Orata al forno con zucca (e The Art of Self-Defense)

Da quando ho letto il manga di Mimì mi domando se esista qualcos’altro, nella vita, oltre alla pallavolo.

Risultati immagini per mimi ayuara

E la risposta è no.

E in fin dei conti continuo a chiedermi, dopo Ashita No Joe, se non sarebbe il caso di farsi cavare via i denti per raggiungere il peso ideale (valutando anche, in questo ragionamento così maniacale, i grammi persi masticando ossessivamente una gomma da masticare).
Perché i giapponesi, quando devono scrivere le storie di crescita sportiva, ci andavano giù duro, un tempo. Lo stesso mangaka di Joe ha scritto anche l’Uomo Tigre ed è difficile capire per davvero se stava facendo sul serio o se si stava prendendo per il culo da solo.

Risultati immagini per tiger mask

E questa gif non arriva dagli incontri clandestini francesi, pensa. 

I film sportivi quasi mai toccano questi livelli di assurdità.
Tolto Van Damme con le palme da distruggere a calci e Rocky che rincorre galline, rimane giusto il Cobra Kai che si allena nel cemento. E forse Scott Adkins che deve affrontare l’ennesimo scontro nel carcere (dove, si sa, avvengono i veri tornei di arti marziali). Che non è poco, mica mi sto lamentando.

In generale tendono ad essere più realistici, meno esagerati, meno esasperati. Scemi, ma con una certa moderazione.

Poi è arrivato Whiplash e pensavo che basta, più di così non si può fare.

Quando ti dicono che la musica è dolore e tu lo prendi un po’ troppo alla lettera. 

Conosco gente che l’ha preso sul serio, che per mesi lo ha portato ad esempio come parabola dell’impegno e dello studio.
Ma no. Whiplash fa ridere. Whiplash è il manga sull’imparare a suonare la batteria che tutti i giapponesi avrebbero voluto leggere.
Whiplash insegna che niente ti può fermare, manco una macchina che ti investe e maciulla. Anzi, dopo un incidente stradale si suona ancora meglio.

Poi Whiplash ha anche un maestro paziente come questo nazista qui.

Però, come ho scritto, molti lo prendono ancora sul serio.
Quindi c’era ancora un vuoto da colmare e l’ha fatto una roba che mi ha spiazzato al punto che gli ho dato 10 su IMDB ed è diventato il mio nuovo film preferto.
Che film è? The Art of Selfe-Defense.

Un film sul Karate!

Il mio consiglio è Guardatelo e ci si rivede poi. Perché ora, qualsiasi parola leggerai, sarà spoiler. 

Il film parte serissimo, sull’orlo del deprimente. Con la classica regia che gli intellettualoidi insopportabili definirebbero solida, con i tempi da film indie che se la mena di brutto. Hai presente quando un regista si trova a girare un horror ma in realtà, nel suo intimo, è un cazzo di intellettuale di sinistra che vorrebbe emulare il tedio alla Antonioni? Quindi toglie tutto: il sangue, il killer, gli spaventi e — giusto perché è costretto — negli ultimi 5 minuti ci caccia un ammazzamento random. Un horror di un’ora e quaranta dove per 90 minuti si parla e si inquadrano nasi e ombre e giardini. Dove ci si annoia.
The Art of Self-defense fa proprio questo.

Risultati immagini per the art of self-defense

Ti fa entrare nella vita di Casey (timido, impacciato, imbranato, anche un po’ scemo) che viene picchiato quasi a morte e che cerca di rialzarsi dalla tragedia.
Inquadrature ai muri che vogliono sottolineare l’incomunicabilità, anche un po’ scentrate. Quelle inquadrature che cercano di creare solitudine e depressione, che rappresentano la freddezza del mondo.
Dopo 40 minuti stavo già volendo morire: il film sportivo fatto da uno che odia i film sportivi, dicevo.
Ma, semplicemente, non avevo capito un cazzo.

