Piselli e parmigiano ( + tra CoronaVirus e Primo Levi).

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.
Bella frase. Significativa. Colma di intenzioni.
Questo mi riecheggia in questi giorni, in testa. Insieme alla domanda che Primo Levi dice essere la più comune e la più ripetuta: perché non siete fuggiti PRIMA che tutto questo succedesse?

Mi è difficile mettere una gig, quindi mettiamo Data. Che è un po’ la rappresentazione fisica del Domandarsi.

Non mi annoio, in casa. Poi io vivo in campagna, ho un giardino, persino un vialetto dove posso camminare su e giù.
E poi, diciamolo, viviamo nel migliore dei mondi possibili: tra videogiochi, Netflix, film e social network, il tempo non è mai abbastanza per fare tutto quello che vorremmo. Quindi questa quarantena – se così vogliamo chiamarla – non è che pesi, da quel punto di vista.

Infatti.

La mia vita è cambiata pochissimo. Qui abitiamo in 4 ed in 4 saremo sempre, l’unica cosa che cambia è che al supermercato sono tutti bardati come i tizi che volevano rapire E.T.
Mascherine, guanti, gel.
Esco con la bicicletta, un po’ in ansia. Entro, compro quello che mi serve in meno tempo possibile, esco, mi disinfetto le mani, torno a casa.
Mi tolgo le scarpe, mi lavo le mani, cerco di farmi passare l’ansia.

Non con la stessa gioia, ma insomma, ci siamo capiti.

E penso a quella domanda là. Al Perché non siete fuggiti, PRIMA. Giustamente Primo Levi risponde che alcuni sono fuggiti, hanno fatto in tempo, se ne sono accorti… ma che la tendenza, normalmente, non è aspettarsi il peggio e che comunque indovinare il futuro non è semplice, non è banale, non è nemmeno – aggiungo io – qualcosa che uno DOVREBBE fare. Primo Levi incalza, ci domanda – a noi, a me, a te – perché NOI non stiamo facendo qualcosa per risolvere il possibile futuro funereo che ci attende. Lui scrive dagli anni ’70 e parla di atomiche, di guerre nucleari, di un passato che non assomiglia al nostro presente.
Mentre lo ascolto spiegarsi io sono sul mio balcone, prendo il sole e mentre fingo che vada tutto bene, decreti notturni limitano la mia (la nostra) libertà di secondo in secondo.

E  non c’è un cazzo da ridere.

La notte che ho saputo che i militari erano passati nelle mani dello Stato, mi sono cagata sotto.
Per dire.
Io, che sono complottista di natura, non credo nel virus spontaneo. Non ci credo manco per il cazzo. Credo nella guerra batteriologica, credo nella necessità di controllare i cittadini, credo nella possibilità di voler sfoltire il genere umano, credo nelle scommesse per soldi a discapito dei poveracci. Credo che siamo un grande Risiko e che, questa volta, non ci son posti dove rifugiarsi.
Forse Marte. Ma è un po’ fuori mano.

Rimetto Data sempre perché le gif, oggi, sembrano non legarsi ai miei pensieri.

Nella mia testa ciò che sta succedendo è pilotato e non ho idea bene di dove voglia andare a parare. Tanti i possibili scenari futuri e non tutti funesti: però l’idea che qualcuno stia giocando con le vite umane, che io sia FORSE fuori pericolo perché giovane e forte, è un’idea terrificante. Angosciosa. Impossibile da assimilare.
Non ho mai fame.
Cucino per fotografare.
Mi alzo la mattina attendendo la sera, per andare a dormire.
Sono assillata da pensieri non miei ed ho sbalzi di umore e di sensazioni evidenti.
Non mi piace ciò che sta accadendo ma non posso farci niente.

E sono cazzi.

