Pasta tonno e cipolla ( + il basilico è mio e me lo mangio io)

Siccome detesto i videogiochi Souls-like e sono una persona coerente, ho iniziato The Surge e già mi ci sto infognando.

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Tipico Souls-like.

Che è un Souls-like? Una roba programmata in maniera robbosa che ti spinge a percorrere lo stesso percorso per circa trentordicimilavolte finché non hai levellato abbastanza da diminuire la quantità di bestemmie a Pazuzu lanciate contro il cielo.

Tipo così.

I nemici ricompaiono ogni volta che torni al posto di salvataggio: stessa zona, stesso posto, stesso bar. Ti ritrovi a dover combattere Cisco nel bar chiuso fino a quando il livello armatura passa da 5 a 4534543345345, in un’ossessione ipnotica che dovrebbe farti subodorare l’idea che quel pomeriggio potesse essere usato un po’ meglio. E invece no.
In più, per rendere tutto più simpatico, ogni volta che crepi devi tornare nel punto dove ti hanno ammazzato per recuperare i punti esperienza. Se crepi di nuovo prima di raggiungere quel punto, hai mandato a fanculo sei ore e mezza di gioco.
Ed io li odio, i Souls-like. 

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Per passare quel mostro ci vuole almeno una settimana di levellamento.

Si chiamano così in onore dei Dark (e Demon) Souls che all’attivo hanno almeno tre capitoli, che io ho detestato ed a cui non ho mai giocato per più di 4 ore.
Però ho platinato Bloodborne. Però ho adorato Demon’s Souls.
Però ho giocato per parecchio tempo Nioh.
Però voglio troppo Sekiro.
E però, cristodio, ho appena iniziato The Surge e la vedo già malissimo.

Perdi tutti i punti esperienza – step 1.

Perdi tutti i punti esperienza – Step 2.

Tuttavia non è di questo che voglio parlare: ancora non ho capito se ‘sto gioco mi piaccia, se comincerò a drogarmi, se questo o se quello.
Quello che so è che nell’introduzione citano un proverbio che spacciano per greco che fa così: Una società cresce e progredisce quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non potranno sedersi.
Bello, ho pensato.

Quante cose si imparano coi videogiochi.

Bello, ma allora sono proprio nel posto sbagliato.
Non che io sia tra quelli che sperano nella caduta di un asteroide che distrugga la razza umana, però diciamo che se dopo di me scatta l’apocalisse non è che mi interessi molto.
Anzi, sarò del tutto sincera: non me ne fregherebbe proprio un cazzo. 
Le mie preoccupazioni sono tutte del qui ed ora: fatemi raccogliere i miei rottami caduti quando quel robot maledetto mi ha massacrato, fatemi continuare la partita, fatemi levellare.
Fatemi mangiare il mangiabile, fare sport, fatemi dimenticare la morte, fatemi fatemi fatemi.
Sono troppo occupata a sopravvivere al mio cervello ed a nascondere dietro impegni ed azioni il fatto che prima o poi creperò nella vita vera (senza checkpoint, NewGame+ o DLC con nuove, mirabolanti avventure buggate) per curarmi del resto del mondo.

Let’s Party con Barbie e non pensarci.

Il futuro del mondo è diverso dal mio e se il mio è certo – il nulla, il vuoto, la dimenticanza – il suo mica tanto.
Ma però tuttavia no, non pianterò manco una piantina di basilico pensando che dei posteri senza faccia possano usarlo per preparare del pesto decente. Il basilico, io, me lo mangio tutto e se domani non dovessi essere, che la pianta muoia con me.

Questo è quel che pensavo, mentre cominciavo ad invocare quel mona che sbatte la porta giocando a The Surge.
E tu? Basilico, alloro e mentuccia per il resto dell’umanità oppure che bruci tutto l’orto esaurito il tuo passaggio?

Mentre rispondi, pappa.

Grazie.

Pasta con tonno e cipolla. Niente di elaborato: l’ho vista sul sito di Misya, ho detto perché no, avevo voglia di tonno e bon, preparata.
Probabilmente già la sai fare, ma ripassare un po’ le basi non fa mai male.

Go, go, go!

Per preparare della pasta con tonno e cipolla, per due persone, hai bisogno di:

  • 180 grammi di pasta corta;
  • 150 grammi di tonno sott’olio. Io consiglio sempre il callipo;
  • 2 cipolle rosse piuttosto grandi;
  • 20 grammi d’olio;
  • prezzemolo, pepe, peperoncino.

Metti l’acqua della pasta a bollire.
Comincia a tagliare la cipolla a fettine sottili.