Qui gli sta insegnando la Formula 1.

Perché più o meno a metà la storia vira talmente tanto che ti spiazza. Diventa assurda, esagerata, non sta più in piedi.
E così ho capito.
Ho capito che The Art of Self-Defense ti rivela che la vera forza si crea con tanti, piccoli accorgimenti quotidiani. Per esempio nell’imparare il tedesco (una lingua molto maschia, virile, precisa, dura) o nel non coccolare il cane (chiaro sintomo di femminilità). Ma soprattutto ti insegna a sferrare pugni coi calci e quando impari una mossa del genere, tutto ti è permesso.

Il disagio.

Oggi purtroppo non ti insegnerò a sferrare cazzotti coi piedi (mi piacerebbe, ma ancora non ho appreso quest’antica mossa), ma posso insegnarti a preparare un’orata al forno (imparata da Le ricette di Mami, che ringrazio) con contorno di zucca. 

Meglio che niente, dai.

Go, go, go!

In cucina!

Per preparare un paio di orate al forno, per due persone, hai bisogno di:

  • 2 orate. Le mie pesavano circa 500 grammi l’una;
  • una ventina di pomodorini (non c’è un peso, sono quasi ornamentali);
  • 2 spicchi d’aglio;
  • 6 cucchiai di vino bianco. Sì, proprio cucchiai, non l’ho pesato ma stai tranquilla che è un’indicazione adeguata;
  • 50 grammi d’olio complessivi (dopo ti spiego);
  • 500 grammi di zucca (peso già pulito);
  • sale.

Innanzitutto ti presento le mie orate.

Io le ho prese surgelate (come sempre, dato che qui il pescivendolo non esiste), ma se tu le trovi fresche fattele pulire. Devi farti togliere tutte le interiora.

Solita tiritera sull’uso del pesce surgelato: deve scongelarsi LENTAMENTE. Quindi mettilo in un contenitore e lascialo in frigo per 12 ore. Due ore prima di cucinarlo lo porti a temperatura ambiente.
Perché farlo? Semplice: altrimenti lo scongeli male e fa schifo. 

Accendi il forno a 200 gradi, perché di lavoro ce n’è davvero poco.
Taglia a pezzetti i pomodorini ed infilali nella pancia e nelle branchie del pesce (le guanciotte).

Taglia anche uno spicchio d’aglio ed infila pure lui nella panza e nelle guance. Uno spicchio d’aglio per pesce.

Pratica dei tagli profondi sul pesce, distanziati di qualche centimetro l’uno dall’altro.

In quei tagli infila altri pomodorini.
Poi versa su ogni pesce 3 cucchiai di vino bianco.

Poi 20 grammi d’olio per pesce (che sono, circa, 2 cucchiai).

Infine un po’ di sale.

Cospargi la teglia con la zucca, tagliata a dadini.
Non farli piccoli, non farli enormi.

Condisci anche la zucca: un po’ di sale e pochissimo olio ovunque. Io ne ho messo circa un cucchiaio (gli ultimi 10 grammi che ti ho elencato negli ingredienti) e basta ed avanza.

Inforna. 200 gradi per 30 minuti.
Ed ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Come fai a sapere se il pesce è pronto? Affonda la forchetta. Se lo trapassa facilmente, ci siamo (e dopo 30 minuti, ci siamo di sicuro).

Ciao e buon appetito!

Alla prossima! 

Spaghetti di soia con verdure.

Poche cose hanno cambiato drasticamente la mia esistenza.
Guardare Karate Kid IV.
Osservare per la prima volta Van Damme eseguire uno split.
Comprare un wok.

Si vede male, ma quella è HILARY SWANK. In Karate Kid 4, cazzo.

Il wok – che non è sinonimo di padella e non mi stancherò mai di ripeterlo – ormai è uno dei miei strumenti preferiti.
Dopo che abbiamo imparato a trattarlo e a non farlo arrugginire, abbiamo mangiato un fottio di riso cinese e pure gli gnocchi di riso.
Vogliamo forse farci mancare una ricetta con gli spaghetti di soia?

