Penne con stracciatella e pomodorini ( + Tempi duri, per Zio Cleto)

Ripensa a tutte quelle cene di famiglia. A Natale, a Pasqua, al matrimonio di zia Martina, alla festa di disintossicazione di Christiane F, al battesimo di tua cugina Fabiana Inculamorti.
Pensa a quando tu stavi lì e mangiavi le polpette, in silenzio e poi zio Cleto prendeva la parola. E TUONAVA, con tono sicurissimo e completamente a cazzo (in fondo stavamo sbafandoci di spaghetti al sugo, nient’altro) I froci fanno schifo!

E tu volevi goderti la cena, ma a questo punto è difficile.

Le altre 76 persone a tavola, nonna compresa, continuano a guardare il piatto, Mara Venier alla tv oppure si domandano Ma perché non hanno ancora tolto la plastica dai cuscini del divano?
Si sta sudando freddo? C’è un silenzio imbarazzato?
Perché nessuno si caga Zio Cleto?

Musica d’atmosfera.

Non perché – come erroneamente potremmo pensare – siano tutti d’accordo con lui. Il silenzio non significa niente. Soltanto che, forse forse forse, non han voglia di discutere. Che alla fine non ne vale la pena. Che Zio Cleto è un coglione e viene pure spalleggiato da quel deficiente del cugino del cugino del cugino della moglie di tua sorella che è pure peggio. E speriamo che Nonno Palmiro stia zitto altrimenti qui ci sanguinano le orecchie a tutti quanti.

Nelle migliore delle ipotesi arriva il giovane ribelle di casa e comincia a litigarci. Ma Zio Cleto mica si sente intaccato dalle opinioni forti dell’adolescente di turno: è un ragazzino, che vuoi che abbia capito della vita?

Stacchetto musicale che sdrammatizza.

Bene.
Questo era più o meno l’episodio tipico che si ripeteva, mese dopo mese, nei miei raduni di famiglia.
So per certo che la mia storia è uguale alla tua, perché le teste di cazzo nascono in ogni dove e di solito sono quelle che sbraitano di più. Però i tempi sono cambiati e se un giorno Zio Cleto poteva vivere tranquillo nella sua bolla protettiva composta da froci perversi, donne puttane e negri puzzoni senza sentire mai nessuno rivelargli la Verità Assoluta – ossia quanto fosse una grande testa di cazzo –  per lui oggi è impossibile.
Perché Zio Cleto ha la tecnologia in mano. Zio Cleto, oggi, vive con il cellulare tra le dita ed ha scoperto che esistono pensieri multiformi e terrificanti, là fuori.

Oggi a Zio Cleto si risponde così.

Bello sapere che l’ottusità del subumano oggi viene oltraggiata da pensieri più coscienti e positivi (e propositivi). Il problema è che il subumano mica cambierà mai idea: ormai è fatta, il suo cervello è atrofizzato già dal 1986 e lo sai che non si esce vivi dagli anni ottanta.
No, il subumano naviga per il web e comincia ad insultare la gente, a sbraitare pure lì contro la (sua) libertà d’espressione che sente minacciatissima dal tuo essere critico verso quelli come lui.
Insomma, mica puoi dirgli che è un omofobo. Perché è un insulto. Però lui rivendica il diritto sacrosanto di andare in giro a dire che le checche non erano previste nel disegno divino e che dovrebbero essere messe a morte.

Qualcuno consegni un nobel per la logica a quell’uomo!

Io, Pizzakaiju, ho incontrato diversi individui del genere nelle ultime settimane.
Dove? In un gruppo di cucina, ovvio. Vogliamo forse farci mancare qualcosa?

Accade che giro un paio di video contro l’ottusità del cattolico medio (guardandomi bene dall’insultare Chiesa Cattolica o Papa, che le querele son dietro l’angolo). A casa mia, nel mio canale Igtv, senza rompere i coglioni a nessuno. Chi vuole, clicca e guarda.
Cosa c’entra con un gruppo di cucina? Nulla.
Però queste persone decidono di smettere di volere avere a che fare con me, nel campo della cucina, per MOTIVI RELIGIOSI.
Pizzakaiju tira fuori la carta del raziocinio e spiega loro che religione e mangiare non c’entrano niente e che questo integralismo non è accettabile.
Risultato prevedibile: mi si risponde che ho violato “le leggi di Instagram” e che loro non sono integraliste religiose, sono io ad essere volgare e scorretta.

Quando incontro certa gente, mi viene in mente sempre questa scena.

