Spaghetti di soia con verdure.

Poche cose hanno cambiato drasticamente la mia esistenza.
Guardare Karate Kid IV.
Osservare per la prima volta Van Damme eseguire uno split.
Comprare un wok.

Si vede male, ma quella è HILARY SWANK. In Karate Kid 4, cazzo.

Il wok – che non è sinonimo di padella e non mi stancherò mai di ripeterlo – ormai è uno dei miei strumenti preferiti.
Dopo che abbiamo imparato a trattarlo e a non farlo arrugginire, abbiamo mangiato un fottio di riso cinese e pure gli gnocchi di riso.
Vogliamo forse farci mancare una ricetta con gli spaghetti di soia?

Da gustare davanti a Ragazzi perduti, ovviamente.

Stiamo parlando dell’ennesimo level up importante, la cui difficoltà maggiore sta nel trovare gli spaghetti stessi. Ma se li trovo io che vivo nel mezzo del nulla, non credo avrai tanti problemi, quindi basta scuse!!!11!
Poi io non conosco nessuno che non voglia spaccarsi di cinese almeno trentordici volte l’anno, quindi non star lì a menarla che dobbiamo cucinare italiano, viva il duce e risorgeremo perché vallo a raccontare a qualcun altro.

Quando han chiesto a Lecter se conosceva qualcuno che non mangiava cinese ha risposto Sì, che uno lo conosceva. Aveva gusti un po’ diversi.

Ho rubato la ricetta a Luca Pappagallo, garanzia di robe buone e ricette facili.

Go, go, go!

Per preparare degli spaghetti di soia con verdure, per due persone, hai bisogno di:

  • 150 grammi di spaghetti di soia;
  • 60 grammi di salsa di soia + eventuale altra salsa da aggiungere sui piatti;
  • 200 grammi di zucchine;
  • 20 grammi d’olio;
  • 50-100 grammi massimo di vino bianco. Se ce l’hai cinese, meglio;
  • 200 grammi di carote;
  • 200 grammi di macinato di manzo;
  • uno spicchio d’aglio;
  • zenzero, fresco o in polvere.

Innanzitutto ti presento gli spaghetti di soia:

Come vedi si presentano a matasse e per due persone tre sono più che sufficienti.
Nonostante sulla confezione ci sia scritto che basta bollirli 5 minuti e via, tutti a mangiare, bisogna metterli in acqua fredda per un paio d’ore per farli separare e rinvenire. 
Quindi preparati per tempo. Ci vediamo tra un paio d’ore.

Ti aspetto.

Esaurite le due ore, scola bene gli spaghetti.

Prepariamo ora gli altri ingredienti.
Taglia a pezzetti piccoli le zucchine. Anche più piccoli di come li ho fatti io, che a me pesava il culo:

Stessa operazione per le carote:

Se hai lo zenzero fresco tagliane un pezzetto.
Trita anche l’aglio non a pezzi minuscoli, che nel wok lo bruciamo di sicuro, poi.

Possiamo partire.
Versa 20 grammi d’olio nel tuo fedele wok. Usa una fiamma alta, come sempre.
Appena il tutto è rovente, caccia dentro l’aglio. Se hai lo zenzero fresco, caccia pure lui.

30 secondi dopo butta dentro il macinato.

Fai rosolare bene su ogni lato, aggiungi il sale e lo zenzero in polvere, ed appena è colorato, versa il vino.

Gira di continuo con la tua schiumarola e fai evaporare del tutto il liquido.
Il macinato non cuocerà più, quindi quando lo toglierai dal fuoco deve essere come piace a te. Fallo dunque sbruciacchiare, se ti piace sbruciacchiato.

Quando hai finito tiralo fuori con una schiumarola e fallo riposare in un piatto mentre ci occupiamo del resto.

Ecco il mio:

Sciacqua un po’ il wok sotto l’acqua (senza sapone, senza grattare, senza troppo impegno).
Riempilo poi con due o tre dita d’acqua. Non tantissimissima, perché il nostro compito sarà quello di farla evaporare.
Ecco una foto per darti un’idea:

Versa 60 grammi di salsa di soia.