Da gustare davanti a Ragazzi perduti, ovviamente.

Stiamo parlando dell’ennesimo level up importante, la cui difficoltà maggiore sta nel trovare gli spaghetti stessi. Ma se li trovo io che vivo nel mezzo del nulla, non credo avrai tanti problemi, quindi basta scuse!!!11!
Poi io non conosco nessuno che non voglia spaccarsi di cinese almeno trentordici volte l’anno, quindi non star lì a menarla che dobbiamo cucinare italiano, viva il duce e risorgeremo perché vallo a raccontare a qualcun altro.

Quando han chiesto a Lecter se conosceva qualcuno che non mangiava cinese ha risposto Sì, che uno lo conosceva. Aveva gusti un po’ diversi.

Ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, garanzia di robe buone e ricette facili.

Go, go, go!

Per preparare degli spaghetti di soia con verdure, per due persone, hai bisogno di:

  • 150 grammi di spaghetti di soia;
  • 60 grammi di salsa di soia + eventuale altra salsa da aggiungere sui piatti;
  • 200 grammi di zucchine;
  • 20 grammi d’olio;
  • 50-100 grammi massimo di vino bianco. Se ce l’hai cinese, meglio;
  • 200 grammi di carote;
  • 200 grammi di macinato di manzo;
  • uno spicchio d’aglio;
  • zenzero, fresco o in polvere.

Innanzitutto ti presento gli spaghetti di soia:

Come vedi si presentano a matasse e per due persone tre sono più che sufficienti.
Nonostante sulla confezione ci sia scritto che basta bollirli 5 minuti e via, tutti a mangiare, bisogna metterli in acqua fredda per un paio d’ore per farli separare e rinvenire. 
Quindi preparati per tempo. Ci vediamo tra un paio d’ore.

Ti aspetto.

Esaurite le due ore, scola bene gli spaghetti.

Prepariamo ora gli altri ingredienti.
Taglia a pezzetti piccoli le zucchine. Anche più piccoli di come li ho fatti io, che a me pesava il culo:

Stessa operazione per le carote:

Se hai lo zenzero fresco tagliane un pezzetto.
Trita anche l’aglio non a pezzi minuscoli, che nel wok lo bruciamo di sicuro, poi.

Possiamo partire.
Versa 20 grammi d’olio nel tuo fedele wok. Usa una fiamma alta, come sempre.
Appena il tutto è rovente, caccia dentro l’aglio. Se hai lo zenzero fresco, caccia pure lui.

30 secondi dopo butta dentro il macinato.

Fai rosolare bene su ogni lato, aggiungi il sale e lo zenzero in polvere, ed appena è colorato, versa il vino.

Gira di continuo con la tua schiumarola e fai evaporare del tutto il liquido.
Il macinato non cuocerà più, quindi quando lo toglierai dal fuoco deve essere come piace a te. Fallo dunque sbruciacchiare, se ti piace sbruciacchiato.

Quando hai finito tiralo fuori con una schiumarola e fallo riposare in un piatto mentre ci occupiamo del resto.

Ecco il mio:

Sciacqua un po’ il wok sotto l’acqua (senza sapone, senza grattare, senza troppo impegno).
Riempilo poi con due o tre dita d’acqua. Non tantissimissima, perché il nostro compito sarà quello di farla evaporare.
Ecco una foto per darti un’idea:

Versa 60 grammi di salsa di soia.

Porta a bollore, poi caccia dentro tutte le verdure.
Riporta poi di nuovo a bollore.

Butta dentro anche gli spaghetti di soia:

Gli spaghetti di soia avranno bisogno di massimo 10 minuti di cottura, ma tu assaggia se vuoi. In realtà l’importante è che non si spappolino, per il resto chi se ne fotte, poiché non esiste il concetto di una cottura al dente.
Devi fare evaporare tutto il liquido: usa una fiamma altissima (tipo lanciafiamme, per intenderci), mescola con forchettoni e pinze per cercare di mescolare il condimento agli spaghetti e basta.

