Pasta con la nutella

Sono bastati 4 giorni e sono tornata alla normalità: mi sono sgonfiata, ho smesso di andare a dormire di pomeriggio, non avevo più la lingua (e le gambe) pesanti verso sera, mi è tornata la voglia di mangiare, ho perso peso e soprattutto ho ricominciato a cagare la mattina, prima del caffè.

#betty boop from Cartoon Classics

La gioia di chi non è più stitico

Un anno che lotto. Troppe informazioni sul cibo, troppi stronzi in giro che vendono elisir della magrezza, infinite truffe che spacciano proteine in ogni forma mettendo in giro la voce che Proteine è sinonimo di vita sana e di muscoli.
L’hai mai mangiata una barretta proteica Mars? No? Meglio, evita, fidati.

Image from Super Inframan!!

La mia reazione dopo averla assaggiata. 

Il fatto è che io mangio a cazzo e lo sai. A pranzo mi sono sempre sfondata di latte e cereali, a cena di tracchie di maiale fritte nella sugna. Mi sono sempre trovata bene, non ingrassavo e i muscoli funzionavano… ma si può sempre migliorare.
Così un anno fa ho cambiato – a piccoli passi e a grandi bestemmie – l’alimentazione.
Risultato: molti muscoli, ma anche fin troppi chili in più. Nell’ultimo periodo avevo una panza tipo Drax. Addominali in vista, ma con ciccia di contorno.

C’è tanta confusione sulle proteine, pure.

Dalla disperazione mi sono affidata persino ad un esperto, che mi ha subito consegnato la solita lista di cibi immondi: olio di cocco, jocca, philadelphia, pasta integrale e polletto alla piastra.
Io, che come super eroe preferito ho Capitan America e Franco Berrino, so per certo che quella non è un’alimentazione sana. Che sono tanti i cibi da evitare e l’esperto li aveva elencati tutti.
Quindi la scelta, al momento, era diventata Morire di cibi di merda che detesto o Morire di cibi di merda che adoro.
Poi non escludo che prima o poi inizierò a seguire l’alimentazione sana, ma quel giorno non sarà oggi.

I cibi di merda che detesti hanno un sacco di effetti indesiderabili, tra cui il cazzo che vola via.

Facciamo un attimo di ordine.
Non è vero che una caloria è una caloria. Non è vero che 2 mars o un piatto di pasta con le verdure gravano uguale, al nostro corpo. Ma, per assurdo, non è detto che la pasta e verdure sia meglio. Dipende dal corpo.
1800 calorie con due pasti completi, per me, equivalgono al doppio. Pure se un pasto è il riso con le zucchine e quello dopo un piatto di pasta con la zucca. Per me è troppo e basta, non ho fame, ingrasso e sono senza energia.
E sì, pure se gestisco i macronutrienti in maniera equilibrata. Pratica che comunque detesto.

#star trek from i feel i've loved you for so many lifetimes

Libero di non credermi

La ripartizione dei macronutrienti è fuffa, non esiste alcun documento scientifico che dica come debbano essere ripartiti e cosa sia meglio. Quello che si sa è che se mangi troppo ingrassi, se mangi poco dimagrisci.  E quanto sia poco o tanto anche quello è un’incognita non da poco, poiché i dati che i macchinari ci possono fornire sono MOLTO aleatori.

Sui macro si sa solo questo: che le proteine fanno male, provocano il cancro se mangiate in eccedenza e fanno ingrassare.
Un esperimento (l’unico esistente) ha dimostrato che a parità di esercizio fisico e calorie, chi mangiava più proteine ingrassava di più. C’era anche un LEGGERO aumento della massa magra, ma LEGGERO.
L’ingrassamento è spiegato facilmente: le proteine sono più difficili da smantellare, al corpo serve più tempo per assimilarle. I carboidrati zuccherosi vengono usati subito e i grassi sono energia che permane. Se non mangi troppo (come faccio io) è come se avessi cibo a disposizione durante la giornata pure dopo tante ore dopo il pasto.

