Mezze maniche tonno e pomodorini

Le nostre vite dovrebbero essere una collezione di gesti gentili regalati da sconosciuti.

Che suona un po’ così, ma insomma.

Appena tornata da un lungo giro tra Roma e Salerno: mangiato tanto e spesso male (perché si sa, Signora Mia, che nei ristoranti la qualità è quel che è), scarpinato più di 60 chilometri e vissuto la meravigliosa Italia del post LockDown.
Roma è vuota, Palinuro è piena.
Metti la mascherina, togli la mascherina.
Metti la mascherina, togli la mascherina.
Metti la mascherina, togli la mascherina.
E di colpo scopri di avere imparato judo, karate e aikido.

Chiamatemi Hawk.

Potrei raccontare di come Roma mi ricordi, ogni fottutissima volta, Gardaland. Mappa alla mano: partiamo dal Colosseo, più avanti i Fori, a sinistra la Piramide, poi laggiù c’è il Pantheon, i Corsari, la Fontana di Trevi ed il Colorado Boat.
Alla casa di Prezzemolo ci andiamo per ultima perché non ci interessa, intanto facciamoci una foto coi gladiatori finti, saliamo i gradini dell’Altare della Patria e poi all’ora di pranzo andiamo sulle Montagne Russe che tanto saremo gli unici.

Inquietudine.

Oppure potrei parlare di Carbonara e Cacio e Pepe e pasta con la pajata. Anche se poi si finirebbe a farsi tanti pat-pat, perché ogni volta che esco fuori a mangiare mi rendo conto di quanto sia brava a cucinare.
Stupendomi, perché mi sento incapace.
E invece.
E invece c’è sempre chi sta peggio, basta pensare all’ippopotamo morto nella discarica.

Citando il migliore per passare ad un altro argomento.

Comunque, andando in giro casualmente e casualmente incontrando e parlando in città vuote, la cosa che più mi è piaciuta è stato un paio di scambi con sconosciuti che non si sono manco presentati. Persone che han deciso di intromettersi in conversazioni, raccontando aneddoti e poi via, ciao, non ci si vedrà mai più.
Mi piace questa cosa del non ci si vedrà mai più.
Mi piace che la signora vecchissima si preoccupi della mia incolumità e dica Vieni qui, più indietro, che le macchine qua fan la curva. C’ha l’ansia, la vecchina. Così tu fai due passi indietro, la ringrazi, attendi il verde. Il semaforo scatta e non vi vedrete più, quel che rimane è un atto gentile da parte d’uno sconosciuto che ha condiviso con te quei 4 minuti di esistenza.

#the simpsons from Movies and Chill

Come ho immaginato la vecchina.

Tutto, fuorché indifferenza.
Davanti ad una delle attrazioni archeologiche di Roma c’era una tipa accasciata a terra. Posa innaturale, sembrava che non respirasse, era pure piena di mosche. Viva o morta? Non sapevamo bene come comportarci, poi vediamo dei militari e decidiamo di andare a parlare con loro per avvisarli. Mentre stiamo lì un po’ angosciati, mentre prendiamo questa decisione, arriva una famiglia di stronzi.
Ci sono i fori romani, la famiglia di stronzi deve farsi il selfie. Con due bambini piccoli (ma non così piccoli da non notare un possibile cadavere). Un selfie con sito storico e presunto cadavere.
Noi sconvolti.
Poi ok, la tipa non era morta e i militari ci han detto che era tutto normale pure se non era normale per niente, però dai. Possibile che ci sia così poca empatia da trovare panoramico un barbone stecchito a terra?
Per un attimo mi sono venute in mente quelle fotografie terrificanti dei bianchi sorridenti davanti ai linciaggi, nei primi del 1900. Però almeno i linciaggi li avevano compiuti loro: assurdamente fieri dell’essere schifosi, ma se non altro ciò era riconducibile ad una precisa volontà di fare schifo.

Il trio sorridente sulla sinistra e il tipo che indica. Che cazzo devo commentare?

Mai capirò come si possa reagire in quella maniera, pur con tutte le possibili attenuanti sociali: per quanto i neri potessero non essere considerate persone, non credo sia una reazione normale ridere di fronte a qualcuno simile a te che viene ammazzato, linciato, impiccato, bruciato vivo.  Se non altro per appartenenza alla stessa specie. Non riesco a calarmi in nessun modo nelle (non) reazioni emotive di chi si diverte davanti al massacro di un proprio simile.
Voglio dire, io rimango sconvolta da molto meno: ricordo ancora quando Palline è finito sotto una macchina davanti ai miei occhi, il silenzio assordante del momento in cui le ruote lo han schiacciato. Poi Palline si è pure rialzato ed è corso via (ha perso solo la coda) e Palline è un gatto.
Credo che se assistessi ad un linciaggio di un essere umano rimarrei traumatizzata per sempre.

