Uova sode fritte

Uova sode fritte.

E anche oggi la dieta è KO.

Quando ho visto da Ilenia questa roba io non potevo crederci: ho quasi 40 anni ed ho messo le uova OVUNQUE. Perché non avevo mai pensato di friggerle?

E potrei pure smettere qui, darti la ricetta e proseguire.
Invece no, perché nell’ultima settimana ho giocato a una cosa bellerrima ed ho visto pure una serie tv che mi è piaciuta, quindi dammi retta 5 secondi e poi andiamo a mangiare.

Prima il videogioco.
Sei un tipo che, armato di scopa, ramazza un intero mondo. Oltre a combattere boss ci ritroviamo a girare in labirinti popolati da gatti filosofici, rane che non han voglia di pulire casa, pianeti incomprensibili, alberghi maledetti e pure un intero paese in cui nelle case la gente si suicida.
Tutto in 16 bit.

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Eccolo.

Si chiama Anodyne e l’ho giocato per Nintendo, ma ovviamente puoi gustartelo pure su cellulare. Tutto carino: musiche, gameplay, storia minimale. Dieci ore che passano tranquillone proprio. E costa tipo un euro, quindi dai.

Ed ora subito la serie tv.
Una stagione sola, 8 episodi da 20 minuti l’uno, la trovi su Amazon Prime Video.
Ti ricordi quando ho giocato a Senua’s Sacrifice e sono uscita scema?

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Questa tipa qui.

Ecco, Undone è sulla stessa riga.
Racconta una storia di fantascienza o giù di lì per focalizzarsi in realtà su tutt’altro. Quale altro?
Ovviamente non te lo dico, sennò che te lo guardi a fare?
Ecco perché non consiglio mai un cazzo, perché per me tutto è spoiler ed in questo caso, per spiegare cosa mi è piaciuto, dovrei rivelare parti troppo importanti della trama.
Quindi fidati di me e guardalo.

Ecco, questo è Undone.

Ora in cucina ad ammazzarci di uova.
Premessa fondamentale: la ricetta originale aveva delle uova alla coque, ma io non sono stata capace di riprodurla. Le mie sono venute sode.
Erano buone? Sì. Le rimangerei? Sì.
Quindi se riesci a farle alla coque, buon per te. Altrimenti non ti preoccupare, va tutto bene, pat-pat.

Go, go, go!

In cucina!

Con sei uova in due non ci ceni, trova qualcosa da abbinarci.

Per preparare delle uova sode fritte, per due persone, hai bisogno di:

  • 6 uova;
  • un litro d’olio per friggere. Io uso quello extra vergine di oliva e ti consiglio di fare altrettanto;
  • 50 grammi di farina 00. Avanzerà leggermente;
  • 50 grammi di panko (o pangrattato). Anche questo potrebbe avanzare;
  • un uovo;
  • sale.

Metti dell’acqua a bollire.
Appena bolle, adagia con estrema calma e lentezza le uova.

Fai bollire per 4 minuti. Se le vuoi sode, prosegui fino a 8.
Qualunque sia il tempo che hai deciso di usare, tirale poi fuori ed immergile in acqua fredda.
Per maneggiare le uova io uso questa roba che serve per gli spaghetti, ma che è strautile in questo caso:

Adesso devi controllare la putenza dei diti e sbucciare tutte le uova, cercando di non spaccarle.
Ora metti pure l’olio a scaldare, che abbiam quasi finito.

Sbatti un uovo con un po’ di sale.
Riempi un contenitore con la farina ed un altro col panko.

Ora, passa le uova nella farina.

Poi nell’uovo sbattuto.

Infine nel panko.

Ecco qui l’aspetto finale:

Controlla se l’olio è a temperatura. Per farlo ti basta buttare un pezzetto di pangrattato o panko dentro, se frigge ci siamo.
Immergi le uova all’interno.

Fai andare finché il panko è bello colorato. Non ci vorranno più di 5 minuti a uovo (meno in realtà, ma non mi sono cronometrata).
Lascia riposare le uova su carta assorbente per togliere l’olio in eccesso.

Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Com’è il tuorlo? Sodo? Morbido?
Non ha importanza: fritto è buono tutto, pure le scarpe di mia nonna.

Ciao e buon appetito!

Insalata di riso con melone

Una delle tante battute esilaranti delle food blogger riguarda le insalate di riso: anche voi quando la preparate potreste sfamare un reggimento? Anche voi vi ritrovate a mangiarla per una settimana intera, perché ci mettete troppa roba?

E giù tutti a ridere talmente tanto da tenersi la panza che manco con Martellone.