Porta a bollore, poi caccia dentro tutte le verdure.
Riporta poi di nuovo a bollore.

Butta dentro anche gli spaghetti di soia:

Gli spaghetti di soia avranno bisogno di massimo 10 minuti di cottura, ma tu assaggia se vuoi. In realtà l’importante è che non si spappolino, per il resto chi se ne fotte, poiché non esiste il concetto di una cottura al dente.
Devi fare evaporare tutto il liquido: usa una fiamma altissima (tipo lanciafiamme, per intenderci), mescola con forchettoni e pinze per cercare di mescolare il condimento agli spaghetti e basta.

Pian piano si trasformerà:

Quando il liquido è praticamente tutto evaporato, puoi buttare dentro il macinato.

Nel caso in cui notassi qualcosa di strano (tipo hai messo troppa acqua e quindi il tempo di cottura fosse troppo elevato), dovresti togliere gli spaghetti e fare restringere il liquido per i cazzi suoi… ma, insomma, cerca di non sbagliare che fai prima. Meglio mettere poca acqua ed aggiungerne all’occorrenza, se sei insicura. 

Prosegui la cottura per altri 30 secondi, giusto il tempo per mescolare bene il macinato e farlo scaldare. Poi puoi spegnere.

Prepara le porzioni e su ogni piatto aggiungi altra salsa di soia, se occorre.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Ciao e buon appetito!

Cuscus con piselli e uova (+ tanti bei videogiochi dimenticati persino da Pazuzu)

Negli ultimi due anni sono usciti videogiochi senz’altro stupendi, ma che io ancora non ho manco provato.
Non perché mi importi poco, anzi, so che quando Red Dead Redemption 2 entrerà in questa casa la vita di campagna virtuale sostituirà quella reale.

Risultati immagini per ragazzo di campagna

Cose che mi aspetto di vedere.

La questione è che ho constatato – con la ps4 più che mai – che quasi tutti i titoli sono pieni di difetti al momento dell’uscita e che è quindi meglio aspettare un po’ di tempo e ritrovarseli aggiustati a modino.
Questa non fretta è poi diventata quasi uno stile di vita e mentre tutti giocano non so bene a quale numero di Yakuza uscito da poco, io sto felicemente recuperando il Kiwami remasterizzato e sono contenta così.

In questa fase di rallentamento ho notato però che i giochi minori, ormai, sono stati quasi bannati dall’esistenza. Non sto parlando di indie: con quelli ci sfracassano i coglioni di continuo.

Quanta poesia in questa volpe del cazzo che, anche se deve rispondere solo al tasto X, se ne frega.

Sto parlando di quei titoli anche grossi, ma che non possono essere considerati dei veri e propri TRIPLA A. Insomma, titoli grossi ma che non sono della Bioware o della Ubisoft o semplicemente non hanno avuto abbastanza successo da avere dei capitoli successivi. Per la ps4 mi vengono in mente pochissimi esempi e tutti che non ho giocato: Exel, Nier Automata (sì, è della Square Enix, ma è un titolo nuovo), Conan e boh.

Per la generazione precedente, invece, ho decine di esempi e quindi ho deciso di stilare una lista (non una classifica) di 10 titoli che mi sono piaciuti davvero tantissimo e che magari, se hai tempo, puoi recuperare spendendo circa 5 rupie e mezzo.
Quasi tutti i giochi che ti proporrò hanno in comune una particolarità che oggi sembra quasi un’eresia: non c’è traccia di modalità online.

La reazione dell’utente medio di fronte ad una simile notizia.

Partiamo subito.

Deadly Premonition.

