Fusilloni con crema di formaggio finto e pomodoro vero

Il coltello non è proprio la mia arma.
Solo l’idea di trafiggere la testa di uno zombi con una roba così corta a me fa ribrezzo. Troppo contatto, vedo già il cervello che mi si appiccica addosso, la lama incastrata nel cranio. No, niente coltello.
E niente pistola, perché tanto avrei una mira di merda e comunque attira troppo l’attenzione.

L’arma ideale per la mia apocalisse rimane la mazza chiodata. Ti sfoghi, ti diverti, non ti sporchi. Un lavoro pulito, facile e veloce.

#dwedit from toss a coin to your bitcher

Sapevo che saresti stato d’accordo con me.

Mi piacerebbe dire che ho tutto pronto, così non è. La casa dove abito è abbastanza isolata da permettermi di sopravvivere qualche mese, tuttavia mi dovrei spostare per cercare un rifugio con porte e finestre migliori. Tanto prima o poi quei morti viventi del cazzo ci arrivano, qui.
I primi li possiamo far fuori con le tenaglie e la pala, poi bisognerà andare al bazar del paese e cercare qualcosa di più adatto. Comunque psicologicamente sono pronta, prontissima.

A questo pensavo mentre giravo per Castelnuovo di Garfagnana, un posto di merda inutile colmo di gente altrettanto inutile. In un attimo, durante quell’insofferenza totale regalata non dal caldo o dalla stanchezza o da (metti qui _____ la parola che ti pare) ma dalla presenza di esseri viventi della stessa mia specie di fianco a me, la mia vita è tornata alla normalità.

#the good place from Richie Tozier’s All-Dead Rock Show

Infatti, cazzo. Che mi è preso?

A few times in my life I’ve had moments of absolute clarity (cit. La Nonna dell’Ace) e quello è stato uno di quei momenti.

Non so cosa mi sia preso, nell’ultimo periodo.
O, meglio, lo so talmente tanto bene che non sento manco il bisogno di scriverlo. So che le mie insicurezze e frustrazioni hanno generato un’Alice che manco a sedici anni.
Ora sento chiarezza nella testa. Siamo tornati a bomba e sono due giorni che mi ripeto il solito mantra: la vita è un’eterna lotta contro gli scarafaggi.

Così.

Una lotta che non ha fine e che soprattutto non porterà alla vittoria dell’essere umano, poiché gli scarafaggi sono migliori di noi. Sopravvivono a temperature estreme, si adattano a tutto, all’occorrenza diventano persino dei cannibali. Efficienti, infestanti.
Quindi la Terra, a lungo andare, sarà la loro legittima eredità.
Lo stesso arrendermi non è nella mia natura ed ogni volta che li incontro un moto di ribrezzo mi pervade e l’esigenza di massacrarli con uno scarpone mi assale.

Morte elargita senza indugio.

#trekedit from we the nervous.

Non so cosa stia dicendo, ma condivido la faccia schifata.

Mi ero dimenticata di questo mio eterno guerrigliare contro il multiverso, della mia FATICA per raggiungere lo stato di benefico isolamento in cui sono riuscita a ritagliarmi la pace negli ultimi 3 anni.
Qui siamo in due e in due dobbiamo rimanere.
Non per un sentimento di abitudine, non per preservare il quotidiano, non per paura di cambiare. Ma quale paura di cambiamento vuoi che abbia, qui l’unica certezza è che essere INSERITI nella società che fa cagare. La tranquillità mi ha fatto dimenticare quanto fossi frustrata, ai tempi del lavoro, delle città, delle serate obbligatorie, dei natali in famiglia.
D’un tratto tutta quella gente me l’ha fatto ricordare.
Poi ho acceso i social.
Ho trovato 453468934759837598 notifiche. Quasi tutte da dimenticare.

#userstream from MOVIE TV ETC!

Stessa rassegnazione.

La maggioranza della gente fa schifo.
Vive in una realtà parallela dove crede di potersi prendere confidenze che nessuno ha concesso, dove confonde il rompere i coglioni con fornire consigli (non richiesti, quindi molesti), dove insulta perché tanto può. E no, fermo lì, non è a causa dell’anonimato, non è la rete. Lo facevano pure quando vivevo nella vita REALE, lo facevano perché sono tutti dei maleducati di merda. E lo dico dicendo MERDA CAZZO CULO, poiché la maleducazione spesso c’entra ben poco con le parole scelte per esprimersi.

