Guarda che se te lo fai a casa è molto più buono ( + la Capitan Findus Week)

Tre secoli e mezzo che, ogni fottuto giorno, dico robe come Non mangio cibo spazzatura perché è buono, mangio cibo spazzatura perché mi diverte. Video e video dove spiego su come non possa resistere ai cartoni colorati, su come il mio cervello si incanti davanti a disegni per bambini con animali antropomorfi che mangiano le peggio vaccate, su come i miei neuroni nulla possano davanti all’evidenza che la Milka mi fa schifo ma – eh – ha le confezioni VIOLA e quel VIOLA dice COMPRAMI. Ed io non posso che obbedire agli ordini.

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Per non parlare della combo Milka-Oreo: mi fan cagare entrambi, eppure devo provare TUTTO quello che trovo.

Tre secoli e mezzo che racconto della mia malattia mentale compulsiva e niente, ottengo niente. Ogni fottuto giorno due sono i commenti che ricevo:

  • che buono;
  • guarda che se te lo fai a casa è molto più buono.

Io spiego il mio punto di vista ed il giorno dopo è come se non avessi parlato, torniamo punto a capo.

Forse è questo quello che accade alla gente?

Parliamo un attimo dei Che buono.
No. E potremmo concludere qui il discorso, con un NO urlato e via, tutti a casa. Ma per amore della dialettica cercherò di argomentare, che a volte c’è bisogno di essere chiari per soddisfare la SPERANZA che più nessuno ripeta quella frase per il resto della mia vita.
La questione è che o non hai le papille gustative, oppure non hai mai mangiato del cibo vero. Perché io mi sto abituando a mangiare Aia, Findus e CazzoNeSo (la mia marca preferita in assoluto), ma tutto sono fuorché buone. Mangio roba finta, divertente, colorata, assurda. Passo il tempo a mangiare ed a leggere le falsità che stampano sulle confezioni e non nego che sia davvero un hobby tanto discutibile quanto piacevole. Ma no: buono no.

A schiaffi vi piglio.

C’è gente che viene a dirmi con entusiasmo esagerato che ha una pizza surgelata preferita ed io lì, che non mi capacito.
Eppure sono figlia di una madre che non c’aveva voglia di cucinare e mi presentava Cordon Bleu a pranzo un giorno sì e l’altro pure. Quindi non è che sia abituata proprio benissimo.

La Pizzakaiju del passato quando per il terzo giorno di seguito le presentano il delizioso pranzetto.

Con i dolci ancora ancora. Appurato che Guarda che se te li fai a casa sono più buoni (ma ne parliamo tra poche righe), ci sono dei dolci industriali effettivamente spettacolari. Dai biscotti secchi ad alcune robe Mulino Bianco o Balconi o gelati di ogni tipo. Lì puoi anche averne di preferiti. E poi, diciamocelo, prepararsi i biscotti in casa è tanto facile quanto una rottura di coglioni, quindi viva gli Osvego.

Sull’altro commento che dice che Guarda che se te lo fai a casa è più buono, la risposta secca sarebbe GRAZIE AL CAZZO.

Più diversi altri insulti casuali.

Però anche qui argomentiamo, che mi sembra giusto.

Appurato che mi piace mangiare e che ho addirittura aperto un blog di cucina per cercare di insegnare anche al più imbranato che farsi un piatto di pasta è facile e che in cambio della fatica nulla si ottiene della pappa buona, mi sa che è pure scontato che conosca la differenza tra un qualsiasi cibo di merda ed il cibo che cucino io. Se compro una lasagna surgelata, mi aspetto forse che sia buona come la lasagna che faccio io? E, anche nel caso fossi cretina e mi aspettassi un risultato così ottimistico, quando poi l’assaggio non mi accorgo di quanto sia una nefandezza?

Leatherface saprà pur riconoscere la differenza tra una cotoletta di pollo AIA ed una fatta con le sue manine, con carne di prima qualità, no?

Quando poi invece si parla di roba spazzatura di base – come i sofficini – il problema proprio non si pone: mai preparerei dei sofficini in casa (nonostante l’abbia fatto, almeno una decade fa) poiché quello nasce e muore come junkfood. Punto.
Non c’è grande gusto gastronomico in quelle affermazioni, solo la confessione di drogati del cibommmmmmerda che han deciso di prepararselo a casa. E contenti voi, figuratevi, ma io no, io mi compro i Findus, guardo Carletto sulla scatola e basta, mi diverto con questo pochissimo a mia disposizione.
Se devo fare il gourmettista, di sicuro non lo faccio con la monnezza.

Fine delle trasmissioni. O quasi.

