Cannolicchi con ragù bianco (+ il divismo ai tempi di TikTok)

Un pensiero mi sta facendo compagnia da qualche giorno.
Uno di quei pensieri felici, di quelli che ti rasserenano, calmano, galvanizzano.
Sei al supermercato, la gente mette di merda le mascherine e ti alita addosso, ti spinge, viola il distanziamento tanto gridato dai balconi.
Ma tu lì, tranquillo, perché quel pensiero ti fa compagnia.

Assolutamente sì, nulla può scalfirmi.

Invece di – come direbbe il saggio – mettermi nelle condizioni di capire peggio il mondo,  invece di lasciarmi andare a comportamenti più istintivi che razionali, io vengo protetta da quel pensiero. È la mia armatura, la mia corazza, la mia speranza.
Poiché sì, ne sono certa: Marco Montemagno ha senz’altro visto almeno un mio TutorialBrutto su tiktok.

Nei momenti di tedio e di noia, tra una startup che parte ed una che crolla, tra un 4chiacchiere col salumiere archeologo e quella con il tennista con la passione per le lumache, Marco Montemagno ha acceso TikTok. Marco Montemagno ha persino STUDIATO TikTok. Ed io SO che la mia faccia da culo è comparsa.

Sono sicura, perché Tiktok è fatto così: ripropone le stesse facce a rotazione ed ho la fortuna di essere tra quelli che circolano di brutto, là sopra.
Quindi SO. Non c’ho le prove, ma SO.
Montemagno mi conosce.
Montemagno ogni tanto mi vede.
Magari Montemagno mi odia pure, ma va beh, cerchiamo di non essere sempre negativi.

Magari reagisce così ogni volta che finisco nei suoi Per te.

Già che ci sono, parliamo del divismo spicciolo che tanto mi fa girare il cazzo da mesi a questa parte. Non che l’abbia inventato Tiktok, il divismo, sia chiaro. Non avevo forse camera mia tappezzata di poster ed erano gli anni novanta? Ma TAPPEZZATA, eh: arrivavano fino al soffitto.
Fiorello, Jovanotti, Kirk Cameron, Leonardo DiCaprio.
Ma pure Magalli, Chiambretti, Andreotti.

Ero una ragazzina poliedrica.

Però c’è da dire che tutta quella gente qualcosa combinava, per essere sul mio muro. Chi cantava, chi recitava, chi organizzava stragi di Stato. Insomma, si davano da fare.
Ora il divismo (dove quell’ora è da leggersi nell’ultimo ventennio) invade tutto e tutti, persino Pizzakaiju.
Io, che in preda alla fame ed allo scazzo accendo la fotocamera e dico stronzate, mi ritrovo a fare live su TikTok e a dover sentirmi PREGARE da bambini che vogliono essere salutati da me.
Tipo quelli che andavano a Tira e Molla e volevano farsi baciare dalla Sellerona, sulla guancia.

Sì, i  miei riferimenti televisivi risalgono alla precaduta del muro di berlino

All’inizio avevo preso sottogamba la questione, non mi era parsa nemmeno una questione. Poi ho scoperto che i tiktoktari e gli instagrammabili non rispondono a Direct e commenti. Che in molti si sentono dei divi con la scopa nel culo.
E che i bambini e i ragazzini sono talmente abituati a non essere cagati dai loro idoli da emozionarsi di brutto quando uno pronuncia il loro nickname in live, tanto da creare video e screenshot per dimostrare che il loro divo del momento li ha SALUTATI.
E no, così non va.

Io mi dissocio.

Innanzitutto se vi trovate a PREGARE qualcuno per ottenere la sua attenzione, forse quel qualcuno non è manco degno della vostra e dovreste valutare di andare a cercare intrattenimento da qualcun altro.
Ma poi rendiamoci conto che state idolatrando gente come me: cretini che si divertono a fare i cretini filmandosi e caricando tutto sul web. Alcuni ballano, altri recitano, altri fanno tutorialbrutti di cucina, ma sempre i cretini stiamo facendo.

Tipo questo signore qui.

