

Hai presente quando nei blog di cucina, in maniera che pare proprio del tutto spontanea e disinteressata, ti consigliano delle marche di prodotti fondamentali per mantenere intatto il tessuto dell’universo?
Tipo quando cucinano della pasta al forno con della mozzarella che manco i cani ma è marcata gnagnognagnno che è sinonimo di qualità (♫di qualità, di qualità♫) oppure quando decidono che Ok il pesto fatto in casa, ma vuoi mettere quello di Giovanni Rana?

Del tutto spontaneo, sarai d’accordo.

Ecco.
A me piacerebbe tanto fare le pugnette alla Colussi o alla Motta, ma  non mi cagano.
Quindi mi tocca farle gratis, perché quando uno mangia qualcosa di buono – talmente buono che si fa il passaporto per emigrare perché in cucina non è più possibile rimanere senza prendere centoventi chili in un pomeriggio – deve per forza farlo sapere al resto del multiverso.
Perché grassi, sì, ma tutti insieme appassionatamente.

Grazie, troppo buona.

Ad agosto dell’anno scorso avevo comprato una marmellata di limoni (sì, si dice confettura, ora vai a cagare il cazzo da un’altra parte) della Rigoni per accompagnarla a della feta fritta.
Poi la feta fritta l’ho mangiata, ma con un’altra marmellata. E quel barattolo è rimasto nella dispensa per quasi un anno.
Fino a quando, due giorni fa, ho deciso che era giunto il momento di aprirla.
Sei minuti e mezzo dopo il barattolo era vuoto e la scorta di formaggi era tutta nel mio stomaco.
E nessuna attività fisica mi ha potuto salvare da tutto quel mangiare.

Bambina e capre che cercano di smaltire la marmellata accompagnata dalla feta, ma no. C’è un cazzo da ridere, ma penso sia per l’overdose da zuccheri.

Oltre al divorarla a cucchiaini, l’ho cacciata in ben due panini. Uno con della robiola scaduta da qualche giorno ed uno con la feta.
Risultato ottimo in entrambi i casi, anche se è chiaro che la feta vince a mani basse (e ci mancherebbe pure).

Quindi una ricetta che non è una ricetta, bensì un ricordo di quel giorno da Hobbit in cui ho inventato il concetto di quarta, quinta e soprattutto sesta colazione, con grande ammirazione di tutta Hobbiville.

Principiante.

Go, go, go!

Per preparare un panino per la sesta colazione hai bisogno di:

  • 2 fette di pane, tipo panbauletto;
  • 30 grammi di marmellata di limone della Rigoni;
  • 50 grammi di robiola (possibilmente scaduta da tre giorni) oppure 50 grammi di feta. In realtà puoi usare il formaggio che ti pare, l’importante è che non abbia un sapore molto delicato, perché la marmellata è molto potente.

Intanto ti presento la droga:

Ciao, sono la droga.

Per il resto c’è poco da dire.
Se hai scelto la feta ti ricordo che devi aprirla e poi sciacquarla sotto l’acqua corrente (fredda) per togliere il liquido di go go governo.
Poi spalmi 30 grammi di marmellata su una fetta di pane e metti 50 grammi di formaggio sull’altra. Nel caso della robiola la spalmi sul panino (come il fantasma formaggino, ahahahah lol XD), nel caso della feta devi sbriciolarla in maniera grossolana con le mani.

Robiola scaduta.

Chiudi il panino e parti con il consueto minuto di raccoglimento:

E niente, siediti e mangia.
Ti ricordo che ogni giorno, su Instagram, trasmetto il pranzo con Pizzakaiju. Partecipare non è una cattivissima idea: mangio un sacco di roba, sicuramente troverai qualcosa che piace anche a te.

Ciao e buon appetito!