Detto questo, settimana scorsa a casa del Kaiju si è tenuta la Capitan Findus Week e, dopo aver assaggiato tutto quello che il supermercato aveva da vendermi, ho deciso di prepararmi del merluzzo impanato a casa. 
Merluzzo che chiameremo Guarda che se te lo fai a casa è molto più buono. Ringraziamo Mamma che Paella per l’idea dell’impanatura, senza uova ma con la farina di pistacchi.

Go, go, go! 

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Je Suis Findùs.

Per preparare dei Guarda che se te lo fai a casa è molto più buono, per due persone, hai bisogno di:

  • 600 grammi di filetti di merluzzo;
  • parecchio olio. Non l’ho misurato, ma dopo ti spiego. Extra vergine di oliva, non altre cagate. Ah, se ti interessano le calorie, approssimativamente te ne papperai 30 grammi;
  • 60 grammi di farina di pistacchi. Se non trovi la farina e vuoi tritare dei pistacchi, mi raccomando: compra quelli non salati;
  • 60 grammi di pangrattato;
  • sale.

Ho provato a cuocerli al forno, per evitare lo sbattimento del girarlo. Vengono, sono buoni… ma in padella sono più buoni. Perché? Non lo so. Mi limito a dire la mia, poi se vuoi prova.

Innanzitutto se, come me, hai del merluzzo surgelato, ti tocca metterlo su un piatto, cacciarlo in frigorifero ed attendere lo scongelamento.
Ci vorrà almeno una giornata, quindi regolati di conseguenza (e per giornata intendo 24 ore).

Una volta scongelato prendi un piatto che possa contenere filetti ed olio.
Versa parecchio olio in un piatto ed adagiaci sopra i filetti:

Versa ulteriore olio sopra i filetti:

Come vedi sono coperti per metà e va bene così.

Lasciali riposare per dieci minuti, poi girali.
Lasciali riposare altri dieci minuti.

Adesso prepariamo la panatura.
In un piatto versa la farina di pistacchi:

Poi il pangrattato ed un po’ di sale:

Mescola bene bene il tutto.
Possiamo iniziare ad infarinare i filetti.
Prendine uno, posalo delicatamente sulla panatura:

Giralo e rigiralo nella panatura, finché è completamente coperto, da ogni lato:

Ora riscalda una padella antiaderente, senza aggiungere grassi.

Appena è abbastanza calda, posa tutti i filetti:

Non devono cuocere molto, non ho cronometrato ma la preparazione è durata meno di dieci minuti.
Non usare una fiamma alta e rigira i filetti un paio di volte, per cuocere la panatura più uniformemente possibile. Per girarli aiutati con una paletta ed un cucchiaio:

Non devi bruciare la panatura che deve diventare colorata come qui sopra.
Se si dovesse staccare da qualche punto, se vuoi, puoi ungere con l’olio la parte interessata (lo stesso olio in cui hai fatto riposare i filetti) ed attaccarci un po’ di panatura che senz’altro ti è avanzata. Metodo faidate che funziona.

Appena la panatura è di un colore bello abbronzato il piatto è pronto.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Riso alla cubana.

Se dicessi uova fritte e soprattutto banane fritte?

È sconforto quello che leggo sul tuo viso?

Senti, non l’ho fatto apposta. Stavo cercando qualcosa con cui cenare e trovo questa ricetta in cui c’è del semplice riso bollito al pomodoro con un uovo al tegamino poggiato sopra. Buono, dico, lo voglio.
Poi leggo meglio e scopro che sto per preparare un piatto cubano, così uso quella cosa che in pochi sanno esistere: google.

Perché l’internet serve solo a lasciare stupidi commenti su youtube e facebook, lo sanno tutti.

Capisco solo lì che l’uovo deve essere fritto per davvero e soprattutto bisogna friggere pure una banana a testa. Avrei potuto abbandonare tutto e cucinare qualcos’altro, che di frittura ne abbiamo già ingurgitata fin troppa nell’ultima settimana.

Ma come potevo? Come si può resistere alla tentazione di una banana fritta?

Anche se, diciamocelo, noi non mangiamo affatto per stress.

Quindi innanzitutto ringrazio Mamma che Paella che mi ha fatto scoprire questo piatto degno di Pazuzu e poi partiamo, che qui di roba da fare ce n’è tanta.
Sporcherai un po’ di pentole, ma è tutto sommato molto facile, tranquilla.

Go, go, go!

Per preparare il riso alla cubana, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso Arborio;
  • un cucchiaio d’olio e mezza cipolla bianca;
  • 400 grammi di passata di pomodoro;
  • 2 uova;
  • 2 banane non troppo mature. Anzi, se le trovi verdi anche meglio;
  • un po’ di farina per le banane;
  • olio per friggere. Non uso mai l’olio di semi: troppo pesante e si brucia pure facilmente. Ti consiglio di utilizzare un olio extra vergine di oliva industriale, uno qualsiasi.