La grammatura delle proteine che una persona sedentaria deve ingerire in una giornata è ridicola. Talmente ridicola che potremmo anche evitare di parlarne.

Oggi il mio sogno si realizzerà.

Si sa che il massimo degli zuccheri che si possono ingerire in una giornata è 25 grammi. Anche qui: provoca dipendenza, cancro, malesseri vari. Considerato che lo zucchero è ovunque, rendiamoci conto che già solo con tre caffè e tre bustine del bar abbiamo superato la dose.  Lascia stare cosa significa aggiungerci pasta, pane, riso, brioche al bar e dio sa cos’altro.

I grassi saturi fan cagare e quindi andrebbero evitati.

E no, non si dovrebbe vivere di muschi e licheni, ma comunque di poco: la pasta e il riso sì ma integrali (per davvero integrali, non le monnezze che vendono al supermercato che sono solo marketing), frutta, verdura, frutta secca, legumi. Poco altro.

Insomma, mangiamo tutti di merda, ognuno di noi ha il proprio veleno preferito. 

#kill-the-head from kill-the-head

Potrei parlare di queste cose per ora, ho ascoltato Berrino per almeno un centinaio di ore, quest’anno.

Quindi FANCULO.
Sono tornata alla mia vecchia normalità: a pranzo gelati, merendine, torte e burro d’arachidi, a cena un pasto cucinato bene, a seconda delle voglie.
Ho buttato via le app conta macro (che tra l’altro non funzionano, visto che i dati che forniscono sono TUTTI sbagliati), ho smesso di preoccuparmi, ho iniziato ad amare la bomba e mangio quello che mi va. Contando le calorie, ovvio.
Ma ho sfatato TUTTI i miti dei palestrati che in palestra non ci vanno ed ho ricominciato ad essere me e mi sento già meglio.

Niente panico e liberati di tutta la monnezza proteica.

Le proteine non fanno andare a cagare.
Le proteine fanno ingrassare.
Le proteine appesantiscono.
Le proteine non sono necessarie a meno che tu non sia Ivan Drago.
Ma tu sei lì che ti alleni (3 volte a settimana) con le bottigline d’acqua, quindi piantala.
Se mangiavi come un vacca ed oggi, usando un qualsiasi percorso casuale, hai perso dei chili è solo e soltanto perché ora non mangi più come una vacca. Punto. Qualsiasi sistema funziona, basta che ti tappi la bocca.
L’importante è che sia un sistema attuabile per tutta la vita: la parola DIETA, invece, presuppone un inizio ed una fine e quindi non serve ad un emerito cazzo. Quando smetterai la dieta ricomincerai a mangiare come una vacca e riprenderai tutto.

Se invece vuoi parlare di alimentazione sana, lasciamo perdere che è meglio, fidati.
E andiamo in cucina a mangiarci questa pasta con la nutella, in pieno stile Kaiju.

Go, go, go!

Tumblr: Image

In cucina!

Sì, è un dolce.
Sì, è buona.
La pasta è salata, esattamente come il pane. Solo che al pane nessuno scassa la minchia.

Per preparare una pasta con nutella, per una persona, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta;
  • 30 grammi di nutella;
  • 1 banana (110 grammi, circa).

Ricetta VELOCISSIMA, quindi metti l’acqua della pasta a bollire. Acqua SALATA, esattamente come se dovessi preparare una pasta qualsiasi. 

Nel frattempo taglia la banana a pezzetti.

Metti 30 grammi di nutella nel piatto dove mangerai.

Ed è già finita qui.
Aspetta la pasta, scolala e cacciala bella calda nel piatto.
Mescola bene, aggiungendo mezza banana.

Piano piano la nutella si scioglierà e formerà una crema.

Infine aggiungi l’ultima parte di banana, che farà un contrasto freddo caldo che a me piace sempre un sacco.

E basta, puoi fare merenda.
Davanti a te dovresti avere una roba del genere:

Ciao e buon appetito!