#doctor who from Doctor Who Gifs

No e non ho voglia di argomentare le cose ovvie.

Quando dico TUTTI intendo TUTTI.
Per non parlare – ne accenno un niente, perché sarebbe davvero troppo lungo argomentare – di quelli che non capiscono NULLA di quello che dico o faccio e scrivono frasi a cazzo in risposta (sempre non richiesta). O di quelli che BRAMANO punti in comune, quando io di punti in comune non ne ho manco con me, nei giorni no.

Ah, come siamo simili io a te.
Ah, come ti capisco.
Ma se non sai manco come ti chiami, cazzo vuoi capire.

#studioghibliedit from 𝖈𝖑𝖔𝖚𝖉𝖇𝖚𝖘𝖙𝖎𝖓𝖌1985

In effetti.

Ci sono poi quelli – infestanti! – che credono che la mia vita sia racchiusa nei 15 secondi di storie Instagram o nel minuto di Tutorialbrutto.
Ogni giorno si batte un nuovo record di coglionaggine e quindi ho deciso che basta, qui si allenta un po’.
No, non sono TUTTI così. Ma che magra consolazione.

Negli ultimi giorni ho visto cose che non ho filmato né fotografato.
I cavalli più grandi del mondo.
La capra che si è fatta toccare la testa (e che bel pelo ha!).
Varie ed eventuali.
Ho goduto persino della noia, senza cercare di ammorbidirla cliccando su quel cazzo di telefono maledetto.

Sono misantropa? Sì.
Vivo in campagna, con i gatti? Sì.
Non è una fase, non è un rifugio, non è una rinuncia. Mi sono ricordata là, a Castelnuovo, quanto l’umanità mi faccia vomitare da sempre. Dal 1982, precisamente.

Non me lo scorderò più.
Anzi, quasi quasi me lo tatuo in faccia.

#eurovision song contest the story of fire saga from Movies and Chill

A confronto la loro vita era movimentata.

Se non ti va bene, perché condividi la roba online? Perché sì è la risposta più semplice. Perché condividere fa parte dell’animo umano e buttare fuori fa parte del processo creativo. Perché lasciare le poche cose che uno può avere imparato ad un pubblico senza faccia è la cosa più utile che tutti noi possiamo fare. Perché il mio gettare nel web può essere di giovamento a chiunque, pure se io lo odio. Perché tutto è crescita per tutti, pure in maniera involontaria.
Non mi sento di dover giustificare il mio comportamento, dato che io offro ma non tolgo niente a nessuno. La mia presenza cerca di essere utile e positiva, non manipolatrice e carognosa.
Ma questo mio condividere non significa che a me fotta qualcosa del tuo gusto, della tua opinione, delle tue incertezze. Frega un cazzo di quello che ho da dire io, pensi VERAMENTE che io e te abbiamo qualcosa da spartire?

#ruinedchildhood from fordsharrison

Sei sicuro di voler sapere quello che penso?

Chi pensa che condividere con l’esterno sia un implicito consegnare le chiavi di casa agli sconosciuti, dando loro il permesso di rompere i coglioni, ha dei problemi di comprensione del mondo. Non sta a me dimostrare il contrario. Non ho interesse di iniziare questa discussione, ma mi ritrovo a mettere le mani avanti, poiché – a differenza di qualche tempo fa – ora c’è chi mi legge.

La micragnosità delle frasi dette dagli sconosciuti, delle chiacchiere da ascensore (per non parlare di quelle da bar), quel vivere da morti. Quel non saper fare i collegamenti minimi su qualsivoglia argomento, quel non avere il minimo spirito critico verso se stessi, quel muoversi per impulsi elettrici.
Tutto questo e molto altro ancora mi ha investito di nuovo. Là, a Castelnuovo di Garfagnana.

#hjackmanedit from there's fuckery afoot

Sarà di nuovo la mia risposta standard, che bello.

Scimmie?
No. Le scimmie possono evolvere, le scimmie non sono esseri perfetti, le scimmie possono imparare, imitare, provare emozioni, essere.
Scarafaggi, sempre scarafaggi. Gli esseri viventi perfetti. Non devono cambiare, sono sulla Terra da 354 MILIONI DI ANNI. Gli uomini solo da SEICENTOMILA ANNI.
Siamo dei Turisti della sopravvivenza.