Se accendi la fotocamera puoi unirti a noi e fare il cretino pure tu e se il Dio del Web lo vuole, puoi avere pure tu la tua nicchia di followers che ride per le tue battute.
Insomma, nessuno di noi è John Lennon.
Ma anche fosse. Mettiamo pure che io sia il Ringo Starr della cucina Brutta.
Crediamoci anche solo per un istante.
Che motivo c’è di credere che essere cagati da me abbia qualche valenza? Che cosa c’è di così trascendentale nell’avere a che fare con la persona celata DIETRO alle cose che ti piacciono?
Salvo pochi casi (tipo con gli autori, quelli veri, tipo Herzog o Bergman) l’uomo è infinitamente più piccolo di ciò che crea. Anzi, ciò che crea è il suo modo per sublimare la sua persona. Esterna la sua parte migliore, le dà una forma, spesso manco volontaria. Ciò che dovresti apprezzare è la creazione dunque, non il creatore. Che di solito è uno stronzo megalomane, quando non un inutile coglione.

Sì, oggi un post molto intenso, quasi più di questo sguardo.

Quindi non chiedermi di salutarti. Non pregarmi.
Esigi rispetto da quelli che stimi virtualmente, non elemosinare attenzioni spicciole.
Prendi quello che ti do e godine, indipendentemente dalla mia orrida persona. Ed oggi ci mangiamo – ognuno a casa propria, distanziati ma felici – un ragù bianco.
Saluto mia mamma, tutti quelli che mi conoscono e Go, go go! 

Mi raccomando, CARICHI!

Per preparare una pasta al ragù bianco, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di cannolicchi rigati o altra pasta corta (ma pure lunga, chi sono io per comandarti?);
  • 500 grammi di macinato di vitello. Non star lì a comprare il vitello da latte, però: mica è adatto. Ci vuole qualcosa con un po’ di grasso.
  • 150 grammi di vino bianco buono, non il tavernello. Io ho usato una falanghina. Ricordati che l’alcool va a fanculo, il gusto rimane.
  • un litro e mezzo di brodo vegetale, preparato con sedano, carota, cipolla e sale grosso;
  • 20 grammi d’olio;
  • sedano, carota e cipolla per il soffritto. In quantità uguali.
  • ricotta salata piccante o altro formaggio da mettere sui piatti. Poca roba, non deve coprire (talmente poca che non l’ho pesato);
  • sale e pepe.

Per preparare il ragù avrai bisogno di 40 minuti ma bisogna pure farsi il brodo.
E lo so che io sono quella che ha millantato il dado per una vita, ma ho cambiato idea. A furia di bestemmie ho educato il mio palato al brodo vegetale fatto in casa ed ora non si torna più indietro: 40 minuti di attesa per una roba che proprio è INFINITAMENTE più buona. In fondo il dado sa di sale. Il brodo vegetale c’ha i sapori che ci metti.

Come si fa?
L’ho spiegato cento volte, ma lo rispiego.
In un litro e mezzo d’acqua metti una carota, una cipolla pelata tagliata a metà, una costa di sedano e del sale grosso (un po’ meno di quello che useresti per cucinare la pasta). Poi ci cacci pure quello che hai in frigo. Qui c’è una mezza zucchina e pure dei fagiolini.

Chiudi col coperchio e da quando bolle conti 40 minuti.

Finito questo, iniziamo col ragù.
Fai un trito con cipolla, sedano e carota. Usa il mixer perché ci serve tritato piccolo piccolo.

Versa 20 grammi d’olio in una pentola di cui possiedi il coperchio e caccia dentro il trito di verdura.

Fai soffriggere a fiamma bassa e gira spesso. la verdura deve ammorbidirsi e perdere volume.
Dopo circa una decina di minuti caccia dentro il macinato.

Distruggilo con un cucchiaio, fai rosolare su ogni lato. Tutta la carne deve cambiare colore.
A quel punto versa 150 grammi di vino.

Alza leggermente la fiamma, fai evaporare la parte alcolica.
A questo punto abbassa la fiamma al minimo, aggiungi sale e pepe (senza esagerare per entrambi) e poi copri col brodo. Il brodo deve essere poco sopra al livello della carne. 

Sposta la pentola sulla fiamma più piccola che hai, socchiudi col coperchio e adesso si parte con la cottura. 40 minuti. Se il brodo dovesse evaporare, aggiungine dell’altro. Poco alla volta, non stiamo facendo una minestra.

Dopo i 40 minuti continua la cottura, ma metti a bollire l’acqua della pasta.
Prosegui la cottura del ragù fino all’arrivo della pasta ed alla fine il liquido dovrà essere quasi tutto evaporato: 

Prepara la pasta, cacciala dentro al ragù e mescola.

Ci siamo! Finalmente si mangia.
Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Se vuoi spolvera col formaggio grattugiato, se non vuoi non farlo (ma ci sta bene).