Pian piano si trasformerà:

Quando il liquido è praticamente tutto evaporato, puoi buttare dentro il macinato.

Nel caso in cui notassi qualcosa di strano (tipo hai messo troppa acqua e quindi il tempo di cottura fosse troppo elevato), dovresti togliere gli spaghetti e fare restringere il liquido per i cazzi suoi… ma, insomma, cerca di non sbagliare che fai prima. Meglio mettere poca acqua ed aggiungerne all’occorrenza, se sei insicura. 

Prosegui la cottura per altri 30 secondi, giusto il tempo per mescolare bene il macinato e farlo scaldare. Poi puoi spegnere.

Prepara le porzioni e su ogni piatto aggiungi altra salsa di soia, se occorre.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Riso con salmone affumicato (e i dolori di chi vuole diventare Van Damme)

Ho cominciato ad allenarmi circa tre anni fa per un solo motivo: la noia.

Giornate che non finivano mai.

Trascorrevo le mie giornate davanti alla televisione, chiusa in casa perché vivevo in un posto di merda ed ero quasi sempre da sola.
Per combattere le piaghe da decubito ho pensato che forse forse forse la ginnastica potesse essere una buona idea.
Dopo poco tempo ho iniziato a capire che avevo una seconda ragione per allenarmi sempre di più. E questa ragione era l’aumento della quantità di cibo che potevo divorare.

Piano piano questa cosa mi è un po’ sfuggita di mano ed i miei pasti sono diventati sempre più complessi.

Il mio pranzo medio.

Durante questi tre anni il mio corpo è cambiato di brutto ma è cambiato pure un po’ tutto quello che ho intorno: vivo in campagna, il mio tempo ora è più prezioso e non ho manco più le stesse priorità.
Per quanto mi piaccia spanzarmi di pizze fritte senza ingrassare (perché il mio allenamento è sempre più intenso ed ormai ho bisogno di più cibo di Godzilla) ciò che vedo quando mi guardo allo specchio sono solo i difetti rimasti.
E sto davanti allo specchio almeno 4 ore al giorno, causa allenamento.

La ciccia qui e là rimasta, le pieghe che vedo solo io ma che occupano tutto il mio spazio visivo.

Vedersi così.

L’avevo detto, nel 2017: io mi farò la tartaruga mangiando Mars e Twix.
Così è stato. Ma non basta più. Ora voglio eliminare tutto.
Però voglio mangiare anche i Mars ed i Twix.
Quindi che si fa?

Oltre a tirare calci, intendo?

Si fa che si sta male.
Sono costretta a mangiare più di prima perché gli allenamenti sono sempre più pesanti ma, a differenza di prima, ogni boccone ingerito mi fa sentire in colpa. A volte mi sembra di visualizzare il burro che viaggia nelle vene al posto del sangue e vengo presa dallo sconforto, pensando di aver vanificato l’intera giornata di palestra. Anzi, che dico l’intera giornata: l’intero MESE di palestra.

Passo dal contare le calorie del sedano a sbattermene i coglioni perché, la madonna, tutti mangiano come dei porci e c’han sempre il culo sul divano, possibile che io no?

E scatta la panzata.

Ormai vivo in una psicopatia tra il voler mangiare sano ed il voler divorare un’intera confezione di magnum.
Il mondo intero è convinto che il cibo spazzatura ed il super fisico non possano andare d’accordo, ma è chiaro che io vivo in una via di mezzo che dimostra che si può stare bene senza nemmeno cagare i nutrienti. Mangi tutto, mangi tanto, ti muovi anche di più ed i risultati ci sono: addominali di fuori e soddisfazione dello stomaco.

Così.