Che liberazione tornare me! Che spettacolo soppiantare quel senso di fragilità con la mia solita sicurezza da Dio in Terra (voglioso di mandar Diluvi, anche).
Mi sento meglio.
Avevo dimenticato tutto quello che avevo imparato. Tutto.

#filmedit from Sci-fi Gifs

Anche.

Certo, qua è un attimo. Bisogna stare attenti. Perché fino ad un anno fa io non condividevo più nulla. Che la chiusura non muti mai in totale isolamento, altrimenti ci perdo io.

Ed ora mangiamo. Una pasta con zero difficoltà, pochi ingredienti e adatta a quei pranzi impossibili anche solo da pensare causa troppo caldo.

Go, go, go!

#userstream from hollywoods

In cucina.

Per preparare dei fusilloni con crema di formaggio finto e pomodoro vero, per UNA persona, hai bisogno di:

  • 90 grammi di fusilloni (o altra pasta corta);
  • 30 grammi di formaggio finto. Io ho usato lo spalmabile di capra, ma puoi usare philadelphia o quel che ti pare;
  • 100 grammi di pomodoro (quelli da insalata o quelli che ti piacciono di più);
  • sale, pepe;
  • basilico o menta o quel che hai.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Nel piatto dove mangerai caccia 30 grammi di formaggio (la dose consigliata sulla confezione, sì).

Taglia a dadini piccoli il pomodoro e metti pure lui nel piatto.

Mescola tutto insieme. La parte più difficile della ricetta.
Aggiungi pepe e le erbette che hai in casa (basilico, menta o maria, per quel che mi importa).

Ora scola bene la pasta e mettila nel piatto.
Mescola di nuovo.

Prepara il piatto, spolvera con pepe e niente, abbiamo VERAMENTE già finito. Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Penne con verdure e uovo fritto.

Non credo che se rimettessi sulla play Dragon Age Origins e salvassi il mondo dalla Prole Oscura per la centesima volta sarebbe diverso. Diverso dall’ammazzarsi di Isaac Afterbirth, intendo.

In attesa che torni la voglia di videogiocare.

Mi sento come quei vecchi di 30 anni che rimpiangono i videogiochi degli anni ’90. Accendo un nuovo gioco – uno qualsiasi – e tempo 5 secondi mi sono cagata il cazzo. Non riesco ad arrivare neppure alle prime fasi di gioco VERE, io sto già sbattendo il pad a terra durante l’introduzione. In cui di solito ti fanno vedere solo dei video ed ogni tanto ti fanno schiacciare X, così, per vedere se sei attento.

Sono riuscita ad annoiarmi anche con questo, dopo un po’.

Non so se il problema è che sono TUTTI UGUALI, se io mi sono semplicemente rotta del mezzo o se boh.
Ci sono stati POCHI giochi che mi hanno divertito, negli ultimi tre anni. Giochi grossi, intendo. E God of War in fondo è stato anche tra questi, se solo fosse durato 5 ore di meno. Io dopo tre ore ero satura, basta, avrei potuto piantarla lì. Non so di cos’abbia bisogno, so che i videogiochi non me lo stanno quasi mai dando. Salvo quelle piccole eccezioni di giochi minuscoli recuperati su Nintendo. E forse sta in quel PICCOLI la chiave. Come fai a tediarti se l’intero gioco dura, forse, tre ore? Tre ore dove è richiesta la tua partecipazione, poiché si trattava di giochi fatti a labirinti ed ho scoperto di amare i labirinti.

Oggi col cazzo che giocherei a Dragon age 2. Per tre volte, poi.

Ogni tanto spendo dieci euro in qualcosa, ognisssempre sono dieci euro buttati.
Mi sa che mi devo arrendere all’evidenza e smettere.
Smettere del tutto.
O fare come i nostalgici, rimpiangere Catherine e Fallout 3 e rompere le balle ai ggggiovani che si godono Fortnite.

Bah, nel dubbio andiamo in cucina, che oggi mettiamo le uova fritte sulla pasta.

In cucina.

Ebbene sì, uova sulla pasta. Prima o poi sapevi che sarebbe accaduto. E accadde.
Go, go, go!