Google ce l’hai anche tu, comunque Jess Washington è stato massacrato, mutilato e bruciato vivo. E mica solo bruciato vivo: no, han cercato di tenerlo in vita più possibile, così che il divertimento durasse più a lungo e lui soffrisse di più.
Due ore di bruciatura, pare, secondo gli archivi storici.
Subito dopo grande festa, balli in allegria a cui han partecipato tutti, pure i bambini. Tante foto scattate che poi divennero cartoline. Se vuoi vederne alcune, puoi cliccare qui e leggerti pure le edificantissime storie di torture che hanno portato a quelle immagini. 
Che culo, eh?

Non sto mica parlando di seimila anni fa. Correva l’anno 1916. Alcune di queste vicende avvengono persino decenni dopo. L’altro ieri, orkodio.
Chi è che comprerebbe una cartolina con dei cadaveri?
Chi è che ballerebbe e canterebbe in una festa di linciaggio?
Ah boh. A quanto pare in parecchi.

#prepare to be scared from 10-31

Altro che film horror.

Lo so, ti sembra un po’ un saltone.
Eppure la famiglia felice che non si accorge del (non) cadavere a terra e si fa la foto ricordo davanti mi ha provocato lo stesso orrore. Non hanno proprio VISTO quella persona. Quella persona semplicemente non esisteva.
Né i genitori, né i bambini.
Quella persona era una testimonianza ingombrante di malessere. Non credevo potesse essere possibile non notarla. Eppure.

Mi viene inoltre da pensare che la gente non è che cambi troppo, in un secolo. Se durante il lockdown i peggiori di noi han iniziato a rassomigliare ai delatori dei tempi del fascismo (perché siam sempre quelli lì, inutile che ci giriamo intorno), perché dovrei pensare che per gli americani sia diverso? Chissà quanti si riverserebbero nelle strade armati di torce e forconi, a dispensare morte perché si può.

Lo so, ci si è chiuso lo stomaco.
Però la ricetta te la do lo stesso e magari la preparerai per quando Zio Cleto (di cui ti ho parlato qui) esordirà con qualche suo meraviglioso discorso su quanto i Negri ci portano via il lavoro urlando, con estrema saggezza, PRIMA GLI ITALIANI (seguito da un generico Andrà tutto bene, naturalmente).

Ah, facciamo una stupida pasta tonno e pomodorini perché ultimamente il tonno in scatola è uno dei miei cibi preferiti, a sorpresa.

Go, go, go!

#Neon Genesis Evangelion from Kinasin Land

Lo so, non è un andare in cucina in allegria.

Per preparare delle mezze maniche con tonno e pomodorini, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di mezze maniche (o altra pasta corta);
  • 400 grammi di pomodorini. Datterini o comunque dolci;
  • 200 grammi di tonno. Io ormai mi sono convertita al Callipo sottolio e non credo cambierò più;
  • 20 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • peperoncino;
  • prezzemolo;
  • sale.

Prepariamo gli ingredienti e intanto mettiamo l’acqua a bollire.

Trita l’aglio ed il peperoncino.
Fai sgocciolare il tonno dal suo olio: lo metti in un colino, fai andare via tutto l’unto (o almeno il più possibile).

Lava i pomodorini, poi tagliali a metà oppure in 4, se sono grandi.
Se sono grandi, taglia pure la testa: potrebbero esserci vermetti e comunque le teste sono un po’ più dure del resto.

Trita il prezzemolo.

L’acqua bolle? Partiamo.
In padella versa i 20 grammi d’olio ed appena sono caldi caccia dentro aglio e peperoncino.

Appena l’aglio è colorato butta dentro anche i pomodorini.

Puoi buttare la pasta, abbiam quasi finito.
I pomodorini infatti non devono fare un sugo, ma essere appena appena scottati. Fiamma alta, dovranno rilasciare un po’ di liquido, ammorbidirsi un po’ ma non disfarsi del tutto.
Ci vorranno 5 minuti, 8 quando proprio son lenti. A fine operazione aggiungi il sale, spegni e attendi la pasta.