Ciao e buon appetito!

Tagliatelle ripiene di ragù

Quando ti diranno che queste non sono tagliatelle, fregatene.

Perché tutti, nella vita, abbiamo intorno cagacazzi come Neville.

Tanti non hanno il senso dell’umorismo, altri sono come Drax e prendono tutto alla lettera, altri ancora semplicemente non capiscono una ceppa però vogliono fare la figura degli intelligentoni.
Grazie al cazzo che non sono tagliatelle.
Però quanto è bello riempirsi la bocca di pappa e dell’idea di stare mangiando delle TAGLIATELLE RIPIENE DI RAGU’?

Persino Godzilla risorge all’idea.

Chiamarla Pasta ripiena oppure Girandole di pasta non ispira nulla, se non tedio.
Quindi fregatene di quello che ti diranno e cucina con me, che oggi ci portiamo a casa una di quelle porcate memorabili, di quelle che ci piacciono a noi.

Esaltazione.

Ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, perché giusto lui poteva avere un’intuizione così assurda e geniale insieme.
Non ho cambiato niente, quindi potresti andare a vedere il suo video. Potresti.
Oppure potresti stare qui e cucinare come il vero Kaiju che sei.
L’importante è che te la prepari e che inizi anche con un certo anticipo: crei il ragù il giorno prima ed il giorno dopo inforni. Più comodo.
Ormai lo sai che la cucina è una forma di meditazione. Se vuoi avere fretta, tanto vale che ti dirigi al primissimo fastfood (o al primo ristorante, tanto si mangia di merda uguale).

Go, go, go!

Persino King Ghidora ha deciso di provare questa BOMBA culinaria. 

Per preparare delle tagliatelle ripiene di ragù, per due persone, hai bisogno di:

  • 500 grammi di macinato di manzo;
  • una costa di sedano, una carota ed una cipolla;
  • 100 grammi di vino rosso;
  • 120 grammi di passata di pomodoro;
  • sale;
  • 20 grammi d’olio;
  • 30 grammi di parmigiano;
  • 2 uova a temperatura ambiente;
  • 160 grammi di farina 00;
  • 40 grammi di farina di semola;
  • 5 grammi d’olio ed un pizzico di sale;
  • burro per la teglia e una ventina di grammi di burro da mettere sopra la pasta (non l’ho pesato, può essere leggermente di più).

Partiamo dal ragù, che ti consiglio di preparare il giorno prima, per fare le cose con calmissima.

Trita col mixer una carota, del sedano ed una cipolla.
In una pentola versa 20 grammi d’olio ed aggiungi il battuto.

Fai andare a fiamma bassa fino a quando l’olio non ci sarà più e si saranno ammorbidite. Ci vorranno circa dieci o quindici minuti.

Aggiungi ora tutto il macinato.

Devi rosolarlo per bene, dovrà essere cotto ed aver cambiato colore in ogni sua parte. Ci vorrà parecchio tempo e devi sempre usare una fiamma piuttosto bassa. 

Quando sarà completamente asciutta ed inizierà anche ad attaccarsi leggermente alla pentola, puoi versare il vino.

Alza un po’ la fiamma e fai evaporare la parte alcolica. Quando non sentirai più l’odore di alcol, possiamo partire col ragù.
Versa la poca passata di pomodoro (non deve essere un ragù sugoso) e sala leggermente.

Mescola il tutto, metti il coperchio chiuso per metà e parti con la lunga cottura: un’ora e mezza. Aggiungi dell’acqua (del rubinetto va benissimo) quando occorre, perché i liquidi della carne e del pomodoro non basteranno.

Usa il fornello più piccolo che hai, con la fiamma più bassa. Qui non c’è da avere fretta.

Dopo un’ora e mezza, se c’è ancora molto liquido, apri completamente il coperchio e concludi la cottura, lasciando evaporare. Sempre a fiamma bassa, che il ragù più cuoce e più è contento.
Assaggia ed aggiungi sale, se occorre.

Nel caso tu abbia deciso di preparare il ragù il giorno stesso dell’infornata, lascialo comunque raffreddare completamente.

Passiamo alla creazione delle tagliatelle.
Innanzitutto ricordati che l’impasto ha bisogno di riposare 30 minuti prima di essere lavorato e che le uova devono essere a temperatura ambiente. 
Conosci già la lavorazione, ma questa volta l’impasto è leggermente diverso, quindi ti do due indicazioni minuscole.