Titolo particolarmente sfigato: non solo ha una grafica terrificante, ma i primi 20 minuti di gioco metterebbero alla prova anche il più convinto. Si inizia come una specie di sparatutto in terza persona, totalmente robboso e rincoglionito.
Se però si ha la pazienza di superare quell’ostacolo, ci si ritrova davanti ad un super omaggione a Twin Peaks, con una storia stupendamente scritta, un personaggio principale indimenticabile e splendidi dialoghi (soprattutto i monologhi del protagonista, a cui piacciono i b-movie impossibili, come The Deadly Spawn). Meravigliose pure le musiche, che di solito non mi rimangono mai impresse ma che questa volta è impossibile ignorare.
Non ha l’online.
L’ho platinato, quindi mi è piaciuto per davvero.

Eat Lead: The Return of Matt Hazard.

Ci sono anche gli zombie.

Ne ho già parlato qui.
Sparatutto in terza persona, con grafica vecchia per gli standard dell’epoca ed un po’ rugginoso pure come gameplay. Terribili i cali di frame rate.
Però davvero divertente ed originalissimo.
Non ha l’online.
L’ho platinato.

Lollipop Chainsaw.

L’autore è Suda51, accompagnato però da James Gunn. Nonostante parli di una cheerleader con la motosega che si nutre di lecca lecca, è molto meno segaiolo degli standard di Suda.
È a livelli, ci sono un sacco di musichette carine ed è divertente. Davvero divertente.
Non ha l’online.
L’ho platinato.
Ah, di Suda consiglio anche Shadows of the Damned. Che è un po’ una vaccata, ma l’ho platinato e ci sarà pure un perché.

Binary Domain.

Sparatutto alla Gears of Wars, con i robottoni. I personaggi però fanno finta di parlarsi tra un combattimento e l’altro, quindi hai qualche risposta da dare. Risposte davvero banali, visto che i dialoghi sono stile Ma io ti sto sui coglioni? e tu puoi rispondere sì oppure no. Secondo te quale delle due risposte è migliore, per aumentare l’affiatamento della squadra?
Davvero, è tutto qui.
Ed è divertentissimo.
Non ricordo la presenza dell’online e no, questo non l’ho platinato.

Vanquish.

Lo confondo con Binary Domain anche se c’entrano poco, più che altro perché li ho giocati nello stesso periodo.
Uno sparatutto in terza persona in cui hai una tuta STRAFIGA, dei mostroni BELLISSIMI ed una velocità assurda (talmente tanto assurda che bisogna possedere otto occhi almeno ed un tempismo perfetto… Insomma, essere spider-man può aiutare).
Divertente davvero.
Niente online che io ricordi e niente platino per me.

Dragon’s Dogma: Dark Arisen.

Gioco di ruolo molto action della Capcom che però è finito un po’ nel dimenticatoio.
Ha una componente online parecchio utile: puoi portarti dietro i compagni degli altri giocatori, che ti aiutano a scoprire misteri o a sconfiggere creature che in altre avventure hanno già incontrato.
Ben costruito il mondo, intelligente il fatto che usare il viaggio veloce non è poi tanto comodo e quindi ti fai delle scarpinate bellissime, fantastiche le creature e vari i modi per ammazzarle.
Un bonus: puoi anche scegliere di usare bambini come eroi e questo mi è rimasto impresso.
L’ho platinato.

Bulletstorm.

Sparatutto in soggettiva supertamarro: diverso in ogni scenario, vario nelle modalità di gioco, creativo negli ammazzamenti. Anzi: più sei creativo e sadico e più ti ripagano in punti esperienza.
Puoi anche usare un mostro gigante robot come alleato e per me è già un epic win.
Lo hanno rimasterizzato anche per ps4 e son contenta, perché merita di non essere dimenticato.
Niente online, che io ricordi e niente platino per me.

Brutal Legend.

Gioco unico nel suo genere, nel senso che davvero non mi viene in mente nulla con cui paragonarlo.
Open world con protagonista Jack Black, si ammazzano i nemici suonando la chitarra (tra le altre cose). Storia assurda e divertente. Unica pecca: in parte è strategico. Non è difficile, ma a me gli strategici non piacciono quasi per niente.
Niente online, niente platino.