Poiché si sa, le casalinghe del web non hanno ancora scoperto le gioie della bilancia, nonostante sia uno strumento che – si narra – sia stato inventato addirittura dai Tirannousari nel Pleonastico.
Un’epoca oscura, di cui si studia sempre troppo poco ed è una grave mancanza della scuola italiana: le radici della nostra cultura risiedono proprio là. Se ne può osservare l’eredità ogni giorno, per esempio quando la vicina di casa ti saluta per strada e ti dice Ai miei tempi saltavo i fossi per la lunga, mica come oggi.

Siccome i Kaiju stimano e onorano gli insegnamenti dei vecchi mostri preistorici, la bilancia è uno degli utensili che usano di più, insieme alla carta igienica, il deodorante ed i rubinetti da cui possono uscire acqua fredda e (udite, udite!) acqua calda.

Quindi oggi prepariamo un’insalata di riso col melone per due persone che basta a sfamare due persone soltanto. La magia della tecnologia.

Go, go, go!

Casalinghe, vi sputo.

Per preparare un’insalata di riso con melone, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Puoi usare quello che vuoi, dal basmati a quello per insalate ma pure quello per minestre. Io mi limito ad usare quello che ho in casa;
  • 300 grammi di melone. Comprane uno solo, non c’è bisogno di fare scorte;
  • 200 grammi di feta;
  • 120 grammi di olive nere.

Dato che si tratta di un piatto che si mangia freddo, ti consiglio di prepararlo la mattina per la sera (o anche il giorno prima, direttamente).
Lo conservi in frigorifero, ma tiralo fuori almeno un’ora prima di mangiarlo, altrimenti fa schifo.
Ovviamente puoi farlo anche lì per lì, eh, non cambia un cazzo.

Lessa il riso al dente (ricordati di salare l’acqua). Usa i tempi indicati sulla confezione. Se dà un intervallo tipo 14-16 o assaggi o ti fermi a 14.
Raffreddalo sotto l’acqua corrente (il rubinetto blu, di solito. Se hai il dosatore devi girarlo tutto verso destra) e poi caccialo in una ciotola capiente.
Se hai tempo puoi anche non bagnarlo ed attendere che si raffreddi naturalmente, che è anche meglio.

Apri il melone, togli i semi e tutta la parte centrale filamentosa. Taglialo a cubetti piccoli.
Mettilo nella ciotola e mescola.

Riduci a dadini piuttosto piccoli anche il formaggio ed unisci nella ciotola pure lui.
Taglia le olive a metà o in 4 e caccia dentro pure loro.
Mescola tutto bene e poi riponi in frigo. Ricordati di tirare fuori tutto almeno un’ora prima del pasto, altrimenti sa solo di freddo. Ed è un peccato.

Prepara le porzioni ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

Pasta con ricotta ed acciughe (+ Strike First, Strike Hard)

Quando in macchina mettono gli Speedwagon mi avevano già comprato da un pezzo. Davvero, non ce n’era bisogno: già idealmente il seguito di Karate Kid era una figata – nella mia testa – e quando mi sono ritrovata davanti ESATTAMENTE la storia che volevo vedere, io ero già fan.
Tipo che non ho ancora la maglietta, ma è giusto questione di tempo.

Un logo bellissimo.

So che è assurdo stare qui a spiegare Cobra Kai a chi passa e va, perché non è mica Bergman, non è mica Herzog, non è mica Seneca. È un passatempo da accogliere con i neuroni morti, magari durante il cazzeggio post pranzo, quando diamo il peggio di noi.
Eppure ho incontrato chi non ha capito una ceppa manco di questa serie tv e niente di più facile che tu, visitatore illuminato, abbia sentito parlare di questa roba nella maniera più sbagliata. Tipo come quando ti dicono che SENUA’S SACRIFICE SI DEVE GIOCARE CON LE CUFFIEEEEEEE e poi non ti sanno spiegare che gioco è.

Ci pensa Pizzakaiju a trovare le parole giuste, tranquilla.

Il tipico spettatore-videogiocatore pigro che non capisce manco un episodio della Schiava Isaura.

Sì: Cobra Kai ha in sé tutti i difetti di una comune serie tv. Pieno di situazioni da telenovelas, con i figli, le mogli, i retroscena, le cazzate che dici mabbasta.
Però per quelli come me che negli anni ’90 si sono drogati di karate e prodotti caserecci orrendi tipo Il ragazzo dal kimono d’oro, è proprio una roba che non ci si può perdere.
Perché come me avrai riguardato quei film dell’epoca, quelli con i bulli e tutti i comportamenti standard dei film anni ’80 e come me ti sarai divertito ora come allora, però in fondo in fondo (in fondissimo) avrai anche pensato Ma che puttanata.

E in Karate Kid persino il calcio finale di vittoria è una sonora stronzata, diciamolo.