Rompi le uova in una ciotola e in questa ciotola aggiungi un pizzico di sale e 5 grammi d’olio. In teoria l’olio servirà a rendere l’impasto più elastico e dato che dobbiamo lavorarlo parecchio, meglio fidarsi della saggezza dei vecchi saggi.

Poi lavora l’impasto come sai, aggiungendo le due farine che ti ho elencato e impastando per dieci minuti. Poi fai riposare l’impasto, lo tagli in due parti uguali, e crei la sfoglia per lasagne.
Vai sempre a questo post per avere delle informazioni più dettagliate.

Metti l’acqua della pasta a bollire ed accendi anche il forno a 220 gradi.

Adesso riempiamo le due sfoglie di ragù. Devi inserire il ragù (FREDDO) al centro delle sfoglie, lasciando un margine sia sopra che sotto.
Il ragù avanzerà e ci servirà in un altro momento. Quindi non riempire manco eccessivamente la lasagna, altrimenti la spacchi.

Con un pennellino inumidisci tutti i contorni della pasta. Servirà a farla sigillare.

Delicatamente ripiega su se stessa la sfoglia. La dobbiamo chiudere, insomma.

Se riesci a lavorare su un piano meno infarinato del mio è meglio, poiché la farina in più rompe sempre un po’ le palle durante la cottura in acqua. Altrimenti fa niente, ci arrangiamo.

Una volta ripiegata la sfoglia, premi bene su ogni bordo per chiuderlo.
Poi con una forchetta fai le pieghette. Non servono ad un cazzo, ma facciamolo lo stesso.

Ora, sempre super delicatamente, devi creare una girella. Devi arrotolare su se stessa la sfoglia, insomma. Non è difficile.

Adesso la dobbiamo cuocere. Aiutati con una schiumarola: metti la girella sulla schiumarola ed immergila.
Deve stare in acqua 2 minuti. 

Poi tirala fuori e falla leggermente asciugare su un panno.

Riscalda ora il ragù avanzato. Versa un pochino d’acqua nella pentola, accendi una fiamma media, gira spesso ed attendi che risorga.

Grattugia i 30 grammi di parmigiano, a polvere.
Imburra una teglia.

Adagia sulla teglia la pasta e cospargi con dei fiocchetti di burro (non la farà seccare).

Ricopri col ragù che hai scaldato.

Poi metti il parmigiano.

Finito. Ora si va in forno.

220 gradi, solo grill (o solo resistenza superiore, se non hai il grill) per 15 minuti.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Impiatta, apri ed ammira:

Mangia, te lo sei proprio meritato.
Ciao e buon appetito!

La Moussakaiju

Frodo. Quando compio imprese straordinarie io penso sempre a Frodo.

Potrei pensare anche a BoJack, ma no. Frodo.

Perché se un hobbit riesce ad essere l’unica speranza di un intero mondo, se un hobbit diventa un eroe (riluttante, certo, ma pur sempre eroe) significa che ognuno di noi cela capacità incredibili, forza, coraggio, tenacia. Dobbiamo solo inciampare nell’occasione (o nella sventura) giusta per fare uscire fuori quella parte di noi nascosta.
Quindi Frodo. Giornata difficile? Pensa a Frodo. Cammini per 15 km ed hai fame? Pensa a Frodo. Hai deciso di fare la Moussaka? Pensare a Frodo è forse l’unico modo per arrivare alla fine di quella missione interminabile.

Le frasi motivazionali alla Instagram.

Ho avuto la ricetta di Apriti Sesamo nei preferiti per almeno sei mesi. Poi ho detto No, troppo lunga, no. 
Ad un certo punto ne ha fatta una versione totalmente diversa pure Luca Pappagallo. E quello è stato il segnale che ha scatenato l’inferno.
Dovevo provarla, ma quale scegliere?
Alla fine ho iniziato dalla versione di una greca di nascita perché sì, perché mi sembrava giusto, perché mi andava.
Ho impiegato più di 4 ore, senza contare l’attesa eterna prima di poterla assaggiare.
Una vera epopea.

Fidati, se vorrai intraprendete la missione Moussaka avrai bisogno di tutte queste frasi d’incoraggiamento.