Parliamo di cibo.
Sto sperimentando tanto ma fa tutto cagare. Un po’ è senz’altro a causa di questa non voglia di cibo: fotografo, film… ma voglia di mangiare non ce n’è.
Per fortuna è stagione di piselli, però e quindi sto facendo indigestione.
Mi sono accorta che non c’è la ricetta dei piselli col parmigiano ed è decisamente un peccato mortale.

Quindi go, go, go!

In cucina!

Per preparare un contorno di piselli, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di piselli freschi. Non surgelati, non in barattolo: FRESCHI! Devi comprarne circa un chilo, un chilo e due se proprio vuoi essere abbondante;
  • 30 grammi di burro;
  • mezza cipolla bianca;
  • 50 grammi di parmigiano;
  • qualche foglia di menta (una decina);
  • sale.

Facilissimo. La parte più lunga è sbaccellare: devi solo aprire i bozzoli e prelevare i piselli.

Trita la  mezza cipolla.
Grattugia 50 grammi di parmigiano, a polvere.

In padella metti 30 grammi di burro e come si sciolgono aggiungi la cipolla.

Fai andare per 5 minuti, fino a quando la cipolla sarà ammorbidita. Gira spesso e non fare bruciare il burro: fiamma bassa. 

Caccia poi dentro i piselli.

Aggiungi il sale e fai andare per una decina di minuti, girando ogni tanto.
In dieci minuti i piselli saranno cotti, ma croccanti. Se li vuoi ancora più morbidi ovviamente prosegui, ma a me piacciono così.
Durante la cottura metti qualche foglia di menta, spezzettata a mano.

Prepara poi le porzioni.

Su ogni piatto caccia una montagna di parmigiano.
Potresti metterne un po’ anche in cottura, ma per me si perde via. Meglio a secco, a cottura ultimata.
E davanti a te dovresti avere una roba del genere:

Ciao e buon appetito!

Il riso della vendetta ( + I Sommersi e i Salvati)

Ai tempi di Auschwitzland ho taciuto.

Per gli immemori.

E potrei anche proseguire nel mio silenzio, per quel che vale. Purtroppo però sto (audio)leggendo I Sommersi e i Salvati di Primo Levi e tra una parola d’orrore ed una di sconforto certe sue analisi somigliano molto a quelle che per anni ho coltivato. Nel mutismo quasi più assoluto, poiché additare come falsa ed irrispettosa la narrativa anti-nazista porta soltanto ad un risultato: farsi insultare e farsi chiamare negazionista (o peggio) da un branco di pirla patentati.
Non so te, ma io non c’ho mai avuto aspirazione a diventare un martire o semplicemente un lapidato.

Infatti, invece di torturarmi con le loro stronzate.

Però notando la durezza con cui Primo Levi si scaglia, negli anni settanta, contro ciò che oggi è diventata l’unica narrativa possibile, forse un paio di parole si possono pure spendere, a favore di Auschwitzland.
Sì, a FAVORE.

Comincia lo show

Certo, gli intenti della signora che ha indossato la maglietta non sono certo i miei. Non è questione di deridere o di sminuire una tragedia: è questione di marciarci sopra. Poiché è indubbio che da molto tempo i lager e tutto ciò che gira intorno all’Olocausto siano diventati redditizi. Le vittime – i morti e i sopravvissuti – sono state prima tiranneggiate dalla macchina della morte e poi svilite da quella dei soldi. Soldi creati da una lunga catena di eventi ed oggetti e, più in generale, creazioni con protagonisti ebrei con i pigiami a righe e cattivi con divise nere.

L’esempio principe.

La seriosità di un non luogo come Auschwitz (che si porta dietro quella di tutti i lager del Terzo Reich) si muta in parco di divertimenti quando tutto è messo là apposta per creare uno show. Uno show dove si piange, dove si insinua il senso di colpa, dove non si possono fare domande, dove si dimentica. Gli ebrei sono i Jedi, i Nazisti i Sith.
Del ricordo di ciò che è accaduto non rimane nulla. Questo ridurre a macchietta un evento storico di portata esagerata (talmente esagerata che la nostra società ha ormai le radici affondate in ciò che accadde), creando cattivi e malesseri stereotipati, non solo non serve… ma manca di rispetto a ciò che fu.
E fu, senza dubbio. Peccato che questo incessante riscrivere la storia (revisionismo costante, iniziato dalla liberazione e mai conclusosi) abbia cancellato del tutto il vero orrore.