Per preparare delle penne con verdure e uova fritte, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di penne;
  • 300 grammi di zucchine;
  • 300 grammi di carote;
  • 10 grammi d’olio;
  • un cipollotto;
  • 70 grammi di pecorino sardo o mozzarella per pizza (o altro formaggio a piacere), FACOLTATIVO. L’ho messo perché ce l’avevo e non si butta via niente. Va benissimo anche il parmigiano o quel che ti pare (ma nel caso di parmigiano o pecorino, 50 grammi sono sufficienti);
  • 2 uova. Da cuocere separatamente, in due padellini, con 5 grammi d’olio a testa.
  • sale.

Partiamo con le verdure. Con un pelapatate raschia la parte esterna delle carote.

Di solito le tagliamo a tocchetti e le lasciamo croccanti. Questa volta dobbiamo tagliarle sottilissime e renderle super morbide e per farlo ti converrebbe usare una mandolina che è un aggeggio del genere.

Altrimenti puoi farlo col coltello, ci vorrà un po’ più di tempo ma si può fare. L’importante è che sia tutto molto sottile. Ti mostro nella foto un paio di pezzetti per farti capire più o meno l’idea di grandezza:

Riduci così anche le zucchine.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Trita un cipollotto. Se hai deciso di usare il formaggio, taglia a dadini pure quello.

In padella versa 10 grammi d’olio e caccia dentro il cipollotto.

Fai soffriggere brevemente ed appena cambia colore puoi unire le verdure.

Metti un po’ di sale, mescola bene e chiudi col coperchio. Fai andare a fiamma bassa finché si saranno un po’ appassite, non ci vorrà molto. Intorno ai 5 minuti, 10 massimo (dipende dalla padella che usi, principalmente).

Ecco che aspetto avranno:

A questo punto chiudi col coperchio e tienilo in caldo e passiamo alle uova.
Butta pure la pasta.

Come si preparano le uova? Come sempre: padellino antiaderente, fiamma molto bassa. Metti 5 grammi d’olio a padellino (anche se ne cuocessi 2 alla volta la quantità d’olio è la stessa. 5 grammi riescono a cuocere fino a 4 uova), fai scaldare bene e poi caccia dentro l’uovo.

Sempre fiamma bassa, metti il sale sul tuorlo e quando l’albume è bello bianco, è pronto.

Se hai bisogno di info più precise, il post sulle uova è sempre qui.

Metti da parte pure le uova.
A questo punto attendiamo la pasta, che devi tirare fuori un minuto prima del tempo indicato sulla confezione.
In questo tempo riscalda la padella con le verdure e quando la pasta è pronta, scolala (senza buttare la sua acqua) e concludi la cottura là dentro (sempre bagnando con l’acqua di cottura se occorre).

A fiamma spenta aggiungi il formaggio: poco alla volta, mescolando e facendo sciogliere.

Finalmente possiamo preparare le porzioni.
Prima la pasta e sopra schiaffaci un uovo fritto.

Davanti a te dovresti avere una roba del genere:

Ciao e buon appetito!

Spaghetti aglio, olio, peperoncino e mollica ( + parole a vuoto)

Oh, non ho un cazzo da dire.

Succede.

Non ho visto film interessanti. Sto giocando pochissimo. Di parlare di pensieri astratti non ho voglia e stamattina mi sono pure massacrata la testa sbattendola contro il muro, mentre facevo le trazioni.
Quindi ho il cervello un po’ stanco. In me regna il vuoto assoluto.

Eh.

Potrei parlarti di American Moon di Mazzucco e di tutti gli approfondimenti cheAdrian Fartade ha girato, in risposta.
Peccato che io non abbia visto American Moon (e mi sia pure passata la voglia di provarci) e che manco ho finito di guardare Adrian Fartade. Insomma, un po’ poco, come materiale.
Certo, potrei iniziare a blaterare sull’importanza di essere un complottista serio, per non sminuire il valore dell’informazione alternativa. Se dici puttanate sull’allunaggio, poi chi ti crede quando cominci a fare domande su argomenti più pressanti?
Potrei.
Ma non ne ho voglia.

No, proprio non mi va.