Scola la pasta un minuto prima del tempo indicato sulla confezione. senza buttare la sua acqua. Versala in padella (che deve essere calda, quindi riaccendi la fiamma un minuto prima del suo arrivo) e fai saltare, mescolando di continuo ed aggiungendo acqua se occorre.

Solo a fiamma spenta unisci anche il tonno.
Mescola bene.

Prepara le porzioni e su ogni piatto caccia un po’ di prezzemolo tritato.
Davanti a te dovresti avere una roba del genere:

Ciao e buon appetito!

Penne con salmone e asparagi.

Per il salmone vale un po’ quello che ho già scritto sul tonno: o fresco o muerte. Quello affumicato è troppo costoso e troppo inutile per essere vero. Riesco a concepirlo solo sulle tartine e non mangio tartine dal 1945.

tumblr_llzv5jtf8p1qzdf0go1_r2_500

Diciamo NO! al pesce finto.

Ma capita di non avere la pescheria e capita pure che la sfiga si accanisca su di noi.
Quindi oggi prepariamo insieme una pasta con salmone fresco e asparagi. Entrambi surgelati.
Lo sapevi che c’è differenza tra congelati e surgelati? Sì? Beato te. Io ho sempre pensato fossero sinonimi, così come pensavo che grattugiato volesse due G.

E invece: compro i peperoni del freezer del supermercato? SURGELATI.
Compro i peperoni dal fruttivendolo e lo metto nel mio freezer? CONGELATI.

Quanto si cresce, scrivendo su un blog, eh?

tumblr_n9blwof7hq1si0e5uo1_400

Eppure Obi Wan non è impressionato.

Go, go, go!

Per preparare delle penne con asparagi e salmone, per due persone, hai bisogno di: 

  • 180 grammi di penne;
  • 25 grammi di burro;
  • una cipolla rossa;
  • sale e pepe;
  • 300 grammi di salmone fresco. Se lo compri surgelato, acquistane il doppio perché perde parecchio peso durante il decongelamento;
  • 300 grammi di asparagi. Quelli freschi di solito li vendono a mazzetti ed un mazzetto basta. Comunque 300 grammi è la misura adatta.

Il pesce surgelato ha bisogno di almeno 12 ore di tempo per decongelarsi: mettilo in un contenitore dai bordi altri e lascialo riposare in frigo. Togli l’acqua che caccerà, quando ti ricordi. Un paio d’ore prima del cucinamento tiralo fuori dal frigo e lascialo arrivare a temperatura ambiente.

Se trovi gli asparagi freschi (ma mentre scrivo non è stagione), cucinali al vapore e puliscili. Come? Usando il tutorial che ho scritto qui, facile.
Oppure puoi farli in padella, come ti ho insegnato qui. 

Metti una pentola d’acqua (salata) a bollire. Qui cuoceremo sia la pasta che gli asparagi.
Che ti presento:

Appena l’acqua bolle, immergi gli asparagi.

Aspetta che l’acqua torni a bollore, poi vai a occhio: quando la forchetta riesce a trapassare senza sforzo l’asparago, è pronto. Non scolarli, ma tirali fuori con una schiumarola:

Tagliali a pezzi, lasciando intatte le punte.

Le punte tienile da parte, le aggiungeremo solo sui piatti.

Ora possiamo iniziare a cucinare per davvero.
Taglia a pezzi il salmone.
Trita la cipolla.

Rimetti l’acqua dove hai cotto gli asparagi a bollire.

In padella fai sciogliere a fiamma bassa 25 grammi di burro ed aggiungi la cipolla.

Fai andare piano piano, girando spesso e stacci dietro, perché il burro si brucia facilmente.
Dopo circa 5 minuti la cipolla dovrebbe essere piuttosto morbida, quindi puoi aggiungere i corpi degli asparagi.

Fai andare per qualche minuto, sempre girando spesso. Assaggia, aggiusta di sale e quando l’asparago è pronto (dipende quanto lo vuoi morbido, valuta tu), puoi aggiungere il salmone.
Puoi anche buttare la pasta.

Alza leggermente la fiamma e fai andare finché il salmone avrà cambiato colore. Anche qui assaggia ed a fine cottura aggiusta di sale ed aggiungi un po’ di pepe.

Scola la pasta un minuto prima del tempo indicato sulla confezione e concludi la cottura in padella, fiamma media e gira spesso.

Prepara le porzioni e su ogni piatto metti le punte di asparago.
Finito.
Se sono riuscita a spiegarmi dovresti avere davanti a te una roba del genere:

Ciao e buon appetito!