Fusilloni con crema di formaggio finto e pomodoro vero

Il coltello non è proprio la mia arma.
Solo l’idea di trafiggere la testa di uno zombi con una roba così corta a me fa ribrezzo. Troppo contatto, vedo già il cervello che mi si appiccica addosso, la lama incastrata nel cranio. No, niente coltello.
E niente pistola, perché tanto avrei una mira di merda e comunque attira troppo l’attenzione.

L’arma ideale per la mia apocalisse rimane la mazza chiodata. Ti sfoghi, ti diverti, non ti sporchi. Un lavoro pulito, facile e veloce.

#dwedit from toss a coin to your bitcher

Sapevo che saresti stato d’accordo con me.

Mi piacerebbe dire che ho tutto pronto, così non è. La casa dove abito è abbastanza isolata da permettermi di sopravvivere qualche mese, tuttavia mi dovrei spostare per cercare un rifugio con porte e finestre migliori. Tanto prima o poi quei morti viventi del cazzo ci arrivano, qui.
I primi li possiamo far fuori con le tenaglie e la pala, poi bisognerà andare al bazar del paese e cercare qualcosa di più adatto. Comunque psicologicamente sono pronta, prontissima.

A questo pensavo mentre giravo per Castelnuovo di Garfagnana, un posto di merda inutile colmo di gente altrettanto inutile. In un attimo, durante quell’insofferenza totale regalata non dal caldo o dalla stanchezza o da (metti qui _____ la parola che ti pare) ma dalla presenza di esseri viventi della stessa mia specie di fianco a me, la mia vita è tornata alla normalità.

#the good place from Richie Tozier’s All-Dead Rock Show

Infatti, cazzo. Che mi è preso?

A few times in my life I’ve had moments of absolute clarity (cit. La Nonna dell’Ace) e quello è stato uno di quei momenti.

Non so cosa mi sia preso, nell’ultimo periodo.
O, meglio, lo so talmente tanto bene che non sento manco il bisogno di scriverlo. So che le mie insicurezze e frustrazioni hanno generato un’Alice che manco a sedici anni.
Ora sento chiarezza nella testa. Siamo tornati a bomba e sono due giorni che mi ripeto il solito mantra: la vita è un’eterna lotta contro gli scarafaggi.

Così.

Una lotta che non ha fine e che soprattutto non porterà alla vittoria dell’essere umano, poiché gli scarafaggi sono migliori di noi. Sopravvivono a temperature estreme, si adattano a tutto, all’occorrenza diventano persino dei cannibali. Efficienti, infestanti.
Quindi la Terra, a lungo andare, sarà la loro legittima eredità.
Lo stesso arrendermi non è nella mia natura ed ogni volta che li incontro un moto di ribrezzo mi pervade e l’esigenza di massacrarli con uno scarpone mi assale.

Morte elargita senza indugio.

#trekedit from we the nervous.

Non so cosa stia dicendo, ma condivido la faccia schifata.

Mi ero dimenticata di questo mio eterno guerrigliare contro il multiverso, della mia FATICA per raggiungere lo stato di benefico isolamento in cui sono riuscita a ritagliarmi la pace negli ultimi 3 anni.
Qui siamo in due e in due dobbiamo rimanere.
Non per un sentimento di abitudine, non per preservare il quotidiano, non per paura di cambiare. Ma quale paura di cambiamento vuoi che abbia, qui l’unica certezza è che essere INSERITI nella società che fa cagare. La tranquillità mi ha fatto dimenticare quanto fossi frustrata, ai tempi del lavoro, delle città, delle serate obbligatorie, dei natali in famiglia.
D’un tratto tutta quella gente me l’ha fatto ricordare.
Poi ho acceso i social.
Ho trovato 453468934759837598 notifiche. Quasi tutte da dimenticare.

#userstream from MOVIE TV ETC!

Stessa rassegnazione.