Negli ultimi mesi però, sarà che mi sono circondata di persone su internet dedite solo ed esclusivamente al fisico, la vivo in maniera orribile.
Nei giorni in cui conto le calorie, voglio morire.
Nei giorni in cui non le conto, voglio morire.
Quando mangio il giusto, mi sento debole e non riesco manco a dare i pugni al sacco.

Ogni giorno faccio tutto questo ed anche molto, molto di più.

Come risolvere tutto questo?
Non ne ho la più pallida idea.
Confido che con l’arrivo della primavera mi venga di nuovo voglia di frutta e passi anche la fame. Per ora, spesso, non riesco manco a finire l’allenamento talmente mi sento debole. Allenamento che dura 3 ore al giorno minimo, certo, ma non è mai stato un problema fino ad ora.
Se anche tu hai dei problemi simili ai miei, fammi sapere come li gestisci. Io, in pratica, non li gestisco affatto. Mi piace troppo mangiare per ridurmi a tofu e proteine sintetiche.
A quelli che mi dicono che TUTTO è cibo spazzatura, pure la pasta al sugo, risponderei con dei sani calci in faccia:

Vestendomi elegante, per l’occasione.

Aggiungiamoci che quando girello per i blog di cucina di tipe dedite alla palestra, vedo ciccione che si nutrono di nefandezze salutiste che spacciano per gustosissime, ma che manco se mi pagassero ingerirei. Diciamo che preferisco ingozzarmi di sugna con i miei più che validi risultati, che diventare dedita al cibo di merda ed essere lo stesso una reincarnazione di Pizza the Hutt.

SPACEBALL: LA GIF

La ricetta di oggi arriva da uno di quei pasti finto salutisti alla maniera del Kaiju: per una settimana mi han ripetuto che dovrei mangiare principalmente riso bollito e pollo, ma solo l’idea di faticare tanto e di non ottenere ricompense adeguate mi sembra pura follia.

Scommetto che se per pranzo Splinter presentasse loro una bella insalata, invece di una pizza pepperoni, lo prenderebbero a calci.

Quindi ti propongo un riso con salmone affumicato. Non è dietetico, ma immagino sia meglio dei miei soliti pasti pronti alla monnezza con cui sfamo il mio corpo (che non è un tempio, assomiglia più ad una discarica).

Go, go, go!

Per preparare un riso con salmone affumicato, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso. Quello che vuoi;
  • 200 grammi di salmone affumicato;
  • 25 grammi di burro;
  • un cipollotto;
  • prezzemolo.

Metti a bollire l’acqua per il riso.
Nel frattempo trita un po’ di prezzemolo ed il cipollotto.

In una padella fai sciogliere i 25 grammi di burro e poi cacciaci dentro il cipollotto.

Fai andare a fiamma bassa, girando spesso, poiché il burro brucia fin troppo facilmente.

Dopo qualche minuto aggiungiamo un po’ di salmone, giusto per insaporire il grasso di fondo. Quanto? Non l’ho pesato, ma te lo faccio vedere. Quella parte a destra, tagliata.

Taglia a pezzetti il salmone e caccialo in padella.

Fai andare a fiamma bassa bassa, girando spesso, fino a quando il salmone avrà cambiato colore.

Ora puoi spegnere, in attesa del riso. Riaccendi la fiamma prima dell’arrivo del riso, perché la padella deve essere calda.

Metti da parte 30 grammi di salmone: lo useremo per decorare i piatti.

Scola il riso giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione (se dice 15-18, fermati a 14 e sei sicura) e caccialo in padella.
Qui unisci il rimanente salmone (ma non i 30 grammi che hai messo da parte) ed abbondante prezzemolo. Fai saltare il tutto, a fiamma medio alta, girando di continuo. Basta un minuto, giusto il tempo per fare assorbire al riso tutto il fondo di cottura.

Prepara i piatti e su ogni porzione metti un po’ di prezzemolo ed il salmone che hai messo da parte.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!