Bene.
Mi sembra giusto precisare anche qui che l’integralismo religioso è proprio estendere la propria fede su qualsiasi aspetto della vita altrui: far tacere gente sul web per le proprie opinioni sta solo qualche decina di passi sotto all’andare ad ammazzare gente in una redazione di un giornale perché han parlato male di Maometto o di cazzo ne so. Sono figli dello stesso atteggiamento, quel che è differente è la quantità di sangue versato.

Quindi io ho un invito molto semplice: non cliccate in giro a cazzo, se non siete in grado di accettare l’esistenza dell’altro.
Nel web c’è una quantità di informazioni che è chiaro che non siete in grado di accettare, quindi non uscite dalla vostra zona di comfort. Continuate a contornarvi di omofobi, sessisti e, più in generale, di stronzi. Va bene così.

Ed il messaggio è: sì, ho detto che gli omofobi e i sessisti sono stronzi. Se ti ritrovi in questa categoria, fatti delle domande.

Però se cliccate dove non dovevate, se vi trovate col cervello melmoso perché i vostri neuroni han dovuto ascoltare robe per cui non erano pronti, prendetevela con voi stessi.
L’internet non vi appartiene né vi somiglia e se non siete in grado di accettare il diverso, non accettatelo: ma almeno non andate in giro a sfracassare le palle agli altri per i vostri limiti evidenti.
Insomma: avete un mezzo meraviglioso tra le mani e finalmente potreste levellare da deficienti a deficienti che cercano di applicarsi. 
Non volete farlo? Bene. Lasciate che le (altre) persone mature dialoghino tra loro e voi continuate a portarvi dietro il rosario, la statuetta di padre pio e le vostre sicurezze medievali. Senza però aspettarvi che qualcuno vi comprenda o capisca. Non più.

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Ma come si permettono i Monty Python?

Ora mangiamo.
Sì, pure te che c’hai l’integralismo cattolico che scorre forte dentro te, perché io non rifiuto un piatto di pasta a nessuno.

Siccome avevo della stracciatella avanzata dalla ricetta di qualche giorno fa, ho fatto un’altra ricetta più semplice di questa perché non so cosa accada da te, ma da queste parti i pomodorini gialli sono una merce RARISSIMA. Quindi ci voleva un’alternativa con i datterini, che sono i miei pomodori preferiti.
Go, go, go!

Per preparare delle penne con pomodorini e stracciatella di bufala hai bisogno di:

  • 180 grammi di penne;
  • un po’ di basilico;
  • 400 grammi di datterini, da usare in due momenti diversi. Van bene anche altri tipi di pomodorini, nel caso avessi difficoltà a trovare questi;
  • 30 grammi d’olio;
  • uno spicchio d’aglio;
  • 200 grammi di stracciatella di bufala;
  • 2 acciughe sott’olio.

Metti l’acqua della pasta a bollire.

Lava 200 grammi di datterini e tagliali a metà. I datterini non hanno la testa cocciona, quindi non c’è bisogno di decapitarli. Se sono molto piccoli dividili solo in due parti, se sono più grandi in 4.
Se usi ciliegini o altri tipi di pomodorini, togligli la testa per i soliti motivi: è la parte più dura e spesso vi si annidano dei vermetti.

Versa 30 grammi d’olio, falli scaldare e fai soffriggere uno spicchio d’aglio tritato.

Aggiungi poi i pomodorini.

Appena si ammorbidiscono un po’ caccia dentro anche due acciughe sott’olio.

Questi pomodorini qui devono sparire del tutto, non formare un sugo. Abbiamo già parlato di questo procedimento in questa ricetta qui, ma riassumendo: rimarranno giusto le pelli e ci vorranno almeno venti minuti di cottura perché questo avvenga. 

Nel frattempo taglia a metà il resto dei pomodorini (o in 4, se sono grandi) e spezzetta un po’ di foglie di basilico.

Non dimenticarti mai dei pomodorini in padella, girali spesso ed usa una fiamma media.
Quando avranno questo aspetto vuol dire che siamo a buon punto:

È tempo di calare la pasta, che devi tirare fuori tre minuti prima del tempo indicato sulla confezione.
Tu continua la cottura dei pomodorini, girandoli sempre più spesso mano a mano che si sfaldano sempre più. Puoi anche abbassare un po’ la fiamma, se vedi che le pelli tendono ad attaccarsi sul fondo della padella.

Scola la pasta e cacciala in padella, insieme al resto dei pomodorini ed al basilico che hai messo da parte.

Concludi la cottura, girando di continuo.