Oppure potrei anche FINALMENTE scrivere quel post sulla pedofilia che ormai rimando da un anno. Quello dove ipotizzo la necessità di dare spazio a coloro che soffrono di questa anomalia (perché non mi piace la parola patologia, né perversione, né malattia) per aiutarli a viverla meglio. Ricordarci che essere pedofili ed essere violentatori non sono sinonimi.
Ma non ho voglia. No.

Poi si scrivessi queste cose altamente impopolari, la gente se ne andrebbe indignata

Oppure, che so, perché non raccontarti dell’incredibile esperienza che sto avendo con gli audiolibri? Sta diventando il mio nuovo passatempo preferito e mi sono resa conto di non avere mai letto un libro in vita mia. Non così, per lo meno. Con la cura dei toni, dei dettagli, delle pause, dei sospiri.
Sì, ma che palle, magari la prossima volta. Magari quando finirò di audioleggere Anche gli Androidi sognano pecore elettriche.

E se Blade Runner mi faceva cagare prima, figurati adesso. 

No, facciamo che ti do la ricetta e basta. Facciamo che oggi sto zitta e mi riposo la testa. Facciamo che complichiamo una stupida pasta aglio, olio e peperoncino e la rendiamo ancora più bestiale di quel che è.
Facciamo, dai.

Go, go, go!

È ancora sconvolto per quella cosa della pedofilia.

Per preparare degli spaghetti aglio, olio, peperoncino e mollica, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di spaghetti;
  • 100 grammi di pane. Secco o meno non ha importanza, tanto lo ripassiamo in forno. No, il panbauletto non va bene;
  • 80 grammi di olio complessivi;
  • del peperoncino, uno spicchio d’aglio;
  • qualche foglia di basilico;
  • qualche gambo di prezzemolo;
  • prezzemolo tritato.

Partiamo dall’olio: dobbiamo aromatizzarlo e per farlo dobbiamo farlo macerare qualche ora. Se riesci a prepararlo 5-6 ore di anticipo sarebbe cosa buona e giusta.

Che devi fare? Molto semplice.
Versa 70 grammi d’olio in un pentolino e dentro devi metterci il peperoncino tritato, lo spicchio d’aglio scamiciato e tagliato a metà, qualche foglia di basilico e dei gambi di prezzemolo.
Accendi la fiamma bassa, attendi che l’olio soffrigga bene e poi spegni.

Lascialo riposare lì dentro più tempo possibile.

Quando è ora di mangiare, occupiamoci del pane.
Accendi il forno a 200 gradi.
Devi tagliare il pane a fette, spesse più o meno un dito.

Con un pennellino cospargile bene con l’olio che hai aromatizzato. Non lo userai tutto, quell’olio.

Inforna a 200 gradi fino a quando diverranno belle abbronzate. Ci vorranno dai 5 ai 10 minuti, dipende dal forno e dal pane. 

Ah, se stai usando una griglia come questa, sulla base del forno metti una teglia grande che possa raccogliere l’olio che inevitabilmente cadrà. Almeno eviti di dover perdere tempo a pulire. Che non so te, ma per quel che mi riguarda se non avevo voglia di parlare di pedofilia, ho ancor meno voglia di lavare il forno.

Non è finita qui, perché dopo tutto questo lavoro dobbiamo tritare il pane. Non a polvere, in maniera grossolana.
Usa il mixer ed attivalo a scatti, sennò polverizzi tutto. Che va bene uguale, ma a pezzettoni è più buono.

Adesso metti l’acqua della pasta a bollire.
In padella versa l’olio che è rimasto nel pentolino e recupera pure il peperoncino e l’aglio. L’aglio spezzettalo.

Prepara la pasta e scolala un paio di minuti prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare la sua acqua di cottura.

Cacciala in padella e concludi la cottura, bagnando con l’acqua di cottura e girando di continuo con delle pinze. Fiamma bella alta.

In questa fase aggiungi anche il prezzemolo tritato.

A fiamma spenta caccia una manata di pane che hai crostinato.

Mescola ancora. Se vuoi puoi metterne un’altra manata, ma poi basta, sennò si secca troppo.

Prepara ora le porzioni, coprendo ogni piatto con l’infinità di pane che hai preparato. E condendo con gli ultimi 5 grammi di olio a testa che abbiamo lasciato da parte (pensavi che avessi scritto 80 grammi a caso, eh, confessa!).

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!