Fusilli con seppie e carciofi

Sìsì, si sa che io mi ammazzo di palestra.
Quello che non si sa è che nell’ultimo periodo sto faticando di brutto, che mi sto impegnando molto di più ed ho intensificato un po’ tutto.

La mia mattina tipo.

Sono così dentro che mi piacerebbe inserire un allenamento anche nel pomeriggio, ma non ci riesco quasi mai perché il mio corpo c’ha sonno e mi costringe a lunghe sedute di riposo.
Ma sono così assorbita dal pensiero che stanotte, tipo, non ho dormito pensando alla nuova sessione di pesi che avrei iniziato poche ore dopo.

Il mio cervello nell’insonnia da workout.

Vorrei sfidare il mio mini infortunio al ginocchio ed andare a correre, ma non so quando ritagliare questo tempo.
E sono arrivata al punto che se vedo qualcuno in un film compiere una QUALSIASI attività fisica, vorrei spegnere tutto e ricominciare a sudare.

Tutto bello.
Peccato che poi mangio lammmerda.

Bruce Lee ti vede ogni volta che apri un sofficino findus.

Ultimamente poi più del solito, perché ho iniziato una dimostrazione sul mio profilo Instagram su come il cibo spazzatura non solo faccia schifo, non solo sia una truffa dato che lo pubblicizzano come sano e genuino, non solo faccia ingrassare abbbbbestia se non si ha un regime di vita da minatore… ma fa pure male.
Quindi per 4 giorni ho provato dei prodotti che sapevo già essere schifidi che mi han trasformato in una cicciona scoreggiona.

Corse fino al cesso che non ti dico.

Mi sentivo come quei grassoni esagerati che si ingozzano di pasta scotta che annega nell’olio e ripetono, quasi grufando, Com’è saporito, com’è saporito. Cioè, manco i sapori sentono, quelli. Peggio dei drogati.

Dico sul serio: ho sentito il grasso comparire sopra gli addominali, coprire tutte le braccia, la schiena. L’aria della pancia ha creato prima uno stomaco gigantesco, poi si è spostata sui lati provocando fitte un po’ in ogni dove e poi, finalmente, se ne è andata, con l’eleganza che la contraddistingue.

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Com’è saporito.

Sono arrivata alla cena di ieri sera con voglia di riso bollito condito con nulla, niente e pensieri buoni e quindi ho cucinato nella maniera meno grassa della storia.
Una pasta con seppie, carciofi, un filo d’olio appena accennato ed un sacco di prezzemolo.
Ci voleva proprio.
Tutto questo per dirti che non ti sto presentando una ricetta mondiale ed imperdibile, ma è proprio adatta per quei periodi in cui ti sei sfondato così tanto che manco ti ricordi quando hai iniziato a mangiare, sai solo che è il momento di smetterla.

Sai che ora è? L’ora del Gandhismo.

Però è un po’ lunghetta da preparare, tra pulizia di carciofi e loro cottura (lo sai che c’han la pelle dura). Ah, la ricetta l’ho presa da Luca Pappagallo.
Go, go, go!

Per preparare dei fusilli con seppie e carciofi, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di fusilli;
  • prezzemolo;
  • un cucchiaio d’olio + un filo da aggiungere sui piatti;
  • 400 grammi di seppie. Se le prendi surgelate, acquistane quasi il doppio (perdono di peso);
  • 150 grammi di carciofi. 4 carciofi dovrebbero bastare;
  • sale, pepe.
  • 100 grammi di vino bianco.

Partiamo dalla pulizia dei carciofi, che non ho alcuna intenzione di ripetere poiché la trovi già qui. Ricordati di metterli in acqua e limone se non vuoi che si anneriscano, se non te ne frega un cazzo come nel mio caso mettili solo in una ciotola ad abbronzarsi.

Perché i Kaiju non sono razzisti. Se vogliono diventare neri, chi sono io per impedirglielo?

Passiamo alle seppie. Eccole intere:

Devi ridurle a pezzettini. Spero che tu te li sia fatti pulire dal pescivendolo, poiché io non ho alcuna intenzione di spiegare come si puliscono.
Ricordati però di togliere le parti dure che stanno nella testa. Il becco o come si chiama.