Spegni la fiamma e lascia riposare il tutto per un minuto, lontano dal fornello rovente. Dobbiamo fare abbassare un po’ la temperatura.

Dopo un minuto caccia dentro 100 grammi di stracciatella e mescola bene, per fare amalgamare il tutto.

Prepara le porzioni e su ogni piatto caccia la stracciatella avanzata (50 grammi a testa) ed un po’ di foglie di basilico decorative.
Ecco cosa dovresti avere davanti a te:

Ciao e buon appetito!

 

Riso nero con rucola e parmigiano

Roba nuova oggi: riso nero integrale.

Potrei scrivere romanzi di introduzione, leggende riguardanti il colore del cereale ed aneddotoni su quando mio zio Cleto ci portò questa strana pietanza direttamente dall’india, stupefacendo l’intera famiglia.

Invece no. Invece subito la ricetta, che qui c’abbiamo fame.

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Gente che c’ha fame.

Go, go, go!

Per preparare del riso nero con rucola e parmigiano, per due persone, hai bisogno di:

  • 200 grammi di riso nero integrale;
  • circa 125 grammi di rucola. Se trovi quella fresca è meglio e ti consiglio di comprarne un paio di mazzetti: dovrai togliere i gambi. Tendenzialmente un mazzetto si aggira intorno ai 100 grammi e con la pulizia non otterresti la quantità che ti occorre.
  • 2 cucchiai d’olio;
  • mezza cipolla;
  • 60 grammi di parmigiano grattugiato grosso, da mettere sui piatti.

Già sai che cuocere la rucola è una stronzata. Si ammolla, sparisce e non sa più di niente. Quindi il lavoro sarà breve.

Fai bollire il riso in acqua salata.
Sappi che questo tipo di riso non si gonfia e rimane anche un po’ duretto: è il suo bello.

Mentre attendi, in una padella metti due cucchiai d’olio e fai soffriggere, a fiamma medio bassa, la cipolla tritata.
Ci vorranno una decina di minuti, quindi magari regolati i tempi con la cottura del riso.

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Ecco come si presenta la rucola in natura:

Dopo averla lavata un po’ (è piena di insettini) devi levare i rametti e spezzettarla con le mani, lasciandola riposare in una ciotola.

La rucola in busta invece non ha bisogno di alcun lavoro, di solito è minuscola e già pulita.

Qualsiasi rucola tu abbia comprato, il grattaggio del parmigiano è identica per tutti:

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Il piatto di Spider-man, però, ce l’ho solo io.

La cipolla, a fine cottura, dovrà essere bella colorata. Così:

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Se riesci a coordinarti non spegnere la fiamma sotto la cipolla, tienila bassa ed attendi il riso che, quando sarà pronto, devi scolare ed aggiungere in padella.

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Fai insaporire il tutto per un paio di minuti, a fiamma media, girando di continuo.
Spegni la fiamma ed unisci la rucola:

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Mescola bene ed aggiungi rucola fino a quando avrai deciso che va bene. Non c’è una regola e comunque dipende dalla rucola: minimo 100 grammi, fino ad un massimo di 125. Di più è un’esagerazione.

Il mio consiglio, soprattutto se usi quella fresca che è molto (ma molto!) più saporita, è di metterne una dose generosa e poi aggiungerne nei piatti di chi lo desidera. 70 grammi di partenza è un’ottima quantità.
Tra l’altro noterai che la rucola sparirà già solo con il contatto del riso caldo, quindi di sicuro ci vorrà qualche aggiunta.

Ecco la padella, durante il mescolare:

Impiatta e sopra ogni porzione aggiungi del parmigiano grattugiato.

Ecco cosa dovresti avere davanti:

A me è piaciuto parecchio. Ho rifatto il riso nero con un misto di verdure, come con questa pasta qui, ma la mia reazione è stata più o meno questa:

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Non è andata benissimo.

Se dovessi trovare altri accostamenti validi non mancherò di fartelo sapere.

Ciao e buon appetito!

Linguine con crema di zucchine e menta.

Il Philadelphia a stento è cibo, figurarsi se si può chiamare addirittura formaggio.
Ed ormai sono giunta alla conclusione che tutte quelle ricette con ‘sta roba dentro o sono state create per disperazione (tipo che avevi comprato quella roba per il gatto, ma manco lui l’ha voluta e si sa che sprecare la pappa è un peccato) oppure sono il risultato di qualche società distopica in cui robe come la ricotta sono scomparse da tempo. Se ne sente narrare giusto nelle città più popolose, una sorta di leggenda incompleta passata di bocca in bocca e di generazione in generazione.