Enslaved.

Questo è uno dei grandissimi misteri presenti nel mondo dei videogiochi: non se l’è cagato nessuno.
Eppure ha una grafica splendida, due personaggi bellissimi a vedersi, una bella storia ed addirittura c’è Andy Serkis in persona. Non è forse particolarmente divertente da giocarsi (le fasi di combattimento sono tutte simili, a lungo andare) ma questo capita anche a giochi considerati BELLERRIMI dal mondo tutto, senza particolari ragioni.
Piaciuto tanto, avevo anche il poster in camera.
Anzi, ora vado e mi compro la maglietta.

Sleeping Dogs.

Un mix tra GTA e Yakuza, ma con più personalità di entrambi.
Uccisioni sanguinose e plateali, bella storia, si tirano tanti pugni.
Platinato e senza online.
Speravo in un secondo capitolo, ma non ha avuto alcun successo.

Ovviamente non sono i soli titoli che mi siano piaciuti tanto nella vecchia generazione, ma sono senz’altro i più sfigati: non hanno avuto seguiti, non sono stati cagati per niente ed è un peccato.

Adesso mangiamo il cuscus, è giunta l’ora.

Qui si venera Pazuzu, ma capisco il senso di sollievo.

Sono così ignorante che non sapevo manco come si scrivesse la parola cuscus e pensavo pure fosse un cibo messicano.
Sono così ignorante che l‘ho condito come una specie di riso alla cantonese, usando il wok e mangiandolo con le bacchette.
Insomma, il tipico esempio di multiculturalismo da serie tv di merda.

Un messicano, un bianco coglione ed una donna entrano in un bar e…

Mi è piaciuto parecchio e prossimamente lo preparerò con condimenti più adatti, per ora provalo anche tu così e vediamo se ti colpisce come ha colpito me.

Questa volta puoi cuocere il condimento anche in una padella normale: io ho usato il wok perché secondo me le uova strapazzate vengono meglio e comunque si prepara tutto con la metà del tempo.

Go, go, go!

Si prepara in pochi minuti, tra poco si mangia, dai.

Per preparare un cuscus con piselli e uova, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di cuscus. Ho usato quello precotto, che ha bisogno di pochi minuti per cuocere. O questo o niente, nel Cilento;
  • 200 grammi d’acqua + 10 grammi d’olio + sale per cuocere il cuscus;
  • 2 cucchiai d’olio;
  • 300 grammi di piselli;
  • 4 uova:
  • sale e pepe.

Se usi i piselli surgelati, ricordati di tirarli fuori dal freezer la sera prima e cacciarli nel frigo, così si scongelano senza essere stressati. Il giorno dopo li potremo usare (quasi) come se avessimo comprato quelli freschi e saranno così:

Se non hai deciso la cosa per tempo, limitati a scongelarli cacciandoli sotto dell’acqua tiepida. Ci vorranno pochi minuti.

Versa 200 grammi d’acqua in una pentola e dentro versaci 10 grammi d’olio ed un po’ di sale:

Chiudi col coperchio e porta ad ebollizione.
Nel frattempo spacca le uova in una ciotola con sale e pepe e sbattile leggermente.

Appena l’acqua bolle versaci dentro il cuscus e sgranalo brevemente con una forchetta:

Chiudi col coperchio e fai riposare per il tempo indicato sulla confezione (nel mio caso erano 4 minuti).
Nel frattempo prepara il condimento.

Usando la fiamma più forte che hai, fai arrivare a temperatura fusione il tuo wok. Poi versa 2 cucchiai d’olio:

30 secondi dopo caccia dentro i piselli e salali un po’.

Falli andare a fiamma alta per un paio di minuti, il tempo di scaldarli. Gira sempre.
A quel punto puoi versare le uova.

Appena si cominciano a rapprendere ai lati, come nella foto qui sopra, muovi il tutto con una schiumarola fino a quando le uova saranno del tutto cotte. Puoi anche abbassare un po’ la fiamma se ti sembra che si attacchi un po’ sul fondo.