Siccome c’è parecchio da fare, bisogna organizzarsi un po’.
Ti servirà un padellino per friggere le uova, una padella più grande per le banane (se hai uno wok anche meglio), un piatto per la farina, un paio di tazze per dare la forma al riso, una pentola per bollire il riso, una per scaldare la passata ed uno scolapasta. Più gli utensili vari che usi generalmente: cucchiaioni, robe in legno, schiumarola. Ed anche qualche piatto per appoggiare la roba.

Prendi tutto quello che ti serve, che se pensi di poterlo fare tra una frittura e l’altra mi sa che non hai capito un cazzo.

Noi non siamo così fortunati, noi la magia manco sappiamo che è.

Innanzitutto metti a bollire l’acqua del riso.
Nel frattempo trita la cipolla bianca.
Versa un cucchiaio d’olio in una padella, fallo scaldare e fai soffriggere la cipolla finché è bella colorata.

Aggiungi la passata di pomodoro, sala e fai scaldare fino a quando è abbastanza calda da sbuffare. Se la tua passata fosse del tipo acquoso, ti tocca fare evaporare più possibile l’acqua in eccesso.
Poi spegni, copri col coperchio e lascia riposare.

Attendi che l’acqua del riso sia a bollore, poi mettici il sale e cacciaci il riso. Nel tempo di cottura del riso dovresti essere in grado di preparare tutto il resto (in fondo ci vorrà circa un quarto d’ora, c’è tempo). 

Metti dell’olio in un padellino. Un dito, non dobbiamo friggere a immersione.
Fallo scaldare bene, con una fiamma medio alta. Per vedere se è a temperatura cacciaci dentro un pizzico di farina: se frigge, ci siamo.

Friggiamo un uovo alla volta.
Rompi delicatamente il guscio d’uovo con i bordi del padellino stesso (o di un bicchiere, se non ti fidi) ed apri l’uovo direttamente nell’uovo bollente.
Ci vorranno meno di tre minuti e l’uovo è pronto. Durante questa fase sposta un po’ d’olio sulla superficie dell’uovo per friggere anche quella. L’uovo è pronto quando vedi che i bordi si scuriscono. 

Praticamente pronto.

Preleva l’uovo con la schiumarola ed una spatolina e lascialo riposare su un piatto.
Friggi l’altro uovo, stesso metodo, stessi tempi.

Travasa l’olio che hai usato per friggere in una padella più grande ed aggiungine altro nel caso fosse poco. Stiamo per friggere le banane ed anche in questo caso non dobbiamo immergerle, quindi bastano un paio di dita di olio caldo.

Riscalda l’olio con una fiamma medio alta, nel frattempo infarina le banane.

Assicurati che l’olio sia a temperatura (facendo sempre la prova con un po’ di farina) e adagiaci sopra le banane.

Falle andare per un minuto, poi girale.

Ma non sono pronte: dobbiamo farle scurire parecchio su ogni lato. Quest’operazione serviva solo per fermare la farina.

Ci vorranno diversi minuti per scurire la banana (due o tre minuti per parte, anche di più) e nel caso in cui il riso fosse pronto, ti ci puoi dedicare. Se vuoi in questo tempo puoi anche riscaldare il sugo, ma non è necessario che sia super bollente.

Scola bene il riso e poi mettilo in un paio di tazze.

Non è un’operazione vitale, se vuoi puoi anche disporlo sui piatti a cucchiaiate. Però così è più bello.
In pratica metti il riso nelle tazze e lo schiacci bene sulla superficie, come se stessi giocando con la paletta e le formine, sulla spiaggia.

Nel frattempo ricordati delle banane e girale.

Ora torna alle tue formine di riso.
Prendi un piatto ed usalo come coperchio su una delle tazze. Così:

Con un gesto deciso capovolgi piatto e tazza.

Togli la tazza e dovresti avere una cupolina di riso.

Magia!

Appena le banane sono belle colorate spegni il tutto, prelevale con pinze varie e siamo pronti per assemblare il piatto.

Versa una mestolata abbondante di pomodoro sopra il riso.

Taaaaac.

Sopra alla passata appoggi l’uovo e tutto intorno la banana.

Bello, bello.
Ma come si mangia?

Innanzitutto una cosa: la banana, riso, sugo e uova sta tutto da Cthulhu. Gusti che insieme sono perfetti, quindi non avere paura.
Quindi spacca intanto l’uovo e guarda che perfezione:

Poi mescola tutto quanto. Se vuoi puoi aggiungere la passata che sicuramente ti è rimasta nella pentola, nel caso desiderassi il riso un po’ più rosso.
Ecco il mio piatto:

Ti assicuro che è più difficile spiegartelo che cucinarlo. 30 minuti di lavoro scarso, giuro.

Ciao e buon appetito!