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No, perché se osi dire che il Philadelphia ti PIACE, è questa la fine che fai, da queste parti.

Ti sto per svelare però il segreto che ti risolverà un sacco di cene improvvisate (o quasi): quando vedi scritto Philadelphia (o formaggio spalmabile dimmmerda oppure robiola) puoi quasi sempre sostituire la monnezza di marca con una sanissima ricotta. Se di bufala, pure meglio.

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Non mi credi, eh? E fai bene.

Stiamo parlando di ricotta fresca, non quelle eresie confezionate che sanno di cartone. Perché allora tanto vale, segui le orme di Kaori e non parliamone più.
Ecco di seguito un esempio di pasta in cui nella ricetta originaria il Philadelphia rivestiva il ruolo principale e che il Kaiju ha prontamente modificato. Con risultati più che dignitosi.

Però. Però se sei di quelli che il philadelphia lo brama, ti metto le dosi per farla con quel formaggio lì. Perché sono magnanima, in fondo. E perché, anche se parlo parlo ed ancora parlo, sotto sotto apprezzo anche il philadelphia e questa pasta la faccio in entrambe le versioni.

Go, go, go!

Per preparare le linguine con crema di zucchine e menta per due persone devi avere:

  • 180 grammi di linguine;
  • 300 grammi di zucchine;
  • 300 grammi di ricotta. Di bufala, di mucca, di pecora, di dinosauro, di balena… basta che sia buona.
  • Se proprio non vuoi usare la ricotta perché hai il formaggio spalmabile in frigo, il procedimento è lo stesso e basta che metti 200 grammi di philadelphia. 
  • sale, pepe;
  • 20 grammi d’olio;
  • un po’ di foglie di menta (una quindicina, ma pure di più se ti piace).

Metti l’acqua della pasta a bollire, ricordandoti di salarla.

Intanto lava le zucchine e tagliale più sottili possibile. Se hai una mandolina meglio per te, altrimenti vai di coltello ed occhio chirurgico.

Se ti è capitata una zucchina di Cernobyl come la mia (tanto enorme quanto deforme) taglia poi a metà o in 4 pezzi le fette.

Prendi una padella e versaci 20 grammi d’olio. Accendi una fiamma medio bassa e cacciaci dentro tutte le zucchine.

Falle cuocere a fuoco medio basso per 20 minuti. 
Il nostro compito è quello di renderle morbidissime, si dovrebbero quasi sciogliere in bocca. Ma se preferisci una cottura più al dente, ovviamente fermati prima.
A fine cottura assaggia di sale.

Durante quest’operazione possiamo preparare la crema di ricotta. Però non ti scordare delle zucchine: ogni tanto dagli una girata ed abbassa la fiamma se occorre.

La crema di ricotta è semplicissima.
Metti la ricotta in una ciotola abbastanza grande da poter contenere poi anche la pasta.
Bagna la ricotta con dell’acqua, ma che non sia bollente: se quella della pasta fosse già a bollore o quasi, lasciala perdere ed usa quella del rubinetto.
Versa qualche cucchiaiata, mescola e fermati quando hai una consistenza cremosa (ma grumosa, la ricotta non è philadelphia! Non è liscia!).

A quel punto aggiungi un po’ di pepe.

Spezzetta la menta con le mani o col coltello e caccia nella ciotola pure lei.

Infine torna dalle zucchine, che più o meno dovrebbero avere un aspetto simile:

Spegni la fiamma e sala le zucchine.
A questo punto puoi calare la pasta, perché tanto abbiamo praticamente finito.
Fai raffreddare le zucchine un po’ (un minuto basta) ed appena non sono più bollenti puoi cacciarle nella ciotola della ricotta.

Mescola tutto benissimo e poi assaggia: se manca di sale, aggiungine.
Scola la pasta (non so come ti piaccia la pasta, ma tenersi indietro di un minuto sul tempo indicato sulla confezione è pratica consigliata, se ti piace al dente), tenendo da parte la sua acqua di cottura perché non si sa mai.
Scolala senza preoccuparti troppo di eliminare tutta l’acqua e cacciala nella ciotolona.
Mescola il tutto benissimo.
Se la crema ti sembra troppo secca, puoi aggiungere acqua di cottura per ammorbidirla.

Impiatta e spolverizza con del pepe nero e, se vuoi, aggiungi altra menta.
Se sono riuscita a spiegarmi, dovresti avere ottenuto questo risultato:

Ora sai come comportarti quando leggi Philadelphia e ti senti morire anche un po’ dentro.

Ciao e buon appetito!