Ed il risultato? Buono, ma non così buono. Ho scoperto che le patate sono la mia kriptonite: il mio palato sente solo loro, con buona pace per le melanzane e per tutto il resto.
In più ne ho mangiata mezza teglia da sola. Tipo 2500 calorie in un solo pasto. 
Quella sera mi sono guardata allo specchio: lo stomaco gonfio e lo sguardo di chi ha visto troppo, di chi ha dovuto lottare con Shelob, nascondersi dagli orchetti e portare il fardello dell’anello. Però senza la vera soddisfazione della vittoria: la moussaka era una quest che non volevo ripetere, neppure per curiosità, neppure per constatare se l’effetto farfalla potesse influire sul risultato finale.

Sei tra quelli che parlavano di Effetto Farfalla già alla prima Run? Se sì, ne approfitto per mandarti a fanculo.

Non volevo sondare finali alternativi, scoprire dungeon sepolti o scovare mostri nelle profondità degli abissi. Davvero, stavo bene così. Ero in quella fase in cui sei convinto che l’unica cosa da fare sua redarre le memorie. Che gli altri cercassero un senso a questo susseguirsi di viaggi con giganti e nani ed elfi. Io ero stanca.

I’m Pizzakaiju, i survived the moussaka battle and i defeated the balrog. And all i got is this lousy shirt.

Quella sera.

Poi però la digestione fa il suo corso, la panza diminuisce e tu hai di nuovo fame.
Quella Moussaka era da rifare.
Con un ragù con una lunga cottura.
Senza le patate. Le patate no.
Con più strati di melanzane.
Insomma, mescolando il meglio della ricetta di Pappagallo con il meglio di Apriti Sesamo.
Ho riprovato, ho impiegato DUE GIORNI, ma alla fine ho trovato la mia ricetta della Moussaka.
La MoussaKaiju.
Ed è quella che sto per donarti.

Go, go, go!

Credo in te. Ce la puoi fare. Sappi che due giorni di quest per una moussakaju son due giorni ben spesi.

Per preparare una Moussakaiju, per due persone ma pure tre, hai bisogno di:

  • Un litro d’olio per friggere. Io uso sempre l’olio extra vergine di oliva e so che ti sembra uno spreco, ma sappi che così la frittura non la sbagli ed è pure più digeribile;
  • 800 grammi di melanzane, peso preso dopo la pulizia.
  • 20 grammi d’olio;
  • una cipolla;
  • 2 uova;
  • 500 grammi di macinato di vitello;
  • una stecca di cannella;
  • 1 foglia di alloro;
  • un litro di latte a temperatura ambiente, 80 grammi di farina 00, 10 grammi di burro per preparare la besciamella;
  • noce moscata;
  • pepe bianco;
  • 2 barattoli di pelati (800 grammi totali tra pomodoro e liquido).
  • 30 grammi di pecorino, romano oppure sardo.
  • 150 grammi di vino rosso;
  • uno spicchio d’aglio.

Ho usato una teglia 24×18

Hai già capito, è una roba lunga. Ed è ancora più lunga perché COL CAZZO che te la puoi mangiare il giorno che la fai: devi per forza farla riposare 12 ore. Il giorno dopo sarà mondiale. Il giorno stesso solo buona. Siccome ti dovrai fare il culo per tutta una giornata, non rovinare tutto per la fame, ok? Preparala oggi per domani.

Però prima di partire con qualsiasi operazione, bisogna far spurgare le melanzane. Le dobbiamo friggere, quindi devono essere meno umide possibile. Dunque 5-6 ore prima dell’inizio del cucinamento dobbiamo occuparci di loro.

Anche Sarah Connor è molto provata solo all’IDEA di iniziare la Moussaka. Ma no, dai, dai, dai. Ce la facciamo.

Innanzitutto lavale, poi decapitale.
Ora devi tagliarle a fettine piuttosto sottili, di meno di un centimetro. Foto illustrativa.

Ora hai bisogno di un po’ di griglie da forno e di teglie e di pentole. Dobbiamo infatti posare le fette (sovrapponendole il meno possibile) su delle grate che permettano la fuoriuscita dell’acqua.
Quindi adagi le fette di melanzane e le cospargi di sale. Non un pizzico: sala ogni singola melanzana, altrimenti la loro acqua non esce.
Poi appoggia delle pentole piene d’acqua sopra le melanzane, per fare pressione. 

Ora lasciale lì per 5 ore.
Quando tornerai le vedrai tutte sudate. Così imparano, quelle stronze.

Sono passate almeno 4 ore? Bene. Allora possiamo preparare il ragù.
Trita una cipolla ed uno spicchio d’aglio.
Trita col mixer ad immersione i pelati.