Quest’operazione avrà bisogno di tre minuti scarsi.

Puoi anche cuocere tutto in una padella normale: ci vorranno solo un paio di minuti in più.

Nel frattempo il cuscus è pronto? Togligli il coperchio e sgranalo un pochino, con la forchetta.

Appena il condimento è pronto, riversalo nel cuscus.
Accendi una fiamma bassa e fai andare tutto insieme, mescolando con una forchetta, giusto per un minuto o due. Il tempo di sgranare tutto per bene e fare conoscere al cuscus le uova ed i piselli.
Ecco cosa dovresti avere davanti:

Prepara le porzioni e siediti per mangiare: te lo sei meritato.

Ciao e buon appetito!

Riso ananas e pinoli (and Satan bless us, every one).

Non sono tra coloro che credono che serie tv e cinema appartengano allo stesso universo. Anzi, a dirla tutta a me le serie tv hanno stancato da diversi anni.

Si sa.

E non è che lo dico perché sono tra quei babbuini che han visto solo Lost e La Signora in Giallo: no, io ci ho passato centinaia e centinaia di ore, tipo drogata.
Poi però, passato l’entusiasmo del MA GIRANO IN ALTA DEFINIZIONEEE!! e quello del NON SONO PIU’ COME I CHIPS, HANNO UNA STORIAAAA mi sono resa conto che è tutta una grande soap opera. A volte anche ottima soap (come Six Feet Under), ma sempre soap è. Prendi dei personaggi, li metti in un contesto x, fai finta di avere scritto una trama lunga e complessissima che però annacqui mostrandoci che lui stava con Francesca ma Francesca amava Davide, in un loop infinito di rapporti interpersonali del tutto simili tra loro.

Sì, ho appena citato Ambra.

Dal mio punto di vista, quindi, non c’è molta differenza tra le puntate di Beautiful che mi faceva vedere mia nonna e quelle di Mr. Robot.

Mi sembra che le serie tv siano per un pubblico con l’attenzione spenta. Non c’è niente di male: anche a me capita di essere rincoglionita ed è in quei momenti che ci inserisco la serie che mi fa meno cagare in quel periodo (tipo The Walking Dead).

Poi ci sono delle eccezioni, in media mezza volta l’anno.

Siamo solo a gennaio e già abbiamo giocato il jolly 2019, sembrerebbe. Perché per ben tre giorni ho accantonato i film per mangiarmi – drogandomi sin dal primo episodio – Chilling Adventures of Sabrina.

All’ultima puntata ero così.

Non vedevo la vecchia serie né ho mai letto il fumetto (di cui manco sapevo l’esistenza). Anzi, ti consiglio di non leggerlo: l’ho aperto ed in 7 vignette ti spoilerano tutta la storia della prima stagione, anticipandoti parte della seconda. Quindi se per te la sorpresa è importante quanto lo è per me, lascia stare il fumetto.

Spiegherò il buono della serie senza anticipazioni.
Innanzitutto quello che funziona – e si vede da subito – è il cast. Tutte facce giuste nel personaggio perfetto. In più ogni personaggio non è bianco o nero, cattivo o buono. Il manicheismo da pessima scrittura seriale è sostituito da contraddizioni intelligenti, motivo principale per cui i suddetti personaggi sembrano possedere una consistenza tangibile.

Robe normalissime.

A me non piace quando la storia è guidata da un filo che divide la parte del bene da quella del male: non trovo sia possibile ottenere per davvero questa divisione, quindi sbuffo al minimo accenno di luogo comune comportamentale. E spengo.
Sabrina e le persone che le sono vicine sono del tutto avulse da questa restrizione. Sabrina stessa compie una serie di azioni ed è affascinata da tutto un pensare che sarebbe limitante vincolare. Fa quel che si sente di fare ed agisce in maniera spiazzante pur di ottenere il bene per coloro che ama. Peccato che il bene per uno non sia necessariamente traducibile con bene per tutti (come Spock ci ha sempre insegnato).