Devi raggiungere questo risultato:

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Trita abbondante prezzemolo.
Taglia a pezzetti più piccoli i carciofi (non lasciarli divisi in 4 parti, ci mettono una vita a cuocere).

In una padella versa un cucchiaio d’olio e poi cacciaci dentro le seppie.

Falle andare a fiamma medio bassa, girando di continuo, per qualche minuto.
Ci vorranno circa 5 minuti, forse anche meno. Diventeranno di un bianco molto deciso e basta, non aspettarti ulteriori cambiamenti.

Preleva le seppie cotte e mettile in una ciotola, lasciando nella padella il liquido che han buttato fuori (non sarà molto, ma com’è saporito, com’è saporito).

Caccia ora in padella i carciofi. Versa 100 grammi di vino bianco.

Alza la fiamma e fai bene evaporare.
Versa ora un po’ d’acqua (va bene quella della cottura della pasta), bagna un foglio di carta da forno e ricopri la padella: cuoceremo i carciofi con il solito sistema del simil vapore che trovi sempre in questo post qui.

Ci vorrà un bel po’, circa 30 minuti.
Ogni tanto alza la carta per vedere se l’acqua è evaporata e nel caso versane dell’altra.
Si dovranno ammorbidire di brutto.
Quando saranno pronti, butta la pasta, che dovrai tirare fuori giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione. 

Caccia in padella le seppie, del pepe e del prezzemolo tritato:

Mescola il tutto, fai saltare per un minuto e poi spegni la fiamma in attesa dei fusilli. Riaccendila però un minuto prima del loro arrivo, che la padella deve essere calda.

Scola la pasta, buttala in padella e concludi lì la cottura, girando spesso.

Prepara i piatti e su ogni porzione metti ulteriore pepe, del prezzemolo ed un filo d’olio.
Dovresti avere davanti a te una cosa del genere:

Ciao e buon appetito!

 

Ragù di croste di parmigiano (+ non c’ho un cazzo da dire, Platinum Edition)

Cominciamo dalle cattive notizie: ho la macchina fotografica in assistenza, quindi c’è un ritorno al passato, a quando le foto del blog facevano così cagare che a stento si poteva riconoscere il cibo.
Se già normalmente non sei a casa di una foodphotographer, oggi proprio ci sono immagini che potrebbero insultare il tuo senz’altro spiccatissimo senso estetico.

Certe immagini possono farti venire i capelli bianchi per l’orrore, attenzione.

Ma le pessime notizie non finiscono qui: non c’ho un cazzo da dire.
Ma NIENTE di NIENTE.

Ho sconfitto il primo boss in The Surge e posso rivelarti che se come me stai camminando da poco in quegli scenari colmi di cyberzombie, non devi lasciarti sconfiggere mentalmente dalla sua barra della vita: è grossa, ma è anche un robottone facile facile da superare.
Se come me sei ad un livello 30 lo abbatti con calma e sangue freddo.

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The Surge, il gioco del momento.

Ho anche rivisto The Thing di Carpenter, che tipo l’ultima volta era 20 anni fa. Era pure ora, dato che non lo ricordavo così spettacolare: ma della fantasia incredibile di chi ha progettato la fisicità della Cosa vogliamo parlare?
No, vero? Sono d’accordo, perché manco io ho qualcosa da dire al riguardo. Però figo.

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E via le braccia.

Posso parlarti di Deboroh che è stato punto da una vespa ed ora è super casalingo e super sonnoso?

No, anche questo non è un argomento che ci porterà lontano.

Gatto.

Insomma, non c’ho un cazzo da dire per davvero.
Ho sonno perché ho mangiato troppo coniglio pasquale ripieno di merda, qui piove da due giorni e l’unica cosa che posso fare è vivere sotto al piumone.
Non posso manco consigliarti di smettere di cercare le scarpe nel frigorifero, perché è già stato fatto.
Certo, potrei partire col pippone filosofico sul fatto che le cose si trovano quando siamo pronti a trovarle e che ogni luogo può essere un luogo per quelle benedette scarpe e che magari nel frigo ci sono pure, ma tu non sei pronto per questa rivelazione… ma no. La verità è che se cerchi le scarpe nel frigorifero qualche problema ce l’hai e se le trovi, il problema è pure doppio.

Non ce la posso fare.