Versa 20 grammi d’olio in una pentola di cui possiedi il coperchio e caccia dentro sia la cipolla che l’aglio. Fai andare a fiamma bassa per 5 minuti.

Aggiungi poi la carne.

Condisci con sale, noce moscata, un pochino di pepe bianco e fai rosolare per qualche minuto, usando una fiamma medio bassa.
Quando avrà cambiato colore, versa il vino rosso.

Alza leggermente la fiamma e fai evaporare la parte alcolica.
Ora si parte col ragù.
Versa i pomodori nella pentola, aggiungi una foglia di alloro e pure la stecca di cannella.  Aggiungi sale e noce moscata. La stecca di cannella però rompila in pezzi grossi, non lasciarla integra. Poi la devi togliere, eh, quindi quando dico pezzi grossi, intendo pezzi grossi. 

Adesso chiudi col coperchio e porta il tutto a bollore. Come bolle, sposta la pentola sulla fiamma più piccola e fai sobbollire, con semicoperto, finché il sugo si sarà bello ristretto. Ci vorrà almeno un’ora.
Dovrà essere denso.

Quando avrà finito devi scovare l’alloro e la cannella e toglierlo. Lascialo raffreddare leggermente e pensiamo alla besciamella.
Besciamella un po’ diversa dal solito: ci sarà pochissimo burro ma aggiungeremo dei tuorli d’uovo.
Quindi partiamo proprio dalle uova: dividi i bianchi dai rossi.

I bianchi versali nel ragù.

Mescola bene. Se vedi che il ragù non è super denso, puoi tranquillamente riaccendere la fiamma e fare restringere (che ci siano dentro gli albumi non importa niente a nessuno).

Il mio ragù a fine cottura aveva questo aspetto:

In un pentolino versa un litro di latte e gli 80 grammi di farina.

Mescola bene con una frusta a mano.
Appena la farina è sparita aggiungi il sale, un po’ di noce moscata, un pizzico di pepe bianco, i 10 grammi di burro ed abbassa la fiamma.

Sempre mescolando, attendi che il tutto si addensi. NON ALZARE LA FIAMMA, il latte non deve super bollire.
Come è super densa lasciala riposare da una parte. Ci torniamo dopo.

Adesso friggiamo.
Versa il litro d’olio in un pentolino che permetta la frittura ad immersione, accendi una fiamma media ed attendi che sia a temperatura. Come fai a sapere se è a temperatura? Beh, o hai il termometro oppure provi a friggere qualcosa di minuscolo: se vedi che frigge, ci siamo. Altrimenti attendi ancora un po’.

Intanto strizza le melanzane per fare uscire l’acqua superflua. Sì, STRIZZA.

Basta che non le spacchi. Quando hai finito di strizzarle le allarghi di nuovo con le mani: saranno un po’ deformi, ma con meno ritenzione idrica.

Immergi le melanzane nell’olio. Non infiniti pezzi alla volta, ma manco 2. Tieni conto che ogni ondata di frittura avrà bisogno di 10 minuti e più di cottura. 

Tirale su quando saranno belle colorate.

Falle riposare su carta assorbente. Carta che dovrai cambiare più volte, perché lo sai che le melanzane assorbono una quantità di olio immane e meno ne pappiamo e meglio è.

Ok, ci siamo quasi. QUASI.
La besciamella ora dovrebbe essere tiepida, quindi ci cacciamo dentro i 2 tuorli.

Mescola bene.
Accendi il forno a 180 gradi, modalità statica.
Ora assembliamo.

Fodera il fondo della teglia con le melanzane. Non lasciare buchi, sovrapponile pure. Se riesci a non usare TUTTE le melanzane che hai usato, bene, così facciamo un altro strato. Altrimenti usale tutte e non fa niente.

Ricopri con tutto il ragù.

Vai con un altro strato di melanzane.

Grattugia 30 grammi di pecorino.
Ricopri dunque con tutta la besciamella e ricopri col pecorino.

Ora si va in forno. 180 gradi per almeno 40 minuti. ALMENO. La mia credo abbia cotto un’ora: deve venire bella colorata sulla superficie.

Ora lascia riposare nel forno per un sacco di tempo. Almeno 12 ore.
Ed ecco cosa avrai davanti a te, una volta tagliata:

Anche una fetta. Come noti, la besciamella è lo strato più spesso e così deve essere (anzi, la mia è venuta pure più bassa di quel che pensassi).

Ottimo lavoro.
Ciao e buon appetito!