La maggioranza della gente fa schifo.
Vive in una realtà parallela dove crede di potersi prendere confidenze che nessuno ha concesso, dove confonde il rompere i coglioni con fornire consigli (non richiesti, quindi molesti), dove insulta perché tanto può. E no, fermo lì, non è a causa dell’anonimato, non è la rete. Lo facevano pure quando vivevo nella vita REALE, lo facevano perché sono tutti dei maleducati di merda. E lo dico dicendo MERDA CAZZO CULO, poiché la maleducazione spesso c’entra ben poco con le parole scelte per esprimersi.

#doctor who from Doctor Who Gifs

No e non ho voglia di argomentare le cose ovvie.

Quando dico TUTTI intendo TUTTI.
Per non parlare – ne accenno un niente, perché sarebbe davvero troppo lungo argomentare – di quelli che non capiscono NULLA di quello che dico o faccio e scrivono frasi a cazzo in risposta (sempre non richiesta). O di quelli che BRAMANO punti in comune, quando io di punti in comune non ne ho manco con me, nei giorni no.

Ah, come siamo simili io a te.
Ah, come ti capisco.
Ma se non sai manco come ti chiami, cazzo vuoi capire.

#studioghibliedit from 𝖈𝖑𝖔𝖚𝖉𝖇𝖚𝖘𝖙𝖎𝖓𝖌1985

In effetti.

Ci sono poi quelli – infestanti! – che credono che la mia vita sia racchiusa nei 15 secondi di storie Instagram o nel minuto di Tutorialbrutto.
Ogni giorno si batte un nuovo record di coglionaggine e quindi ho deciso che basta, qui si allenta un po’.
No, non sono TUTTI così. Ma che magra consolazione.

Negli ultimi giorni ho visto cose che non ho filmato né fotografato.
I cavalli più grandi del mondo.
La capra che si è fatta toccare la testa (e che bel pelo ha!).
Varie ed eventuali.
Ho goduto persino della noia, senza cercare di ammorbidirla cliccando su quel cazzo di telefono maledetto.

Sono misantropa? Sì.
Vivo in campagna, con i gatti? Sì.
Non è una fase, non è un rifugio, non è una rinuncia. Mi sono ricordata là, a Castelnuovo, quanto l’umanità mi faccia vomitare da sempre. Dal 1982, precisamente.

Non me lo scorderò più.
Anzi, quasi quasi me lo tatuo in faccia.

#eurovision song contest the story of fire saga from Movies and Chill

A confronto la loro vita era movimentata.

Se non ti va bene, perché condividi la roba online? Perché sì è la risposta più semplice. Perché condividere fa parte dell’animo umano e buttare fuori fa parte del processo creativo. Perché lasciare le poche cose che uno può avere imparato ad un pubblico senza faccia è la cosa più utile che tutti noi possiamo fare. Perché il mio gettare nel web può essere di giovamento a chiunque, pure se io lo odio. Perché tutto è crescita per tutti, pure in maniera involontaria.
Non mi sento di dover giustificare il mio comportamento, dato che io offro ma non tolgo niente a nessuno. La mia presenza cerca di essere utile e positiva, non manipolatrice e carognosa.
Ma questo mio condividere non significa che a me fotta qualcosa del tuo gusto, della tua opinione, delle tue incertezze. Frega un cazzo di quello che ho da dire io, pensi VERAMENTE che io e te abbiamo qualcosa da spartire?

#ruinedchildhood from fordsharrison

Sei sicuro di voler sapere quello che penso?

Chi pensa che condividere con l’esterno sia un implicito consegnare le chiavi di casa agli sconosciuti, dando loro il permesso di rompere i coglioni, ha dei problemi di comprensione del mondo. Non sta a me dimostrare il contrario. Non ho interesse di iniziare questa discussione, ma mi ritrovo a mettere le mani avanti, poiché – a differenza di qualche tempo fa – ora c’è chi mi legge.

La micragnosità delle frasi dette dagli sconosciuti, delle chiacchiere da ascensore (per non parlare di quelle da bar), quel vivere da morti. Quel non saper fare i collegamenti minimi su qualsivoglia argomento, quel non avere il minimo spirito critico verso se stessi, quel muoversi per impulsi elettrici.
Tutto questo e molto altro ancora mi ha investito di nuovo. Là, a Castelnuovo di Garfagnana.