Tutti a tentare il calcio della gru, tutti a saltare super altissimo per imitare la catapulta infernale dei gemelli Derrick.

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Avventure d’infanzia.

Così come penso non esista un bambino sano di mente che, nel 1995, non provasse a tagliare tutto il tagliabile (pure i carrarmati inventati) con le spade di legno o di plastica che TUTTI avevamo nell’armadio.

Perché i cartoni animati non ci hanno influenzato manco un po’.

Gli autori di Cobra Kai lo sanno benissimo e giocano con i quasi quarantenni di oggi, stravolgendo loro (senza rovinarglielo) tutto il mondo di Metti la cera togli la cera, sottolineando quanto la nostra storia di eroismo di Daniel-san fosse una boiata campata in aria.
Chi è veramente il cattivissimo Johnny Lawrence?
Cobra Kai risponde a tutte le domande che io e quelli di How I Met your mother ci ponevamo da decenni.

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Memoria corta, teledipendente del menga medio?

Alla fine la Storia la scrivono i vincitori ed è chiaro che gli sceneggiatori di Karate Kid fossero molto, molto, ma MOLTO miyagicentrici. 

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In memoria di tutti i bambini che sono stati convinti a pulire i vetri di casa con la tecnica segreta che ti avrebbe reso invincibile.

Questo è il vero fulcro di Cobra Kai. Non i dilemmi e le tragedie familiari o le situazioni da scambio di persona alla cinepanettone.
Purtroppo non posso dire di più, perché qualsiasi parola sarebbe uno spoiler e già per convincerti a non ascoltare gli scemi che non sanno guardare manco ‘ste cagate ho dovuto sbilanciarmi più del dovuto.

Ti piace Karate Kid e tanto? Guardati Cobra Kai.
Ti fa cagare Karate Kid e tanto? Lascia perdere e pace e bene.
Questo avrei dovuto dire. E invece no. E invece qui bisogna analizzare tutto manco fossimo davanti ai Promessi Sposi, perché i beoti non sono in grado manco di raccontarti lo spot della nonnina dell’Ace.

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Tipo che gli cambiano la vecchia nello spot e non capiscono più un cazzo.

Ora via con una pasta ricotta ed acciughe. 
10 minuti e mangiamo.
Ti avviso: la macchina fotografica è ancora in giro per il mondo, quindi foto di merda pure oggi.

Devo ripetermi, perché davvero le foto fan troppo schifo.

Per preparare una pasta con ricotta ed acciughe, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta;
  • 10 grammi d’olio;
  • 250 grammi di ricotta (di mucca, di pecora, di bufala, di cangura… quella che vuoi). Mi raccomando: a temperatura ambiente;
  • un vasetto di acciughe da 80 grammi (che poi sgocciolate son 40, circa).
  • pepe nero, uno spicchio d’aglio.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Caccia la ricotta in una ciotola grande abbastanza da poter contenere anche la pasta.

Adesso dobbiamo formare una crema.
Per farlo usa dell’acqua tiepida, non bollente (altrimenti rischi che la ricotta si rovini per lo sbalzo di temperatura). Puoi usare tranquillamente quella della pasta.
Versane poca per volta, mescola con la forchetta e fermati quando avrai formato una crema compatta.

Diciamo che puoi aggiungere acqua pure quando dovrai amalgamare il tutto alla pasta, quindi non avere fretta di cacciare liquido: se ne getti troppo non si torna indietro e sono cazzi.

Circa così.

Metti un po’ di pepe nero e mescola.

In un padellino (grande abbastanza da poterci saltare la pasta) versa 10 grammi d’olio ed unisci uno spicchio d’aglio scamiciato e schiacciato più 6 acciughe (scolate al meglio delle tue possibilità dall’olio di go go governo).

Scalda il padellino con fiamma medio bassa e fai andare fino a quando le acciughe saranno sciolte. Poi puoi spegnere. Riaccendi solo 30 secondi prima dell’arrivo della pasta, così la padella sarà calda.

Scola la pasta giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione, senza buttare via l’acqua di cottura. 
Finisci la preparazione nel padellino con l’aglio e le acciughe. Fiamma alta e girando spesso. La pasta dovrà legarsi il più possibile al condimento.

Spegni la fiamma e lascia raffreddare per un minuto scarso. 
Versa il tutto nella ciotola con la ricotta, pure l’olio e le acciughe che possono non essersi attaccate alla pasta. Mescola bene, bagnando con l’acqua di cottura nel caso la ricotta risultasse troppo pastosa:

Prepara le porzioni.
Spolvera ogni piatto con ulteriore pepe e spezzetta con le mani le rimanenti acciughe.

Davanti a te dovresti avere una roba del genere, solo più bella:

Ciao e buon appetito!