Scola il tonno dall’olio.

Versa 20 grammi d’olio in una padella, fallo scaldare e caccia dentro la cipolla.

Falla andare per una decina di minuti, finché si è ammorbidita un po’. Se vuoi puoi continuare la cottura finché appassisce, ma a me piace mezza cruda. A te la scelta.

Mentre attendi la cipolla trita del prezzemolo e quando ormai ti sembra che la cipolla sia in dirittura di arrivo, butta la pasta (che devi tirare fuori giusto un minuto prima del tempo indicato sulla confezione).

Ricordati di riaccendere il fornello almeno 30 secondi prima dell’arrivo della pasta, così la padella non è gelida.

Scola la pasta un minuto prima del tempo indicato sulla confezione (ma non buttare l’acqua di cottura, che non si sa mai) e cacciala in padella.
Unisci un bel po’ di prezzemolo e concludi lì la cottura, a fiamma bella alta.

Prepara i piatti e su ogni porzione metti il tonno e dell’altro prezzemolo.
In teoria davanti a te dovresti avere una roba del genere:

Ciao e buon appetito!

Scottona al vino.

Verrà il giorno in cui ne avrò così pieni i coglioni che uscirò di casa ed andrò a trovare una di quelle che, grazie al suo simpaticissimo ed originalissimo blog di cucina, mi ha fatto mangiare male. Rovinandomi – l’altrimenti splendida – giornata.

Possibili risvolti dell’incontro.

Volevo mangiare del manzo cotto nel vino, ma non è che avessi molta voglia di stare davanti al fornello per sei ore. Anche perché, al posto di pezzi già teneri, a quel punto mi mettevo lì ad attendere la madonna ed il peposo, che ha bisogno almeno di tre ore di cottura.

Volevo del manzo cotto in una quarantina di minuti scarsi ed avevo trovato pure la ricetta.
Peccato che fossero tutte menzogne e già dopo pochi minuti dall’inizio della preparazione mi sono resa conto che l’attesa sarebbe stata eterna.

E già avevo cominciato con i cristi.

Il fatto è che io c’avevo fame. Ma fame vera. Era il quarto giorno di dieta ipocalorica abbinata a palestra massacrante, quindi io l’unica cosa che volevo era sbranarmi una mucca intera, anche cruda, ma farlo subito.
Purtroppo ho impiegato un’ora e mezza ad avere la cena pronta ed è stato un susseguirsi di incazzatura, depressione, incazzatura e depressione fino a quando ho masticato il primo pezzetto.

Mi ricorda qualcuno.

Quindi sei avvisata: il piatto che ti sto per preparare è buonissimo e necessita di poco lavoro. Però è un po’ lunghetto da preparare, soprattutto in un momento in cui fa un caldo boia e nessuno ha voglia di stare in cucina più del necessarissimo. Necessarissimo che di solito si traduce in Apro il frigo e mangio un gelato. 

Go, go, go! e mi raccomando: mettiti ai fornelli un paio d’ore prima di essere abbattuta dalla carogna dalla fame, altrimenti te ne pentirai.

Uno che se ne è pentito.

Per preparare la scottona al vino, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 fette di girello di scottona da circa 150 grammi l’una;
  • 400 grammi di Chianti o altro vino rosso simile;
  • una cipolla bianca grossa;
  • 40 grammi d’olio + un paio di fili per condire ulteriormente;
  • pepe nero, sale.

Partiamo con le presentazioni. Pizzakaiju è lieta di introdurti al girello di scottona:

Puoi usare un altro tipo di carne? Sì, se riesci a trovare un taglio che ti permetta di avere uno spessore adeguato (spessore che potrai osservare nelle successive foto).
Altrimenti dovrai cambiare proprio la ricetta: meno vino e, di conseguenza, meno tempo di cottura.

Non ho una foto dell’operazione, ma devi incidere la carne ogni pochi centimetri per non farla arricciare o gonfiare (usando un coltello o un paio di forbici).

Un po’ come abbiamo fatto ai tempi della porchetta, di cui ti metto la foto così ci capiamo:

Taglia la cipolla a fette spesse:

Versa i 40 grammi d’olio in una padella di cui possiedi il coperchio e che possa contenere tutta la carne. Sopra l’olio disponi le fette di cipolla e condiscile con un filo d’olio, un po’ di pepe e di sale.

Metti la scottona sopra la cipolla, condendola con un altro filo d’olio, sale e pepe.

Versa i 400 grammi di vino. La carne non sarà del tutto coperta ma va benissimo così.