#hjackmanedit from there's fuckery afoot

Sarà di nuovo la mia risposta standard, che bello.

Scimmie?
No. Le scimmie possono evolvere, le scimmie non sono esseri perfetti, le scimmie possono imparare, imitare, provare emozioni, essere.
Scarafaggi, sempre scarafaggi. Gli esseri viventi perfetti. Non devono cambiare, sono sulla Terra da 354 MILIONI DI ANNI. Gli uomini solo da SEICENTOMILA ANNI.
Siamo dei Turisti della sopravvivenza.

Che liberazione tornare me! Che spettacolo soppiantare quel senso di fragilità con la mia solita sicurezza da Dio in Terra (voglioso di mandar Diluvi, anche).
Mi sento meglio.
Avevo dimenticato tutto quello che avevo imparato. Tutto.

#filmedit from Sci-fi Gifs

Anche.

Certo, qua è un attimo. Bisogna stare attenti. Perché fino ad un anno fa io non condividevo più nulla. Che la chiusura non muti mai in totale isolamento, altrimenti ci perdo io.

Ed ora mangiamo. Una pasta con zero difficoltà, pochi ingredienti e adatta a quei pranzi impossibili anche solo da pensare causa troppo caldo.

Go, go, go!

#userstream from hollywoods

In cucina.

Per preparare dei fusilloni con crema di formaggio finto e pomodoro vero, per UNA persona, hai bisogno di:

  • 90 grammi di fusilloni (o altra pasta corta);
  • 30 grammi di formaggio finto. Io ho usato lo spalmabile di capra, ma puoi usare philadelphia o quel che ti pare;
  • 100 grammi di pomodoro (quelli da insalata o quelli che ti piacciono di più);
  • sale, pepe;
  • basilico o menta o quel che hai.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Nel piatto dove mangerai caccia 30 grammi di formaggio (la dose consigliata sulla confezione, sì).

Taglia a dadini piccoli il pomodoro e metti pure lui nel piatto.

Mescola tutto insieme. La parte più difficile della ricetta.
Aggiungi pepe e le erbette che hai in casa (basilico, menta o maria, per quel che mi importa).

Ora scola bene la pasta e mettila nel piatto.
Mescola di nuovo.

Prepara il piatto, spolvera con pepe e niente, abbiamo VERAMENTE già finito. Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Mezze maniche tonno e pomodorini

Le nostre vite dovrebbero essere una collezione di gesti gentili regalati da sconosciuti.

Che suona un po’ così, ma insomma.

Appena tornata da un lungo giro tra Roma e Salerno: mangiato tanto e spesso male (perché si sa, Signora Mia, che nei ristoranti la qualità è quel che è), scarpinato più di 60 chilometri e vissuto la meravigliosa Italia del post LockDown.
Roma è vuota, Palinuro è piena.
Metti la mascherina, togli la mascherina.
Metti la mascherina, togli la mascherina.
Metti la mascherina, togli la mascherina.
E di colpo scopri di avere imparato judo, karate e aikido.

Chiamatemi Hawk.

Potrei raccontare di come Roma mi ricordi, ogni fottutissima volta, Gardaland. Mappa alla mano: partiamo dal Colosseo, più avanti i Fori, a sinistra la Piramide, poi laggiù c’è il Pantheon, i Corsari, la Fontana di Trevi ed il Colorado Boat.
Alla casa di Prezzemolo ci andiamo per ultima perché non ci interessa, intanto facciamoci una foto coi gladiatori finti, saliamo i gradini dell’Altare della Patria e poi all’ora di pranzo andiamo sulle Montagne Russe che tanto saremo gli unici.

Inquietudine.