Altro cagatone micidiale

La gente piange sul cappottino rosso così come si struggeva leggendo il Diario di Anna Frank, entrambi esempi didattici semplificati di un qualcosa di molto più immenso e non riconducibile ad immagini.
Ma in qualche modo bisognerà pur ricordare.
Forse.
Ma la retorica di Schindler’s List (col generale cattivo cattivo e la solidarietà dei prigionieri che si scaldano grazie alla fiammella della speranza, per citare due degli elementi più fastidiosi di quel film di merda) non somiglia alla realtà. Non è la realtà.
Eppure è diventata la realtà ed anche una riproduzione facile da commercializzare. Come una miniatura della torre di Pisa o del Colosseo.

Tutti vogliono un pezzo di Olocausto. Tutti cercano di guadagnare da un evento che dovrebbe atterrire. Da Israele al produttore di Hollywood, tutti uniti sotto la stella di David per sfruttare il dolore di chi non c’è ed è stato dimenticato proprio da questo appiattimento brutale.

Auschwitz: The Biscuit!

Ascoltando le parole di Primo Levi tante sono le risposte che trovo a domande che non ho potuto porre a nessuno. Perché CHIEDERE significa NEGARE e grazie a questo atteggiamento la verità si è persa per sempre. Rimane un sacrale silenzio su cui hanno costruito imperi miliardari e sanguinari. Rimane una specie di fede cieca che porta tanti a credere a numeri ed eventi raccontati e tanti altri a non credere, proprio perché ormai la finzione è più vera della realtà. Qualunque fosse la realtà, la si può cercare nelle parole di chi c’era ed oggi non c’è più.
Tutto il resto è propaganda post bellica e merchandising.

Detto questo, I Sommersi e i Salvati è un libro che ti auguro.
Così come questo riso con le patate, però mangiato FREDDO.

Sì, ho finito con le mie considerazioni profonde.

Seriamente, dammi retta. Questo riso è un piatto da mangiarsi freddo, altrimenti fa cagare.
Quindi lo chiameremo il Riso della Vendetta.

Go, go, go!

L’hai capita, vero? La vendetta è un piatto da servirsi freddo… sì, lo so, che battuta triste.

Per preparare il riso della vendetta, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi;
  • 500 grammi di patate (riso da prendersi dopo la pulizia);
  • 30 grammi d’olio;
  • rosmarino secco;
  • uno spicchio d’aglio;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • sale.

Inizia mettendo l’acqua del riso a bollire. Mettine TANTA, perché la useremo anche per le patate.

Pela le patate, sciacquale bene e poi tagliale a tocchetti non tanto grandi (altrimenti ci metti una vita).
Scamicia l’aglio, ma tienilo intero.

In padella verso 30 grammi d’olio e metti dentro l’aglio ed un po’ di rosmarino.

Appena inizia a soffriggere, aggiungi le patate.

Falle insaporire un po’, aggiungi il sale. Quando iniziano ad attaccarsi sul fondo della padella niente panico ed aggiungi acqua di cottura.

Ora mettiti l’anima in pace, perché le patate avranno bisogno dei soliti 30 minuti di cottura (minimo). Aggiungi acqua, girale ogni tanto.
Rimarranno intere, ma si sfalderanno e piano piano creeranno una crema.

Quando sono quasi mangiabili lessa il riso.
Grattugia anche il parmigiano.

Scola il riso e caccialo in padella.

Fai assorbire il tutto. Poi caccia dentro anche il parmigiano.

Mescola bene ed ora fai raffreddare.
COMPLETAMENTE.

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!