Quindi occupiamoci della ricetta.
Un mese fa ho rivelato al mondo che oltre ad action figure e muffe avevo iniziato a collezionare croste di parmigiano e Zampine in Cucina mi ha linkato la sua ricetta del ragù di croste.
Ne ho accumulate un altro po’ e finalmente l’ho provato: buonissimo e manco tanto laborioso. Hai bisogno di due cose: un’oretta di cottura ed un mixer per tritare le croste (puoi anche farlo col coltello, ma auguri).

Se come me accumuli croste di parmigiano nella prospettiva di una pasta e patate che però non cucini mai, hai trovato la soluzione ai tuoi problemi.
Go, go, go!

Seguimi in cucina!

Per preparare un ragù di croste di parmigiano, per 4 persone, hai bisogno di:

  • 350 grammi di croste di parmigiano;
  • una cipolla, una carota, una costa di sedano;
  • 10 grammi d’olio;
  • 700 grammi di passata di pomodoro;
  • 300 grammi d’acqua;
  • sale.

Ebbene sì, con queste quantità due persone mangeranno almeno due volte.

Le croste di parmigiano sono durissime pure se usi il mixer, quindi ci tocca ammorbidirle. Mettile in una pentola colma d’acqua, aspetta che questa cominci a bollire e falle andare per dieci minuti. Ogni tanto rigirale, perché tendono ad attaccarsi sul fondo.
Spegni poi la fiamma e lasciale lì fino a quando ti serviranno per cucinare (è un lavoro che ho fatto la mattina per la sera).
In alternativa puoi anche scolarle subito, lasciarle raffreddare un minimo e partire con la preparazione appena le tue mani riescono a maneggiarle.

Foto di merda numero 1.

Se riesci a tagliarle a pezzi, fallo. Altrimenti caccia le croste ottenute nel mixerone e fai andare il tutto finché ottieni questo risultato:

Se non possiedi un mixer molto potente però DEVI rompere le croste in pezzotti, perché non ce la farà mai.
Se non possiedi un mixer punto, non tagliarli così piccoli perché ti sanguinerebbero le mani: falli a pezzi un po’ più grandi, poi a fine ragù dai una passata col mixer ad immersione.

Sempre col mixer ti tocca tritare cipolla, carota e sedano. Ricordati di pelare con un pelapatate sia la carota che il sedano, togliendo la parte più fibrosa. 
Siamo pronti per partire.

In una pentola versa 10 grammi d’olio e caccia dentro il trito di verdure:

Fai andare il tutto per diversi minuti, per far appassire le verdure.

Aggiungi le croste tritate:

Versa la bottiglia di passata di pomodoro (raccogliendo con dell’acqua anche tutta la preziosissima salsa che rimarrà nei lati della bottiglia) e 300 grammi d’acqua.

Mescola bene.

Aspetta che il tutto inizi a sobbollire, poi fai cuocere a fiamma bassa (sul fornello più piccolo che hai) per almeno un’ora. Deve restringersi di brutto e le croste si devono ammorbidire bene bene. Se il liquido non bastasse, aggiungine durante la cottura: non alzare mai la fiamma ed alterna la cottura con coperchio e semicoperto, a seconda della temperatura che ottieni. Se bolle troppo, semicoperto. Se bolle poco, coperto. Se evapora troppo, coperto. E via dicendo, a sentimento.

Otterrai un ragù molto denso:

Che ti faccio vedere con un altro scatto, fatto col CELLULARE, che è meglio di quello di questa macchinetta di merda:

A fine cottura asssaggia ed aggiusta di sale. Un po’ il retrogusto muffoso c’è, perché le croste ce l’hanno quel retrogusto, ma secondo me è buono e basta.
Se non hai usato il mixer ed hai tagliato le croste come un artigiano di altri tempi, ricordati di dare una passata col mixer ad immersione per rendere tutto un po’ più omogeneo.

Quando prepari la pasta fai come si faceva a casa dei nonni, nel 1915: getti la pasta in una ciotolona e condisci lì dentro con la quantità di ragù che ti serve.

Quando devi riscaldare il ragù versaci un po’ d’acqua, così non lo fai attaccare sul fondo: fiamma bassa, coperto. Ci vorranno dieci minuti scarsi.

Ci condisci la pasta e guarda qui, sembra quasi un ragù bolognese:

Ciao e buon appetito!