Oppure potrei parlare di Carbonara e Cacio e Pepe e pasta con la pajata. Anche se poi si finirebbe a farsi tanti pat-pat, perché ogni volta che esco fuori a mangiare mi rendo conto di quanto sia brava a cucinare.
Stupendomi, perché mi sento incapace.
E invece.
E invece c’è sempre chi sta peggio, basta pensare all’ippopotamo morto nella discarica.

Citando il migliore per passare ad un altro argomento.

Comunque, andando in giro casualmente e casualmente incontrando e parlando in città vuote, la cosa che più mi è piaciuta è stato un paio di scambi con sconosciuti che non si sono manco presentati. Persone che han deciso di intromettersi in conversazioni, raccontando aneddoti e poi via, ciao, non ci si vedrà mai più.
Mi piace questa cosa del non ci si vedrà mai più.
Mi piace che la signora vecchissima si preoccupi della mia incolumità e dica Vieni qui, più indietro, che le macchine qua fan la curva. C’ha l’ansia, la vecchina. Così tu fai due passi indietro, la ringrazi, attendi il verde. Il semaforo scatta e non vi vedrete più, quel che rimane è un atto gentile da parte d’uno sconosciuto che ha condiviso con te quei 4 minuti di esistenza.

#the simpsons from Movies and Chill

Come ho immaginato la vecchina.

Tutto, fuorché indifferenza.
Davanti ad una delle attrazioni archeologiche di Roma c’era una tipa accasciata a terra. Posa innaturale, sembrava che non respirasse, era pure piena di mosche. Viva o morta? Non sapevamo bene come comportarci, poi vediamo dei militari e decidiamo di andare a parlare con loro per avvisarli. Mentre stiamo lì un po’ angosciati, mentre prendiamo questa decisione, arriva una famiglia di stronzi.
Ci sono i fori romani, la famiglia di stronzi deve farsi il selfie. Con due bambini piccoli (ma non così piccoli da non notare un possibile cadavere). Un selfie con sito storico e presunto cadavere.
Noi sconvolti.
Poi ok, la tipa non era morta e i militari ci han detto che era tutto normale pure se non era normale per niente, però dai. Possibile che ci sia così poca empatia da trovare panoramico un barbone stecchito a terra?
Per un attimo mi sono venute in mente quelle fotografie terrificanti dei bianchi sorridenti davanti ai linciaggi, nei primi del 1900. Però almeno i linciaggi li avevano compiuti loro: assurdamente fieri dell’essere schifosi, ma se non altro ciò era riconducibile ad una precisa volontà di fare schifo.

Il trio sorridente sulla sinistra e il tipo che indica. Che cazzo devo commentare?

Mai capirò come si possa reagire in quella maniera, pur con tutte le possibili attenuanti sociali: per quanto i neri potessero non essere considerate persone, non credo sia una reazione normale ridere di fronte a qualcuno simile a te che viene ammazzato, linciato, impiccato, bruciato vivo.  Se non altro per appartenenza alla stessa specie. Non riesco a calarmi in nessun modo nelle (non) reazioni emotive di chi si diverte davanti al massacro di un proprio simile.
Voglio dire, io rimango sconvolta da molto meno: ricordo ancora quando Palline è finito sotto una macchina davanti ai miei occhi, il silenzio assordante del momento in cui le ruote lo han schiacciato. Poi Palline si è pure rialzato ed è corso via (ha perso solo la coda) e Palline è un gatto.
Credo che se assistessi ad un linciaggio di un essere umano rimarrei traumatizzata per sempre.

Google ce l’hai anche tu, comunque Jess Washington è stato massacrato, mutilato e bruciato vivo. E mica solo bruciato vivo: no, han cercato di tenerlo in vita più possibile, così che il divertimento durasse più a lungo e lui soffrisse di più.
Due ore di bruciatura, pare, secondo gli archivi storici.
Subito dopo grande festa, balli in allegria a cui han partecipato tutti, pure i bambini. Tante foto scattate che poi divennero cartoline. Se vuoi vederne alcune, puoi cliccare qui e leggerti pure le edificantissime storie di torture che hanno portato a quelle immagini. 
Che culo, eh?