Ora metti il coperchio ed accendi la fiamma. Usa una fiamma media fino a quando il vino comincia a bollire, poi abbassala al minimo (o comunque usa una fiamma che permetta il sobbollore).
Non togliere mai il coperchio più del tempo necessario per controllare che accade là dentro, non alzare mai la fiamma e non muovere mai né cipolle né carne. Se vuoi puoi girare la scottona dopo 40 minuti di cottura, ma non è fondamentale.

Il tutto sarà pronto quando il vino sarà stato assorbito ed evaporato e ci vorrà parecchio: io ho impiegato circa un’ora e mezza.

Quando vedi che il vino è evaporato parecchio, togli il coperchio e concludi la cottura a cielo aperto, sempre a fiamma bassa.
Il risultato finale deve essere tipo questo:

Prepara i piatti e versa il sughetto con le cipolle sopra ogni porzione.
Ecco cosa dovresti avere ottenuto, dopo tanto sudare:

Ciao e buon appetito!

Braciole di maiale cotte nel Chianti.

Non posso credere di non avere ancora inserito una ricetta per cucinare le braciole di maiale.

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Roba da prendersi a schiaffi da soli.

Ora, io non lo so se questa è una ricetta tradizionale, se è un classico delle feste natalizie, se è il piatto preferito delle stelle del cinema. So solo che volevo delle braciole e del vino ed è venuta fuori una roba spettacolare. Che ho fatto pure la scarpetta, dopo, talmente era buono.

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Ero così, dopo. Stessa faccia sconsolata.

Quindi, dopo quasi una settimana di silenzio, posso finalmente arricchire il menù del Pizzakaiju con qualcosa di imperdibile.
Ah, se vedi che sparisco per tanto tempo, non disperare: non ho alcuna intenzione di aggiornare il blog con ricette mediocri, solo per mostrare al mondo che non sono morta. Meglio una ricetta al mese, ma da sbavo, che trecento post al giorno di cibo di merda.

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Grazie, grazie.

Iniziamo.
C’è anche un contorno di peperoni che ho preparato perché ne avevo uno avanzato in frigo. Se vuoi ometterlo sei libera di farlo, ma sappi che era un ottimo accompagnamento.

Go, go, go!

Per preparare delle braciole di maiale cotte nel Chianti, per due persone, hai bisogno di:

  • 4 braciole di maiale (per un totale di un chilo di carne). Peso che si aggira dai 250 ai 350 massimo a fetta;
  • 2 spicchi d’aglio;
  • parecchio prezzemolo;
  • 20 grammi d’olio. La quantità è sufficiente;
  • sale e pepe;
  • una bottiglia di Chianti;

Ti servirà una padella grossa abbastanza da contenere le braciole, che non dovranno essere sovrapposte. Questa padella deve avere il coperchio, quindi regolati.

Parentesi per il vino: se non ti piace il Chianti, usane un altro. Però che sia un vino bello robusto, altrimenti hai sbagliato proprio ricetta.

Prepara un trito con aglio e prezzemolo. Puoi anche usare l’aglio secco e in quel caso, prepara solo un trito di prezzemolo.

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Adagia le braciole su un vassoio.

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Cospargi tutte le superfici con sale e pepe, poi con il trito che hai preparato. Per tutte le superfici, intendo sia sopra che sotto ogni braciola.

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Scalda venti grammi d’olio, a fiamma alta.

Appena l’olio sarà caldo aggiungi le braciole.

Devi fare dorare entrambe le superfici. Q Esteriormente dovranno avere il colore di una braciola cotta, insomma. Se 5 minuti non fossero sufficienti, prosegui la cottura.
Ci possono volere anche 20, 25 minuti.

Aggiungi 400 grammi di vino in ogni padella.

Abbassa la fiamma al minimo e metti il coperchio.

Il nostro scopo non è quello di fare evaporare la parte alcolica tutta in una botta: il vino dovrà piano piano essere assorbito dalla carne. Quindi usa una fiamma bassa, il tutto deve sobbollire in maniera decisa, ma non addirittura bollire a cannone. La cottura durerà un’ora ed ogni 15 minuti gira la carne ed aggiungi vino mano a mano che evapora (alla fine userai tutta la bottiglia).

Esaurito il tempo di un’ora apri il coperchio e fai evaporare il vino in eccessi.

Alla fine dovrai trovare la pentola quasi senza liquido. Ecco la mia:

Nei piatti dovresti avere un risultato simile:

Spettacolare.

Ultima ricetta dell’anno.
Auguri e soprattutto buon appetito!

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