Massì, lo sappiamo.

Sabrina, nel suo spero lunghissimo percorso alla ricerca della libertà di scelta e dell’acquisizione di potere, riesce a stupire con certi suoi piani elaborati che lasciano presagire nulla di buono.
Non è la sola: la cattivissima di turno, francamente, sembra guidata dal buon senso quasi più di Sabrina stessa. La zia Zelda, pur disegnata come fredda e distaccata, è incapace di reggere moltissime pressioni emotive, mentre l’altra zia – a prima vista più fragile e gentile – ha una sicurezza granitica quando e se occorre.

L’abbiamo capito, giuro.

Lasciamo per un attimo in pace i personaggi e concentriamoci sul resto: la messinscena e le citazioni. La serie è ovviamente super derivativa, raccogliendo qui e là elementi di quasi cent’anni tra cinema e tv. Però non si abbassa a spiegare allo spettatore il riferimento cinefilo (o lo cogli o non lo cogli e chissà quante me ne sono sfuggiti): lo inserisce nello scenario, senza strizzare l’occhio a nessuno.
Riuscitissime le atmosfere, molto horror. Oserei dire più horror di quelle che dovrebbero esserci nei film di genere degli ultimi anni. Se dovessi scegliere un paragone, direi che la serie si pone tra quelle cosette che avrebbero potuto girare a fine anni ’80 inizio ’90 del genere fantastico, per ragazzi. Una via di mezzo tra le storie dei Piccoli Brividi (o Goosebumps, ora che siamo colti) e I racconti della Cripta, ma con uno spirito più cinematografico possibile.

Ho letto questo racconto cento volte.

Il tutto è pensato per un pubblico adolescente (ma anche adulto, visto che io sono più vecchia di Morla, la Tartaruga Millenaria) più scafato, meno pronto a scusare storie tagliate a metà o con morali dubbie che dovrebbero insegnarti la vita.

L’unica cosa che stona parecchio è parte della regia: non tanto le inquadrature o la composizione dell’immagine, quanto il fatto che spesso tutto risulti sfocato. Intere scene hanno focalizzato un solo particolare (di solito centrale) ed il resto è appannato. Non ho capito la scelta, fa oggettivamente schifo.

Mi devo fermare qui, perché per continuare dovrei raccontarti degli episodi o delle scene e no: tu devi guardarti Chilling Adventures of Sabrina senza che qualche Kaiju stronzo ti distrugga il senso di stupore indispensabile per qualsiasi visione.
Quindi basta e passiamo alla pappa.

E pure Pazuzu.

Se pensi di poter preparare la ricetta che ti sto per proporre usando una padella normale, te lo scordi.

Io ti ho avvisato, se poi devi buttare via tutto non venire qui a lamentarti.

Wok e padella non sono sinonimi: ne ho già parlato lungamente qui. Così come c’è un abisso tra un wok bruciato da te (lunga operazione di cui trovi qui le istruzioni) ed uno già antiaderente. Nel wok punkabbestia tutto viene da dio, in quello antiaderente non riesco ad ottenere gli stessi risultati. Ma saranno le mie incapacità, certo.

Mi inchino a chi riesce a cucinare qualsiasi roba con qualsiasi mezzo e sempre in maniera impeccabile.

Di sicuro questo riso (e tutti gli altri risi che ho proposto) non possono essere preparati con una padella, antiaderente o meno. A quel punto fai prima ad ordinare tutto al cinese, direttamente, perché tanto ti verrebbe di merda.
Detto questo, possiamo partire con la ricetta del riso ananas e pinoli.
Prima di raggiungere il risultato che ti sto per dare, avevo provato una versione senza uova e salsa di soia: aveva un sapore quasi vuoto, mancava proprio qualcosa.
Così invece mi ha soddisfatto parecchio. L’ho mangiato anche il giorno dopo, freddo, ed era pure meglio.