Non sto mica parlando di seimila anni fa. Correva l’anno 1916. Alcune di queste vicende avvengono persino decenni dopo. L’altro ieri, orkodio.
Chi è che comprerebbe una cartolina con dei cadaveri?
Chi è che ballerebbe e canterebbe in una festa di linciaggio?
Ah boh. A quanto pare in parecchi.

#prepare to be scared from 10-31

Altro che film horror.

Lo so, ti sembra un po’ un saltone.
Eppure la famiglia felice che non si accorge del (non) cadavere a terra e si fa la foto ricordo davanti mi ha provocato lo stesso orrore. Non hanno proprio VISTO quella persona. Quella persona semplicemente non esisteva.
Né i genitori, né i bambini.
Quella persona era una testimonianza ingombrante di malessere. Non credevo potesse essere possibile non notarla. Eppure.

Mi viene inoltre da pensare che la gente non è che cambi troppo, in un secolo. Se durante il lockdown i peggiori di noi han iniziato a rassomigliare ai delatori dei tempi del fascismo (perché siam sempre quelli lì, inutile che ci giriamo intorno), perché dovrei pensare che per gli americani sia diverso? Chissà quanti si riverserebbero nelle strade armati di torce e forconi, a dispensare morte perché si può.

Lo so, ci si è chiuso lo stomaco.
Però la ricetta te la do lo stesso e magari la preparerai per quando Zio Cleto (di cui ti ho parlato qui) esordirà con qualche suo meraviglioso discorso su quanto i Negri ci portano via il lavoro urlando, con estrema saggezza, PRIMA GLI ITALIANI (seguito da un generico Andrà tutto bene, naturalmente).

Ah, facciamo una stupida pasta tonno e pomodorini perché ultimamente il tonno in scatola è uno dei miei cibi preferiti, a sorpresa.

Go, go, go!

#Neon Genesis Evangelion from Kinasin Land

Lo so, non è un andare in cucina in allegria.

Per preparare delle mezze maniche con tonno e pomodorini, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di mezze maniche (o altra pasta corta);
  • 400 grammi di pomodorini. Datterini o comunque dolci;
  • 200 grammi di tonno. Io ormai mi sono convertita al Callipo sottolio e non credo cambierò più;
  • 20 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • peperoncino;
  • prezzemolo;
  • sale.

Prepariamo gli ingredienti e intanto mettiamo l’acqua a bollire.

Trita l’aglio ed il peperoncino.
Fai sgocciolare il tonno dal suo olio: lo metti in un colino, fai andare via tutto l’unto (o almeno il più possibile).

Lava i pomodorini, poi tagliali a metà oppure in 4, se sono grandi.
Se sono grandi, taglia pure la testa: potrebbero esserci vermetti e comunque le teste sono un po’ più dure del resto.

Trita il prezzemolo.

L’acqua bolle? Partiamo.
In padella versa i 20 grammi d’olio ed appena sono caldi caccia dentro aglio e peperoncino.

Appena l’aglio è colorato butta dentro anche i pomodorini.

Puoi buttare la pasta, abbiam quasi finito.
I pomodorini infatti non devono fare un sugo, ma essere appena appena scottati. Fiamma alta, dovranno rilasciare un po’ di liquido, ammorbidirsi un po’ ma non disfarsi del tutto.
Ci vorranno 5 minuti, 8 quando proprio son lenti. A fine operazione aggiungi il sale, spegni e attendi la pasta.

Scola la pasta un minuto prima del tempo indicato sulla confezione. senza buttare la sua acqua. Versala in padella (che deve essere calda, quindi riaccendi la fiamma un minuto prima del suo arrivo) e fai saltare, mescolando di continuo ed aggiungendo acqua se occorre.

Solo a fiamma spenta unisci anche il tonno.
Mescola bene.

Prepara le porzioni e su ogni piatto caccia un po’ di prezzemolo tritato.
Davanti a te dovresti avere una roba del genere:

Ciao e buon appetito!