Avvertenza: se tu hai il riscaldamento, tutto ok. Se non ce l’hai, proprio come me, pure la potenza del wok verrà meno: gli ingredienti erano veramente gelidi pure senza stare nel frigorifero, quindi perdeva di temperatura di continuo. Insomma, a te verrà sicuramente meglio che a me, vedrai.

Go, go, go!

Tutti con la bocca piena, così non litighiamo perché penso che I Soprano siano lammerda.

Per preparare un riso con ananas e pinoli, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso basmati. Ho provato altri tipi di riso e secondo me sono troppo pieni di amido, tendono a spappolarsi;
  • 3 cucchiai d’olio;
  • 2 uova;
  • 40 grammi di salsa di soia;
  • 400 grammi di ananas a temperatura ambiente. Mi raccomando: freddo rilascerebbe troppo liquido;
  • 40 grammi di pinoli;
  • un cipollotto.

Siccome il riso deve essere freddo, ti tocca lessarlo diverse ore prima.  Cuocilo al dente, omettendo tre minuti del tempo indicato sulla confezione, e scolalo bene. Distribuiscilo uniformemente su un piatto, lascialo raffreddare e poi caccialo in frigo. Lo toglieremo dal frigo giusto un minuto prima di accendere il wok.
Questa operazione non è sacrificabile: ho provato a cucinare il riso tiepido o fatto raffreddare sotto l’acqua corrente, ma il risultato non è stato per niente lo stesso. Tende ad appiccicarsi e spappolarsi.
Quindi tu mettiti in pari, ci vediamo qui tra qualche ora.

Ma infatti, 4-5 ore passano in un secondo.

Rieccoci.
Prepariamo tutti gli altri ingredienti.
Metti i pinoli in un pentolino e falli scaldare con fiamma media, girando spesso. Dobbiamo colorarli un po’, senza bruciarli, per dargli un odore ed un gusto più decisi. Ci vorranno circa 5 minuti.

Taglia un cipollotto a pezzotti non troppo piccoli, si brucia facilmente.
Spacca due uova in una ciotola, versa dentro 30 grammi di salsa di soia e sbatti il tutto brevemente. Non dobbiamo preparare un dolce, è sufficiente che gli ingredienti siano ben mescolati.

Infine taglia l’ananas a pezzetti abbastanza piccoli:

Tira fuori il riso dal frigo. Staccalo bene dal piatto con una schiumarola, così ti sarà più facile cacciarlo nel wok quando sarà il momento.

Metti il wok sul fuoco, fiamma alta.
Fagli prendere temperatura: appena vedi del fumo che sale, è pronto. Sì, deve proprio fumare, hai capito bene.
Ora cacciaci dentro 3 cucchiai d’olio.
Attendi 30 secondi e butta dentro il cipollotto.

Altri 30 secondi ed è la volta dell’ananas:

L’ananas ha bisogno di circa 5 minuti: rilascerà un sacco di liquido e questo liquido deve un po’ evaporare. E poi deve essere caldo: se fa freddo in casa o se era in frigo, bisogna dargli un po’ di tempo.
Dopo circa 5 minuti ci sarà forse ancora un po’ d’acqua, ma non molta. Puoi quindi versare le uova.

Se il wok è a temperatura, vedrai le uova gonfiarsi ai lati e quello è il segnale per cacciarci dentro il riso.
Se come me non sei riuscita a mantenere la temperatura costante, attendi che si rapprenda un pochino nei bordi, poi versa riso e pinoli.

Adesso devi stargli dietro. Ci sarà bisogno di circa tre minuti, ma il tempo dipende molto dalla quantità di liquido da assorbire. Devi girare di continuo il tutto con una schiumarola e in questo passaggio aggiusta pure di sale. 

Il riso sarà pronto quando sarà asciutto, senza liquido da nessuna parte. I chicchi dovrebbero anche essere tutti separati, senza formare pappe strane:

Spegni la fiamma e prepara le porzioni.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!